PSICOPATICO: NOIA

La noia è in agguato.

È uno stato dell’esistenza che vuole diventarmi fin troppo familiare, come se fosse una compagna sgradita ma inevitabile. Non lascerò mai che sia quella compagna. Si affretta a rendere nota la sua presenza, scendendo con eccessiva fretta per avvolgere il suo essere beige attorno a me, riducendo ciò che è straordinario a banale. Ciò che era iniziato come scintillante diventa soporifero. Trovo affascinante (almeno per un certo periodo) che ci sia chi siede a bocca aperta guardando gli stessi eventi che gli accadono intorno, gli stessi volti, le stesse parole e gli stessi comportamenti noiosi, noiosi, noiosi. Come fanno ad avere una simile tolleranza per ciò che è noioso? Si alzano in un mondo che era esattamente lo stesso del giorno prima e del giorno prima ancora e continuerà con tale insensibile mancanza di vita mentre precipitano nella monotonia.

La noia appare e con prevedibile monotonia cerca di insediarsi in ogni angolo della mia mente, come una fitta nebbia che appesantisce i miei pensieri e soffoca ogni scintilla di interesse o di entusiasmo. Rende il passare del tempo come un tratto interminabile, rimuovendo ogni senso di urgenza o scopo che normalmente mi spinge avanti.

Se abbasso la guardia e gli concedo la supremazia, prenderà possesso dei miei sensi senza alcuna apparente logica o ragione, facendomi mettere in discussione il concetto stesso di scopo e produttività. È come se il mondo intorno a me fosse un vasto palcoscenico, ma mi ritrovo senza una sceneggiatura o un ruolo da interpretare.

Con il passare delle ore, la mia mente vaga tra motivazioni e desideri. La cascata tumultuosa di pensieri e desideri necessari per allontanare questa noia. La mia natura è tale che ho così tante opzioni, così tante opportunità in cui posso cercare cose fresche, rinvigorenti e scacciare l’avanzata della noia. Eppure è come una marea inarrestabile, perché non appena ho alleviato il tedio, comincia a far sentire ancora una volta la sua presenza e così cerco un gusto diverso, una nuova vista, un suono sconosciuto o un’occasione mai avuta. Come sopravvivono gli ordini inferiori senza una mente così vivace e l’accesso alle opportunità? Si sono evoluti diversamente? Si accontentano del monotono? È in qualche modo confortante e familiare per loro? Come non voler cambiare, sconvolgere, alleggerire, mescolare, esplodere? Com’è possibile che si accontentino di sedersi come sacchi di fatica supina, a bocca aperta davanti allo stesso mondo che li circonda? Com’è possibile che dentro di loro non ci sia un motore del caos che cerchi di emergere?

La noia si insinua attraverso ogni fessura della mia psiche e vi si stabilisce, come se avesse il diritto di essere presente. È un’emozione che resiste ai miei tentativi di affrontarla; preferisce restare sullo sfondo, stuzzicando il mio desiderio di stimoli. Portami la dolce salvezza attraverso gli stimoli perché ne sono diventato un maestro. Li cerco, li guido, li creo.

Noto il disinteresse che accompagna la noia, mentre il mio sguardo vaga senza meta e la mia attenzione si sposta da una cosa banale all’altra. Il mondo perde il suo splendore e anche le attività e le esperienze più accattivanti sembrano noiose e poco attraenti. C’è un curioso intorpidimento che pervade la mia percezione, un’indifferenza verso gli aspetti un tempo eccitanti e vibranti della vita. No, questa è la morsa della noia che ancora una volta cerca di farmi piacere tutte queste cose. La rifiuto. Troverò gli stimoli di cui ho bisogno, a qualunque costo.

In questi momenti la noia assume una peculiare dualità. È sia un’assenza di stimoli che una mancanza di investimento emotivo. Mi disconnette dal presente, oscurando ogni opportunità di connessione o coinvolgimento. Eppure, mi ricorda anche che sono libero di vagare nella vasta distesa dei miei pensieri, libero da richieste o aspettative esterne.

La noia, nel suo modo peculiare, funge da invito a esplorare i limiti del mio panorama mentale. Pone le basi per scoperte creative. Trovo opportunità nell’idea che la noia sia per me catalizzatore di rinnovata ispirazione o di meritate scoperte.

Mi rifiuto di accettare che la noia sia una parte naturale dell’esperienza umana, una compagna che arriva senza preavviso e se ne va altrettanto silenziosamente. Riconosco la sua presenza, osservo il suo impatto, altrove e ora mi assicuro di realizzare l’inevitabilità della sua definitiva dipartita.

Osservo la noia con giudizio e assoluta resistenza. La vedo come uno stato temporaneo, una fase passeggera a cui non bisogna permettere di stabilizzarsi su di me, per altri è semplicemente una parte intrinseca della vita, per loro è un promemoria del fatto che non tutti i momenti saranno pieni di eccitazione o scopo ed è per questo che io non sono mai stato come gli ordini inferiori.

Sono in grado di vedere oltre il disagio superficiale che la noia può portare. Invece di sentirmi frustrato o irrequieto, riesco ad accettare la necessità di andare avanti, di produrre stimoli, spesso attraverso il gioco utilizzando gli apparecchi che trovo intorno a me. La natura in agguato della noia fa sì che i giochi debbano essere sempre condotti e io sono il giocatore di quei giochi, stimolato, arricchito e rinvigorito. Con la noia dissipata, mi impenno, facendomi strada nel mondo intorno a me, attirando, consumando e gettando via, tutto in nome degli stimoli.

La noia mi offre anche l’opportunità di esercitare la mia creatività. In assenza di stimoli esterni, posso approfondire la vasta distesa della mia immaginazione. Mi ritrovo a esplorare nuove idee, impegnarmi nell’espressione artistica o cercare nuovi hobby per alleviare la monotonia. Questa prospettiva distaccata mi permette di staccarmi dal peso della noia e di avvicinarmi ad essa come un’opportunità di esplorazione intellettuale. Non ho alcun legame emotivo, con nessuno. Non ho alcuna cura o preoccupazione per loro. La preoccupazione è straniera nella mia terra. Questa assenza di connessione con gli altri mi lascia così tanto tempo da dedicare a me perché non ho bisogno di incanalare le mie risorse verso le persone tranne quando ritengo che vi sia una grande ricompensa per me. Alleggerito dalla compassione e dalla cura dell’empatia emotiva, sono liberato e mi viene dato molto di più, ma con ciò arriva la prospettiva della noia. Pertanto, devo preservare la mia libertà attraverso la ricerca degli stimoli.

La noia arriva, e la noia deve essere respinta perché è assolutamente vero che, poiché non bisogna permettere alla noia di mettere radici dentro di me, non devo né annoiarmi né essere noioso.

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR