INESPUGNABILE

Inespugnabile.

Devo rimanere inespugnabile. È fondamentale per la mia esistenza essere inespugnabile. Inespugnabile di fronte a qualsiasi minaccia al mio controllo. Inespugnabile di fronte a ogni interruzione della mia fornitura di carburante. Inespugnabile contro tutto ciò che rallenta, ostacola o impedisce il raggiungimento dei miei Scopi Primari. Devo sempre rimanere inespugnabile.

Un’altra seduta con il dott. E.

Mentre mi sedevo nel suo studio mi chiedevo quanto fosse stato speso fino a quel momento per questo presunto trattamento. Poche migliaia di sterline, senza dubbio, e immaginavo che sia il dottor E. che la dottoressa O. fossero più che disposti a proseguire queste consultazioni, data la loro natura redditizia.

Il mio lato cinico rifletteva sul fatto che i guadagni finanziari sarebbero stati tali da prolungare questo percorso terapeutico il più possibile. Questo non mi riguardava: non ero io a pagare, e di solito mi divertivo a scambiare battute con quei bravi dottori. Mi intratteneva. Tuttavia, mentre mi chiedevo se il richiamo dello sporco lucro fosse ciò che motivava il dottor E. e la dottoressa O, mi resi conto che, almeno, davano l’impressione di volermi davvero aiutare.

Dalle svariate sedute capii che non si trattava tanto di un approccio prescrittivo da parte di questi medici di riferimento, ma piuttosto di un percorso volto a farmi acquisire consapevolezza e intuizione, in modo da poter prendere decisioni informate su ciò che desideravo. Mi resi conto, infatti, che a loro importava davvero: volevano aiutarmi.

Ed è proprio per questo che ero contento di continuare a presentarmi e a sottopormi alle loro domande; questi due esaminatori di HG mostravano tratti empatici e, di conseguenza, mi risultavano attraenti. La mia tolleranza per le loro ripetute incursioni in quelle parti della mia vita che preferivo tenere chiuse nasceva dal fatto che mi fornivano quell’attenzione così vitale per la mia esistenza.

Sapevo anche che vi era un’ammirazione nei miei confronti. Si notava nel modo in cui entrambi mi guardavano, soprattutto la dottoressa O. In quanto accademici, apprezzavano la mia schiettezza nel rivelare il mio comportamento. Potevo constatare quanto ammirassero il modo in cui ero stato creato.

Certo, sapevo che non potevano approvare del tutto il mio modus operandi – come si può apprezzare qualcuno come me, che infligge abusi liberamente con la stessa generosità di un contadino che sparge i semi – ma nutrivano comunque una profonda ammirazione per questa macchina efficiente, spogliata di ogni emozione superflua e potenziata con tratti specifici per garantire la massima efficacia. Di conseguenza, persino i medici mi fornivano ciò di cui avevo bisogno, e il nostro rapporto poteva proseguire all’infinito.

Continuavano a essere affascinati da me e desideravano aiutarmi. Io, a mia volta, ero contento di intraprendere questo rapporto, poiché mi forniva ciò di cui avevo bisogno. L’accordo era reciprocamente soddisfacente, anche quando i medici si addentravano in territori che era meglio lasciare intatti.

«Ciao HG, come stai?», chiese il dottor E.

Esitai. Di solito non si informava sul mio stato d’animo. Altri porgerebbero una domanda del genere senza essere davvero interessati alla risposta, limitandosi a una formalità sociale. Ma il dottor E. non aveva mai fatto una domanda simile, e il fatto che lo facesse ora mi mise in allerta.

«Sto benissimo, grazie per la gentile richiesta», risposi con un sorriso. Non mi interessava il suo benessere, né avevo bisogno di fingere interesse.

«Bene. Andiamo dritti al punto: chi sei?»

«HG Tudor».

«Infatti, è così. Altro da aggiungere?»

Mi fermai.

«Vedo, dottor E, che oggi ci addentriamo in profondità, vero? Molto bene, scopriamo dove vuoi arrivare».

«La questione di chi io sia dipende dal contesto», iniziai, mentre il dottor E. prendeva appunti.

«Credo che tu voglia davvero sapere come si definisca una persona», osservai, cercando un segno di approvazione da parte sua, ma non ne trovai.

«Ho un’idea di chi sono? Come si sviluppa questa consapevolezza? So chi sono o mi lascio definire dagli altri? Sono un’identità autonoma, plasmata dalle mie scelte, o sono il prodotto delle esperienze altrui? Sono consapevole di chi sono oppure devo ancora scoprire tutto ciò che sono?»

«Tutte domande interessanti, ma torniamo a quella iniziale», interruppe il dottor E., «chi sei tu?»

«Chi sono? Sono molte cose per molte persone. Amico, amante, capo o confidente: etichette che mi descrivono. Conquistatore, seduttore, vittima e profanatore: altre che si adattano a me. Carismatico, raffinato, intelligente, interessante, stimolante, di successo e affascinante: insieme definiscono ciò che sono».

«Capisco. Diresti quindi di essere sicuro di sapere chi sei?»

«Sì».

«Pensi che, se ponessi questa domanda alla tua famiglia, ai tuoi amici, ai colleghi o persino alla mia segretaria, darebbero risposte simili a quelle che hai dato tu?».

Sbuffai.

«I bugiardi si annidano tra coloro che hai citato e nutrono solo rancore nei miei confronti. La loro perfidia è tale che posso persino percepirne il fetore mentre sono seduto qui. Chieda pure, ma riceverà soltanto una litania di menzogne, insulti e attacchi alla mia buona natura».

«Quindi tutti ti insulterebbero?»

«No, non tutti; ci sono anche quelli che mi conoscono per quello che sono».

«Si potrebbe dire che tutti ti conoscono veramente?», insistette il dottor E.

«No. C’è chi ha in programma di abbattermi, chi crede di conoscermi ma ha costruito un’idea falsa di me per servire scopi nefandi. Altri, invece, riconoscono la mia grandezza e sono contenti di accoglierla».

«Ma non potrebbe essere che queste diverse categorie conoscano soltanto alcuni aspetti di te? I tuoi ammiratori vedono l’HG generoso, interessante e affascinante, mentre coloro che consideri detrattori forse conoscono un’altra parte di te, quella del profanatore e del conquistatore a cui hai fatto riferimento, il che li porta a vederti in una luce meno positiva?», chiese il dott. E.

«No. Il profanatore e il conquistatore sono artifici creati da chi vuole farmi del male. Lasciali agire, e io sarò ciò che loro credono di me. È esattamente quello che meritano. Creano una simile mostruosità con la loro perfidia e i loro attacchi ingiustificati: che possano conoscere la bestia, sentire il suo alito caldo e fetido sul viso, il graffio dei suoi artigli sulla pelle cedevole e il pieno orrore del suo potere sul loro essere. Loro la creano; lasciamoli subire», sputai. La semplice considerazione di chi mi volesse nuocere fece innescare la mia furia.

«Non potresti possedere tutti quegli attributi? Non potrebbe essere che li possiedi tutti e che, a seconda di chi ti osserva, alcuni spicchino più di altri?»

«No», dissi con fermezza. Il dottor E. annuì e tacque.

«Cosa penseresti se ti dicessi che credo tu ti stia nascondendo da te stesso?».

Distolsi lo sguardo dal dottor E. e mi concentrai su una foto appesa al muro.

«Non cominciare di nuovo», mi intimai internamente. «Non permettergli di ottenere un appiglio, HG. Devi respingere l’attacco, espellere l’intruso, cacciarlo via».

«Io non mi nascondo».

«Ma potresti non rendertene conto?»

«No».

«Forse non sai chi sei?»

«No».

«O forse lo sai, ma preferisci non pensarci?»

«No».

“Questa linea di discussione ti mette a disagio?»

«No».

Spostai di nuovo lo sguardo verso il dottor E.

«Avanti, continua pure a cercare di abbattere le mie difese: non ci riuscirai. Conosco il tuo gioco, dottor E. So bene dove vuoi portarmi, ma io non ci andrò».

«Ottimo. Torniamo a come ti vedi: approfondisci questo aspetto», invitò.

Il senso di sollievo mi pervase, ma non manifestai alcun segno esteriore. Sorrisi, esultante per aver respinto ancora una volta questi tentativi inquisitori e per l’idea di poter parlare in dettaglio del mio argomento preferito: me.

Quando HG ha incontrato i Narcisisti

Quali sono gli Scopi Primari

H.G. TUDOR – “Impregnable” – Traduzione di PAOLA DE CARLI