Non ti arrendi facilmente, vero? E noi siamo lieti che sia così. Cerchi di far rivivere ciò che avevamo un tempo. Vuoi resuscitare la nostra relazione. Vuoi infondere nuova vita in te e in me. Vuoi salvare quello che puoi da quel relitto e costruire qualcosa di nuovo. Non lasci che ciò che abbiamo muoia, non esci dai resti aggrovigliati e contorti per andartene.
No, tu ci provi. Provi a far funzionare le cose, a vedere cosa si può fare, a sistemare tutto. Provi a rimettere le cose a posto, a renderci felici, a compiacerci – quanto ti sforzi di compiacerci. Provi a guarirci, a scacciare i demoni che ci tormentano, a portare luce e gioia. Provi quando tutto sembra perduto, provi quando tutto appare inutile, provi anche quando ogni segnale ti dice che quello che siamo è una causa persa. Provi perché credi nella speranza.
Ma che cos’è questa speranza che ti spinge a provare su una scala quasi sovrumana, ad asciugarti le lacrime, rialzarti, scrollarti la polvere di dosso e rimetterti in piedi per cercare ancora una volta di fare la cosa giusta? Se non fossi con uno della nostra specie ma con una persona normale, e la relazione fosse in crisi, ci proveresti con la stessa intensità?
Naturalmente cercheresti di riportare la nave verso acque più calme, ma non con lo stesso accanimento con cui lo fai con noi. Quando due persone si accorgono di non avere più nulla in comune, spesso si accontentano di lasciare le cose come stanno, andando alla deriva in una sorta di neutralità. Non è esaltante e meraviglioso, ma non è nemmeno terribile. È così terribile vivere in una zona “beige”? C’è sicurezza, i figli sono ormai grandi, avete interessi separati.
Non c’è odio, no, ma neanche più passione: solo qualcosa a metà. Questo viene considerato accettabile e ti va bene continuare così. Non tenti di riaccendere quei primi giorni di luna di miele. In altri casi, però, questa mediocrità diventa soffocante. Se senti un’altra storia di giardinaggio o l’ennesimo aneddoto del club di bowling, ti viene voglia di urlare. Vuoi viaggiare e fare nuove esperienze. La tua metà, invece, è più interessata alla birra fatta in casa e all’ultima serie in TV.
Non c’è odio, non c’è passione, ma questa volta quella via di mezzo diventa soffocante e inaccettabile. Non cerchi di riaccendere ciò che c’era un tempo: decidi che vuoi qualcos’altro. Ti muovi verso un’altra vita, che sia la condizione di single con nuove attività o una nuova persona che condivida i tuoi interessi. La separazione è amichevole, equa, priva di turbolenze. La relazione ha fatto il suo corso e non vedi motivo per cercare di trasformarla in qualcos’altro.
Eppure, con noi, è tutto così diverso, vero? Provi con tutte le tue forze a rimettere le cose in carreggiata, provi finché non sei esausto, sfinito, confuso e disorientato. Come puoi non riuscire a ritrovare ciò che avevamo una volta? Perché è così sfuggente? Eppure non ti arrendi. Continui a provare. Ancora e ancora.
Tale è il potere inebriante del periodo d’oro, tale è la dipendenza da questa realtà completamente falsificata, tale è l’enorme attrazione di quell’amore apparentemente perfetto, che ti spingi a fare di tutto pur di riportarlo in vita.
A volte compare un barlume di ritorno, persino una breve incursione in quella terra promessa, e allora sei certo che il tuo continuo tentare abbia funzionato. Ma non dura mai. Non rimane mai. Eppure tu mostri questo spirito instancabile, provando ancora una volta a riaccendere quell’amore speciale che avevamo.
Arrivi persino a sacrificare pezzi di te stesso nel tentativo di riportarlo in vita. Cerchi continuamente di indovinare cosa vogliamo. Cammini sui gusci d’uovo per non disturbare la fragile pace. Accetti di fare cose che un tempo non avresti mai nemmeno considerato, ma pensi che ne valga la pena, giusto?
Decidi di passare più tempo con noi, sacrificando i tuoi amici e la tua famiglia, ma devi provarci, vero? Nessuno potrà dire che non hai fatto di tutto per far funzionare le cose. E se lo hai avuto una volta, allora devi poterlo avere di nuovo, no? Ti pieghi sempre più alle nostre richieste, ti umili, ti degradi, sopporti le nostre denigrazioni, ma ti convinci che tutto questo ha un senso, perché stai cercando di raggiungere un obiettivo più grande: riportare in vita quell’inarrivabile periodo d’oro.
Rifiuti gli inviti perché sai che ci darebbero fastidio. Non inviti nessuno a casa per non turbare la serata, perché vogliamo pace e silenzio. Taci quando torniamo tardi da chissà dove. Non dici nulla quando restiamo ore davanti ai nostri computer, assorti in tutt’altro. Ti ritrai, fai marcia indietro, accetti compromessi, cedendo sempre più di te e della tua vita nel tentativo di farcela.
Ed ecco la tremenda, distorta natura dell’essere intrappolati da noi. In una relazione normale, non ti spingeresti a tanto, perché l’eccitazione e la passione non erano come con noi. Eppure, quella sarebbe una relazione in cui il tuo impegno avrebbe possibilità di successo. Certo, non raggiungeresti mai quel paradiso che esisteva durante la seduzione – perché in realtà non è mai esistito. Era una finzione.
Ma con qualcuno normale e sano, funzionerebbe. Con noi, invece, non funzionerà mai. Puoi provarci ancora e ancora, ma per quanto ti sforzi, per quanto ti impegni, non otterrai mai ciò che desideri. Quello che ti abbiamo concesso una volta lo riceverai di nuovo solo a piccole dosi, esclusivamente come parte della manipolazione che serve a trattenerti nella nostra presa e a nutrirci di carburante, finché non ti gettiamo via.
Non importa quanto tu sia determinato, quanto sia grande la tua volontà, quanta energia tu metta nel tentativo di far tornare tutto dorato: non funzionerà mai. Non può funzionare, perché tu non puoi controllare il periodo d’oro. Solo noi possiamo, e decidiamo a chi concederlo e quando, in base al nostro bisogno di controllo e di carburante.
Cerca di capirlo.
La Dipendenza: Come Gestire il Pensiero Emotivo
H.G. TUDOR – “Tenacious” – Traduzione di PAOLA DE CARLI
