Io sono il mastro architetto. Ti stupirò mentre creo città dorate che riflettono la magnificenza della nostra relazione. Con vetro e cromo costruisco quei grattacieli che si ergono imponenti verso il cielo, testimonianza dell’altezza a cui ti porterò.
Fiumi puliti e scintillanti attraversano il cuore di queste città, sorretti da ponti intricati. La lavorazione della pietra sugli edifici più eleganti porta l’impronta del maestro artigiano che sono.
La mia tecnica e il mio genio superano qualsiasi cosa tu abbia mai visto. Parchi e giardini curati con attenzione, animati dal canto degli uccelli offrono oasi verdeggianti in varie parti di queste città, veri paradisi per la flora. Oltre i confini urbani, rigogliose praterie si estendono fino all’imponente grandezza delle catene montuose.
Mantengo il cielo di un azzurro splendente per tutto il giorno, salvo al tramonto, quando lascio che alcune nuvole si staglino all’orizzonte, contribuendo alle sfumature mozzafiato di rosso, arancione, giallo e viola che intesso nel cielo.
Il mio impero è vasto, splendente e maestoso. È tutto opera mia, realizzato con cura per creare qualcosa che rifletta davvero la nostra relazione, costruito su fondamenta solide e realizzato con i materiali più affidabili e duraturi. Non ho badato a spese, non sono ricorso a pietra, legno o acciaio di dubbia qualità e origine. Nulla cadrà, ma resisterà per sempre in omaggio a te e a me.
Eppure, nonostante tutto questo splendore che ho creato con le mie mani, prenderò un fiammifero e appiccherò un incendio che divorerà tutto. Voglio vederlo inghiottito nell’inferno della mia stessa creazione. Non ha senso; non c’è logica nel bruciare ciò che ho costruito.
L’ingiustificata distruzione di una simile bellezza è abominevole e va contro i principi di ogni individuo ragionevole. Le fiamme bruciano con tale intensità che l’acciaio si scioglie, mentre gocce sfrigolanti di metallo fuso lasciano il segno sulla pietra, facendola rompere e sgretolarsi. Il vetro si frantuma, e schegge annerite cadono al suolo, mentre il fragore della distruzione viene mascherato dal ruggito delle fiamme.
Resterò lì a osservare questa terribile distruzione con un ghigno contorto sul viso, i miei occhi vuoti che riflettono pilastri di fiamme arancioni. Tu, inginocchiata sotto di me, con la testa tra le mie mani, sarai costretta a contemplare questo spettacolo di carneficina e distruzione.
Le tue lacrime scorrono, solcando la fuliggine che ha adornato i tuoi lineamenti, mentre la foschia del calore tremola davanti a te e i tuoi singhiozzi risultano inudibili di fronte alla ferocia del fuoco che brucerà per giorni.
Ti costruirò un impero e poi lo raderò al suolo.
Questo il mio modo di fare, e così resterà per sempre.
Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR
