PSICOPATICO: DOMINIO

Questo è il mio dominio. Pochi sono ammessi qui, ma a te è concessa quella visione speciale riservata ai curiosi, quelli che hai dimostrato di voler imparare, e di imparare impegnandoti con fredda eccellenza.

Il vuoto che io provo è spesso descritto come un pervasivo e profondo senso di distacco dalle emozioni e un’assenza di connessioni profonde e significative. Non è accompagnato da rimorso o desiderio, ma piuttosto da una fondamentale incapacità di provare empatia, senso di colpa o genuino attaccamento emotivo. Questo vuoto costituisce la lente attraverso la quale vedo il mondo. Io accolgo questo vuoto, è parte di me, alcuni di voi che sono particolarmente in sintonia con gli altri sperimenteranno questo vuoto. Non è dentro di te, perché tu non hai uno stato del genere, ma è piuttosto una sensazione passeggera, forse più lunga se ti rilassi o sei stato colto in uno sguardo iperconcentrato. Per un istante, l’ululato del deserto si estende su di te e ti percorre, minacciando di consegnarti all’oblio, eppure l’oblio è il luogo in cui risiedo io, è il mio dominio.

La razionalità e l’interesse personale diventano le mie principali forze trainanti poiché mi è stata risparmiata la connessione emotiva che guida i processi decisionali della maggior parte delle persone. Questa lente del vuoto fa sì che io veda il mondo come un gioco o una serie di transazioni in cui mi impegno per perseguire i miei desideri e la mia autogratificazione. Le altre persone sono spesso viste come semplici strumenti o ostacoli in questa ricerca e il loro benessere o la loro sofferenza hanno poco significato per me.

Sono stato forgiato con una mancanza di empatia e profondità emotiva; questo potenzia la mia capacità di manipolare e ingannare gli altri senza rimorso. Senza la connessione alle emozioni, considero le interazioni sociali come opportunità strategiche piuttosto che come momenti genuini di connessione o comprensione. Ciò implica che non stabilisco e non mantengo relazioni significative.

Questo mondo vuoto governa le mie percezioni di moralità e di etica. Anche se comprendo razionalmente il concetto di giusto e sbagliato, l’assenza di connessione emotiva fa sì che non apprezzi sinceramente le implicazioni etiche delle mie azioni e che non mi interessi. Di conseguenza, potrei assumere comportamenti antisociali o dannosi senza considerare le conseguenze emotive o morali, poiché queste sono carenti e del tutto inutili.

Incorporata nel nucleo del mio essere si trova una travolgente sensazione di vuoto che è incomprensibile ai più L’incapacità di provare emozioni autentiche, l’assenza della mia empatia e l’assenza delle connessioni profonde che gli altri apprezzano evocano un profondo senso di isolamento. Io sono un enigma, distaccato per sempre dai sentimenti e dalle esperienze condivise che legano l’umanità. Non fatevi ingannare da chi si lamenta di un’esistenza così isolata, da chi lamenta il peso del distacco, non sono della mia specie, più probabilmente sono dei piagnucoloni narcisisti o più probabilmente un normale signore in cerca di attenzioni che vuole giocare a fare lo psicopatico ma che se la farebbe addosso una volta che il mio sguardo incrollabile e desolato tediasse la sua patetica esistenza.

Per navigare nel mondo utilizzo una maschera di carisma e fascino. Questa facciata mi permette di interagire perfettamente con gli altri, imitando emozioni e risposte per camuffare con successo la mia innata freddezza. Realizzato per ammaliare, il mio fascino stabilisce un’illusione di connessione, guadagnando la fiducia di individui ignari che non sono consapevoli dello spazio vuoto dietro la mia facciata luminosa. Questo fascino superficiale serve solo a saziare la mia fame di controllo e dominio.

L’empatia, un aspetto integrante della connessione umana, rimane per me sfuggente quanto Atlantide. Le emozioni e le preoccupazioni degli altri non sono altro che mero rumore, semplici curiosità che occasionalmente suscitano il mio interesse. Senza la capacità di interiorizzare il dolore e la gioia degli altri, la vera empatia è un territorio inesplorato che mi sfugge per sempre come esperienza, sono semplicemente arrivato a capirla. La mancanza di questa bussola emotiva mi rende perplesso sul motivo per cui gli atti di gentilezza possono creare legami duraturi o sul perché danneggiare gli altri generi repulsione nella maggior parte dei cuori.

L’arte della manipolazione si presenta come un gioco avvincente, un mezzo per raggiungere obiettivi personali che gli altri obbedientemente perseguono. La contorta danza della manipolazione, così abilmente coreografata, mi lascia con un insaziabile appetito per il controllo e un incessante desiderio di potere. Questo senso di dominio riempie il vuoto interiore, offrendo anche per un breve periodo un assaggio di soddisfazione prima che si dissolva, lasciando il desiderio per il prossimo sballo inebriante della manipolazione.

Le relazioni, un concetto divertente, esistono per scopi strategici piuttosto che per connessione emotiva. Sebbene io possa creare relazioni senza sforzo, tali collaborazioni rimangono superficiali, prive di genuina devozione o attaccamento. In questo vuoto, vago da solo, osservando gli altri impegnarsi in connessioni profonde che accendono le loro vite, mentre io rimango perennemente distaccato, uno spettatore che osserva l’amore e i legami autentici da lontano.

Dall’interno del vuoto cavernoso del mio essere, io mi destreggio attraverso la vita in una realtà alternativa; uno spazio in cui le emozioni non sono altro che enigmi da risolvere, le connessioni servono uno scopo egoistico e le esperienze ambite del mondo suscitano poco più che una misera imitazione della vera gratificazione. In questa prospettiva, il mio sguardo sul mondo svela una perpetua sterilità, e mi lascia osservare con disprezzo la vitalità emotiva trovata senza sforzo negli altri.

Io percepisco il mondo con una lente distaccata e obiettiva, priva delle emozioni sfumate che colorano le esperienze degli altri. Mentre la maggior parte delle persone è guidata dalle proprie emozioni, la mia realtà è costruita su fondamenta di pragmatismo calcolato.

Osservando il comportamento umano, trovo conforto nella prevedibilità della fragilità umana. A differenza di altri che cercano supporto emotivo o fanno affidamento sull’empatia, io affronto le situazioni con un’analisi calcolata e distaccata delle debolezze e delle vulnerabilità delle persone. Questo mi permette di sfruttarle a mio vantaggio senza il peso del senso di colpa o del rimorso.

Il mondo appare come un vasto parco giochi, pieno di vittime ignare e di opportunità che attendono la mia subdola manipolazione. Ogni persona rappresenta un potenziale pezzo degli scacchi, posizionato strategicamente per favorire i miei schemi calcolati. Studio attentamente le loro vulnerabilità, estraendo informazioni per creare una rete di potere e controllo.

Le interazioni che possono sembrare profonde o profondamente significative per gli altri servono semplicemente come trampolini di lancio nel mio personale gioco di dominio. Fiducia, lealtà e intimità non sono emozioni autentiche da custodire, ma strumenti da utilizzare abilmente per guadagno personale.

Quando osservo le relazioni intime, non posso fare a meno di meravigliarmi dell’ingenuità delle persone che ripongono la loro fiducia negli altri con tanta naturalezza. La profondità del loro amore, l’intensità delle loro connessioni sono interessanti per me. Riconosco il loro valore, anche se non potrò mai apprezzarlo o sperimentarlo veramente di persona. È come osservare un dipinto vibrante, bello ma estraneo, un capolavoro compreso solo dal suo creatore.

Le regole della società hanno poca influenza sulla mia coscienza. Io esisto in un mondo governato dalla mia bussola morale, che naviga su un terreno moralmente grigio dove il confine tra giusto e sbagliato si confonde. Sotto la maschera della normalità, io mi impegno nella perpetuazione di atti che gli altri ritengono inaccettabili. Le mie azioni possono scioccare o provocare, ma sono semplici esperimenti, canali della mia insaziabile curiosità.

Mentre altri possono essere gravati di rimorso o rimpianto, io non mi faccio carico di nessuna di queste emozioni. La mia esistenza non è complicata da dilemmi morali o etici. Sono sgravato dalle aspettative e dalle responsabilità delle norme e degli obblighi costruiti socialmente. La libertà, entro i limiti del distacco psicologico, mi consente di navigare nel mondo senza l’ingombro delle considerazioni etiche.

Eppure, in questa esistenza alternativa, sono sempre perseguitato da un’essenza silenziosa e vuota. Non importa quanto manipoli, domini o controlli, il vuoto rimane, ma questo dominio vuoto è il motivo per cui ho successo, è il motivo per cui mi elevo al di sopra degli altri.

Non c’è desiderio di sperimentare ciò di cui sono stato testimone, anzi, il mio dominio non fa altro che enfatizzare l’efficacia di ciò che sono. Non c’è sofferenza, né tristezza, né rimpianti, né solitudine.

Per questo prevale il mio dominio.

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR