LA SPORCA DOZZINA

Numero Uno

Beh, non la descriverei come una cattiva persona. Non cattiva in sé, ma suppongo che fosse semplicemente incapace di gestire la mia popolarità. Dopo tutto, non posso evitare il fatto che le persone siano attratte da me, non trovi? Naturalmente io l’ho sempre rassicurata. Suppongo che essere così giovane come era lei dia insicurezza, ma ci sono talmente tante cose che si possono fare a riguardo credo. Che cosa terribile la gelosia. Fa fare alla gente cose che davvero dovrebbe evitare di fare. Ad essere sinceri non ha ancora veramente superato la cosa, no, lo so, perfino dopo tutto questo tempo.

Numero Due

Qualche volta semplicemente si sbaglia no? Voglio dire, normalmente sono così bravo a capire le persone ma con questa ho completamente sbagliato. Parlando del fatto di essere particolarmente bravi a nascondere come si è realmente. Lei all’inizio era dolce e luminosa e sembrava una persona piuttosto rilassata. Penso che sia perché sono stato attratto da lei dopo la possessività della numero uno ma ora capisco che era solo di facciata. Una tale rabbia e per tutto il tempo. Mio dio, potrebbe illuminare un’intera città con l’ira furiosa che emanava. Ho pensato alle volte in cui esplodeva. Molte volte dovevo scomparire per tenermi fuori dalla sua linea del fuoco. Cosa che continuo a fare infatti.

Numero Tre

Una squilibrata di primo grado. La classica completa svitata. Si parla di passare dalla padella alla brace. Se pensavo che la numero due fosse cattiva con il suo caratteraccio, la numero tre era anche peggio. All’inizio sembrava una persona tranquilla, l’ideale antidoto a Miss Furiosa ma sotto quella facciata innocua dal dolce sorriso questa era una megera subdola, calcolatrice, manipolatrice. Onestamente, mi aspettavo che mi avrebbe rotto una caviglia pur di tenermi dove poteva tenermi d’occhio, sai, proprio come la versione cinematografica di Misery. Grazie a un’auto veloce e un efficiente avvocato, quell’ordine restrittivo vale tanto oro quanto pesa, credimi.

Numero Quattro

Alcolizzata. Questa ragazza poteva bere fino a farmi finire sotto il tavolo e io riesco a tollerare l’alcol. Tequila a colazione, vino a pranzo (per due) e Vodka prima di cena. Lei era come un ramoscello, mangiava a malapena, ma quanto beveva. Mesi dopo che ho dovuto mandarla via di casa (una storia lunga, droga più alcol più psicofarmaci non vanno bene insieme) ho trovato ancora due mezze bottiglie di Vodka Stolichnaya e Finlandia nascoste per casa. Devo ammetterlo, ho ancora i brividi se sento una zaffata di Pernod

Numero Cinque

Glaciale. Ora, io sono sempre uno che rispetta una donna e il suo corpo. Sì vuol dire sì e no vuol dire no, appoggio totalmente tutto questo, ma questa qui, beh, sì voleva dire no e no voleva dire mai. Credimi, ho provato a forzare la sua apertura, sai, superare qualunque cosa fosse che la teneva attorcigliata più stretta di una molla per orologi e più fredda di un ghiacciaio ma la mia ben nota natura calorosa ed ospitale si è arenata quando ha avuto a che fare con la Regina dell’Inverno. Ciò che era apparso elegante e tranquillo è diventato solamente una terra ghiacciata. Di solito posso far sciogliere chiunque ma non questa e dopotutto, un uomo ha delle necessità no? Era forse troppo aspettarsi un po’ di piacere di tanto in tanto?

Numero Sei

Voleva essere mia madre, non ti prendo in giro. Sembrava una persona così amorevole all’inizio, calda, premurosa e dopo le altre cinque degenerate pensavo tra me e me, okay, non è il solito corpo sodo ma in tutta onestà, dov’è che mi ha portato finora? Non che fosse brutta, tutt’altro, solo un po’ diversa dai miei gusti soliti. Così, ho pensato che avrebbe rappresentato un buon cambiamento, ma è andata troppo oltre. Mi preparava il cestino del pranzo anche quando le avevo detto che avrei pranzato con i colleghi, mi sceglieva i vestiti da mettere al mattino anche quando volevo indossare qualcos’altro, rispondeva per me, mi riprogrammava gli appuntamenti in caso mi stancassi, mi consigliava di fare un sonnellino pomeridiano e così via. Tutto con quel sorriso inquietante che mi faceva. Schizzata.

Numero Sette

Lo sai, sono un grande ascoltatore, lo sono sempre stato. Sono sempre pronto ad ascoltare la gente perché sono interessato a ciò che ha da dire, metto gli altri al primo posto e così ho parecchia pazienza ma questa qua, buon dio, lei non stava proprio zitta. Dal momento in cui si svegliava la sua bocca iniziava ad agitarsi. Parlava perfino nel sonno, cosa che non è esattamente una sorpresa. Parlava mentre mangiava, parlava mentre ero al telefono, mi parlava attraverso la porta del bagno quando volevo un po’ di privacy, parlava durante il sesso e non intendo sconcezze ma discutere se doveva comprare un nuovo paio di scarpe. Il giorno in cui si è presa il mal di gola è stata una giornata di gioia e l’ho sbattuta fuori, così non ha potuto protestare.

Numero Otto

La chiamavo il Caos Katarina. Questa donna era un disastro ambulante. Abitualmente in ritardo, cosa che mi irritava sempre, goffa (il conto della mia lavanderia è aumentato), dimentica sempre le cose (in un mese ha passato quattro cellulari) e una calamita per la sfortuna. Se c’era una pozzanghera faceva sempre in modo di finirci dentro anche quando era più difficile finirci che evitarla. Finiva rinchiusa nelle porte della metropolitana, gli ascensori si rompevano sempre quando c’era dentro lei, la sua macchina non partiva e chiamava (dal cellulare più recente prima di perderlo) spiegando la sua ultima disavventura. Una signorina tenera, nessun dubbio su questo, gentile e divertente, ma così disorganizzata. Metteva fuori i bidoni sbagliati al momento della raccolta, arrivava in abiti formali quando c’era da mettersi meno eleganti, semplicemente diventava imbarazzante e, anche se non sono rigido riguardo a queste cose, amo essere organizzato. Incredibilmente era una responsabile di progetto, lo so, mi sono quasi soffocato quando me l’ha detto.

Numero Nove

Psicotica. Voleva sempre sapere dove fossi. Continuava a chiamare ripetutamente e chiedermi di mandarle una fotografia di dove ero dove avevo detto che stavo. Estremamente irritante. Saltava fuori senza preavviso e aveva quella non comune capacità di avvicinarsi furtivamente ed essere alle tue spalle. Miseria, mi faceva saltare. Giurerei che avesse messo un localizzatore sulla mia auto dato il numero di volte in cui arrivava nei posti anche se non c’era alcun modo possibile per cui potesse aver saputo dove fossi. Facevo su e giù durante la notte controllando attraverso le persiane e aspettandomi di trovarla fuori a guardare attraverso la finestra con quello sguardo perso nel vuoto. Molto preoccupante.

Numero Dieci

Maniaca del controllo. Tutti i suoi DVD erano in ordine alfabetico. Tutte le scatolette nella sua dispensa avevano le etichette rivolte nello stesso modo. Dovevi toglierti le scarpe quando entravi in casa sua ma fatto questo, ti faceva indossare ogni volta un nuovo paio di pantofole per camminare all’interno che dopo bruciava. Che stranezza. Nulla fuori posto. Voleva sempre prendere decisioni per me. Nessuna forchetta poteva spingersi nel settore dei coltelli nel cassetto. Oserei dire che stirava le lenzuola nel letto dopo che avevamo fatto l’amore e l’ho trovata a cronometrarci quando andavamo a letto. Immagino che avesse un foglio di calcolo che compilava sul suo computer degli orgasmi contro il coefficiente di montate. Voleva che mi sedessi in un particolare posto ogni volta che la venivo a trovare e non mi lasciava mai nello studio spiegando che era un “ambiente controllato” qualunque cosa significasse. Intendiamoci, quando ho rovesciato un sacchetto della spazzatura nella sua cassetta delle lettere penso che abbia afferrato il messaggio che le cose tra noi non funzionavano.

Numero Undici

Sei meravigliosa. Ti adoro. Sono così fortunato ad averti e ascoltami, è così meraviglioso incontrare, finalmente, qualcuna come te. Non hai idea cosa significhi per me poterti parlare così e dirti tutto riguardo al passato. Lo apprezzo davvero. Hai una mente così aperta e tollerante e mi metti a mio agio, davvero. Conosco alcune persone a cui non piacerebbe ascoltare delle relazioni precedenti del partner ma non ho nulla da nasconderti e so che non mi giudicherai per questo, può solo rendere te e me più forti perché ti apprezzo sinceramente.

Numero Dodici

La numero Undici? Che rompipalle che era. Non mi ascoltava mai, faceva sempre commenti su di me, anche quando cercavo di spiegarle le cose. Saltava alle conclusioni, non mi lasciava mai finire ciò che avevo da dire. Oh, e anche così giudicante, cosa davvero dolorosa. Prevedeva le altre mie relazioni. Sì, non erano perfette, ecco perché sono finite, ma lei ha esagerato nella sua analisi critica di loro e lo faceva ovviamente per farmi sentire piccolo. Comunque, tu non sei così vero? Grazie al cielo.

Ed ecco spiegata la sporca dozzina (okay, è molto di più, ma rende l’idea).

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR