L’impulsività è uno dei criteri utilizzati nella diagnosi del disturbo antisociale di personalità. Viene descritta come impulsività o incapacità di pianificare in anticipo.
È anche una caratteristica molto evidente nella psicopatia, che come sai non è una diagnosi formale, ma può essere considerata una diramazione del disturbo antisociale di personalità.
L’impulsività nella psicopatia non è semplice imprudenza. È una forza centrale, spesso distruttiva, che spinge l’individuo verso la gratificazione immediata senza considerare le conseguenze.
Questa impulsività non è uniforme. Io, ad esempio, non ho livelli di impulsività particolarmente elevati rispetto ad altri della mia stessa specie — cosa di cui ti parlerò tra poco — ma comunque si manifesta di tanto in tanto.
Non è uniforme. Io mostro comportamenti audaci e calcolati, mentre altri sono schiavi di impulsi che esplodono come ordigni incontrollati, spinti dall’incapacità di fermarsi e riflettere.
Cosa guida questa impulsività?
Alla radice ci sono fattori psicologici. Il fatto è che esiste una differenza nella capacità di autoregolazione rispetto alla popolazione generale.
Con una ridotta attività nelle aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione della paura, come l’amigdala, vengono meno i naturali freni dell’ansia che normalmente dissuaderebbero gli altri dal compiere azioni rischiose.
Noi non moduliamo le emozioni nello stesso modo, e questo crea un senso di urgenza in cui esiti negativi o positivi scatenano azioni impulsive.
La disinibizione amplifica questo fenomeno. Per alcuni, lo scarso controllo emotivo e la necessità di cercare stimoli o sensazioni forti creano una tempesta perfetta. Piccoli impulsi diventano schemi abituali.
A differenza della manipolazione calcolata che caratterizza il mio comportamento — che dimostra una minore impulsività grazie alla premeditazione — per molti psicopatici la spinta è primordiale.
È una fame di novità e dominanza che non è frenata dal rimorso o dalla previsione delle conseguenze.
L’impulsività si manifesta come una scarica esaltante, una compulsione per la ricompensa immediata che supera la noia o la frustrazione.
È come un prurito che deve essere grattato. È rubare un panino all’improvviso, nonostante i rischi, perché la fame arriva senza preavviso. In quel momento la decisione appare perfettamente razionale allo psicopatico. Un rapido tentativo di ottenere efficienza o potere.
Dopo l’atto non c’è senso di colpa. Al massimo può esserci un fugace fastidio se il risultato non è quello desiderato. È una sorta di euforia distaccata, priva del peso dell’empatia. È il momento in cui il mondo si piega al desiderio immediato dello psicopatico.
Questa impulsività si manifesta spesso attraverso aggressività, violenza e criminalità, dai piccoli furti fino a comportamenti predatori. Può erodere le relazioni a causa della manipolazione e dell’isolamento. Genera conflitti e sfruttamento.
Per alcuni porta a ripetuti scontri con il sistema giudiziario, a causa di scarso giudizio e incapacità di imparare dagli errori. Per alcuni provoca sabotaggio sul lavoro. Per altri rovina finanziaria. Per altri ancora un pesante prezzo personale dovuto a fallimenti e adattamenti mancati.
L’impulsività non è solo un tratto. È un catalizzatore di una vita instabile, in cui il brivido a breve termine supera la stabilità a lungo termine, lasciando dietro di sé una scia di distruzione.
Io ottengo punteggi più alti in tratti come inganno, necessità di controllo, ricerca di stimolazione, accumulo, assenza di rimorso, incapacità di conformarsi alle norme sociali, irritabilità e aggressività, e un atteggiamento spericolato verso la sicurezza propria e altrui.
E sebbene in me esista una certa impulsività, non è particolarmente elevata. La mia maggiore funzione esecutiva mi consente un approccio più controllato. Ma è comunque presente. Anch’io sento quel prurito.
Esistono due modi principali in cui questa impulsività si manifesta. Il primo riguarda prendere cose che non mi appartengono. Il secondo riguarda appiccare incendi. Partirò da quest’ultimo.
Il fuoco rimane una fascinazione. Ho già spiegato in altri articoli quanto il fuoco abbia avuto un ruolo nella mia vita. Talvolta sento improvvisamente la compulsione di far bruciare qualcosa. Questa sensazione cresce dentro di me e può essere placata solo prendendo un accelerante e creando un incendio.
A volte è qualcosa di relativamente innocuo: accendere un falò in uno dei miei giardini o accendere il fuoco nel camino. Ma devo vedere le fiamme. Più spesso il desiderio è quello di vedere le fiamme distruggere qualcosa. La necessità di appiccare un incendio per generare una grande combustione. Più grande è, meglio è.
L’impulso arriva all’improvviso. Può comparire dal nulla. E immediatamente nasce il desiderio di trovare qualcosa da bruciare. In altri casi sto guardando qualcosa e penso subito:
«Questo brucerebbe magnificamente». E allora cerco di dargli fuoco.
Altre volte è come quando ti viene improvvisamente voglia di mangiare qualcosa. All’improvviso voglio vedere le fiamme. Voglio sentire il calore sul viso. Voglio sentire l’odore del fumo. E quindi devo dare fuoco a qualcosa. Questo è uno dei modi in cui la mia impulsività si manifesta.
L’altro riguarda prendere cose che non mi appartengono. Io mi trovo in un’ottima posizione finanziaria. Non rubo per necessità. Non rubo perché ho bisogno di denaro o perché non posso permettermi un oggetto. Rubare per me è stimolante. Prendere qualcosa che appartiene a qualcun altro e farla diventare mia, semplicemente perché posso.
Non mi interessa il denaro degli altri. Mi interessa di più, per esempio, essere a cena e notare che mi piace il tuo portasale. E quindi decido che verrà a casa con me. Lo infilo nella tasca della giacca e me ne vado. Riconosco che è un gesto piuttosto banale. Non è costoso. Ma questo non è il punto.
Il punto è che prima era tuo e ora è mio. E non lo riavrai indietro. Il fatto di averlo preso senza che tu lo sappia significa che l’impulso è stato soddisfatto. Il prurito è stato grattato. In altri casi potrei voler prendere qualcosa di diverso. Per esempio tua moglie o la tua fidanzata. Non necessariamente per iniziare una relazione con lei.
Spesso l’impulso è qualcosa di breve. Sempre durante quella stessa cena potrei aver preso il tuo portasale. Ma potrei anche voler rubare un bacio a tua moglie. Non sono così sciocco da baciarla davanti a tutti. Si fa con sottile flirt, poi la si prende da parte e la si bacia in un angolo. Lei può rimanere sorpresa. Spesso però accoglie la cosa con piacere.
L’idea di partecipare a un piccolo segreto può risultare eccitante anche per lei. La semplice audacia di farlo mentre il partner è a pochi metri di distanza crea un brivido. E poi finisce lì. Ma il punto è che ho preso qualcosa che era tuo e l’ho reso mio, anche se solo per poco tempo.
In altri casi posso essere a un evento e vedere qualcosa che mi piace. E quindi lo prendo. Muoversi con sicurezza e decisione in certi contesti significa che raramente qualcuno ti metterà in discussione.
Io opero secondo il principio che la prima mossa è mia. Sono fisicamente imponente, ho uno sguardo duro e una presa decisa. E pochi oserebbero sfidarmi.
Non si tratta di essere aggressivi. Si tratta di muoversi come se si appartenesse a quel luogo, come se si fosse autorizzati.
Spesso le persone non se ne accorgono perché sono troppo occupate. Oppure, se lo notano, pensano che tu abbia il diritto di farlo. È un gesto così audace che pensano:
«Sta davvero rubando? No, impossibile. Deve far parte dell’organizzazione».
Di solito si tratta di piccoli oggetti, cianfrusaglie senza valore. A volte li butto. Altre volte li conservo. Trofei della mia impulsività nel rubare agli altri. Sono sempre stato così.
Da bambino commettevo piccoli furti. Anche questo era guidato dalla mia impulsività e dall’eccitazione di farla franca.
Che si tratti di baciare tua moglie, prendere il tuo portasale o portarmi via un trofeo destinato a qualcun altro, il fatto è semplice: ciò che è tuo diventa mio.
E quando l’impulso mi dice di farlo, io lo faccio.
H.G. TUDOR – “Psychopathy : Impulsivity” – Traduzione di PAOLA DE CARLI
