PERCHÉ NON LO VEDONO ANCHE LORO? – LA FACCIATA DEL NARCISISTA AL LAVORO

«Okay», annunci quando ti rivolgi al piccolo gruppo di individui in piedi che la pensano come te, «sarà qui da un momento all’altro». I membri del gruppo annuiscono. Avevi sperato che ce ne fossero di più, pronti e disposti a protestare, a indicare agli altri ciò che sono io.

Quando hai contattato le persone per raccogliere il loro sostegno ci sono state varie reazioni. Un gruppetto ha immediatamente accettato e sono stati accaniti ed entusiasti nel loro sostegno. Altri hanno spiegato che in questo giorno avevano altre cose da fare e non avrebbero potuto partecipare alla protesta. Hai posto l’accento sull’importanza della protesta non solo per te, ma inviando un messaggio agli altri che avrebbero dovuto assistere, ma sono stati irremovibili.

Le scuse sembravano sincere, visto che spiegavano che avevano già un impegno o che non potevano deludere qualcun altro. C’è stato anche un gruppo di persone che era d’accordo, ma arrivato il giorno della protesta non si è fatto vedere. Comunque, siete cinque e con uno sforzo concertato dovreste essere in grado di fare abbastanza rumore per attirare la mia attenzione. Anche gli striscioni e i cartelli dovrebbero trasmettere il messaggio. Ti sei assicurata un’ottima posizione strategica, il che significa che, quando la mia macchina si fermerà davanti a questo prestigioso edificio, io non avrò altra scelta che passare davanti a te e alla tua piccola banda di sostenitori.

Hai un’eccitazione nervosa nello stomaco al pensiero che finalmente sarai in grado di darmi una dose di verità e che farai anche sapere al resto del mondo che non sono la persona meravigliosa che fingo di essere, ma un individuo molto più spregevole e oscuro. Sei riuscita ad attirare l’interesse di un paio di canali televisivi locali che si trovano nelle vicinanze, e cameramen e giornalisti sono tutti raggruppati in attesa di occuparsi dell’evento.

Hai promesso loro rivelazioni su un importante uomo d’affari e non vedi l’ora di vedere le reazioni quando rivelerai la verità. Per troppo tempo hai sofferto per bocca e mano mia e ora è tempo di un po’ di giustizia. Hai sollevato con la mano il cartello su cui è stampato a grandi lettere “Abusatore Seriale”. Uno striscione è stato attaccato lungo il muro. È uno striscione dall’aspetto professionale che proclama “Abusatore Alcolista Adultero Aggressore”.

Dai un’occhiata agli altri cartelli impugnati dai tuoi sostenitori che descrivono una serie di verità su di me; senza dubbio mi faranno infuriare quando le vedrò e mi renderò conto che vengono diffuse a un pubblico più vasto. Mentre stai controllando questi cartelli, noti che molte persone si stanno riversando nella piazza. C’erano alcuni passanti, come sempre, nonché delle persone sedute su una panchina a fare uno spuntino, ma ora ce ne sono molte di più che attraversano la piazza e non sono lì per caso, dato che si dirigono verso di te.

«Chi sono tutte queste persone?», chiedi. I tuoi sostenitori si girano per vedere tutta quella gente che ora sta affluendo nella piazza. Noti che anche loro hanno striscioni e cartelli.

«Sembra che abbiamo attirato qualche altro sostenitore», dice uno dei tuoi amici.

«Ottimo», sorridi. «Sembra che la voce si sia sparsa».

«Ehi guarda, c’è Angela. Ha deciso di venire alla fine», aggiunge un altro amico.

«Sì, e Tina e Paula. In effetti, sono spuntati alcuni di quelli che avevano detto di essere occupati. Fantastico!», osserva un altro amico.

Chiami Angela, salutandola con la mano. Si gira con la testa verso di te ma, invece di farti un caldo sorriso e ricambiare il saluto come ti aspettavi, ti fulmina con uno sguardo altero e si allontana. Interrompi il saluto, il braccio ancora a mezz’aria, perplessa per la sua reazione. Vedi Angela dare una gomitata a Tina, la quale si gira verso di te e manda su e giù con fare aggressivo il cartello che ha in mano. Vedi che vi sta scritta la parola “Eroe”, e poi compare anche il cartello di Paula, con le parole “Ragazzo D’Oro”.

«Cosa sta succedendo?», chiede un amico, nervoso. Osservi, che il gruppo che hai pensato fosse di amici su cui poter fare affidamento sta prendendo una posizione un po’ distante dalla tua. Pensi di andare a parlare con loro, ma presto scompaiono dietro le altre persone che si sono riversate nella piazza. Riconosci alcuni volti, alcuni sono miei amici, altri miei colleghi che hai incontrato una o due volte e tutti portano manifesti, cartelli e striscioni. Avverti un senso di terrore che si insinua in te mentre guardi le scritte che recitano:

“Un vero gentiluomo”

“Generoso donatore”

“Un amico brillante”

“Amante incredibile”

“Pilastro della comunità”

“Figlio amorevole”

“Fratello meraviglioso”

Complimenti. Un mare di complimenti dipinti e stampati che ora vengono agitati in aria mentre scopri di essere circondata da decine di miei sostenitori. Vedi le troupe televisive che con le loro macchine fotografiche inquadrano la folla di persone appassionate ed entusiaste che stanno osannando il mio nome.

«Cosa sta succedendo?», chiedi a te stessa, ad alta voce. Cerchi di combattere la sensazione di angoscia diffusa, avvalendoti della determinazione che ti ha spinto a venire qui, pronta a smascherarmi.

«Abbiamo bisogno di farci sentire», annunci, rivolgendoti ai tuoi sostenitori, ma scopri che se ne sono andati.

«Cosa?», dici, a nessuno in particolare. I cartelli che mi denigrano giacciono sul lastricato e tu ti guardi intorno cercando di individuare i tuoi amici che erano rimasti lì solo fino a un momento fa pronti a protestare e mostrarmi per quello che sono veramente. Vedi una delle tue amiche dall’altra parte della strada e cerchi di farti largo tra la folla di persone, ma è inutile. La tua bocca si apre da sola quando vedi la tua amica che ora agita con entusiasmo un cartello su cui si legge: “Ti amo”.

Fumante, torni al muro e trovi un uomo che strappa il tuo striscione.

«Ehi, lascialo stare!», gli urli.

«Cosa hai detto?», chiede con tono aggressivo.

«Ho detto di lasciar stare quello striscione».

Ti spingi verso di lui e tenti di togliergli lo striscione dalle mani.

«Questo deve sparire», dice. «Che cose terribili da dire su una gran persona».

«Di cosa stai parlando?», ribatti.

«Di questo», punta un dito sullo striscione. «Tutte bugie».

“No, non sono bugie, credimi, io so esattamente com’è».

«Aspetta un attimo, tu sei quella psicopatica che continuava a fargli stalking, vero?», chiede l’uomo mentre un’improvvisa presa di coscienza si impadronisce di lui.

«Io una psicopatica? È quello che ha detto di me? Non è una sorpresa. È lui lo psicopatico, sai cosa mi ha fatto quell’uomo? Mi ha fatto passare l’inferno».

«Ridicolo. La tua è solo gelosia. Non eri nessuno prima che arrivasse lui e facesse così tante cose per te per poi essere tradito. Dovresti vergognarti di te, puttana!», sputa l’uomo.

«Ancora bugie!», urli in tutta risposta ma lui non ti ascolta, mentre un gran brusio si solleva dalla folla. Dimentichi lo striscione e ti sporgi oltre il muro agitando vigorosamente il tuo cartello mentre la mia auto spunta nel tuo campo visivo. La macchina si ferma ed escono fuori due uomini che indossano un completo nero, portano occhiali da sole e danno un’occhiata tra la calca prima che io esca dall’auto vestito in modo impeccabile, mentre saluto la folla riunita, con un ampio sorriso sul volto. Le telecamere vengono girate e puntate su di me mentre tutti pronunciano il mio nome in coro. Fai del tuo meglio per farti sentire, urlando le verità sulla mia vera natura più forte che puoi, ma è inutile, perché il coro della folla zelante e riconoscente ti sovrasta. La tua frustrazione aumenta mentre guardi me che mi offro all’adulazione. Mi dirigo verso la folla, affiancato dai due uomini che continuano a scrutare il mare di volti sorridenti. Le mani si protendono, desiderose di toccarmi, e io stringo la mano alle persone, riconosco questi sostenitori, e intanto mi sposto tra la folla fin quando non ti raggiungo. Mi fermo, ti guardo, faccio quel meraviglioso sorriso e i miei occhi si illuminano, proprio come tanto tempo fa.

«Ciao, com’è carino da parte tua essere venuta, è così bello vederti qui», dico.

«Sono qui per far sapere al mondo che bastardo sei!», rispondi.

«Ehi, non deve far così», ammonisce una donna alla tua destra.

Prima che tu possa parlare, io alzo una mano e rispondo:

«Va tutto bene, questa è Victoria. Ci conosciamo, ho reso la sua vita un inferno».

«Vede?», annunci. «Finalmente ammette ciò che ha fatto. Ecco perché lo odio».

«Lo odi perché ha reso la tua vita bruciante di passione?», chiede la signora con voce confusa.

«No, ha detto che mi ha reso la vita un inferno, è vero, è stato terribile con me. Diglielo, dille quello che hai fatto», insisti. Io continuo a sorridere e mi rivolgo all’altra donna.

«È vero, la insultavo e la picchiavo, le ho fatto del male», dico.

«Finalmente, finalmente, l’hai detto», annunci con un’espressione gioiosa sul tuo viso.

«Sì beh, anch’io sarei felice se mi dicesse questo, donna fortunata», continua la signora accanto a te.

«Scusi?»

«Ha detto: “Esultavo quando la vedevo”, e “Lei mi ha fatto del male”. È un uomo così buono. Vorrei averlo per me».

«No, non ha sentito bene, non ha detto affatto così», protesti tu. «Quest’uomo è un mostro. Ha reso la mia vita un inferno e cerca ancora di farlo. Vero?»

«Rendo la tua vita insopportabile», confermo.

“Vede?»

«Ha detto che rende la tua vita imbattibile”, interviene un uomo alle spalle, “Signora, non so quale sia il suo problema ma noi siamo qui per ringraziare quest’uomo meraviglioso di far parte delle nostre vite, e lei deve andare a farsi un giro».

«Sì, chiaro, non abbiamo bisogno di piantagrane come te», aggiunge un’altra voce. Uno degli uomini col completo nero ti strappa il cartello dalle mani e lo spezza contro le sue ginocchia, e tu vieni strattonata e spintonata. Vieni trascinata indietro mentre la folla aumenta riempiendo lo spazio nel punto in cui poco prima stavi in piedi. Riesci a vedermi mentre sogghigno e ti saluto, i miei occhi brillano di gioia finché non riesci più a vedermi e cadi all’indietro sui duri ciottoli della piazza, spinta dalla folla. Senti le lacrime di rabbia e frustrazione insieme a quella familiare sensazione di disperazione mentre ti sdrai sulla schiena respirando affannosamente.

«Andiamo, alzati», dice una voce. Qualcuno ti prende la mano prende e vieni aiutata ad alzarti da un vecchio che è sorprendentemente forte visto la sua età avanzata. Ti guida verso una delle panchine lontano dalla folla e dal suo baccano.

Ti fa sedere sulla panchina mentre ti asciughi le lacrime.

«Grazie».

«Non c’è di che».

«Perché loro non lo vedono per quello che è? Non capisco».

«Eh, questo è il problema quando ti imbatti in un demagogo”, sospira il vecchio. «Ho paura che tu non abbia alcuna possibilità. Pensi che questo gruppo sia apparso solo ora senza preavviso? Niente affatto. Questa folla è stata reclutata e addestrata praticamente da mesi. Quest’uomo ha seminato il suo fascino attorno a sé e devi ammettere che è affascinante; tu stessa te ne sei innamorata per questo, vero?»

Annuisci lentamente.

«Quindi c’è da meravigliarsi se anche per tutte queste persone è stato lo stesso? Tu sei sveglia, indipendente e intelligente e sei stata presa. Alcune di queste persone non sono capaci di vedere oltre il loro stesso naso».

«Ma ho visto i miei amici che lo sostengono, persino mio fratello. Perché dovrebbero far questo quando sanno quanto male mi ha trattato?»

«Oh, beh, è furbo. Tuo fratello lavora per lui, quindi non lo disprezzerà, non con l’economia che va in questo modo. Le tue amiche? Beh, non sono veramente tue amiche, non trovi? Due di loro hanno mire su di lui e non vedono l’ora che ti molli. Tutti gli altri pensano che sia meraviglioso perché è tutto ciò che hanno sempre visto e quando si è nutriti tutti i giorni con una dieta del genere alla fine si tende a crederci».

«Ma ho detto loro quello che ha fatto, ho mostrato loro quei terribili messaggi».

«Lo so, ma lui è arrivato prima. Ha detto loro del tuo caratteraccio e della tua propensione a perdere le staffe e, naturalmente, tutti l’hanno visto a un certo punto, quindi è stata un’ulteriore conferma per loro. È molto persuasivo».

«Lo so, ma come ha fatto ad avere così tanta gente che lo sostiene, guardali», e agiti un braccio nella direzione della folla.

«Alla gente piace il successo e vuole starci in mezzo. Molti di loro non amano pensarci o essere coinvolti in seccature, così è più facile per loro belare come pecore e seguire la folla. Lui lo sa e ha fatto così tante volte che non hai avuto alcuna possibilità».

«Ma non è giusto. Voglio dire, lui stava dicendo davvero a quella donna tra la folla ciò che aveva fatto e lei lo ha distorto, in modo da far sembrare che dicesse cose positive su di me».

«Infatti, è un esperto nel distorcere la verità, così tu sembri una persona pazza e lui rimane quello d’oro».

«Lo so, vorrei solo che le persone ascoltassero e vedessero».

«Non lo faranno o lo faranno solo in pochi. Impiega un sacco di sforzi nel coltivare la sua facciata di rispettabilità in modo da essere quasi inespugnabile e la usa per schiacciarti quando pensi di poterlo esporre per quello che è, come hai visto oggi. Hai affrontato la facciata che ti ha sovrastato, ha estirpato i tuoi sostenitori e ti ha espulso fuori».

«Mi scusi se glielo chiedo, ma come fa a sapere tutto questo?», chiedi, curiosa di sapere chi è questo estraneo così collaborativo.

«Non sei l’unica che ha visto com’è veramente lo sai? L’ho visto pure io e mi ha portato dove adesso sei tu».

«Lo conosce?»

«Oh, certo, non è che abbia molto a che fare con me, tranne quando gli conviene rivoltarmi la folla contro, quando tutto ciò che io ho cercato di fare è essergli utile. A proposito, dobbiamo andarcene, presto tornerà, e i suoi sostenitori cercheranno di mobilitare la folla e non vogliamo essere ancora seduti qui quando succederà».

«Non possiamo affrontarli, convincerli, mostrare loro ciò che è? Ora siamo in due, potrebbero ascoltare!»

«Non vogliono saperlo. È più facile così per loro. Ecco perché non riescono a vederlo. Il risultato di una cecità e una mancanza di volontà create dalle sue manipolazioni e dai loro difetti innati. Dai, è ora di andare».

E vai, sarà meglio.

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR