Il Dr. E mi spiegò di voler discutere con me il problema del rimpianto.
«Hai mai avuto rimorso per qualcosa?», chiese.
«No», risposi prontamente.
«Capisco. Cosa hai compreso riguardo al rimpianto?»
«È un’emozione di tristezza o forse disappunto per qualcosa che hai fatto o hai fallito nel fare».
«Quando hai sperimentato questa emozione?», chiese.
«Non l’ho sperimentata».
«Perché?»
«Vediamo. Probabilmente perché non ho nulla per cui esprimere rimpianto. L’assenza di qualcosa tende ad essere la ragione per cui non si ha qualcosa. Sei d’accordo?»
«Okay. Ora, in molte spiegazioni tu hai spiegato riguardo a cose che avevi fatto, sì». Notò che facevo per interromperlo ma continuò: “So che tu aggiungi dettagli alle cose a mio beneficio e apprezzo che tu condivida informazioni con me. Questi atti di commissione e omissione rendono le persone arrabbiate con te, ferite e sconvolte. Sei d’accordo?»
Annuii.
«Okay. Ora voglio ipotizzare che una persona potrebbe sentire rimpianto nell’aver causato che queste persone si sentissero in quel modo. Sei d’accordo?»
«Lei potrebbe sentire rimorso Dr. E, Io no».
“Perché?»
«Perché riguardo a quale parte del discorso, Perché lei può provare un senso di rimpianto o perché io non posso farlo?»
Se era irritato dalla mia pedanteria non lo stava mostrando.
«La seconda».
«Perché non ho colpa. In tutte queste situazioni è l’altra persona che sbaglia».
«Potresti fare qualche esempio?»
«Okay. Il cane di Kate è sparito. Si ricorda cosa le dissi al riguardo?» Lui annuì. “Se se ne fosse presa cura nel modo giusto e mi avesse dato le attenzioni che merito non si sarebbe perso. Cristopher che è stato licenziato dalla sua posizione, era un incompetente. Emily continuava a farmi la domanda sbagliata, ecco perché l’ho trattata in quel modo. Sophie continuava a chiedermi cosa stavo pensando ed è per questo che ho perso le staffe e ho rotto la sua televisione. Riguardo a Paula, era in ritardo così me ne sono andato lasciandola a piedi. Vuole che vada avanti?»
«No, è sufficiente».
«Se le persone si fossero impegnate di più, se fossero state più riflessive, questo non sarebbe successo. Io lo faccio, perché loro no? Glielo dico io perché. Diventano deboli e autocompiaciuti. Pensano di poter evitare di investire energie nella nostra relazione, che sia intima o meno. Se non si nutre qualcosa appassirà e morirà. Fanno tutto da soli e sono gli unici che sbagliano. La mia reazione è perfettamente naturale. Io sono in diritto di rispondere in quel modo. Loro non possono giudicarmi, non hanno la giurisdizione per farlo, certamente non quando mi deludono ogni singola volta. Fanno tutto da sole con la loro debolezza e il loro piagnucolare, la riluttanza nel fare quello di cui c’è bisogno, quello che io ho bisogno. Mi danno il voltastomaco dottore, mi fanno davvero vomitare. Hai una qualche idea di come sia difficile trovare qualcuno che mantiene vivo il mio interesse, qualcuno abbastanza brillante da eguagliare la mia brillantezza? È impossibile. Ci ho provato Dr. E, ho sputato sangue per provare ad offrir loro il mondo nella speranza che almeno una di loro corrispondesse alle mie aspettative e non mi deludesse. Succede sempre. Resto sempre deluso. Lei lo ha fatto la prima volta, poi è successo ancora e ora si è ripetuto. Perché? Cosa faccio di così sbagliato per meritare di essere trattato in questo modo? Io non rimpiango niente, Dottore, perché niente è colpa mia».
Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR
