LA PRINCIPESSA EMPATICA E LA FERITA

C’era una volta un narcisista di Medio-Rango Maggiore che si faceva chiamare Prince (non la pop star defunta), ma perché aveva stabilito di essere un Principe tra gli uomini. Decise che era giunto il momento di trovare una Principessa. Ne aveva già avute molte prima, del resto, con il suo bell’aspetto e la mente acuta era considerato un buon partito e non gli era difficile uscire nei terreni di caccia e intrappolarne una nuova. Tuttavia, scopriva che dopo un po’ si stancava delle loro adulazioni e lodi, e capiva di aver bisogno di qualcosa di più, qualcosa di meglio, qualcosa di sostanziale e duraturo dalle sue Principesse. Ma poiché non era un Superiore, non sapeva esattamente cosa.

Così si avvicinò a uno specchio che aveva trovato e che gli rispondeva. Beh, “trovato”: lo aveva rubato. Ma in fondo, tutto era suo per diritto, perché dopotutto lui era un Principe.

«Specchio, specchio che ho fregato, dimmi chi sarà raggirata e trombata?»

«Oh, ciao Conker Bollocks», sbadigliò la faccia nello specchio, «ti serve una Principessa Empatica, amico mio. Siccome questa è una fiaba, sono certo che presto ne arriverà una».

Quella notte scoppiò una terribile tempesta e qualcuno bussò alla porta del castello. Stranamente, fu proprio il vecchio Re in persona ad aprire la porta — anche se, da Empatico Portatore qual era, passava le giornate a fare tutte le faccende per la famiglia reale — e trovò una giovane donna tutta fradicia.

Era in condizioni pietose per via della pioggia e del temporale. L’acqua le colava dai capelli e dagli abiti, entrava nelle scarpe e usciva dai talloni. Ma la presenza di una tiara sopra un cappello dell’Esercito della Salvezza la segnalava chiaramente come una dama empatica di rango reale.

«Oh, Cielo», esclamò il vecchio Re, «entri, ha bisogno di un riparo?»

«Sì, grazie», rispose la Principessa Empatica, «ho ceduto la mia stanza all’Esercito della Salvezza a un unicorno senzatetto, così ora non ho dove ahdare».

Proprio allora comparve il Principe Narci, e appena la vide fradicia e gocciolante sentì che quella ragazza aveva un enorme potenziale. Le si accostò e, mentre lei stillava acqua sul pavimento, le fece venti domande per individuare i suoi tratti empatici, di classe e speciali. Quasi tremando dall’eccitazione, il Principe Narci gridò alla Regina:

«Oh mamma, ho una nuova amica. Beh, nuova per modo di dire, ci conosciamo da dieci anni e io sono innamorato di lei da otto, solo che non gliel’ho mai detto. Può restare qui stanotte?»

La Regina Narci apparve in scena.

«Le camere reali sono solo per la famiglia reale», disse con disprezzo.

«Maestà, io sono una Principessa. Principessa Empatica», rispose educatamente la ragazza facendo un inchino.

«Con quell’aspetto? Non direi proprio».

La Regina Narci percepì subito una rivale per l’affetto del Principe Narci e non gradì quell’intrusione. Tuttavia, intravide un’occasione di triangolazione e carburante negativo,

«Dal momento che dici di essere una Principessa e per giunta empatica, presto vedremo se è vero», dichiarò la Regina Narci.

Scivolò via ordinando ai sette omini (che erano ai lavori socialmente utili dopo vari crimini commessi nella Foresta degli Empatici) di seguirla.

«Può restare, mamma o no?»

«Può», sentenziò la Regina Narci. «Sistemerò per lei la Bitter Suite».

La Regina Narci si recò dunque nella Bitter Suite seguita dai sette omini. Ordinò di togliere le lenzuola e tirò fuori da una scatola una pietra scura e dura che sembrava assorbire tutta la luce delle lampade a gas.

«Questa ferita concentrata rivelerà se è davvero una Principessa Empatica. Se è così delicata e sensibile come afferma, la sentirà attraverso qualunque cosa», borbottò tra sé la Regina Narci.

Mise la pietra sul letto e fece mettere sopra venti materassi e poi venti piumini. Infine posizionarono una scala accanto al gigantesco letto proprio mentre la Principessa Empatica arrivava.

«Dovresti dormire bene con tutto questo comfort», disse la Regina Narci, e se ne andò seguita dai sette omini.

Stanca e infreddolita, la Principessa Empatica salì la scala e andò a letto …..

La mattina seguente, entrò nella sala da pranzo reale dove il Principe Narci e la Regina Narci stavano consumando colazione a base di formaggio stagionato e uva acerba, serviti dai sette omini. La Regina aveva già rivelato il suo piano al Principe, vedendo grandi vantaggi nell’intrappolare la Principessa Empatica attraverso il figlio e godere poi di continua triangolazione.

«Buongiorno», disse allegra la Principessa Empatica. I due narcisisti la fissarono con sospetto.

“Come hai dormito?», chiese il Principe Narci, a stento contenendo l’entusiasmo.

«Malissimo», sospirò la Principessa Empatica.

Il Principe sorrise compiaciuto.

«Non ho quasi chiuso occhio. Non so cosa ci fosse in quel letto, ma sembrava di giacere sopra una cosa dura, e stamattina sono piena di lividi. Terribile», continuò la Principessa Empatica.

«Solo una vera Principessa Empatica potrebbe percepire una ferita simile in quel modo», disse la Regina Narci mentre passava la sua lingua biforcuta sui denti aguzzi.

«Infatti io sono una Principessa Empatica, la Principessa Sue Per Empatica, per la precisione. Oh, ho sentito la ferita, eccome… ma non è stata quella a tenermi sveglia!» , replicò di colpo la Principessa Empatica.

«Cosa?», chiese il Principe Narci.

«È stato questo!», gridò la Principessa Empatica. Tirò fuori da dietro la schiena un enorme strap-on dorato con sopra inciso “GROSSO Assistente del Principe”.

«Eh… oh… mamma!», balbettò il Principe fissando lo strumento di intrusione anale.

«Era rimasto nel letto. Sembra che servirà a sistemare il piccolo Principe Pisciasotto qui», sorrise la Principessa, lanciando lo strap-on verso la furiosa Regina e uscendo a grandi passi.

«Mamma!», strillò il Principe Narci mentre la vergogna minava la sua maschera e cadeva a terra in posizione fetale.

«Non sono tua madre», sibilò la Regina Narci abbandonando la sala, lasciando i sette omini interdetti.

«Questo vuol dire che possiamo tornare da Biancaneve?», chiese uno di loro.

«Non lo so, ma io seguirò questa Principessa Empatica: è una tosta», rispose un altro, e si mise a trotterellare dietro

E così, alcuni vissero felici e contenti.

H.G. TUDOR – “The Princess Empath And The Hurt” – Traduzione di PAOLA DE CARLI