PSICOPATICO: VUOTO

Il vuoto interno è simile a un vasto paesaggio desolato privo di punti di riferimento emotivi. È un’assenza pervasiva, un vuoto emotivo che mi separa dalle profondità della connessione e della comprensione umana. Quella separazione è necessaria, importante e benvenuta. Non mi manca quello che non avevo. Mancano emozioni profonde come l’amore, la compassione e la genuina empatia. Mancano perché per me non sono necessari, anzi sono un intralcio.

Ho un senso di distacco dal mondo e chi mi circonda osservo le emozioni e le reazioni delle persone con una curiosità clinica, come se studiassi campioni in un laboratorio. Non ho la capacità di sperimentare in modo genuino la ricchezza emotiva che colora le interazioni umane, questo propaga il vuoto, mantenendo quel senso di distacco e di isolamento.

Senza la capacità di un’autentica empatia emotiva, capisco ma non mi relaziono alle esperienze emotive degli altri. Imito risposte emotive socialmente appropriate, ma rimane un atto superficiale, privo di sentimenti autentici. Il vuoto onnipervadente domina. È purificante ed efficace. L’assenza di empatia mi consente di manipolare e sfruttare gli altri senza rimorsi, vedendo gli individui semplicemente come oggetti nella mia ricerca di guadagno personale.

Il vuoto che provo è spesso accompagnato da un’inquietudine pervasiva e costante. Cerco stimoli e novità nel tentativo di riempire il vuoto, per molti della mia specie questo significa impegnarsi in comportamenti impulsivi e rischiosi, ma aiutato dalla mia funzione esecutiva superiore mi impegno in rischi calcolati e l’unico impulso che provo è il desiderio di bandire la noia. La ricerca del potere, del controllo e del dominio diventa uno sbocco per il mio vuoto emotivo, offrendo un sollievo temporaneo dal profondo senso di vuoto che caratterizza il mio mondo interiore.

Nelle mie relazioni posso coltivare un fascino e un carisma superficiali, comportandomi come un camaleonte per adattarmi a diversi contesti sociali. Tuttavia, sotto questa facciata si nasconde l’incapacità di formare profonde connessioni emotive. Le mie interazioni mancano dell’autentico legame emotivo che la maggior parte delle persone sperimenta, lasciandomi perennemente all’esterno, guardando dentro. Questo non mi riguarda, mi avvantaggia di rimanere vuoto, non offuscato dall’intera gamma di emozioni. Il vuoto aiuta il mio processo decisionale basato sull’evidenza.

Alcuni psicopatici possono possedere una gamma limitata di emozioni piuttosto che una completa assenza, ma tutti abbiamo il vuoto.

All’interno della mentalità psicopatica, il vuoto non è vissuto come fonte di angoscia o desiderio, ma piuttosto come uno stato di distaccata chiarezza. È come se esistessi in un regno privo del peso gravoso delle emozioni che affliggono gli altri. Questa assenza di profondità emotiva mi concede una certa libertà dai vincoli e dalle vulnerabilità che le emozioni impongono.

Il mio vuoto emotivo mi protegge dalla solita serie di preoccupazioni umane. Non c’è rimorso che mi perseguiti, nessuna empatia che ostacoli le mie azioni calcolate e nessun sentimentalismo che offuschi il mio giudizio. Navigo nel mondo con un’efficienza spietata, libero dai grovigli emotivi che ostacolano gli individui comuni.

Nelle relazioni, il mio vuoto si manifesta come un comportamento freddo e calcolatore. Vedo gli altri come strumenti da manipolare o ostacoli da superare, piuttosto che come individui con le proprie emozioni e bisogni. L’assenza di una connessione genuina mi consente di sfruttare e abbandonare le persone senza esitazione, poiché mi manca la capacità di formare attaccamenti significativi o provare il dolore della separazione. Invece il vuoto funge da cuscinetto contro quelle cose.

Il mio vuoto interiore spesso mi costringe a cercare sensazioni intense e attività ad alto rischio. Sono guidato da un costante bisogno di stimoli, cercando disperatamente di riempire il vuoto con brividi momentanei. Questa ricerca dell’eccitazione può manifestarsi in comportamenti impulsivi per alcuni, come impegnarsi in attività pericolose, cercare potere e dominio o indulgere in piaceri edonistici.

Mentre il vuoto mi protegge dal tumulto emotivo, mi priva anche della ricchezza e della profondità dell’esperienza umana. Lo capisco da chi ho osservato e ascoltato, ma non mi riguarda. Sono sempre un osservatore distaccato, guardo il flusso e il riflusso delle emozioni negli altri senza partecipare veramente. Capisco i meccanismi delle emozioni, ma mi manca la capacità di sentirle genuinamente, lasciandomi perennemente ai margini del vibrante arazzo dell’esistenza umana.

L’oscurità all’interno del vuoto di uno psicopatico è un vuoto che divora ogni parvenza di umanità o bussola morale. È un’assenza agghiacciante che mi avvolge, lasciando dietro di me un’entità fredda e calcolatrice priva di empatia, rimorso o qualsiasi genuina connessione con gli altri.

In questa oscurità mi godo il potere che esercito su coloro che incontro. Provo un piacere contorto nel manipolare e sfruttare individui ignari, vedendoli come semplici pedine nel mio gioco sadico. Qualsiasi cosa per alleviare la noia. L’assenza di empatia mi permette di infliggere dolore e sofferenza senza un barlume di rimorso, assaporando il controllo che esercito sulle mie vittime.

Il vuoto è punteggiato da una natura predatoria. Mi aggiro nella vita, alla ricerca di bersagli vulnerabili per soddisfare la mia insaziabile fame di dominio e controllo. La mia vuota esistenza è guidata da un’inesorabile sete di potere, poiché traggo piacere dal dominare e soggiogare gli altri, assaporando la mia capacità di ridurli a semplici giocattoli.

Nelle profondità della mia oscurità, il mio vuoto è mascherato da una facciata di fascino e carisma accuratamente realizzata. Mi presento come carismatico e coinvolgente, manipolando abilmente gli altri per soddisfare i miei desideri. È una maschera che nasconde l’abisso interiore, permettendomi di navigare nella società senza essere scoperto, mentre la mia vera natura rimane nascosta nell’ombra.

L’oscurità del mio vuoto si estende oltre le relazioni individuali, permeando la mia visione del mondo e le mie azioni. Posso impegnarmi in attività criminali senza esitazione, spinto da un completo disprezzo per le norme sociali e i valori morali. Le mie azioni sono guidate esclusivamente dall’interesse personale, mentre navigo in un vuoto morale, non influenzato dal peso della coscienza o della colpa.

Il mio vuoto mi sostiene. È il mio motore, mi spinge in avanti e mi assicura di essere libero. So che una simile descrizione di quel deserto ululante allarma coloro che sono influenzati dalle loro emozioni, ma io sono una macchina diversa.

Sono una macchina efficace.

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR