LETTERA D’AMORE – USARE IL TRATTO DI DEVOTO D’AMORE CONTRO L’OBIETTIVO

Ho sempre usato la lettera d’amore come strumento per costruire legami con il mio obiettivo. Ho iniziato a scuola, quando si scrivevano bigliettini e si facevano passare attraverso la classe fino all’oggetto del proprio affetto. Con un’occhiata di traverso osservavo mentre lei apriva il foglio, sorrideva, poi dava una gomitata alla sua amica seduta accanto a lei e insieme mi guardavano con un sorriso e una risatina. Ah, da queste piccole ghiande è nata la mia abilità con le letterine d’amore.

Quelle prime “storie d’amore” che in realtà duravano poco più di un mese prima di passare a qualcun altro, lasciarono poi spazio alla prima vera ragazza, e con essa nacquero corrispondenze più significative. Ricordo che, durante le vacanze di Pasqua del mio penultimo anno di scuola, intrattenni uno scambio di lettere con una ragazza che viveva in un villaggio poco distante dal mio. Lei scriveva una lettera e io la ricevevo il giorno successivo. Scrivevo immediatamente una risposta e il giorno dopo era lei a riceverla .

Le nostre lettere si susseguivano. Ovviamente, non esisteva nulla di simile ai messaggi istantanei o agli SMS. L’e-mail era ancora agli albori e di certo non era qualcosa che si usava da casa. Ricordo che scriveva su carta verde chiaro e inseriva i suoi fogli in una busta dello stesso colore. Sicuramente spiccava quando la trovavo sullo zerbino la mattina.

Io, naturalmente, rispondevo scrivendo a mano (senza macchina da scrivere né word processor, all’epoca) su carta bianca di un certo spessore, che piegavo in tre prima di infilarla in una busta. Conservo ancora le sue lettere, insieme a tutte le altre che ho ricevuto.

Ogni tanto prendo la scatola dall’armadio, mi siedo e frugo tra quei ricordi. Non ho alcun interesse per il contenuto o per rivivere quei momenti, di solito lo faccio davanti alla mia attuale partner per provocare una reazione.

Quelle prime lettere scambiate in quel periodo di Pasqua iniziarono come semplici racconti delle nostre giornate, parlavamo di amici comuni, poi sfociarono in un leggero flirt. Dopo quelle lettere, diventammo ufficialmente fidanzati. Il fatto mi portò grande prestigio tra i miei coetanei, dato che la ragazza in questione era considerata una delle più desiderabili dell’anno (anche se, ripensandoci, sospetto che ciò fosse dovuto in gran parte al fatto che fosse arrivata al primo anno già molto sviluppata per la sua età). Ricordo che, durante un appuntamento al cinema per vedere Platoon, mi disse:

«Non sei il mio tipo. Di solito preferisco ragazzi più grandi, ma ho adorato ciò che mi scrivevi. Nessuno l’aveva fatto prima».

Sebbene ovviamente non possa pretendere di essere l’unico a scrivere lettere d’amore, divenne evidente che quest’arte stava scomparendo. Non mi riferisco agli sciocchi bigliettini passati in classe o a qualcosa che assomigli a un estratto di diario, ma alle grandi e romantiche dichiarazioni d’amore e desiderio. La volgarità non era ammessa in questi pezzi di letteratura poetica: se si voleva esprimere un desiderio fisico, si ricorreva a eufemismi e analogie.

Affinai la mia arte scrivendo lettere alle ragazze dell’università. Provenendo da diverse parti del Paese, durante le vacanze ci scrivevamo, e questa era per me un’occasione per perfezionare le mie capacità e affinare il mio stile. Il risultato fu che, anche quando non ce ne sarebbe stato più bisogno (perché vivevamo nella stessa città o addirittura insieme), la semplice produzione di una lettera d’amore lasciata sul cuscino o accanto alla colazione preparata sul tavolo da pranzo aveva un effetto magico come strumento di seduzione.

Avevo un repertorio di circa cinque modelli di lettere, che ho usato su diverse donne nel corso del tempo. Le copiavo parola per parola, con le dovute modifiche mutatis mutandis, per adattarle a differenze di aspetto o carattere.

Queste missive artigianali erano incredibilmente potenti. Creavano legami profondi tra me e il mio obiettivo. Il loro contenuto era tale da far sì che la donna in questione si sentisse sempre travolta dall’emozione e, naturalmente, quando quelle parole amorose diventavano pungenti e spinose, lei si rifugiava dove le conservava e piangeva sulla bellezza di quelle prime lettere. Sapere che, settimane dopo, una mano tremante avrebbe stretto quelle lettere mentre le lacrime le rigavano il viso era davvero appagante.

Le uso ancora oggi. In un mondo governato dalla tecnologia, dal linguaggio abbreviato dei messaggi e dall’immediatezza della comunicazione, ricevere una lettera d’amore scritta a mano ha un effetto straordinario.

H.G. TUDOR – “Love Letter : Using The Love Devotee Trait Against The Target” – Traduzione di PAOLA DE CARLI