☆ Benvenuti nel mio blog ☆

Per motivi legati alla privacy preferisco non scrivere il mio vero nome e cognome in questa sede. Mi firmerò STELLA SHELF UNMASKERS, detta SIPSS, in quanto questo è stato il ruolo scelto per me dal narcisista che ha ispirato questo blog e il mio impegno in questa causa. Dopo la mia esperienza con questo soggetto narcisista ho sentito la necessità di studiare a fondo l’argomento del narcisismo al punto che ne ho fatto una missione, e avvalendomi della mia elevata conoscenza della lingue inglese ho deciso di tradurre gli articoli presi dal blog di H.G. Tudor “Knowing the Narcissist”. Tudor è un personaggio a cui è stato diagnosticato un narcisismo maligno, ma che con l’aiuto dei suoi psichiatri ha deciso di descriverci le dinamiche comportamentali e ideologiche delle persone affette da narcisismo patologico secondo il suo punto di vista assolutamente affidabile visto che lui stesso è un narcisista. In questo blog tradurrò personalmente i suoi articoli, che pubblicherò periodicamente in modo da crerare la versione in italiano del blog “Knowing the Narcissist” in tutto e per tutto fedele all’originale. Al momento sono disponibili solo una parte degli articoli, ma sto lavorando quotidianamente per tradurli tutti. Faccio presente che il mio compito è esclusivamente quello di fornire la traduzione degli articoli. Per ogni chiarimento in merito ai contenuti o per consultazioni private potete contattare direttamente l’autore H.G. Tudor sul suo blog che troverete nell’apposito link in calce ad ogni articolo. Detto ciò ritengo opportuno fare alcune considerazioni:

☆ Io non sono una traduttrice professionista e sono disposta ad accettare suggerimenti per un eventuale miglioramento delle traduzioni e proposte di collaborazione perché il lavoro da svolgere è veramente tanto.

☆ Alcune parole o espressioni possono risultare modificate rispetto al testo letterale, ovviamente non mi sono mai distaccata dal significato; questo è stato fatto di proposito per rendere più agevole la comprensione del testo, ed è reso necessario per adattamenti tra la lingua inglese e quella italiana che come è noto presentano alcune differenze di struttura e di sintassi.

☆ Gli articoli tradotti porteranno la stessa immagine di copertina ed il titolo che compare negli articoli originali di Tudor tradotto in italiano; li raggrupperò in album suddivisi per argomenti e saranno consultabili nella sezione “Foto”. Cliccando su ogni immagine si aprirà il relativo articolo. Ogni articolo, essendo non scritto da me ma da HG Tudor, riporterà in calce il nome dell’autore e il link da cui potrete consultare il testo originale, nel pieno rispetto delle regole di copyright.

☆ Nella lingua inglese, com’è noto, non vi è una marcata distinzione dei termini tra maschile e femminile; io per convenzione della lingua italiana ho tradotto tutto al maschile, sia quando si parla del narcisista che quando si parla della vittima. Da tener presente che i concetti possono applicarsi a entrambi i sessi: può esserci un narcisista uomo e una vittima donna, o al contrario una narcisista donna e una vittima uomo; oppure vittima e narcisista possono essere dello stesso sesso in caso di orientamento omosessuale.

☆ Detto questo, spero di dare il mio, seppur modesto, contributo a questa importante causa.

Con affetto ♡

☆ STELLA SHELF UNMASKERS ☆

📰 I GIOCHI VENGONO SEMPRE FATTI

190920E The Games Are Always Being Played.png

Adoro giocare. Come ho già scritto, i giochi vengono sempre fatti. Io gioco sempre solo per vincere altrimenti non ha senso. Non posso perdere, sedermi di nuovo, sorridere e accettare che è stata comunque un’esperienza piacevole perché se dovessi perdere, allora non sarebbe stata piacevole. Starei accettando che tu o qualcun altro siete meglio di me. Tu non lo sei. Lui non lo è. Essi non lo sono. Io devo sempre vincere. Per riuscirci, opero per mezzo di un particolare insieme di regole. Tu pensi di sapere quali sono queste regole perché quando ci incontriamo per la prima volta mi diverto a giocare secondo le tue regole, accetto di operare secondo i sistemi e le convenzioni della tua realtà. È facile da fare per me perché tutto sta andando a gonfie vele. Ti sto seducendo e quindi mi stai lasciando vincere perché è bello. Sono contento di andare avanti fingendo di essere d’accordo sul fatto che queste sono le regole di ingaggio, tu pensi di vincere perché stai avendo questa persona meravigliosa, generosa e amorevole. In realtà, sto vincendo io perché sto ricevendo molto carburante positivo da te.

È in seguito che le regole cambiano perché io decido (ed è sempre mia la decisione) che ora osserveremo le regole della mia realtà. Non ti viene dato un regolamento e tu devi indovinare quali sono queste regole. Non appena pensi di averle afferrate e di averle in mano, cambieranno improvvisamente. È simile a una partita di calcio e io sto vincendo tre a zero. Tu segni altri due goal e sei in ascesa e probabilmente pareggerai. Di solito mancano quindici minuti, ma improvvisamente io cambio le regole, quindi rimane solo un minuto. Non riesci a segnare e vinco io. Tu protesti affermando che il tempo non è corretto ma non importa perché io qui sono l’arbitro, gli assistenti e il quarto ufficiale e quello che dico va. Se non ti piace, bello. Prenderò semplicemente la palla e andrò a casa con quella. È come un gioco di freccette dove tu devi partire da 501 e finire con un doppio. Al contrario io parto da 51 e non ho bisogno di un doppio. Tu sostieni che non è giusto, ma perché dovrei preoccuparmene? Io devo vincere. Quindi, tu puoi renderti conto che mi godo una domenica mattina a letto così non mi disturbi. Metterò intenzionalmente la sveglia presto e mi alzerò svegliandoti presto. O se proprio devo restare a letto, m’inventerò un appuntamento misterioso che mi son perso perché tu mi hai lasciato dormire. Quando mi svegli presto la domenica seguente ti sbotterò contro perché sei così egoista e non mi lasci dormire.

Quando pensi di aver accertato quali sono le regole, cambieranno. Tu farai del tuo meglio per cercare di tenere il passo, ma è estenuante e frustrante. Tuttavia, questa manipolazione delle regole per permettere alla nostra specie di vincere non finisce qui. Santo Cielo. Il nostro desiderio determinato di essere sempre il vincitore implica che non solo verrai risucchiato perché noi fingeremo giocare secondo le tue regole e poi le cambieremo, poi noi cambieremo il gioco. Un momento pensi di giocare a Monopoli e poi ti dico che c’era il Professor Plum nello Studio con il Candelabro.

“Ma questo è Cluedo,” dichiarerai piuttosto perplesso.

“Lo so”, sorriderò io in risposta.

“Ma stiamo giocando al Monopoli.

“No non è vero.”

“Sì, è vero, guarda questo tabellone ha sopra le strade di New York.”

“No, no, quelle sono stanze nel palazzo monumentale.”

“Di cosa stai parlando? Vedi qui e qui, i nomi delle strade.”

“Sei cieco? Quelli sono serpenti e scale.”

“Che cosa? Hai cambiato di nuovo.”

“No, non l’ho fatto. Stai solo facendo storie perché stai perdendo.”

“Di cosa stai parlando? Non sto perdendo, stavo vincendo.”

“Niente affatto. Controlla amico.”

“Che cosa?”

Le nostre capacità fenomenali di mentire, spostare la colpa, negare e riflettere implicano che il gioco cambierà. Vieni tratto in inganno, insicuro di te, confuso e continuiamo a farlo. Noi dobbiamo vincere, sempre e tu devi perdere, a tue spese. Applicheremo tutti i nostri metodi di manipolazione per assicurarci che saremo vittoriosi e tu giacerai disteso nella polvere, distrutto e sconfitto. Il nostro successo deve essere in ogni cosa e intendo ogni cosa, dalla più banale alla più importante, la sconfitta non è mai un’opzione per la nostra specie e noi piegheremo, distorceremo e romperemo le regole e cambieremo il gioco per raggiungere questo obiettivo. Ora, facciamo un gioco. È il mio preferito. Potresti saperlo. Si chiama Indovina chi? Non hai possibilità.

H.G. TUDOR

The Games Are Always Being Played

🗣 UNA CIOTOLA DI CILIEGIE

190920C A Bowl of Cherries.pngIo ho un Amico del Circolo Interno. È quello che le persone considererebbero generalmente come un “buon uomo”. È più vecchio di me, non abbastanza vecchio  per essere un padre. Piuttosto lo zio più giovane che è con i piedi per terra, ma si gode un po’ di sale della vita. Combatte le frodi nelle organizzazioni governative, si gode una birra, ama il suo sport, un entusiasta uomo di famiglia, devoto e svolge un ruolo nella parrocchia locale, suona strumenti musicali, scrive poesie e ogni sabato fa la spesa e passa un’ora a chiacchierare con un suo amico di famiglia. Lui e io ci godiamo il cibo italiano e un buon dibattito mentre mettiamo il mondo al posto. Si gode ​​un’accanita discussione ed è tutto buon carburante, ma non c’è mai alcun rancore dopo, anche quando ho girato e girato per evitare di ammettere una certa questione. Ogni volta che ci incontriamo inizia sempre col ricordarmi che la mia vita è una ciotola di ciliegie.

“Sì, HG è una ciotola di ciliegie. Guardati. Un uomo istruito con molti amici, un buon lavoro, letterato, capace di fare ciò che vuole, e viaggi. Organizzi il tuo tempo in modo da poter passare il tempo con molte persone e soprattutto con le ragazze. Santa Toledo, le ragazze. Le affronti e nessun disguido ma non sei mai turbato da questo vero? A volte vorrei essere single e più giovane così da potermi unire a te in queste avventure. Tu sei un uomo a suo agio nella sua stessa pelle. Posso vederlo e ciò significa che puoi avere una vita che è una ciotola di ciliegie”.

Mi piace sempre questo suo piccolo discorso. È importante che le persone riconoscano la  mia posizione elevata e i benefici che ne derivano. Non mostra mai gelosia né giudica quello che faccio (anche se ovviamente non sa tutto). Considera i miei comportamenti come “passatempi” e “avventure”. La conservazione più giovane con il mondo ai suoi piedi. Racconterò l’ultima storia delle mie attività mentre lui sorseggia la sua rioja. Ride e scuote la testa mentre gli descrivo quello che ho fatto, ma non è mai allarmato da quello che gli dico. È un grande sostenitore del vivere la vita fino in fondo, del cogliere le opportunità e del dar fuoco al mondo. Tutto ciò che faccio io naturalmente. C’è solo un argomento dove commenta in modo leggermente negativo. I bambini.

“Allora HG,” inizierà prima di inghiottire ancora vino e accendere un’altra sigaretta se stiamo cenando a casa sua, “quando possiamo aspettarci dei bambini? Tutte queste signore, e non puoi dirmi che non vogliono un piccolo HG con cui condividere le ciliegie?”

“Forse un giorno”, mento, dal momento che non ho intenzione di avere figli. Non sa che ci ho pensato un po’ di tempo fa.

“Beh, sei nel periodo migliore, quindi quelle ciliegie continueranno ad apparire, succose e mature, ma seriamente, un uomo dovrebbe avere figli. Io ne ho quattro. Due da ciascuna moglie. I bambini sono un grande conforto. Ti dice che qualcuno può sopportarti se vuole portare la tua prole, ti danno qualcosa per cui lottare, qualcosa per cui vivere e poi hai degli eredi mentre li vedi andare per il mondo facendo a modo loro.”

Sorrido e gli permetto di dire tutto questo. Lo sento ogni volta che ci incontriamo.

“Devi aver incontrato la donna giusta ormai, giusto? Non hai problemi ad attirarle con la tua grande ciotola di ciliegie vero?”

“È in parte vero, ma c’è così tanto da fare e condividere quelle ciliegie non è davvero in programma.”

“Andiamo”, sorride, “ne hai più che abbastanza e dovresti condividerle. Dovresti far piovere i tuoi regali su qualcuno di speciale e sulla tua prole. È la cosa giusta da fare. Non devi preoccuparti, ragazzo mio, di condividere quelle ciliegie che sai. Ne hai sempre una ciotola piena e se ne condividerai qualcuna in giro sarai sempre in grado di prenderne altre, vero?”

“Non ce ne sono mai abbastanza e devo stare attento sai, ci sono troppe persone che mi
ruberebbero le ciliegie e mi lascerebbero senza niente.”

“No non è vero, te l’ho detto prima, le ciliegie sono lì per condividerle, non per
accumularle. Devi ascoltarmi. Condividi e continua a raccogliere.”

Sorrido e lo lascio continuare con il suo monologo sulle ciliegie e i bambini. Ha ragione anche se io sono colui che raccoglie le ciliegie. Sono in alto, elevato sopra ogni altra cosa intorno a me e raggiungo quei posti che le persone piccole non potranno mai raggiungere. Posso spostarmi da una parte all’altra, su e giù e assicurarmi di ottenere sempre le ciliegie più saporite e succulente prima di chiunque altro. Posso vederle rosse scure e con quella lucentezza raffinata che aspettano solo di essere colte da me e solo da me. Così tante da raccogliere là fuori per cercare di riempire la mia ciotola. Se solo riuscissi a scoprire un modo per tappare il buco nella mia ciotola, in quel caso forse potrei essere tentato di condividere.

H.G. TUDOR

A Bowl of Cherries

📑 DIMMI CHE È VERO

TELL-ME-THAT-IT´S-TRUETi ho detto che ti amavo. Non era una bugia. Lo intendevo quando l’ho detto. Lo intendevo ogni volta che lo dicevo, lo scrivevo, lo trasmettevo per messaggio, lo registravo in segreteria, lo donavo e lo trasmettevo via e-mail. Sapevo come descriverlo. Non era difficile. C’è così tanto materiale a mia disposizione per sapere cosa dire, come dirlo, cosa fare e come farlo. L’ho visto quando questo è stato rivolto a me più e più volte. Tutto ciò che dovevo fare era rifletterlo. Ho avuto abbastanza persone cadute sotto il mio incantesimo e che mi amano cosicché riconosco l’amore quando lo vedo. È diventato abbastanza semplice riprodurlo. Le mie intenzioni erano davvero nobili. Io volevo amarti e ti ho dato l’amore che sapevo che volevi. Ho fatto abbastanza per capire come volevi essere amato. Il Signore sa che ho fatto il grosso dei preparativi. Ti ho osservato e ho visto con chi interagivi. Ti ho seguito nei posti che frequentavi e ho notato ciò che ordinavi più spesso da mangiare e da bere. Una volta mi sono seduto dietro di te sull’autobus e ho visto il libro che leggevi. Ho riconosciuto l’autrice, così sono andato a comprare altri tre dei suoi titoli e li ho disposti in casa pronto a mostrarteli e a lasciarti prendere in prestito quelli che non avevi ancora letto. Ho inviato un Luogotenente per chattare con te e raccogliere ulteriori informazioni che io potessi raccogliere e prendere in considerazione. Ho setacciato internet cercando le tue tracce. Mi sono alzato tardi perché il mio telefono suonava e vibrava per i messaggi di altre prospettive che stavo coltivando, ma le facevo aspettare mentre cercavo te. Ti ho trovato e usando un falso profilo affidabile col nome di un amico di sesso opposto a me sono riuscito ad assicurarmi la tua amicizia online. Non ti ho contattato direttamente, nonostante il mantello dell’anonimato. Ho preferito camminare come un fantasma attraverso il tuo mondo cibernetico, osservando le tue fotografie e stabilendo i luoghi in cui sono state scattate. Ho notato chi erano i tuoi amici, ho evidenziato i potenziali rivali e ho capito chi è la tua famiglia. Ho individuato i post su YouTube e quando sono stati programmati il che mi ha detto che ti sei goduto un paio di bicchieri di vino la sera da solo e intanto hai postato ricordi musicali degli anni della tua adolescenza. Ho scorso i tuoi post e i tuoi commenti, raccogliendo frammenti di informazioni che dettagliavano la tua devozione al romanticismo, il tuo amore per i cani di piccola taglia e la tua avversione per il freddo. Come una grande e silenziosa macchina, sono rimasto il tuo compagno invisibile per un mese mentre assumevo più informazioni possibili per fare un ritratto di te e di come volevi essere amato. Ogni meme che postavi mi dava un indizio. Ogni discussione con i tuoi amici aggiungeva ulteriori strati mentre creavo la persona che ti avrebbe amato. Ho caricato su di essa i tuoi interessi e li ho fatti suoi. Vi ho imbullonato le tecniche necessarie che ti avrebbero compiaciuto. Le ho fornito frasi scelte che tu volevi sentire. Ho configurato le sue azioni, espressioni, comportamenti e altro che le avrebbero permesso di darti l’amore che volevi tanto e, una volta completato tutto questo considerevole lavoro preparatorio, ho iniziato la mia seduzione.

Io ti ho amato. Ti ho amato con passione, desiderio, attenzione, eccitazione, mistero e gentilezza. Tutto creato dal pantano di informazioni che avevo raccolto su di te, che è stato stratificato sulla mia esperienza esistente da precedenti relazioni e la mia conoscenza di come l’amore opera nel mondo. So che ha funzionato. Ti sei innamorato di me amo, lenza e piombino e ti sei avvolto nella mia creazione, dove hai prosperato, hai brillato e sei sbocciato. La felicità emanava da te come i raggi del sole, il piacere che provavi quando stavamo insieme era tangibile e tutti quelli che ci circondavano commentavano di conseguenza. Era splendido, spettacolare, meraviglioso e perfetto.

Non avevi idea che il mio amore fosse una creazione. Perché dovresti quando non solo coincideva con il tuo concetto di amore ma guidato dalla mia eccellenza lo ha superato? Perché dovresti sfidare qualcosa che sembrava così dorato e così glorioso? Non lo faresti. Io ti ho dato questo amore e tu me l’hai ricambiato. Era un incontro fatto in paradiso. Era uno scambio che si adattava ad entrambi. Hai ricevuto il mio scintillante amore artificiale e mi hai dato l’amore che mi sostiene, quell’emozione ha infuso la reazione che mi alimenta e mi sostiene. Avevamo vinto entrambi.

Era una cosa così brutta che ciò che ti ho dato fosse una costruzione se sembrava la cosa reale? Potrei anche arrivare a dire che era persino meglio della cosa reale. Devo essere considerato una persona cattiva per questo atto fraudolento? Forse il mio inganno non ti ha fatto piacere? Certo, tu non sapevi di questo inganno, non avevi consapevolezza della costruzione, ma questo non ti ha causato alcun danno vero? Hai visto e hai creduto e di sicuro vedere è credere?

Quando ti ho preso tra le mie braccia, proteggendoti dal periodo nero da cui sei emerso e mi hai guardato negli occhi e hai visto l’amore, la devozione e l’ottimismo che vi bruciavano, era davvero importante che stessi rispecchiando ciò che mi hai mostrato per tanto tempo visto che ti ha reso felice, euforico e ti ha fatto sentire amato? I miei occhi ottimisti erano i tuoi occhi ottimisti.

Quando ho scatenato il mio odio non potevi capire e tuttora non capisci come abbia potuto trattarti così quando quella persona continuava a dire che ti amava.

È stato facile passare a questa cattiva malevolenza. Era facile staccare la patina che era l’amore fabbricato. È stato facile spegnere la creazione che ho creato per offrirti questo amore perfetto. Un colpo di interruttore e questa ha cessato di esistere, lasciandoti con qualcos’altro al suo posto.

Non ho mentito quando ho detto che ti amavo.

Non ho mentito quando ho sussurrato che ti amavo.

Non ho mentito quando ho gridato che ti amavo.

Solo che non ti ho detto la verità.

La verità che non ho mai provato amore per te.

Perché non posso farlo.

H.G. TUDOR

Tell Me That It´s True

🗣 APPENA USCITO – PRIMO ROUND

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So che molti di voi mi chiedono delle mie interazioni con i bravi dottori, Dr E e Dr O quindi ho pensato di riportarvi indietro. Torno indietro. Il mio primo coinvolgimento con queste persone del campo medico non è stato con il dottor E o la dottoressa O, ma con un collega a cui mi riferirò come il dottor M. Ho pensato di riportarvi al mio primo incontro con il dott. M. Era un freddo giorno d’inverno quando entrai nell’edificio elegante dove il dottor M aveva le sue stanze di consulenza. Si trovano nello stesso edificio dove in seguito avrei appreso che praticavano il dottor E e la dottoressa O. Sono stato introdotto in un salotto che aveva un fuoco acceso ma non era illuminato. La stanza era comunque calda. Il dottor M era già seduto di fronte alla sua ampia scrivania. Si è alzato per salutarmi ma io sono passato davanti a lui e mi sono seduto su una sedia. Ha cercato di non sembrare sorpreso, ma sapevo che lo era. Si è seduto e si è accomodato al suo posto mentre univa i polpastrelli insieme creando un triangolo e appoggiava le mani sul petto. Stava chiaramente cercando di evocare un’immagine di intelligenza. Io non ero impressionato.

“Buongiorno signor Tudor, sono il dottor M., lavorerò con te. Grazie per aver sistemato i dettagli amministrativi con la mia segretaria, capisco che sia un po’ un pasticcio, ma i documenti devono essere pronti. Ho pensato che oggi potremmo avere una discussione generale piuttosto che lanciarci in dettagli specifici. Una chiacchierata con il caminetto se vuoi. Di solito prendo appunti ma non lo farò oggi. Quindi permettimi di chiederti come stai?”

Non ho detto niente. Ho guardato le scarpe del dottore. Ho notato che portava gli stivali del Chelsea che mi interessavano, ma non abbastanza per fare dei commenti. Il dottore aspettava e potevo sentire un orologio che ticchettava nella stanza. Era da qualche parte dietro di me. Non c’era nessun altro suono. Le pareti di questo vecchio edificio erano spesse, non come il materiale fatto con lo sputo delle costruzioni moderne. Anche la porta era massiccia. Nessun rumore sarebbe stato udito dall’esterno e ho pensato che nessuno avrebbe sentito nemmeno quello che veniva detto qui.

“Ho chiesto come stai?” Ha ripetuto il dottore dopo un momento di attesa. Ho spostato lo sguardo per guardarlo ma non ho detto nulla. Sembrava imperturbabile dal mio silenzio.

“Molto bene. Iniziamo col discutere del perché sei da me oggi.”

Ho aspettato, ma non c’era alcun dubbio. Sono rimasto in silenzio. Ho guardato verso la scrivania del dottor M. Era un pezzo d’antiquariato di un collega fatto di mogano ed era rivestito in pelle marrone. Era uno di quei grandi banchi che aveva decorazioni da entrambe le parti in modo che un socio, in qualsiasi attività potesse essere, si potesse sedersi su un lato e un sottoposto, una specie di impiegato, si sedesse direttamente di fronte a lui dividendo la scrivania. C’era una grande sedia di cuoio dall’altra parte della scrivania. Sulla parte superiore erano poggiati un paio di libri, anche se non riuscivo a leggere i titoli da dove ero seduto e una pila di carte ordinate. Potevo vedere anche una penna poggiata a lato.

“Capisco che non vorresti essere qui ma ora ci sei. Per aiutarci a vicenda, dobbiamo avere una conversazione”, ha affermato il dott. M.

Ho agitato di nuovo il mio sguardo su di lui e mi sono concentrato sul suo vestito. Era blu scuro, dall’aspetto pesante, molto probabilmente di lana. C’era una righina nel materiale. Mi chiedevo se avesse acquistato due paia di pantaloni assieme al completo. Sembrava un uomo che passava molto tempo sul suo fondischiena e questo poteva significare che il cavallo di lana dei suoi pantaloni si sarebbe consumato presto. Un secondo paio era d’obbligo. Ho dato un’occhiata al cavallo del dott. M per cercare di accertarmi se potessi vedere la formazione completa. Una piccola apertura nei pantaloni attraverso la quale si poteva vedere la sua biancheria intima bianca senza dubbio. Finora la lana stava resistendo.

“Ottimo. Perché non mi dici qualcosa di te?”, Ha invitato.

Sono rimasto perplesso prima, ma ora mi stavo annoiando. Ho lasciato che i miei occhi vagassero verso il camino. È stato rilevante e ho pensato che fosse un peccato che non ci fosse il fuoco acceso. Potevo vedere i ceppi accatastati all’interno del camino ma le fiamme erano assenti. Senza dubbio sarebbe in contrasto con la sicurezza del paziente avere un incendio qui. Ho esagerato usando la parola paziente. Era quello che mi considerava. Non ero un paziente. Non ero un imbecille bavoso, sospinto dentro dallo staff in uniforme bianca e seguito da parenti ansiosi. Non ero un deficiente gonfio dal bere il cui cervello si era ridotto in poltiglia in anni di abuso di alcool, quindi si sarebbe automaticamente sporcato. Quelli erano il tipo di degenerati, certamente ben curati dopo i degenerati che di solito venivano in questi posti.

“Quando sei pronto, signor Tudor”, mi ha rivolto un breve sorriso che presumibilmente intendeva rassicurarmi. L’ho guardato di nuovo e l’ho fissato con uno sguardo assente. Sorprendentemente ha incontrato il mio sguardo. La sua espressione non era di sfida, non era minacciosa. Mi ha solo guardato come io guardavo lui. Ha gettato uno sguardo verso la scrivania e si è mosso leggermente sulla sedia. Sì, era incline ad agitarsi, quel cavallo sarebbe stato presto consumato su quel vestito. La sua camicia era bianca e mi divertiva. Solo gli ufficiali di polizia e i piloti delle compagnie aeree indossano camicie bianche. Anche se ho potuto vedere che era costosa non avrebbe dovuto essere bianca. Ho notato che era a due polsini quindi quantomeno era qualcosa. Il polsino singolo avrebbe generato scherno e, cielo, vietato indossare una camicia a maniche corte sotto una giacca del completo: me ne sarei andato.

“Abbiamo un sacco di tempo, quindi solo quando sei a tuo agio”

In effetti abbiamo avuto un sacco di tempo. Due ore di valore grazie alla potenza del libretto degli assegni dei miei genitori. Quindi noi due eravamo seduti in quel grande salotto con il fuoco assente e abbiamo lasciato passare due ore in completo silenzio. Il dottor M non ha detto altro mentre aspettava che io parlassi e io non ho detto altro perché non avevo niente da dirgli. Mi sono concentrato sull’uso del mio silenzio per farlo sentire a disagio. Potrei dire dal modo in cui ha continuato a spostarsi sulla sedia che voleva parlare o ascoltare. Mi ha fatto parlare in diverse occasioni, ma qualcosa gli ha impedito di farlo. Ho occupato i miei pensieri con la pianificazione del resto della mia giornata e anche come avrei potuto attirare la sua segretaria dall’aspetto freddo ma ovviamente assai efficiente nel mio mondo. Ho percorso una serie di situazioni che hanno fatto passare il tempo piuttosto rapidamente. Mi sono quasi sorpreso quando il dottor M si è schiarìto la gola e ha parlato.

“Bene, il nostro tempo è finito questa settimana, signor Tudor. Ci rivedremo la prossima settimana allo stesso giorno e alla stessa ora. Buona giornata” disse gentilmente mentre si alzava dal suo posto.

Non ho detto niente. L’ho oltrepassato e mi sono diretto verso la porta mentre la sovratensione iniziava dentro di me.
Il primo round a HG.

H.G. TUDOR

Seconds Out – Round One

📰 PERCHÉ IL NARCISISTA FA DELLE TUE USCITE UNA GUERRA SIMILE

190919G Why The Narcissist Makes Your Going Out Such a Battle.pngQuesto articolo analizza i pensieri e le motivazioni adottati dal narcisista riguardo al tuo uscire in amicizia con un narcisista. Questo processo di pensiero è più applicabile ai Narcisisti Inferiore e Medio Rango e l’esempio della conversazione è per lo più applicabile a un narcisista di Medio Rango.

Noi non vogliamo che tu socializzi senza di noi. Perché dovresti desiderare di essere da qualsiasi altra parte piuttosto che vicino a noi meravigliandoti di quanto siamo geniali? Perché mai dovresti voler trascorrere del tempo con qualcuno che è chiaramente inferiore a noi? Che cosa stai tramando di uscire con qualcun altro? Sei chiaramente sleale e questo non ci fa piacere. Inoltre, non ci fornisci alcun carburante nell’affermare una qualche forma di indipendenza e questa è una cosa terribile ed egoista per te da fare.

Se uscirai con altre persone, questo causerà ferite al narcisista. Non ci piace che tu passi del tempo con altre persone poiché temiamo che esercitino qualche influenza malevola su di te. Sappiamo che cercheranno di sminuirci ai tuoi occhi e di rivoltarti contro di noi. Sappiamo che è perché sono gelosi di ciò che abbiamo insieme e invece di essere contenti per te, stanno diffamando il mio buon nome.

Vuoi ascoltarli anche tu, altrimenti perché andresti? Il nostro controllo attento e strutturato su di te, il nostro calcolato isolamento di te, rischia tutto di essere danneggiato dalla tua socializzazione con coloro che non abbiamo sotto controllo. Abbiamo provato, ma per qualche ragione ci sono due o tre dei tuoi amici che si sono rivelati immuni al nostro fascino. Dovrei sentirmi dispiaciuto per loro dal momento che sono egoisti, amareggiati e perversi, ma non mi dispiace per loro perché non mi dispiace vero, solo per me stesso. Ti voglio con me, dove posso tenerti d’occhio e controllarti. Ti voglio qui dove mi fornisci carburante. Questo è il posto che ti spetta e, organizzando di uscire a pranzo con questi amici, mi stai dicendo che non sono abbastanza bravo per passare il tempo con me. Mi stai criticando e questo mi ferisce. Devo farti smettere di ferirmi. Devo farti smettere di andare. Devo mantenere il sopravvento. Quindi, a causa del tuo comportamento egoista, la Battaglia di Uscire è avviata.

Questa battaglia comprende:

1. Un Recupero Preventivo per far desistere la vittima dal fare qualcos’altro. Il fare qualcos’altro fa sentire il narcisista come se non avesse il controllo e quindi l’atto di andare altrove lo ferirebbe, causerebbe l’accensione della furia e la risposta è progettata per impedirti di uscire e quindi è un Recupero Preventivo.
2. Se tenti ancora di partire ma rispondi in modo feroce, polemico, frustrato ecc., Stai fornendo al narcisista il Carburante di Sfida. Non ci sono più ferite (perché viene fornito il carburante) MA il tuo desiderio di partire unito alla tua reazione emotiva è Carburante di Sfida. Il narcisista deve rispondere istintivamente con manipolazioni per “spegnere” questa “ribellione” da parte tua.
3. Il carburante è ovviamente acquisito. Di natura negativa.
4. Se non dovessi uscire, la potenziale ferita non si verifica. Inoltre, se torni indietro e non discuti, combatti contro la nostra influenza, non fornirai più Carburante di Sfida. Se ti siedi a piangere, questo è Puro Carburante Negativo. Se sorridi e decidi che preferiresti rimanere con noi ed essere compiacente, allora questo è Puro Carburante Positivo.

Qua avviene il dialogo. Contiene una serie di manipolazioni da parte del narcisista – vedi se riesci a identificarle.

“Non hai mai detto che saresti uscita,” comincio quando ti vedo in bagno a prepararti. Tu smetti di truccarti e ti rivolgi a me.

“Sì, l’ho detto la scorsa settimana e anche stamattina.”

“No, non l’hai fatto.”

“Sì, l’ho fatto, ricordo.”

“No, non l’hai fatto. Me ne sarei ricordato se me l’avessi detto” rispondo.

“L’ho annotato sul calendario.” Cammini verso la cucina e torni con in mano un calendario con le parole “Le ragazze pranzano fuori – da Leonardo”.

“Vedi?” Chiedi e punti un dito sulle parole.

“Quello? Pensavo che si riferisse alle tue nipoti, non a te, non l’hai mai detto”.

“Sul serio? Andiamo, perché le mie nipoti andrebbero da Leonardo da sole?” Chiedi.

“L’hai appena scritto quando stavi recuperando il calendario. Guarda, l’inchiostro è ancora fresco.”

Sospiri esasperata.

“Te l’ho detto, è nel calendario. Non esco da settimane.”

“Beh, neanche io,” commento.

“Cosa? Eri fuori venerdì scorso” rispondi, alzando la voce.

“Era per lavoro.”

“Era sempre uscire”, rispondi.

“Non è lo stesso. Sai che devo lusingare i clienti, difficilmente è piacere. Devo farlo per ragioni di lavoro, quindi penso che tu sia ingiusta dicendo che si tratta di una serata fuori per me.”

“Quei clienti con cui eri fuori sono tuoi amici, era una vera bevuta.”

“Oh scusa, ho dimenticato, eri lì non è vero? Sai tutto su come conduco i miei affari, vero?” Dichiaro.

“No, non c’ero ma loro sono i tuoi amici.”

“Quindi ora non mi è permesso avere clienti che sono amici, vero? Gesù, perché non mi impedisci proprio di avere degli amici eh? Perché non mi impedisci di andare da qualsiasi parte? Ti piacerebbe questo, vero? Tenermi proprio bloccato qui tutto il tempo.”

“Di cosa stai parlando, ti lascio fare come ti pare.”

“No, non lo fai. Sei determinata a tenermi al guinzaglio. I miei amici mi prendono per il culo per quanto poco tempo ho da passare con loro.”

Tu smetti di passarti il rossetto.

“Chi l’ha detto?”

“Molte persone. Jim, Richard e John. Dicono che sono succube.”

“Huh, hanno una bella faccia tosta, Jim è completamente succube di Jessica.”

“No, non lo è, ma ora cambi discorso, perché, vero. Dovresti stare con me che non vuoi più farlo.”

“Non essere sciocco, io sto con te la maggior parte del tempo. Guarda che è solo un pasto informale con alcuni dei miei amici, non è una cosa importante.”

“Se non è importante allora perché devi andare?”

“Perché lo voglio,” rispondi.

“Dove stai andando?”

“Sai che è da Leonardo.”

“Veramente? Con chi?”

“Jane, Sarah, Mary e Stephanie, oh e Carrie.”

“Non ti credo, l’hai appena inventato.”

“Che cosa? No, non l’ho inventato.”

“Ti incontri con un uomo vero? Andiamo chi è?”

“No, sei stupido.”

“Non chiamarmi stupido. Non sono io quello che esce e lascia l’altra sua metà da sola”, comincio a gridare e tu sobbalzi all’improvviso cambiamento di volume.

“Stai combinando qualcosa, hai un profumo diverso. Chi è lui?”

“Seriamente, sei paranoico, sto incontrando le ragazze.”

“No, non lo sono, a chi credi di dire questo a me, stai scherzando? Io so chi sei. Ti stavi atteggiando in modo strano nelle ultime settimane. Io so chi sei. Ammettilo,” Vengo verso di te e ti sto appresso abbaiandoti in faccia. Tu indietreggi, mentre gli occhi si spalancano dalla paura.

“Non l’ho fatto, onestamente, non l’ho fatto.”

“Dovrei lasciarti andare comunque, puttana, non so perché perdo tempo con te. Stavo pianificando una piacevole serata per noi. Stavo per cucinarti il tuo piatto preferito e ho una deliziosa bottiglia di Chablis in fresco, ma come al solito tu sei egoista.”

“Per favore non gridare contro di me, sto solo uscendo con i miei amici, mi è permesso avere degli amici, no?”

“Non quelle arpie, ce l’hanno con me, le odio. Ti odio.”

“Oh, per favore, non essere così, guarda tornerò al più tardi per le dieci, così potremo sempre stare un po’ di tempo insieme” suggerisci.

“Suppongo che questo dovrebbe farmi sentire contento? Perché dovrei voler passare del tempo con te, troia. Vedo, vuoi fare i cazzi tuoi con lui e poi sbattermela in faccia. Sei proprio una puttana.”

Ti sei allontanata dalle mie invettive, sussultando a ogni frase pronunciata. Questo mi permette di afferrare la tua pochette.

“Non puoi uscire senza chiavi e senza soldi,” dico tenendo la borsa in aria.

“Per favore, voglio solo vedere i miei amici, raramente li vedo ultimamente, ti prego ridammi la mia borsa, perché sei così orribile?”

“Perché mi stai tradendo. Non ti farò spendere i nostri soldi per qualche altro uomo.”

“Non c’è nessun altro uomo, quante volte devo dirtelo? Per favore lasciami andare.”

“No. Non andrai. Tu stai qui con me.”

“Non posso disdire, non così tardi,” dici con disappunto.

“Certo che puoi. Non ha importanza.”

“Non è lui. Sono le ragazze.”

“Così lo dici. Non andrai. Se lo fai, quello sono io e tu sei finita.”

“Cosa, solo perché voglio vedere i miei amici?” Ti accasci sul letto, le spalle curve e la testa tra le mani.

“Non hai bisogno di loro, hai me.”

“Perché deve sempre essere così, ogni volta che provo a fare qualcosa tu fai questo,” protesti e la tua voce si spezza col primo singhiozzo di frustrazione.

“No, non smetto di cercare di incolparmi quando tu sei in colpa”, ringhio.

“Fai sempre questo, farmi sentire in colpa o fare qualcosa per impedirmi di uscire.”

“Sciocchezze, stai di nuovo inventando le cose. Stai solo cercando di farmi stare male per te. Non funzionerà lo sai.”

Cominci a piangere mentre sento il potere rifluire attraverso me.

“Ecco”, ordino mentre tiro fuori il telefono dalla tua borsa e lo lancio sul letto accanto a te, “chiamali e dì loro che non puoi farcela, che non ti senti bene o qualcosa del genere. Io verserò lo Chablis.”

Ancora singhiozzando, annaspi verso il telefono e lo prendi prima di comporre il numero. Io resto trionfante ad abbeverarmi nel bacino del carburante che mi hai dato durante questo interscambio. Ho vinto ancora una volta la battaglia e questa volta non ho nemmeno dovuto inasprirla come l’ultima volta. Suppongo che sia stato altrettanto interessante vedere come hai appena sostituito quegli specchi che ho infranto.

(La risposta della vittima è la fornitura di Puro Carburante Negativo attraverso il pianto, la potenziale ferita causata dall’uscita è stata evitata e il Carburante di Sfida fornito durante la discussione ha lasciato il posto a Puro Carburante Negativo perché il narcisista l’ha avuta vinta e la sua supremazia percepita è stata asserita ancora una volta – lui ha il controllo).

H.G. TUDOR

Why The Narcissist Makes Your Going Out Such A Battle

📁 IL NARCISISTA MANIPOLA: FORNITURA DI CARBURANTE PIANIFICATA

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Era una bella serata per una passeggiata. Una passeggiata lungo la banchina. Un sacco di altri pedoni che si godono l’aria ancora tiepida della sera, i bar che costeggiano lo storico lungofiume a ciottoli preso dal rumore e dall’attività. Non eravamo arrivati a quella fase della serata. Non eravamo ancora seduti accanto alle acque tranquille del fiume a ordinare da bere mentre parlavamo e osservavamo. Non avevamo raggiunto quel bar preferito. In effetti, era il bar in cui ci eravamo incontrati per la prima volta una quindicina di mesi fa e ora eccoci qui più di un anno dopo e l’agonia della spregevole svalutazione sta crescendo intorno a te, anche se devi ancora capire cosa significa. Questa sera comunque è destino che ci sia un po’ di tregua dalle macchinazioni e dalle manipolazioni, un ritorno al periodo d’oro, purché ti comporti bene e obbedisca.

Ti guardo inciampare sui ciottoli. La tua scelta dei tacchi (la mia scelta dei tacchi, dato che ti ho ordinato in anticipo quello che avresti dovuto indossare) è elegante e alla moda, ma poco adatta per avventurarti in questa zona della banchina. Naturalmente ho suggerito che dovevamo prendere un taxi per andare direttamente al bar (almeno questo è quello che dirò durante il post mortem che inevitabilmente sorgerà) e quindi camminare in un modo diverso, ma tu hai voluto passeggiare lungo questa particolare tratto e guarda cos’è successo.

Ti guardo inciampare, la caviglia si attorciglia mentre il tagliente tacco a spillo scivola, come la zampa di un giovane cerbiatto sulla pietra levigata, levigata come il ghiaccio dal passaggio di tanti piedi con le scarpe. La tua gamba sinistra scatta fuori mentre tu vai giù, senza riuscire a mantenere l’equilibrio. Non ho reagito abbastanza in fretta da afferrarti mentre inciampavi nonostante ti fossi vicino. Ero distratto da una persona che passava che mi sorrideva e mi forniva un po’ di carburante. Farò, come faccio spesso, una revisione della storia per spiegare che ero più lontano di quanto pensassi e quindi incapace di impedire la tua disgraziata caduta.

Ti guardo inciampare mentre il tuo ginocchio destro colpisce il ciottolo e tu lanci un improvviso grido di dolore. La torsione della tua caviglia e la lacerazione del tuo ginocchio ti causano dolore. Fisso la tua espressione, contorta dal dolore, la bocca aperta e gli occhi che iniziano riempirsi di lacrime, indubbiamente provocate da una combinazione di ferita e imbarazzo. Sento la prima ondata. Balza dentro di me mentre il disprezzo sale. Guardati, inutile e patetica, che scivoli sui ciottoli in quegli stupidi tacchi, a testimonianza della tua vanità. Perché sto con una persona così goffa? Ma non sono solo questi pensieri che guidano questo disprezzo. No, è il fatto che l’emozione che ora è impressa sul tuo viso, il dolore perverso, sono stati causati da qualcosa di diverso da me. Una tale emozione sprecata. Gli occhi lacrimanti, il pianto, i tratti del viso angosciati. Normalmente io sarei l’elemento propulsore per questo, ma non lo sono e questo mi irrita. Sei così inutile, non riesci nemmeno ad arrabbiarti nel modo giusto.

Sento qualcuno emettere un piccolo sussulto e mi rendo conto che altri hanno assistito alla tua caduta. La facciata! La facciata! Dovrei fare qualcosa di fronte a questo branco di estranei. Ti guardo mentre i tuoi occhi a mandorla si voltano a guardarmi. So che dovrei sentirmi preoccupato per te per il tuo incidente. So che dovrei preoccuparmi che sei scivolata e ti sei fatta male, ma a parte il disprezzo non provo niente. Non c’è niente lì per spingermi ad aiutarti, nessun desiderio innato di agire. Sarebbe istintivo per altri che non sono me, ma io sono io e quindi devo analizzare e valutare prima di decidere cosa dovrebbe succedere dopo. So che dovrei tendermi verso di te, sollevarti ed emettere suoni adeguatamente interessati mentre cerco un fazzoletto da mettere al tuo ginocchio insanguinato. Non sento alcun obbligo di farlo. Perché dovrei aiutarti? Mi darà un vantaggio? Forse sì, ma per prima cosa so che c’è una possibilità di carburante negativo fresco e delizioso. La situazione è stata valutata e la mia risposta è stata determinata.

Guardo i tuoi occhi accesi su di me e poi succede. Le fiamme guizzano quando vedo che al dolore fisico ora si è unita l’offesa emotiva mentre mi dai un’occhiata perplessa e poi ferita alla mia mancanza di azione. Eccolo. Questo è ciò che volevo. La tua attenzione emotiva sotto forma di ondata di disprezzo si mescola con il crescente senso del potere, mentre la tua reazione alla mia non-azione mi alimenta. Il tuo dolore irritato è stato causato da me e quindi il carburante fluisce. È buono. Ho lasciato che mi colpisse, correndo verso l’alto, con gli occhi ancora fissi sui tuoi mentre quegli occhi azzurri passavano dal dolore alla perplessità della mia continua esitazione. Resta buono. Quanto posso reggere per questo? Il carburante scorre ma sono consapevole della facciata. Una damigella è in difficoltà e ha bisogno di un cavaliere e qui non saranno ammessi intrusi. Nessun passante crociato dovrà intervenire e rubarmi la scena.

Con la coda dell’occhio vedo un gentiluomo venire avanti per aiutare. Non oggi signore, non oggi! Riprendo vita e mi lancio verso di te.

“Santo cielo, stai bene?” Chiedo mentre le mie mani ti prendono il braccio.

“Sta bene?” Chiede l’uomo che sta ancora insistendo con la sua richiesta.

“Starà bene, l’aiuterò io qui,” rispondo rivolgendomi a lui e facendogli un breve sorriso. I denti sono stati scoperti, il sorriso è lì, ma lo sguardo dice fatti da parte, non che tu possa vedere la mia ostilità verso questo eroe intervenuto. Lui fa un cenno incerto e si allontana. Messaggio ricevuto e capito.

Ti sostengo fino alla panchina vicina e ti offro il mio fazzoletto con un gesto plateale, tamponandoti il ginocchio insanguinato mentre tu sussulti leggermente. Continuo con suoni rassicuranti dato che un paio di persone continuano a guardare. Mi volto e vedo le due donne sorridere rassicurate per la mia azione cavalleresca e il carburante viene accolto con gratitudine.

“Che male”, dici dolcemente. Vedo le due donne allontanarsi.

“È stata colpa tua stupida”, sibilò tranquillamente. Colgo il tuo sguardo ferito e assorbo la tua reazione man mano che viene fornito più carburante.

Osservare. Analizzare. Valutare. Agire. Carburante.

Questo è il nostro mondo. Questa è la nostra prospettiva.

La ripetuta ricompensa del carburante è stata ottenuta.

E tutto questo è stato fatto in soli dieci battiti di cuore.

H.G. TUDOR

The Narcissist Manipulates : Planned Fuel Acquisition

📰 PERCHÉ SÌ NON È SEMPRE LA COSA MIGLIORE

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Molte persone hanno difficoltà nel dire di no. Porta con sé una connotazione negativa, ostacolante e deludente. Le persone preferiscono molto di più dire sì. So che per te e la tua tipologia dire di no è una battaglia. Preferisci essere vista come una persona del tipo posso-farlo, positiva e accomodante. Trovi difficile anche dire di no alle persone poiché non ami vedere la delusione sulla loro faccia quando rispondi in questo modo. Ti fa sentire cattiva e di conseguenza, in primo luogo eviti di dirlo o cambi idea una volta detto.
Occasionalmente, troverai rifugio nella terra dell’incertezza

“Ci penserò”

“Vedremo”

“Ci penso e ti dico”

“Devo controllare delle cose ma penso che vada bene”

Vuoi dire di no, ma scopri che non ci riesci e quindi tiri fuori una di queste insipide risposte e in ultimo finisci per dire di sì. Noi sappiamo che questo è un vostro comune tratto e che è qualcosa su cui possiamo contare e su cui fare leva. Siamo consapevoli che non ti piace dire no e quindi insistiamo e usiamo le lusinghe per assicurarci che tu dica di sì. Non fare l’errore di pensare che abbiamo bisogno del tuo riconoscimento e della tua approvazione. Tutt’altro. Noi facciamo ciò che vogliamo. Ci piace sentirti dire di sì perché sottolinea il nostro potere su di te. Possiamo sempre fare in modo che tu dica di sì. Qualche volta tu lo dici direttamente (specialmente se ti abbiamo condizionato in modo corretto). In altre occasioni richiede qualche persuasione e nel rimanente dei casi abbiamo bisogno di tirare fuori il nostro kit della manipolazione per ottenere il risultato desiderato, ma lo otteniamo sempre. Tu sei modellata per dire sì, ti programmiamo perché tu dica di sì e lo fai anche quando è sostanzialmente dannoso per te. Tu senti il bisogno di compiacere e questo bisogno è maggiore quando si tratta di noi.

Per contrasto noi siamo discepoli saldi della parola “no”. È una parola di forza. è autoritaria e di comando. Quelli che possono dire no hanno forza, tempra e resilienza. Lo diciamo regolarmente. Non siamo preoccupati per le espressioni deluse, i rumori di disappunto e le suppliche. In realtà, dovessi anche implorare e supplicare noi continueremo semplicemente a dire di no, ci siederemo e godremo di tutto il carburante che ci fornisci con il tuo comportamento. Imploraci, minacciaci, corrompici e bombardaci di richieste, o meglio esigenza che diciamo di sì e ogni volta ribatteremo con un fermo no mentre ci godiamo la tua crescente rabbia, frustrazione e dispiacere.

Noi non associamo la parola no con la negatività. La vediamo come una parola positiva. Una che ci permette di imporci e mantenere la nostra superiorità. Siamo in grado di usarla per controllarti e tenerti al tuo posto.
Siamo pienamente consapevoli che chiunque sia il destinatario finale della parola no automaticamente si sentirà male perché qualcosa gli è stato negato.

“No, non voglio venire a cena con te stasera.”

“No, non puoi prendere in prestito la macchina questa sera.”

“No, non puoi uscire con i tuoi amici domani sera.”

Ci vuole coraggio e integrità per dire di no. Tu provi conflitto nel dirlo perché solitamente vieni sfruttata e data per scontata. Puoi tentare e abbellirlo come qualcuno che aiuta sempre e che è un mediatore ma la realtà è che alla fine vieni usata. Nota che nei casi sopra dove ho detto di no, non ho dato ragioni per il mio rifiuto, ho solo detto no. Questo richiede vera forza. Non ho bisogno di fornire spiegazioni per la mia decisione. È la mia decisione, la risposta è no, fine. Posso dire così perché non sono influenzabile. Posso farlo perché non mi sento cattivo quando assisto alla delusione altrui. Questo mi permette di ottenere di più ed evitare di essere oppresso inutilmente.

Puoi imparare molto dal mio uso della parola no. Solo non pensare mai di usarla nei miei confronti. Riguardo a questo, è un grosso no.

H.G. TUDOR

Why Yes Is Not Always Best

🆕️ QUESTO NON È NO CONTACT! N. 2

 

190919 This Is Not No Contact! No. 2Se il tuo intreccio romantico era con un narcisista del quadro somatico o élite, avrai sperimentato quanto usiamo il sesso come arma di seduzione di massa. Avrai sperimentato molto sesso e di una qualità spettacolare, finché è servito ai nostri scopi.

Anche se il sesso di alta qualità non è un segno distintivo di tutti gli intrecci con un narcisista, laddove accade, si rivela spesso una tentazione duratura. Una vittima riconosce di essere stata coinvolta con un narcisista, di essere stata abusata, maltrattata, trattata come seconda scelta, ma oddio, il sesso era cooosìììì bello.

Ciò si traduce in nozioni fuori luogo da parte della vittima, una volta che ha raggiunto la realizzazione di ciò con cui sono stati coinvolti.

“È uno che usa, quindi ora io ho intenzione di usare lui, semplicemente usandolo per il sesso. È tutto buono solo a quello.” – Un concetto di vendetta fuori luogo.

“Dopo tutto quello che mi ha fatto passare, potrei anche ricavarne qualcosa.” – Un concetto fuori luogo di risarcimento per la sofferenza sopportata.

“Mi manca il sesso ma nient’altro, quindi ora so cosa è lui, posso prendere solo il sesso e lasciar stare tutto il resto.” – Un concetto fuori luogo di essere in grado di controllare qualcuno che non deve essere controllato.

“Trovo la gente normale noiosa e sono solo i narcisisti che mi eccitano sessualmente, quindi devo togliermi la voglia, anche se questo significa vederlo di tanto in tanto.” Un concetto fuori luogo che non si è in grado di godersi una relazione sessuale soddisfacente con un individuo normale.

“Vediamo come gli piace quando rovino la sua relazione con la persona che viene dopo continuando ad andare a letto con lui, facendogli sentire cosa si prova.” – Un concetto fuori luogo che noi pensiamo e sentiamo come te.

Tutti quelli sopra sono esempi di pensiero emotivo che corrompe tratti empatici e/o narcisistici.

Non importa quanto incredibile sia stata la relazione sessuale, venivi sempre ingannato perché il grande sesso era solo un’altra manipolazione, non vi è alcuna garanzia che ti verrà fornito se dovessi cercare di continuare la relazione sessuale con il narcisista e come sempre, permettendo a te stesso di essere guidato dal tuo pensiero emotivo ti porterà a infilzarti sul Forcone del Diavolo della fornitura di carburante, conseguenze avverse e pensiero emotivo aumentato.

Continuare ad avere una relazione sessuale con un narcisista, anche quando lo fai per scelta, è una violazione del no contact.

Non portare avanti una relazione sessuale con un narcisista.

Esci. Resta fuori!

 

H.G. TUDOR

This Is Not No Contact! No. 1

📰 DIECI CONSEGUENZE NON INTENZIONALI DELLE TUE REAZIONI AL NARCISISTA

190919C 10 Unintended Consequences Of Your Responses To The Narcissist

La legge delle conseguenze non intenzionali si applica molto nel mondo ed è altrettanto applicabile al mondo in cui sei stato inserito dalla nostra specie. In termini di conseguenze non intenzionali derivanti da un atto commesso o un passo compiuto, vi sono tre categorie. Ci sono i benefici inaspettati. Ad esempio, l’aspirina viene utilizzata come antidolorifico, ma è risultata essere anche un eccellente anti-coagulante e viene utilizzata per aiutare chi ha problemi cardiaci e circolatori. Ci sono gli inconvenienti non previsti. Ad esempio, il proibizionismo negli Stati Uniti durante gli anni ’20 sopprimeva il commercio di alcolici. La conseguenza non intenzionale era quella di indirizzare la fornitura di alcool nelle mani del crimine organizzato, che ha portato queste organizzazioni a diventare più ricche e meglio finanziate per espandere le loro attività criminali. La categoria finale riguarda il risultato perverso. A questo proposito ho due esempi d’elezione. Il primo è diventato noto come Effetto Streisand grazie al quale l’attrice e cantante Barbara Streisand ha intrapreso un’azione legale riguardo alla pubblicazione online di una foto della sua casa. Prima dell’azione legale, solo sei persone avevano scaricato l’immagine. In seguito alla sua azione legale, 420.000 persone l’hanno scaricata in seguito alla diffusione del caso. C’è molto da dire per non attirare l’attenzione su qualcosa di cui lamentarsi fin dall’inizio. Il secondo esempio di un risultato perverso riguarda la gestione da parte del governo britannico dei cobra velenosi a Delhi, in India. Per incoraggiare la popolazione locale a dare la caccia e ridurre il numero di cobra fu deciso che sarebbe stata offerta una taglia per ogni cobra ucciso e consegnato. Gli individui intraprendenti decisero che era più facile allevare i cobra piuttosto che cacciarli, ucciderli e consegnarli. Una volta che il governo si è reso conto di ciò che stava succedendo, ha revocato la taglia. La popolazione ha poi liberato i cobra ormai inutili. Quindi il numero non solo non è stato ridotto ma in realtà aumentato.

Gli inconvenienti imprevisti e i risultati perversi sono applicabili anche a te in termini di rapporto con la nostra specie. Dato che molte persone non sanno con cosa hanno a che fare, come pensiamo, come consideriamo il mondo e perché facciamo quello che facciamo, queste persone affrontano qualsiasi problema che riguarda noi con ciò che pensano essere intenzioni sensate e ben pensate. Credono che trattare con noi in un certo modo porterà ad un risultato desiderato che si rivelerà vantaggioso per loro. Questa mancanza di comprensione, l’analisi incompleta e il tentativo di controllare qualcosa che in realtà non sanno come controllare, si traduce in conseguenze non intenzionali di varietà spiacevole. Ecco dieci esempi di questo al lavoro.

1. Darci una sgridata

Intenzione – per metterci al nostro posto in modo che sappiamo che sei contrariato, così non ripetiamo il comportamento.

Conseguenza non intenzionale: ci fornisci il carburante e lo facciamo ancora di più quando ci rendiamo conto di quanto bene (dal nostro punto di vista) reagisci

2. Rispecchiare il nostro comportamento

Intenzione: ci impedirà di fare ciò che stiamo facendo

Conseguenza non intenzionale: passeremo a una diversa manipolazione e la metteremo in atto con maggiore forza contro di te

3. Dire a tutti come ci comportiamo male con te

Intenzione: la gente ti crederà, ti sosterrà e si rivolterà contro di noi

Conseguenza non intenzionale: tu sei visto come Quello Pazzo, la tua posizione viene indebolita e la nostra diventa più forte

4. Cerchi di ragionare con noi

Intenzione: noi comprendiamo l’errore dei nostri modi e li correggeremo. Tu ti senti soddisfatto

Conseguenza non intenzionale: inneschi la nostra furia attraverso questa critica nei nostri confronti suggerendo che sbagliamo in qualche modo e divieni frustrato e turbato dal fatto che non riesci a fare alcun progresso

5. Ti rivolgi a uno dei nostri amici per chiedere aiuto

Intenzione: potremmo non ascoltare te, ma ascolteremo il nostro migliore amico, no? Il problema sarà risolto

Conseguenza non intenzionale: stai fornendo informazioni al nostro luogotenente. Sei visto come infido e questa utile intenzione verrà rivolta e usata contro di te.

6. Ci racconti tutto di te

Intenzione – aprendoti a noi speri che faremo lo stesso e quindi ci sarà fiducia e comprensione reciproca.

Conseguenza non intenzionale – ci stai consegnando pallottole che in seguito noi spareremo contro di te in base a ciò che ci hai rivelato sulle tue paure, debolezze e vulnerabilità

7. Ci contraddici, previeni e ti dedichi ad evitare di turbarci

Intenzione – saremo compiaciuti, non ci farai scattare in alcun modo, ci sarà pace e armonia in famiglia

Conseguenza non intenzionale: puoi raggiungere la pace e la stabilità ma a costo della tua salute mentale, della ragione, del sonno e dei nervi e il periodo di stabilità non dura mai.

8. Giochi duro per stare con noi

Intenzione: se ci affronti pensi che saremo scrupolosi, vero?

Conseguenza non intenzionale: ci stai criticando. Ci scaglieremo contro di te e andremo a trovare qualcun altro che fa ciò che vogliamo noi per triangolare con te.

9. Ci dici cosa siamo veramente

Intenzione: ottieni il sopravvento facendoci sapere che lo sai, speri anche di farci riflettere sul nostro comportamento

Conseguenza non intenzionale: neghiamo ciò che stai insinuando, non lo accetteremo e ci scaglieremo su di te perché ci hai criticato in questo modo

10. Ci implori e ci supplichi di cambiare

Intenzione – dal momento che apparentemente ti amiamo, questa manifestazione emotiva deve sicuramente essere notata e risponderemo in modo costruttivo

Conseguenza non intenzionale: beviamo questo delizioso carburante e continuiamo a pomparlo da te facendoti ancora più male

H.G. TUDOR

10 Unintended Consequences Of Your Responses To The Narcissist

📰 IL TUO EGOISTICO PUNTO DI VISTA

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Una delle cose più potenti (dal mio punto di vista) e preoccupanti (dal tuo punto di vista) è il fatto che la mia specie e io sembriamo agire senza alcun riguardo per la logica. Sembriamo godere nell’irretire le persone fingendo di essere qualcosa che non siamo anche se sembra del tutto sincero. Facciamo in modo che le persone si innamorino completamente di noi e poi apparentemente ci rivoltiamo contro di loro, scagliandoci su di loro e ferendoli. In effetti, sembra che ci rallegriamo nel causare dolore e caos a tutti coloro che ci circondano e non mostriamo alcuna preoccupazione per tale condotta. Ci comportiamo in modo così ipocrita, punendoti perché fai qualcosa e poi faccciamo la stessa cosa noi stessi. Diciamo una cosa e lo facciamo con totale convinzione e poi un attimo dopo diciamo qualcosa di completamente contraddittorio, eppure non sembriamo renderci conto di ciò che abbiamo appena fatto.

Agiamo con impunità, prendendo a volontà e senza preoccupazione per ciò che qualcun altro può patire in conseguenza delle nostre azioni. L’elenco è lungo e inquietante. Cercare di comprendere perché ci comportiamo in questo modo ti lascia disorientato, esausto, sconfitto e distrutto. Questo è ovviamente intenzionale. Ci comportiamo in questo modo per logorarti, provocarti reazioni e soprattutto perché ci fornisci il nostro prezioso carburante. Il nostro apparente disprezzo per la logica e la ragione provoca una costernazione enorme per te e la tua specie. Questo perché tu sei governato dall’ordine e dalla necessità di capire. È intrinseco nel tuo DNA e tutto ciò che si discosta da ciò crea un problema significativo per te.

Il nostro comportamento non ha senso per te per una semplice ragione. Stai guardando il modo in cui noi ci comportiamo attraverso la tua visione del mondo. Stai imponendo i tuoi valori e la tua visione su ciò che facciamo noi. Perché la tua visione del mondo dovrebbe essere considerata l’unica? Perché il modo in cui guardi il mondo dovrebbe essere considerato il modo corretto di farlo? Quand’è che tu sei diventato l’arbitro di tutto? Questa è la dispotica arroganza che rivela la rovina della tua specie. Oh tu ti lamenterai con chiunque ascolterà di come sei stato trattato in modo mostruoso, che persone malvage siamo e la progenie di Satana. Ti metti nei cosiddetti forum di supporto su Internet e denigri il nostro comportamento, scrivendo pagina dopo pagina su cosa ti è successo e in che modo orrendo sei stato trattato. Ruota tutto attorno a te non è vero? Oh, posso sentire le tue urla di protesta ora, su come tu sei una brava persona e che non fai del male a nessuno. Non ne fai? Com’è allora che mi ferisci con la tua incapacità di comportarti in modo coerente. Mi richiami per questo ma tu sei altrettanto colpevole se in realtà non di più. Mi prometti così tanto all’inizio e poi cambi il modo in cui ti comporti, così non mi dai quello che mi davi una volta. Io non cambio. Brillo, stupisco e spicco il volo, ma tu fai cambiare tutto questo, perché lo fai? Questo fallimento mi ferisce dato che riduci il mio carburante e mi costringi a punirti per questo. Mi costringi a cercarlo da altre fonti quando preferirei continuare a ottenerlo da te. Metti in dubbio le mie capacità e mi critichi nonostante quanto mi ferisca quel comportamento. Ritieni te stesso premuroso e attento a noi eppure mi fai queste ingiustizie. Ti nascondi dietro la tua maschera di empatia, dici al mondo che sei la persona buona, la persona premurosa e quella che bada noialtri, ma questo è solo uno stratagemma per ferire me e la mia specie dopo tutto ciò che abbiamo fatto.

Forse se smettessi di guardare il mondo dal tuo punto di vista e lo guardassi dal mio inizieresti a capire. Parli così spesso di mostrare compassione e della tua capacità di metterti nei panni di altre persone. Perché non lo fai con me? Tu dici che mi ami. Ho letto di quanti di voi dichiarano di aver amato la mia specie e me in un modo che andava al di là di qualsiasi cosa avevate dimostrato prima. A volte me lo chiedo. Se ci hai amato nel modo in cui dici, allora perché non puoi metterti nei nostri panni e quindi capire con cosa abbiamo a che fare. Se lo facessi, cominceresti a vedere che il nostro comportamento è completamente comprensibile. Ha un senso assoluto se visto dal nostro punto di vista e non dal tuo. Non vedo alcuna ragione per cui non dovresti provarci e poi avrai acquisito un’approfondita consapevolezza del perché ci comportiamo come facciamo e poi, se dovessi ancora ritenere inaccettabile ciò che facciamo, puoi almeno capirlo e fare una manovra evasiva giusto? Non avrai da condannarci davanti a tutti quelli che ascolteranno sebbene io pensi che sia giusto sottolineare questo aspetto, non ti stai aiutando te stesso a sguazzare in questa lamentela e autocommiserazione e a circondarti di altri che si comportano in modo simile. Fornire resoconti dettagliati di ciò che facciamo per suscitare compassione, ma poi chiedere perché fa questo e perché fa quello, non ti darà la risposta perché stai chiedendo alle persone sbagliate. Chiedi a me invece e te lo dirò; guarda il mondo attraverso i nostri occhi e tutto avrà un senso. Si riduce tutto a una sola piccola parola; carburante. Questo è il motivo per cui agiamo in questo modo. Questo è il motivo per cui facciamo le cose che facciamo e diciamo le cose che diciamo, e una volta che hai compreso che si tratta di carburante, guarderai il mondo attraverso i nostri occhi e alla fine avrà tutto senso. Avanti, provaci. Ti obbligo, oppure preferisci sederti ad attingere compassione e non andare mai avanti? Non dire che non ti ho mai dato la possibilità.

H.G. TUDOR

Your Selfish Point of View