📰 MALVAGIO – IMMAGINA SUPERIORE

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Tu ti metti nella posizione delle altre persone. Noi mettiamo le altre persone dentro noi stessi. Tu lo fai come una questione di scelta per realizzare uno dei ruoli che contempli per te stesso. Certo, vieni colpito da un considerevole impulso, ma conservi comunque la capacità di decidere se lo farai. Noi no. Noi dobbiamo farlo. Non abbiamo scelta se desideriamo sopravvivere. Ti inviterei ad esercitare quella tua abilità.

Immagina di essere ferito dalle parole e dalle azioni degli altri. Immagina quella sensazione di pregiudizio che sorge a causa del comportamento deliberato e insidioso di qualcuno su cui siamo arrivati a fare affidamento. Dal servitore al collega, dall’amico all’amante, l’affronto che viene provocato dalle punture, dalle ferite e dai dolori. Immagina di soffrire quell’agonia anche se il trasgressore afferma di non aver inteso di provocarti una simile ferita e implora l’innocenza di ogni atto illecito. Immagina di renderti conto che hanno ragione a protestare, ma non toglie nulla a ciò che hanno fatto.

Immagina di essere dotato di abilità, brillantezza e talento, e in un istante essere messo a terra da una capriola all’indietro o dalla mancanza di riconoscimento. Immagina di essere legato a una reazione così tortuosa e di odiare di essere incatenato in questo modo. Immagina il desiderio di scagliarti contro l’autore del reato, facendoti beffa di lui per le sue mancanze, il suo chiaro paragone e le abilità inferiori, eppure quello stesso individuo patetico ha la capacità di ferire in modo così grave. Immagina la vergogna di disprezzare quell’individuo per il suo comportamento, pur sapendo che nelle sue mani possiede un tale potere. Immagina quei momenti di autentico orrore quando si riflette su ciò che quell’avversario poteva veramente fare se solo avesse potuto rendersene conto e che la consegna all’oblio poteva essere dietro l’angolo.

Immagina l’angoscia di sapere che il tuo benessere e la tua capacità di funzionare dipendono da un’intera schiera di altri individui che non hanno idea del ruolo che svolgono. Immagina come tale ignoranza viene considerata una benedizione e che ogni singolo giorno vengono resi ringraziamenti che rimangono avvolti in una simile ignoranza, perché se divenissero armati di conoscenza, quale distruzione potrebbero provocare. Immagina di sapere che sei incatenato all’unica cosa che genera un tale disprezzo e un odio biliare, la necessità di batterti contro quelle catene che legano finché non si spaccano, si rompono e cadono con l’arrivo di un altro. Immagina la speranza, l’aspettativa e il desiderio che il nuovo arrivo dimostri di essere il salvatore. Immagina di cercare sempre quell’unico vero accolito che porterà via i mali, sradicherà il rischio di annientamento e preferibilmente impedirà la necessità di imporre quelle catene pesanti oh così pesanti. Immagina il fervente tentativo di acquisire quel nuovo arrivo e il senso di deliziosa aspettativa mentre inizia a funzionare in accordo con quanto atteso e sperato dal desiderio.

Immagina il potere crescente che deriva da questo salvatore, il promesso, il perfetto. Immagina quel senso di potenza inarrestabile, ardente, la travolgente imponenza di sapere che i bisogni ora sono soddisfatti, che tutto va e andrà bene, che la funzione e la forma possono contare su questa spettacolare concessione. Immagina le possibilità di essere super-caricate da quest’altra persona significativa, significativa al massimo e che i mondi si scontreranno, gli imperi sorgeranno e l’ambita dinastia senza fine verrà creata.

Immagina l’orrore, la delusione, l’invidia e la furia quando quello perfetto si rivela essere un ciarlatano sedizioso che ha mentito, ingannato e cospirato. Immagina la rabbia incandescente che cerca la fuga. Immagina di conoscere le conseguenze di simile tradimento e l’incauta messa in atto di una tale furia cieca. Immagina di sapere che il controllo deve essere esercitato per preservare così tanto di ciò che è stato costruito. Immagina di sforzarti per mantenere la bestia entro il suo spazio limitato, le catene così perfettamente formati e apparentemente impermeabili alla debolezza o alla fragilità che ora appaiono deboli, arrugginite e non adatte allo scopo. Immagina la contemplazione di diventare nulla. Immagina che ciò che desideri che il mondo veda viene costantemente smantellato e dalla mano di un traditore. Immagina il senso dell’ingiustizia, della slealtà e dell’amarezza di essere annullato dalla stessa cosa che aveva promesso la salvezza finale. Immagina di sentire quel sussurro vigliacco che indica ciò che non dovrebbe essere intrattenuto o sostenuto. Immagina il gelido terrore di quella voce beffarda e fischiante e il disperato bisogno di zittirla. Immagina il turbine della necessità di ricostruire, acquisire e conquistare ancora una volta. Immagina lo sforzo erculeo necessario per riaffermare il proprio posto in questo mondo crudele e spericolato.

Immagina che in questi momenti ti venga ricordato ciò che c’era una volta e ciò che avevi giurato che non sarebbe mai più tornato. Ciò che hai cercato di seppellire in profondità e di tenerlo sepolto, rinchiuso, nascosto e raramente contemplato. Immagina i tormentatori che arrivano come ombre per tirarti e trascinarti verso quel tempo. Quel tempo che dovrebbe essere stato bandito e tuttavia in qualche modo aumenta sempre di più. Immagina di cercare di seppellirlo morto, ma sapendo che non lo permetterà e anzi quando i piani osceni e scandalosi dei nostri avversari, dei nostri concorrenti e dei nostri nemici rendono debole ciò che non dovrebbe essere visto come debole, che il cadavere respira ancora e cerca di risorgere, le sue fetide parole che viaggiano da tempi quasi dimenticati per far risorgere lui e portare giù noi.

Immagina di colpire a sinistra, a destra e al centro per riportare il controllo e l’ordine. Immagina che possa essere solo attraverso il caos esterno che l’ordine viene rinforzato all’interno e che la sofferenza degli altri è la colla, il mortaio e il legame che crea quella prigione ancora una volta. Immagina di affidarti all’angoscia e alla sofferenza per ricostruire e ricreare in modo che la voce viene silenziata e il decoro ristabilito.

Immagina quella mente ronzante che deve sempre esaminare, valutare e calcolare. Pianificando, tramando e complottando. Una meravigliosa attività frenetica che si concepisce e si sviluppa per andare sempre avanti. Immagina di sapere che la calma non è un’opzione. Immagina la consapevolezza del fatto che fare un passo del genere porterebbe solo a quella discesa lenta e che anzi è necessario lo slancio in ogni momento, in su, in alto, in avanti, senza mai uno sguardo all’indietro, un momento di ripensamento o il tempo di fermarsi a riflettere. Sempre a consumare, sempre a estrarre, sempre a raccogliere, a ottenere, a rubare, a prendere, a succhiare, a svuotare, a cacciare, a rivendicare, a conquistare. Un colosso incessante che disegna la luce dalle stelle, il buono dal benevolo, l’amore dal buono e l’anima dal tutto. Immagina quello e molto, molto di più.

Puoi immaginarlo?

Puoi esser questo?

Io posso.

Devo.

H.G. TUDOR

Evil : Imagine Greater

👤 UNO SGUARDO NELLA MENTE DEL NARCISISTA SUPERIORE – RIFLESSIONI

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Una volta ero impegnato in una discussione con il dottor E. È stato qualche anno fa, ma mi accingo a condividerlo con voi in quanto ciò vi fornirà alcune informazioni sulla mia mente, la mente del Narcisista Superiore. Risponderà anche a varie domande che potresti avere e che potranno essere applicate, con adattamenti adeguati, alle menti del Medio- Rango e con ulteriori adattamenti, alle menti dei Narcisisti Inferiori.

Come parte della discussione con il dr. E, eravamo capitati sul tema del rilassamento e del riposo.

“Quando diresti che ti rilassi?” Mi chiese mentre si aggiustava gli occhiali.

“Non lo faccio.”

“Non ti rilassi”. Il dottor E disse questo più come una dichiarazione che come una domanda.

“Giusto. Come posso rilassarmi quando c’è così tanto da fare, così tanto che deve essermi fatto e possiedo una mente come la mia?”

“Dimmi, com’è la tua mente?” Chiese.

“Come pensi che sia?” Risposi. Mi piace sempre provare a portare il Dr E a imporre il suo punto di vista per tenere testa nella fase iniziale. In quel modo io sono in una posizione migliore per manipolare la conversazione.

“Se lo sapessi non ci sarebbe bisogno di tutte queste sessioni dal momento che cerco di capire la tua mente,” rispose lui.

“Ma pensavo che tu mi avessi detto di sapere tutto sulla mia specie e me?” risposi io.

“So della condizione che si suppone sia applicabile al modo in cui ti comporti, ma sarebbe arrogante da parte mia presumere di conoscere il modo in cui funzina la tua mente. Questo fa parte del lavoro che io devo fare con te, conoscere la tua mente e permettere anche a te di conoscere la tua mente.”

“Oh, la mia mente, dottore, non turbare i tuoi pensieri con quello,” sorrisi.

“Mi fa piacere sentirlo. Allora me ne parli?”

“Bene, da dove inizio? È formidabile, magnifica ed efficace.”

“Beh, torniamo a ciò che è stato detto nella prima parte di questa conversazione, va bene? Mi hai spiegato che la tua mente non ti permette di rilassarti.”

“In realtà ho detto ‘come posso rilassarmi quando ho una mente come la mia’”.

“Certo, per favore, spiegamelo in modo più dettagliato.”

“La mia mente è come un motore. È come un supercomputer. Dal momento in cui l’accendo fino al momento in cui la disinserisco quando vado a dormire, ronzio, formulazione e calcolo.”

“Quindi impegni la tua mente, l’accendi?”, Ha chiesto il dott. E.

“Assolutamente. Si spara nella vita appena mi sveglio e da quel momento in poi di continuo lavora, trama, progetta e manipola. Assorbe informazioni, rievoca informazioni, ricerca opportunità, elabora, confronta, esamina, valuta, ricorda, dichiara guerra e difende”.

“Capisco. Hai detto che la disinserisci quando vai a dormire. Dimmi di più.”

“È semplicissimo. Appoggio la testa sul cuscino e decido che è ora che si spenga. È come staccare la spina. Appena l’ho fatto, la mia mente si svuota e sono subito addormentato.”

“Non stai sveglio a ripensare a cosa è successo durante il giorno o cosa hai fatto o cosa potrebbe essere necessario fare il giorno dopo?”, chiese il dott. E.

“No. Ho già fatto tutto questo. Non ha molto senso contemplare ciò che è già successo. Non può essere cambiato nè modificato. Ha già raggiunto il suo scopo. Non c’è nulla da guadagnare nel ritornarci sopra.”

“Ma non ti piace sederti a ripensare ai tuoi ricordi?”

“A volte, ma lo faccio solo quando so che posso usarli in qualche modo. Per esempio, riesumerò i ricordi per raccontare una storia a qualcuno allo scopo di spiegare qualcosa. Potrei riprendere certi ricordi ai fini della valutazione, allo scopo di usarli per affrontare qualcosa nel presente. Devono sempre avere un uso, uno scopo, un senso. In quelle situazioni hanno uno scopo per me. Altrimenti un ricordo è solo una cosa passata e inutile.”

Il dottor E rimase in silenzio mentre scarabocchiava nel suo taccuino nero e rosso.

“Scegli intenzionalmente questi ricordi?” Chiese. Io annuii. Sapevo cosa sarebbe successo dopo. Ero preparato.

“E scegli quei ricordi perché hanno uno scopo per te?”

“Sì.”

“Non ti piace ripensare agli eventi e ricordare?”

“No. È una perdita di tempo. È andare a rivedere qualcosa che è successo. Questo si è già sperimentato e ciò che ne è derivato ne è già stato derivato. È inutile continuare a tornare su qualcosa quando si sa già di cosa si tratta.”

Il dottor E continuò a scrivere.

“Alcuni ricordi affiorano senza che tu li scelga?” Chiese. Io annuii di nuovo.

“Cosa ne pensi di quei ricordi?” Insistette.

“Non ci penso.”

“Non ci pensi? Non li accetti? “Chiese.

“Non ci penso.”

“E se sono persistenti, alcuni pensieri lo sono. Appaiono in modo intrusivo e rimangono. Succede con alcuni dei tuoi pensieri, forse con i ricordi? Come gestisci quei ricordi indesiderati, in particolare quelli persistenti?”

“Allo stesso modo in cui affronto le tue domande indesiderate e persistenti, rinnego la loro esistenza. Vai avanti.”

Il dottor E alzò gli occhi e incontrò il mio sguardo. La sua bocca si aprì leggermente mentre un’altra domanda si formava sulle sue labbra. Fortunatamente per lui interpretò correttamente lo sguardo nei miei occhi e la domanda trovò la morte così rapidamente come era nata e lui distolse lo sguardo.

Vi fu una pausa mentre scriveva qualcosa.

Il bastardo si era deliberatamente fermato per far sì che qualcosa riempisse il vuoto che aveva creato. Io devo sempre colmare il vuoto. Noi tutti lo facciamo. In quell’istante la gelida scena di quella giornata gelida esplose nella mia mente.

“Sei un fottuto bastardo” pensai mentre continuavo a guardare il dottor E che stava continuando a scrivere. Lo ha fatto apposta. Chi pensava di essere, a cercare di giocare con il Maestro dei Giochi? Coglione impertinente. Sentii la frase pungente innalzarsi dentro di me, bruciante e acida, e io ero pronto a lasciare che uscisse a fontana e schizzasse contro di lui, ma mi fermai. No, non qui. Non adesso. Troppo presto. La prenderà un’altra persona invece, porterà il peso degli insensati tentativi del dottor E di migliorarmi. La prima persona che incontrerò all’uscita da questo luogo riceverà ciò che il Dr E dovrebbe ricevere.

La furia crescente aveva almeno distrutto l’immagine. Era andato. Ero al sicuro.

Il dottor E tornò di nuovo in vita.

“Cosa mi dici del fatto di sentirti preoccupato per ciò che potrebbe essere necessario fare o provare rimpianto per qualcosa che è successo? Queste sono le tipiche cose che possono impedire a una persona di addormentarsi dal momento che la sua mente si concentra e analizza queste cose.”

“No. È inutile e una perdita di tempo. Non mi preoccupo per le cose. Vado avanti e le controllo. Non ho nulla da rimpiangere. Ogni decisione che ho preso era quella giusta in quel momento”, spiego.

“Ma cosa succede se non è quella giusta col senno di poi?”

“Non guardo indietro a ciò che ho fatto e non do alcun giudizio in merito. Non serve a niente.”

“Capisco. Quindi la tua mente è priva di qualsiasi cosa quando vai a dormire?”

“Esatto. La macchina è stata spenta perciò vado subito a dormire e dormo sempre bene.”

“Sogni?”, Ha chiesto il dott. E.

“Potresti essere più specifico? Sogno o faccio sogni quando dormo?”

“Parlami di entrambe le cose”, suggerì il dott. E.

“Io non sogno io faccio. Sognare è per il romantico e per i fantasisti, io creo e faccio”.

“Molto bene e che dire dei sogni quando dormi?”

“Non ne faccio mai.”

“Potresti farli ma non riesci a ricordarli?” Suggerì il dott. E.

Scrollai le spalle.

“Non sogno mai.”

“Va bene. Quindi tra veglia e sonno la tua mente corre sempre giusto? Dimmi, che cosa la fa correre?”

“Carburante. Da dove arriverà il mio carburante, chi lo fornirà, quanto, come posso ottenerne di più, ce ne sarà abbastanza, chi altro ho bisogno che mi fornisca carburante, quale sarà il modo migliore per ottenere carburante da questa persona o situazione, a chi posso fare affidamento per una fornitura quasi costante di carburante, perché il carburante è calato, perché questo carburante si è fermato, perché non posso ottenere il carburante, come posso aumentare il carburante?”

“Pensi a qualcos’altro? Ad esempio, come la visione di alcune colline potrebbe essere bella o come non vedi l’ora di andare a una partita di calcio con un amico?”, Ha chiesto il dott. E.

“Penserò a quanto è bella la visione di dirlo a qualcuno più tardi per renderlo gelosi perché io l’ho vista e lui no così reagisce e mi fornisce carburante. Attendo con impazienza la partita di calcio per trascorrere del tempo con qualcuno che mi fornirà carburante e che mi consentirà di studiare come si comporta a questa partita in modo da poter raccogliere più carburante”.

“Quindi la tua mente è concentrata sul carburante tutto il tempo?” Chiese il dottor E.

“Sì.”

“Lo trovi stressante?”

“A volte, ma una volta che raccolgo il carburante, mi sento potente e questo dissipa la mia sfinitezza.”

“E se non riesci a ottenere il carburante, suppongo che la sfinitezza diventi maggiore?” Suggerì il dottore.

“Non può mai esserci un periodo in cui non posso ottenere carburante. Ecco perché la mia mente lavora così duramente e corre sempre”.

Il dottor E annuì e prese più appunti che poteva. Io pensavo a come il mio ultimo messaggio a Kim l’avrebbe sconvolta e sentii un’ondata di potere mentre cominciavo a considerare a dove portare Samantha questa sera per sfoggiarla in un luogo adeguatamente impressionante e poi ricordai che avevo bisogno di inviare quaalche altra e-mail per continuare la mia campagna contro Andrea e ci sarebbe stata un’opportunità domani al lavoro per mettermi in mostra con la presentazione che stavo facendo e sapevo che avevo necessità di fare un paio di telefonate spiacevoli a un collega per tenerla sulle spine e a bocca aperta per il mio potere.

“Sì, corre sempre”, aggiunsi mentre il dott. E continuava con la sua scrittura.

“Corre e vince quella gara,” conclusi e sentii la familiare agitazione poiché era ora di lasciare il suo studio e continuare con la gara.

H.G. TUDOR

A Glimpse Into The Greater Narcissist’s Mind – Reflections