📰 IL NARCISISTA E IL LUTTO

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Il lutto. Potresti pensare che questo sia un concetto estraneo alla nostra tipologia. Lo è e non lo è. Da un lato non sentiamo il lutto ma comprendiamo cosa sia e cosa genera nelle altre persone specialmente quelle che sono di natura empatica e che sono state invischiate con noi. Abbiamo osservato quasi con curiosità infantile quando hai ricevuto notizie riguardo al trapasso di un parente. Se questo è accaduto durante il periodo d’oro, almeno hai ricevuto un po’ di falsa empatia nella forma di qualche supporto e comprensione costruiti per far sembrare che almeno ci importasse in qualche modo. Se è morto il tuo animale domestico durante la svalutazione, un animale amato a lungo, allora avremo guardato la tua manifestazione di tristezza, nostalgia e lutto con disprezzo e gelosia. Non ti avremo supportato ma piuttosto detto qualcosa per provocarti come,

“Non so perché ti sconvolga tanto, è solo un cane.”

Così ti sei nuovamente focalizzato su di noi invece di crogiolarti nel tuo dolore personale. Abbiamo assistito al lutto negli altri, osservato ed imparato come si manifestava. Abbiamo ascoltato (quando serviva al nostro scopo) durante il periodo d’oro di come ti fa sentire e archiviato tutte queste informazioni. Noi non sentiamo il lutto. Possiamo esibirlo per interesse delle apparenze se questo ci farà ottenere carburante e per preservare la facciata, ma non viene mai sentito. D’altra parte tu sperimenti il dolore della perdita in modo intenso, data la tua capacità di sentire ed empatizzare. Abbiamo visto il tuo dolore per un parente deceduto, un amico perso improvvisamente e violentemente in un incidente d’auto, la celebrità che adoravi che è morta dopo una lunga battaglia contro la malattia. Sappiamo solo di quanto sei capace di provare dolore e sappiamo che non solo questo ha il potenziale di essere una potente fonte di carburante ma riconosciamo l’effetto paralizzante che ha su di te. Il dolore prende il controllo e ha la capacità di impedirti di funzionare in modo efficace. Non solo questo, la sua capacità paralizzante è tale che può impedirti di scappare da questo stato di lutto, mantenendoti bloccato in modalità afflizione, incapace di voltare pagina. Il dolore è un’emozione intensa. L’abbiamo visto. Dai gemiti di pianto dei genitori a cui viene comunicato il ritrovamento del corpo dei propri figli scomparsi al cordoglio dignitoso dei veterani di guerra fermi in silenzio mentre una singola lacrima scende dalla loro guancia mentre rendono onore ai loro compagni caduti. Che sia il rumore o il silenzio ad accompagnarlo questo dolore rimane una potente emozione e naturalmente una di quelle che la nostra tipologia è interessata ad attingere per lo scopo di estrarre carburante. Noi vediamo che il dolore ha due funzioni. Ti mantiene in uno stato di paralisi e quindi ne segue che continuerai a pompare per noi carburante negativo da estrarre.

Ora, non sto certo suggerendo che mi lancerò in qualche tipo di follia omicida uccidendo i tuoi animali, abbattendo le tue celebrità preferite e uccidendoti amici e famiglia, al fine di creare questo continuo stato di lutto. Sebbene qualcuno potrebbe vedere una certa attrazione nel farlo, gli sforzi implicati e tra l’altro i notevoli aspetti negativi di tale azione fanno sì che non sia qualcosa in cui ci imbarcheremmo. No, piuttosto c’è un modo alternativo di cercare di creare un duraturo stato di lutto da parte tua. Vogliamo che tu sia in lutto per noi.

Questo non implica prendere le nostre vite. Raramente commettiamo un tale atto. Lo minacceremo, certamente, come parte di un riaggancio, ma noi pensiamo che il mondo abbia bisogno di noi e quindi è estremamente raro che commettiamo un suicidio. Però faremo in modo di farti sentire in lutto per noi e lo faremo quando alla fine ti scaricheremo dopo una crudele svalutazione. Quando questo scarto ha luogo ti lasceremo con tre perdite per cui proverai dolore. Il tuo lutto sarà prolungato perché sono tre perdite e quindi questo massimizza non solo la prospettiva di paralisi ma anche un periodo più lungo di fornitura di potente carburante.

1. PERDITA DI CIÒ CHE PENSAVI FOSSIMO

La prima perdita è la perdita di ciò che pensavi fossimo. Sei stato sedotto e hai perso la testa per questo affascinante individuo che rispecchiava qualunque cosa che ti piaceva o non ti piaceva. Abbiamo soddisfatto tutti i requisiti, dichiarato di essere la tua anima gemella, dato un amore perfetto, reso ogni giorno speciale e ti abbiamo reso entusiasta di vederci e sentirci. Abbiamo creato un inizio così meraviglioso della relazione, niente che avessi sperimentato prima. Ti comprendevamo, ci interessavamo, ti mostravamo una passione tale, ascoltavamo e ci coinvolgevamo in quelle cose che hai sempre desiderato condividere con qualcun altro. Ci siamo avvolti attorno a te, abbiamo pervaso la tua essenza più profonda e intrecciato le nostre vite così che tu non eri mai stato così felice e non avresti mai potuto comprendere il momento in cui un’estasi così deliziosa sarebbe finita. Ma lo ha fatto e in che modo.

La perdita di qualcosa di così luminoso e splendido ti ferisce e ti fa sentire come se avessi subito l’esperienza di un lutto così intenso e doloroso. Nonostante tu senta le parole che ti dicono che era un’illusione, che nulla di tutto questo era reale e che devi lasciar perdere, è ancora così difficile accettare tutto questo e ti manchiamo. Oh quanto ti manchiamo. Ti manca quella persona meravigliosa che eravamo all’inizio e vuoi questa persona indietro. Non importa quante volte ti sia stato detto che lui o lei erano solo una creazione, che era un’illusione concepita per ingannarti e che non ti abbiamo mai amato e che non abbiamo mai pensato o provato ciò che ti dicevamo, è comunque incredibilmente difficile da accettare. Proprio come qualcuno che non riesce ad accettare che qualcuno che è morto non entrerà dalla porta da un momento all’altro, non riesci ad accettare per molto tempo che la persona che pensavi fossimo se n’è andata. Sappiamo cosa penserai (perché abbiamo fatto sì che tu pensi e senti in questo modo) e per quanto non possiamo sempre vedere la tua reazione di cavalcare il dolore della nostra assenza sappiamo cosa penserai e sentirai e questo ci alimenta. Ancora più grande è il carburante che viene dai tuoi messaggi che ci dicono che ti manchiamo, che vuoi indietro il “vecchio me” e scongiuri per un’altra chance. Il tuo lutto per la perdita della persona che pensavi fossimo, è sia enorme che prolungato.

2. PERDITA DEL POTENZIALE CHE TI AVEVAMO MOSTRATO

La seconda perdita che subisci e per cui sei in lutto è la perdita del potenziale che ti avevamo mostrato. Non c’è dubbio che fossimo geniali nel nostro lavoro. Hai visto il plauso e hai avvertito il beneficio, per un po’, dello stipendio che lo accompagnava. Hai visto i trofei accumulati per i nostri vari successi in differenti campi e hai ascoltato le altre persone parlare così bene dei nostri risultati. La compassione, la gentilezza e l’amore che abbiamo mostrato a te e agli altri (per quanto falso) ti fa ancora pensare che da qualche parte eravamo davvero capaci di questa bontà, se solo la sfruttassimo lasciandola libera. Sei stato testimone di due cose. La realtà del nostro impulso ad essere i migliori e il relativo bene che un tale desiderio e ambizione portano – un chirurgo salva vite, uno scienziato inventa cure, un imprenditore crea ricchezza e lavoro, un poliziotto rende sicuro il vicinato, un insegnante educa tantissime persone a livello elevato- significa che il nostro desiderio rampante di essere i migliori ha il notevole potenziale di fare realmente del bene agli altri. Hai visto anche qualcosa nei termini dei modi in cui trattavamo te e come persona empatica credi ancora che questa bontà possa essere liberata e usata a beneficio di entrambi così che possiamo essere felici tutti e due insieme. Sei arrivato a considerarci come una persona ferita a cui è stato fatto del male ed in unione con il tuo innato desiderio di guarire e aggiustare, hai sentito che se avessi potuto guarirci allora il beneficio condiviso sarebbe stato meraviglioso. C’era così tanto potenziale che aspettava di essere liberato e utilizzato e ora con il nostro abbandono e il tuo scarto, quel potenziale è stato perduto. Ti affliggi per questa perdita di opportunità e per come le cose sarebbero potute andare oh così differenti. Vuoi mandare indietro l’orologio, fare le cose in modo diverso e l’impossibilità di farlo ti causa un notevole lutto e dolore.

3. PERDITA DELLA TUA IDENTITÀ

La terza area del lutto che subisci dal collegamento con noi non è stare in lutto per noi, ma nasce dallo stare con noi ed è il lutto per la perdita della tua identità. Prima che arrivassimo eri felice, indipendente, forte, luminoso, ben voluto dalla famiglia, dagli amici e dai colleghi. Avevi molti interessi e ti godevi la vita. Sì, c’erano difetti e vulnerabilità ma li gestivi al meglio che potessi poiché ti eri creato una strada nella vita sapendo chi fossi. Poi siamo arrivati.

Ti abbiamo sottomesso a noi. Abbiamo sradicato le tue caratteristiche mentre le rubavamo per la nostra costruzione da mostrare al mondo oppure le erodevamo attraverso l’applicazione costante delle nostre perverse manipolazioni. La tua sicurezza è evaporata, la tua autostima è scomparsa e il senso del tuo valore è precipitato. Sei diventato progressivamente isolato, perdendo amicizie, trascurando i tuoi interessi e diventando perfino distante con la famiglia. Hai autorizzato te stesso ad essere totalmente consumato da noi. È totalmente comprensibile come sia accaduto perché volevamo che accadesse e abbiamo agito in modo da farlo succedere, ma ciò nonostante la tua perdita di identità è stata una conseguenza progressiva e subdola della presa che abbiamo mantenuto su di te. Ora, mentre stai seduto da solo, rimuginando su cosa fosse una volta, in lutto per la perdita di ciò che pensavi fossimo, la perdita del potenziale, sei anche colpito dalla perdita di ciò che eri. Non riconosci più quel volto che ti fissa vuoto nello specchio ogni mattina. Il mondo è grigio e scialbo, la musica suona aspra e stridula, le conversazioni ti irritano e ti fanno paura, perfino i tuoi cibi preferiti sanno di cenere nella tua bocca. Hai perso te stesso e il senso di idiozia per aver permesso che accadesse e il lutto connesso ad una tale perdita sono sostanziali.

Questo triumvirato del lutto derivante dall’esserti invischiato con noi ci fornisce di sostanzioso carburante e sappiamo che il fatto che sei oppresso non solo da uno o due, ma da tre forme di lutto, ti richiederà molto tempo, se mai, per scappare dagli effetti.

H.G. TUDOR

The Narcissist and Grief

📰 MORTE

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È esatto affermare in qualche modo eufemisticamente che la morte è un inconveniente per chiunque. In riferimento alla mia specie e me, causa ogni genere di problemi e questioni che sono particolarmente seccanti. La morte generalmente influenza le persone solamente in due aspetti. La propria morte e la morte di altre persone. La nostra reazione a questi due aspetti è molto lontana dalla reazione delle persone normali e specialmente di quelle che hanno una natura empatica.

Prima di tutto, come consideriamo la morte di qualcun altro.
La dipartita di un estraneo comporta una risposta da parte nostra purché realizziamo che al fine di mantenere la facciata sarebbe vantaggioso dire “la cosa giusta” e venire fuori con quelle vuote frasi fatte che la gente dice spesso quando legge di una tragedia da qualche parte. Quando questo accade e qualcuno fa menzione di qualche perdita nella vita, forse l’annegamento di un bambino che non era stato supervisionato accuratamente ed è caduto in piscina o le conseguenze di un incidente aereo, osservo le reazioni della collettività con interesse. Ci sono espressioni di shock, la dichiarazione di orrore e di come sia stato un evento terribile. Mentre guardo e ascolto mi interrogo su chi siano i più grandi ciarlatani in questi eventi. Sono io a cui non importa e non può importare ma che fingo di farlo al fine di mantenere la mia preziosa facciata o sono quelli che dicono di tenere a qualcuno che non hanno mai conosciuto e che non conosceranno mai?

Se la morte di qualcuno è più vicina a casa, un amico o un membro della famiglia allora la mia reazione non è diversa salvo il fatto che è intrisa di irritazione e in effetti spesso di rabbia per la perdita di qualcuno che era una fonte di carburante per me. Se questa persona rappresenta una fonte supplementare, allora c’è irritazione per questa perdita ma questa persona può essere prontamente rimpiazzata con un nuovo membro nascente a formare parte della mia congrega. Se la persona che è stata persa per mano del triste mietitore è una fonte primaria di carburante, allora sono consumato dalla furia. Come ha potuto questa persona trattarmi in questo modo? Ho dato loro tutto e poi mi lasciano nella maniera più totale, senza alcuna possibilità di quella dolce, dolce riparazione. Questa dipartita equivale ad una critica verso di me, un promemoria del fatto che perfino qualcuno grande e potente come me non è stato capace di fermare l’eliminazione di una forte fonte di carburante. Quindi questa critica accende la mia furia e ardo all’ingiustizia della loro morte. Alcuni che assistono a questo potrebbero scambiare questa reazione per uno sfogo dovuto al lutto per il fatto che questa persona è stata presa. Non è così. È l’esplosione dell’ira verso qualcuno che è stato così potente rispetto a me da scapparmi e quindi negarmi il mio legittimo carburante e la possibilità di predisporre un rimpiazzo. Non porto il lutto per il loro trapasso. Mi infurio per il trapasso della mia fonte di carburante.

Non aspettarti di vedermi partecipare ai funerali di quelli che sono considerati come presumibilmente vicini a me e dove comunque ci si aspetterebbe la mia partecipazione. Non sarò lì. So che esistono quelli della mia tipologia che si basano sul dramma e alle grandi emozioni connesse ad un funerale e che lo vedono come un vasetto di miele per l’acquisizione di carburante. Ci sono quelli della nostra tipologia che dirotteranno l’occasione facendo ruotare tutto intorno a loro, lamentandosi e spargendo quelle false lacrime per attirare solidarietà ben intenzionata da parte degli altri partecipanti. Ci sono quelli della nostra tipologia che creeranno una sceneggiata al funerale, arrivando tardi, arrivando ubriachi, collassando a metà della cerimonia, facendo un commento sprezzante sussurrato a voce alta per attingere reazioni da tutti gli altri che sono lì. Sì, molti della mia tipologia parteciperanno ed esibiranno il loro lutto super-recitato esclusivamente per attirare l’attenzione su di sé ed allontanarla dalla persona che ora giace nella dura e fredda terra. La nostra tipologia esprimerà il proprio enorme senso di perdita, di come il defunto fosse un padre meraviglioso, una madre amorevole, amato zio o migliore amico. Simile ad una performance senza vergogna che viene accuratamente coreografata in un nero funereo per massimizzare l’opportunità di avere i riflettori accesi su di loro e quindi bere tutto il carburante dei partecipanti. Verrà provocato un disaccordo con un altro membro della famiglia e verranno scambiate delle parole pesanti. Avrà luogo un piagnucolio sopra le righe con lamenti tipo “Non lasciarmi!” mentre la bara viene abbassata.
L’occasione della morte e della partecipazione alla cerimonia fornisce un meraviglioso palcoscenico alla nostra tipologia per mettere in scena i nostri numeri malati per far girare tutto intorno a noi, mascherato dalla finzione di vero interesse. Non ci importa. Non ci può importare. Risentiamo del fatto che questa persona ci è sfuggita. Risentiamo del fatto che tutti sono venuti per porgere i propri rispetti al defunto e non prestare attenzione a noi cosa che ci dovrebbe appartenere. Se dovessi mai essere testimone di un melodramma ad un funerale non scambiarlo per l’effetto esagerato del lutto e della perdita, stai osservando uno della nostra tipologia che sta sfruttando il momento in atto.

Questa è la risposta di molti della nostra tipologia alla perdita di un “amato” o di un “caro amico” che è morto dopo una vita intensa o che è stato preso troppo presto. Non è la mia risposta. Ho partecipato ad un solo funerale nella mia vita ed era quello di mio padre. Ho rotto il mio protocollo personale per farlo solo come conseguenza del diktat di mia madre ed anche su sollecitazione di mio fratello più piccolo che mi ha implorato di acconsentire alla richiesta di lei in modo che non scoppiasse compromettendo l’avvenimento della morte di nostro padre. Debitamente obbligato, solo per una volta, puramente al fine di soddisfare comunque i miei desideri. Volevo tenere a bada i teatrini di mia madre e osservare come rispondeva realmente alla morte e al conseguente impegno di mio padre in un altro luogo. Potresti aver letto altrove nei miei lavori di questo giorno particolare. È stata l’unica volta in cui ho partecipato ad un funerale e l’ho fatto per portare avanti la mia personale comprensione e al fine di disprezzare interiormente il modo in cui mia madre si stava comportando. Questo mi ha dato una tremenda soddisfazione.

Quindi, ho rotto il mio protocollo di non-partecipazione solo una volta ed è escluso che lo faccia di nuovo. Perché non parteciperò ai funerali quando sono l’occasione perfetta per stare al centro dell’attenzione e attingere avidamente tutto il carburante disponibile? È abbastanza semplice come ragione. Non parteciperò ai funerali perché non desidero che mi sia ricordata la mia mortalità. Come un re medievale che stava lontano dai funerali, perfino del monarca precedente e delle proprie mogli e progenie, perché avrebbe causato negli altri la contemplazione della morte del monarca attuale, qualcosa che costituiva un tradimento, non parteciperò nemmeno io. Non ho il desiderio di immaginare la mia dipartita. Non voglio riconoscere che un giorno tutto questo deve finire perché questo offende la mia nozione di onnipotenza. Non desidero indugiare sul limite di quell’abisso che è la vita, fissando nel nulla dell’oblio. Tale è il carattere definitivo della fine mortale della propria esistenza, genera e suscita la sola prospettiva di quella estinzione contro cui combatto ogni singolo giorno attraverso l’acquisizione di carburante per mantenere il mio costrutto e trattenere me stesso dal venire consegnato all’oblio. Contemplare la fine mortale è invitare l’orrida realtà dell’estinzione di chi desidero essere ed è qualcosa che non devo lasciare che accada.

Non temo la mia fine mortale perché ci sarà in vigore il mio lascito e quindi vivrò attraverso questo. No, ciò che invece non deve essermi ricordato, tramite il verificarsi del trapasso altrui e la conseguente relativa cerimonia, è che a volte vacillo sull’orlo dell’annientamento. Questo pensiero mi riempie di disperazione, solo per me stesso e quindi scelgo di non coinvolgermi in ciò che mi verrà ricordato forzatamente e brutalmente riguardo a questo.

So che alla fine la morte abbraccia tutti. Non sono un uomo stupido ed ecco perché ho lavorato per assicurare il mio lascito così che posso marciare verso la morte.

Non mi importa, salvo per la perdita del mio carburante, quando la sua fredda mano spegne le vite degli altri. La nostra specie non piange la morte altrui. Siamo incapaci di farlo. Non siamo equipaggiati per ottenerlo. Non ti aspettare mai che un sincero cordoglio possa essere manifestato dalla nostra specie.

Non mi importa di prendere in considerazione ciò che la fine mortale significa per me all’interno della mia lotta costante per tenere a bada un simile annientamento.

H.G.  TUDOR

Death

📰 IL POTERE DELLA MORTE

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“Finché ho un desiderio. Ho una ragione per vivere. La soddisfazione è morte.”

Così disse George Bernard Shaw. Per noi la soddisfazione non è la morte, ma traiamo soddisfazione dalla morte, la morte degli altri. Ho scritto su come raramente partecipo ai funerali e ho spiegato i motivi di questo, ma ciò non vuol dire che non useremo le circostanze del morire e della morte per i nostri specifici vantaggi. Infatti, dove lo spettro della morte incombe in attesa di tagliare l’ultimo sottile legame tra la persona e la vita, con la sua affilata falce, la nostra specie giunge allo scoperto strisciando per avvalersi del copioso carburante disponibile. Se dovessi vedere uno della nostra specie riapparire dopo un’assenza, c’è una ragionevole possibilità che l’odore disgustosamente dolce della morte ci abbia attratto.

Se dovessimmo apprendere che un membro della famiglia o un amico sta per andarsene in questa spirale mortale, allora questo rappresenta un’opportunità meravigliosa per la nostra specie. Per cominciare, la facciata può essere mantenuta dimostrando una falsa compassione sulle circostanze della persona la cui fine è imminente. Conosciamo tutte le frasi da sciorinare alla processione di visitatori e consolatori che sono attratti al letto del moribondo. Ci dilettiamo nel restare a veglia accanto a questa persona, anche se probabilmente non ci siamo preoccupati di lei per anni. Se qualcuno fosse così audace da chiedere perché siamo apparsi ora dopo tutto quel tempo in cui siamo rimasti lontani, ci appiglieremo a un’osservazione ingiustificata per castigare l’interlocutore.

“Come puoi chiedere una cosa del genere, in un momento come questo?”

“Questo non è dovuto a me; riguarda lo zio Malcolm.” (Come lo diciamo con una faccia seria mi sorprende ancora).

“Lo puoi dire, cosa hai fatto per lei ultimamente?” (Che verrà chiesto anche se sappiamo che l’interlocutore è stato il migliore in assoluto per la persona morente)

La nostra risposta sarà progettata per attirare una reazione emotiva e consentirci di assumere il carburante fornito.

Trasmetteremo una rudimentale apparenza di preoccupazione, anche se è tutto per far scena. Ovviamente lasceremo il grosso del lavoro ad altre persone. Non siamo lì per cambiare le bende intrise di pus o per dar sollievo la fronte febbricitante. Non ripuliremo qualcuno dopo che si sporca o si rovesciato addosso il cibo e il bicchiere con le mani tremanti e agitate. Niente affatto, ma faremo ciò che sappiamo fare meglio emetteremo una raffica di parole di vuota gentilezza, falsa compassione e considerazione fasulla nei confronti dell’individuo malato. Questo ci fa sembrare buoni agli occhi di tutte le persone riunite e i loro cenni di approvazione e borbottii di ringraziamento non solo ci forniscono carburante ma contribuiscono al mantenimento della facciata. Siamo un buon punto d’appoggio per viaggiare fin qui (venivamo comunque per un altro motivo) e offrire parole eloquenti di conforto a tutti i presenti.

Osservaci mentre ci muoviamo in mezzo a familiari, amici, colleghi e vicini che si presentano per vedere se possono aiutare mentre ci mettiamo a far da portinai. Nessuno ha il permesso di entrare senza prima vedere noi, in modo da poter risucchiare il carburante che viene fornito con una situazione emotiva così intensa. Fratelli e sorelle pieni di lacrime, zii dalla faccia severa, cugini disorientati tutti pronti perché noi mandiamo loro un commento compiacente e di sostegno, solo per ricevere i loro ringraziamenti, la loro gratitudine e approvazione.

Non permetteremo all’individuo la cui sabbia del tempo si sta esaurendo di godersi il centro del palcoscenico un’ultima volta e ci accampiamo sul suo territorio, usurpandolo attraverso un’esibizione di apparente preoccupazione e compassione. Osserva attentamente e vedrai che in realtà non facciamo nulla per la persona che sta morendo, che non è il nostro ruolo, ci sono dei servitori per questo ed è tutto indegno di noi. Invece, la vediamo come una possibilità di attingere carburante e sembrare un individuo che dà supporto che sta riunendo tutti insieme e si assicura che gli ultimi giorni della persona morente siano più felici e tranquilli possibile.

Abbiamo visto diverse volte ciò che dev’essere detto per produrre le lacrime, la testa lentamente abbassata e il sorriso debole, il tentativo di essere coraggiosi nonostante la grave tristezza. Dentro non lo sentiamo mentre salutiamo ogni persona. Ci sentiamo rinvigoriti dal carburante che scorre. Gironzoliamo attorno al letto, osservando come si pone il nuovo arrivato di fronte al nostro incarico, commentando ciò che stavamo facendo per loro (in effetti è qualcun altro che si è preso cura di loro ma siamo contenti di prenderci il merito) così otteniamo ulteriore approvazione e ringraziamenti. Riteniamo che questi visitatori siano venuti davvero a vedere noi, a ringraziarci per il nostro lavoro, la nostra generosità e la nostra grandezza, piuttosto che per la persona morente e stremata nel letto vicino. Come un macabro cuculo, noi compariamo e ci impadroniamo dell’atto finale di questa persona, rivendicandolo per noi stessi, le nostre linee di carburante intanto si snodano verso chiunque appaia.

Ovviamente rimane ancora l’opportunità di attingere carburante dall’individuo morente. Anche se può guardarci attraverso gli occhi nocciola morfina e mormorare parole sotto sedazione che sono difficili da discernere, la tenuta della loro presa sul nostro braccio o sulla mano ci dice molto su come apprezza ciò che stiamo facendo. Mentre il suo tempo in questo mondo volge al termine, vediamo ancora la possibilità di estrarre un po’ di carburante da questa persona mentre tiriamo fuori i noti convenevoli per un momento come questo. Non li diciamo per trasmettere conforto, ma solo per garantire che ci arrivino apprezzamenti, gratitudine e ringraziamenti e, a loro volta, ci alimentino.

Come guardiani e capo-consolatori ci posizioniamo al centro di ogni cosa durante questo periodo. Facciamo poco, ma dirigiamo gli altri e diamo comandi e osservazioni verbali, ognuno dei quali è strumentale. Cercheremo di creare ancora più carburante protendendoci in giù e ascoltando attentamente mentre il morente parla, forse le sue ultime parole mentre annuiamo e li accarezziamo gentilmente con la mano, il prescelto per il loro discorso finale. Prenderemo queste parole e le useremo a nostro vantaggio. Se la vedova in lutto, chiamiamola Emily, chiede cosa ha detto il suo defunto marito, potremmo omettere le sue effettive parole e dire,

“Ha detto, di’ a Emily che mi dispiace per quello che ho fatto.”

Il suo sguardo di confusione alla nostra falsa affermazione ci darà carburante. In alternativa, potremmo dire,

“Ha detto, di’ a Rose che l’amo così tanto.”

Il suo sguardo perplesso mentre chiede “Chi è Rose?” genera un ulteriore mucchio di carburante.

E ancora, possiamo fingere che ci sia stato rivelato un grande segreto e che non possiamo dire di cosa si tratta per attirare domande e attenzioni su di noi.

Certamente, ci possono essere casi in cui vi è l’ultima possibilità di attingere un po’ di carburante negativo, di far diventare fiamme quegli occhi offiscati per l’ultima volta dallo shock, dal dolore e dalla confusione. Un’opportunità per avvicinarsi e sussurrare un’ultima frase caustica, progettata per condannare questa persona disgraziata a passare i suoi ultimi momenti nel tormento, incapace di rispondere in modo efficace, le sue smorfie e gesti graffianti indicativi del disagio che è stato causato dalla barbarie d’addio che gli è stata gentilmente detta nelle orecchie. Uno scoppio di carburante negativo di commiato che sottolinea il nostro senso di onnipotenza per il fatto che possiamo ancora raggiungere questo risultato anche in un momento come questo. Un tale atto viene solitamente conservato per qualcuno che crediamo veramente lo meriti.

Durante la mia vita ho conosciuto un maestro professionista di tali comportamenti. Dal bambino silenzioso fatto sedere e osservare, all’adulto esperto che può vedere subito attraverso questa facciata e che sa cosa sta succedendo veramente. Ho visto tutte queste mosse, azioni e comportamenti messi in atto da questo presunto paladino di compassione e per tutto il tempo sapevo cosa stava realmente accadendo.

Forse non ho copiato molto spesso questi comportamenti in modo esauriente per me stesso – di solito perché il tempo non mi ha mai permesso di trascorrere giorni del genere a fare questo tipo di veglia – ma l’ho visto quando ero più giovane e impresso istantaneamente quando ero più vecchio, così come i ricordi di altri che si incastrano tutti insieme. Io so cosa fa lei. Quando arriva, vestita in modo impeccabile, con i tacchi che fanno click sul pavimento mentre si mette al centro della scena, mi concentro su quel click clic e so che il coleottero orologio della morte è giunto.

Ho imparato e potrei ancora scegliere di far valere quelle lezioni in caso di necessità, ma so per certo che cercherò l’ultima fonte di carburante negativo prima del rantolo della morte. So per chi conserverò il commento che ho scelto per ottenere quella soddisfazione dalla morte.

H.G. TUDOR

The Power of Demise

📰 FINO ALLA MORTE NON CI SARÀ DISIMPEGNO

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La parola “scarto” è ben nota nel lessico del mondo narcisistico. Io preferisco disimpegno poiché è più accurato. Il nostro rifiuto di te è temporaneo. Tuttavia, per questioni di familiarità, questo articolo persisterà con scarto.

Lo scarto costituisce uno dei quattro capisaldi del tradizionale abbraccio narcisistico. La seduzione, la svalutazione, lo scarto e il recupero. Ci sono molte varianti su questo, qualcosa di cui molti commentatori e vittime non si rendono conto, ma quello è un argomento per un altro giorno.

Scarto porta con sé un senso di irrevocabilità. L’impressione che noi abbiamo estratto da te tutto il possibile e che finalmente abbiamo finito con te. Hai adempiuto al tuo scopo e non abbiamo più alcun bisogno di te. Non credo che scarto sia una descrizione accurata. Certamente ti gettiamo da parte senza preoccuparci del tuo benessere o stato emotivo. Improvvisamente smettiamo di comunicare con te. Non puoi contattarci dal momento che scompariamo, allontanandoci dalla faccia della terra. Se ricevi una sorta di mezza spiegazione, allora dovresti considerarti abbastanza fortunato a ricevere anche quella. Tuttavia, noi non abbiamo mai finito con te. Lo scarto in quanto tale è una cessazione temporanea della danza in cui io e te ci impegniamo.

Ho già scritto altrove dei motivi principali per cui scartiamo e tra questi il principale è il fatto che abbiamo acquisito un nuovo giocattolo. Tu sei vecchio, stantio e non più divertente così vieni lasciato in fondo alla scatola dei giocattoli mentre ci infatuiamo del nostro nuovo giocattolo lucente e sfolgorante. Ovviamente il tuo scarto non è permanente. Una volta che ti ho selezionato, hai avuto un ruolo da svolgere per il resto della tua vita quando si tratta di me. Non hai altra scelta, per quanto mi riguarda, nei confronti di questo ruolo. L’ho assegnato a te e ti ritengo obbligato a portarlo avanti per sempre. Potrei decidere di richiederti di nuovo ai fini della triangolazione. Potrei desiderare che la nuova fonte primaria pompi fuori carburante ancora più positivo perché si sente minacciata dalla tua ricomparsa. Come un cadavere, ti resuscitiamo per innervosire la nuova fonte primaria. Ti recupereremo e ti tenteremo con la prospettiva di guadagnarti di nuovo il nostro favore. Quando ti triangoliamo in questo modo, puoi essere certo che ciò che ti viene detto sarà detto in modo simile alla nuova fonte primaria. Potremmo dirti: –

“È solo qualcuno con cui passare il tempo, non è neanche lontanamente così speciale come lo sei tu per me.”

Suppergiù nello stesso periodo, diremo alla tua fonte primaria sostitutiva,

“Non preoccuparti di lei. Non riesce a dimenticare. Non ne sono sorpreso davvero, perché ho fatto così tanto per lei, ma sei tu che voglio, tu sei così speciale, molto più di quanto non lo sia mai stata lei.”

Tu sei incoraggiata da un simile incoraggiamento e raddoppi i tuoi sforzi per compiacermi nella speranza di riconquistarmi. Il rimpiazzo è stimolato da tale incoraggiamento e raddoppia i suoi sforzi per tenermi e assicurarsi che tu dimostri di non essere una tentazione per me.

Ti ricontatteremo se la nuova prospettiva risulta meno efficace di quanto abbiamo pensato. Decidiamo che deve essere relegata nel mucchio di rottami prima del solito e quindi ci rivolgeremo a quella persona che conosciamo. Tu. Sappiamo tutto su di te e su come reagirai e quindi è molto più facile tornare da te e recuperarti piuttosto che cercare ancora una persona nuova. Questo presenta il beneficio aggiuntivo che il passare del tempo ti avrà permesso di riprenderti dal nostro abuso, ma anche il desiderio che infondiamo in te, quando scartiamo, continuerà a roderti e quindi quando decidiamo di terminare lo “scarto” tu sei facile da recuperare.

Potremmo essere assolutamente felici col tuo rimpiazzo, ma decidiamo di porre fine allo “scarto” per punirti ulteriormente. In questa fase non abbiamo alcun interesse a intrattenere di nuovo una relazione romantica e intima con te. Il tuo rimpiazzo serve quel ruolo nel modo più efficace. No, noi vogliamo punirti. Ti recupereremo in un modo spiacevole e selvaggio, diffamandoti e sfoggiando il tuo sostituto a tutti quanti e spiegando quanto sia meraviglioso stare con una persona che ci comprende veramente, ci ama e non è abusiva come te.

Potremmo gettarti da parte e non avvicinarci affatto a te per settimane, mesi e persino anni. Noi sappiamo che la natura di questo “scarto” è tale che non importa quanto duramente ci provi; rimani vulnerabile ad essere risucchiato di nuovo. Questo perché non sei stato in grado di far fronte all’onnipresenza che noi abbiamo creato e ai tuoi frequenti ricordi del periodo d’oro. È anche perché tu vuoi le risposte, la definitività e la comprensione e perché noi siamo sbalzati fuori dalla faccia della terra, non hai ottenuto quelle cose e il desiderio di riceverle rimane forte anche dopo anni.

Noi non ti scartiamo veramente. Ti spingiamo da una parte, ma in seguito servirai a molti scopi. Ti riprendi, quindi la riserva di carburante aumenta di nuovo, tu sei il fornitore di carburante sia positivo che negativo, a seconda del modo in cui ti abbiamo recuperato. Sei necessario per le triangolazioni che desideriamo mettere in atto. Questo ciclo di prenderti e rimetterti giù, come e quando ci fa comodo, è una cosa che andrà sempre avanti fino al momento in cui tu decidi di rompere lo schema degli “scarti” e fuggire. Naturalmente quando tu cerchi di sfuggirci, non la consideriamo come la fine del nostro accordo vincolante. Sei mal guidato, forse nell’ascoltare le voci distorte degli altri, il che influenza il tuo giudizio. Tu, nella nostra mente, non puoi decidere quando finisce l’accordo. Durante tutta la nostra vita, ti useremo e poi ti spingeremo da una parte prima di tornare di nuovo in futuro a un certo punto. Se ci concedi il mezzo di contatto cadendo nella nostra sfera di influenza, allora ti recupereremo, perché l’opportunità è troppo buona per lasciarsela sfuggire. Vieni quindi attirato, il ciclo inizia ancora una volta e avverrà un ulteriore “scarto”. Puoi vedere dalla natura ripetuta di questo processo che non vi è alcun vero scarto, solo una temporanea cessazione del nostro intreccio, ma una tentacolo resta sempre avvolto attorno, continuando la connessione in modo che possiamo attirarti di nuovo a nostra scelta.

Anche se tu prendi provvedimenti ossia ci esponi per quello che siamo o ci metti in mostra davanti ad altre persone che accettano ciò che dici, ci ritireremo per leccarci le ferite ma anche questo scarto è temporaneo. Vogliamo ancora il tuo carburante e lo vogliamo negativo. Abbiamo anche un desiderio di vendetta. Non possiamo riprendere le cose con un metodo benigno quando accade questo e optiamo invece per l’approccio maligno al fine di estrarre carburante, ma l’intreccio ricomincerà in qualche momento futuro.

Ti abbiamo messo via ma puoi sempre essere ripreso. Sta’ certo che questo accadrà ripetutamente e anche se pensi che la natura dello scarto sia stata così dura, così selvaggia ed è sembrata così definitiva, non lo era. Torneremo, se possibile, e rifaremo tutto daccapo.

L’unico vero scarto del nostro intreccio tossico è quando uno di noi muore. Solo allora vi è l’irrevocabilità.

H.G. TUDOR

´Til Death Do Us Disengage

🎶 GIRO DELLA MORTE

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Ascolta quelle pompe di carburante che si caricano

Splish Splash anche Sploshing

Vieni sul suo bel rifornimento

Su un giro della morte insieme a te

Quelle lacrime stanno cadendo

E continui a dire “Boo hoo!”

Vieni alla tua svalutazione

Quando ho bisogno di quel carburante da te

Le tue guance sono belle e rosee

E anche il tuo naso sta sanguinando

Ma farò finta che mi dispiaccia

Anche dopo che ti ho colpito

Per favore non lasciarmi ora

Cambierò e ti attraverserò

Perché io divento nulla

Quando sono senza il tuo carburante

Ho del fango delizioso qui

Che sto per imbrattare

Tutta la tua reputazione

Perché non sei più qui

Mi hai tradito di nuovo

E sei uscita dalla porta

Ecco perché sto raccontando a tutti

Che sei un’assoluta puttana

H.G. TUDOR

Slay Ride