Mi disgusti. Come ho potuto scegliere di stare con te? Come ho fatto a non vedere chi sei veramente? Mi hai ingannato. Non può esserci altra spiegazione per quello che è successo. Mi hai attirato con promesse grandiose. Mi hai offerto tutto ciò di cui avevo bisogno e ora hai rivelato i tuoi veri colori. Un altro camaleonte.
Pensavo di aver sviluppato una discreta abilità nel riconoscerti, ma sospetto che il tuo arrivo, con una lingua di piombo ricoperta di zucchero, fosse volto a cercare di attirarmi nel tuo mondo disperato. Non posso credere che ti sia comportato in questo modo, dopo tutto quello che ho fatto per te. Questo sarebbe il tuo modo di ringraziarmi? Sei una persona ripugnante a comportarti così.
Mi hai illuso, mi hai fatto credere che dopo tanto tempo passato a cercare e a inseguire, avessi finalmente trovato chi mi avrebbe sempre dato ciò di cui avevo bisogno. L’unica fonte della mia forza, della mia gioia, il fulcro del mio benessere. Mi hai promesso tutto questo e, quando è arrivato il momento della verità, hai deluso ogni aspettativa.
Non dovrei rimproverarmi, dal momento che, ancora una volta, qualcuno che si è nascosto dietro fumo che annebbia e specchi che confondono mi ha ingannato. Io sono solo una persona semplice e sincera, capace di offrire solo dedizione e un amore perfetto. Tu lo sapevi, eppure mi hai intrappolato false promesse e parole vuote.
Come pensavi che avrei reagito a tale perfidia? Con un sorriso e un “oh non importa”? Ovviamente no. Mi hai tradito nel modo più offensivo possibile. Mi hai insultato, proprio me tra tutti. Mi hai arrecato un grave oltraggio con la tua condotta ripugnante, ed è per questo che meritavi una punizione. Non serve implorare pietà. Ti è stata concessa fiducia e l’hai calpestata in modo ignobile.
Hai avuto accesso totale e assoluto alla mia essenza più profonda, e l’hai ottenuto con la manipolazione e l’inganno. Di conseguenza, la tua punizione deve essere adeguata alla gravità di questo crimine. Guardati: piagnucolante, supplicante, le lacrime di coccodrillo che scorrono sul viso mentre implori clemenza e un’altra possibilità. Quante dovrei concedertene? Hai fallito troppe volte e hai approfittato della mia natura estremamente generosa.
Mi disgusti. Sei così debole e mi fai pena. Pensavi di potermi distruggere, ma non ce l’hai fatta. Credevi di potermi mettere nel sacco, di potermi raggirare. Nessuna possibilità. Pensavi di poter fare come ti pareva, ma ti ho smascherato e ora riceverai la punizione che meriti. Alzati e abbi un po’ di dignità. Santo Cielo, non posso sopportare quando ti comporti in questo modo. La tua debolezza mi offende.
Sento il putrido fetore della tua misera vulnerabilità ora che ho squarciato il velo del tuo inganno. L’odore nauseabondo è ovunque e mi viene da vomitare, tanto è ripugnante la sensazione che mi provoca. Esci dalla mia vista, mi fai rivoltare lo stomaco. Come ho potuto pensare che tu fossi la soluzione? Devo aver perso il senno, ma in qualche modo ce l’ho fatta a riprendermi.
Mi hai fatto credere in qualcosa che non era reale. Mi hai ingannato. Me, proprio me, tra tutti. Una persona della mia intelligenza e del mio talento, raggirata dal trucco di un individuo senza scrupoli. Non posso sopportare il legame con un essere così vile. Ti disprezzo, ma disprezzo anche me per averti scelto. Mi hai promesso tutto e io ci ho creduto.
Pensavo di essere più sapiente. Credevo di avere tutto sotto controllo, di aver trovato la strada giusta verso la perfezione assoluta, ma tu eri lì, in agguato dietro l’angolo, vero? Per tendermi un’imboscata. E proprio quando pensavo che tutto fosse in ordine, che le cose fossero giuste e stessero andando nel verso corretto, hai cercato di abbattermi con i tuoi sotterfugi.
La menzogna ti scorre nelle vene come una malattia e ne sei completamente infetto. Guarda come distorce i tuoi tratti in una grottesca parodia di ciò che sei. Il veleno e la malvagità ti consumano, ti segnano. È inevitabile: nessuno può sopportare per troppo tempo una simile corruzione dell’anima. Suppongo sia per questo che cerchi di nasconderla, vero?
Il tuo ghigno osceno non può essere osservato senza svelare il resto delle tue deformità interiori, la malvagità che traspare dal tuo essere ripugnante. Non posso sopportare di guardarti, né di ascoltare la tua voce stridula e patetica. Mi fa rabbrividire il solo pensiero di quanto desiderassi un tempo sentirla. Sciocco da parte mia aver creduto alle tue promesse!
Mi hai ingannato più e più volte. Come hai potuto comportarti in questo modo? Non provi disgusto per ciò che hai fatto? Dovresti. Sento la bile salirmi in gola mentre penso a tutto ciò che mi hai fatto e ora finalmente vedo chi sei davvero.
Vattene! Sparisci! Non voglio più averti davanti agli occhi. Il disgusto mi travolge e devo allontanarmi da te. Ti ho detto di andartene. Perché rimani lì a fissarmi, a deridermi con quello sguardo sprezzante? Non c’è fine alla tua tortura?
Smettila di guardarmi. Smettila, te lo ordino.
Forse, se chiudo gli occhi… sì, non ci sei più.
Ah, ma non ho ancora finito. Ti ho cacciato, ma so che, anche se tengo gli occhi chiusi, quando li riaprirò sarai di nuovo qui. Perché non potrò mai sfuggirti, vero?
H.G. TUDOR – “Utter Disgust” – Traduzione di PAOLA DE CARLI
