INFERNO FANGOSO

Oggi ho una giornata impegnativa. Tante cose da fare e tante persone a cui farle, ma quando hai a cuore gli interessi di qualcuno, beh, è quello che devi fare, giusto?

Ho l’elenco dei numeri che ho annotato dal tuo telefono quando sono riuscito ad accedervi. Non è stato difficile. Grazie alla mia ben nota capacità di muovermi senza fare rumore, mi sono avvicinato di soppiatto alle tue spalle, ti ho osservato mentre inserivi il codice di accesso del tuo telefono e l’ho memorizzato per poterlo usare mentre dormivi.

Naturalmente ho dato una bella occhiata a tutti i tuoi messaggi, al tuo diario e alle tue e-mail, ma questa è un’altra storia. Ho riconosciuto i nomi di diverse persone, ho trascritto i loro numeri nel mio taccuino e poi l’ho nascosto, pronto per il momento in cui avessi deciso di usarlo. Ora quel momento è arrivato, ed è mio dovere compiere questo passo.

Il primo numero che inserisco nel mio telefono è quello di Sarah, una tua amica. Risponde dopo due squilli. Come molte persone, è perennemente incollata al telefono.

«Ciao Sarah, sono HG. Senti, volevo solo avvisarti, visto che sei una sua cara amica, che Gemma… Beh, il modo più semplice per dirlo è che non sta bene, per niente.

Cosa intendo? Ha iniziato a comportarsi in modo piuttosto strano. Basta la minima cosa per farla scoppiare a urlare o a piangere. All’inizio ho pensato fosse solo, sai, una di quelle cose da donne, ma va avanti da mesi ormai.

Non ne avevi idea? Lo so, non ne ho parlato prima perché speravo di aiutarla a superarlo, ma ormai è qualcosa che nemmeno io riesco a gestire. Sto cercando di trovarle un aiuto. Provo a parlarle ma si chiude in sé stessa, mi ignora completamente, e poi mi accusa di non preoccuparmi per lei. Non credo neanche che dorma bene, e mi ci vuole un’eternità per convincerla a mangiare.

Dovresti passare? No, grazie, sei molto gentile, ma non voglio che faccia qualcosa che possa metterti a disagio. È molto instabile nel suo comportamento, e non si tratta solo di sbalzi d’umore. L’aiuterò a ricevere il giusto supporto, ma volevo solo avvisarti che, se dovesse contattarti, sappi che non è se stessa.

Sta dicendo cose spiacevoli su alcune persone, me incluso, e non voglio che questa fase di malattia rovini i suoi rapporti con gli amici. Sai come può essere la gente, a volte prende tutto troppo sul personale senza rendersi conto che qualcuno sta male.

Sì, esatto. Sì, penso che sarebbe meglio se le dessi un po’ di spazio. Assolutamente sì. Se ti contatta, fammelo sapere, ora hai il mio numero salvato nel telefono. Sì, certo, le riferirò i tuoi saluti e grazie per il tuo aiuto, Sarah, davvero. È molto apprezzato in questo momento difficile».

Termino la chiamata e metto un segno di spunta accanto al nome di Sarah. È stata molto comprensiva e ha capito perfettamente quanto sia importante lasciarti spazio per guarire.

Ora, chi viene dopo? Ah, sì, un’altra delle tue amiche, Helen.

Chiamo Helen e le spiego la situazione quasi parola per parola come ho fatto con Sarah. Lei mi chiede più dettagli su cosa stia succedendo e io, con riluttanza, le racconto della violenza e delle bugie. È chiaramente scioccata e passa un bel po’ di tempo a cercare di formulare una diagnosi amatoriale su cosa potrebbe essere.

La ascolto mentre blatera, guardo l’orologio e noto che ho ancora diversi nomi da contattare. Alla fine riesco a chiudere la chiamata e mettere un’altra spunta. Continuo a lavorare sulla tua lista di amici, i segni di spunta si accumulano.

Il prossimo è John, il tuo istruttore di fitness.

«Ciao John, sono HG, il compagno di Gemma. No, non ci conosciamo. Guarda John, è una telefonata difficile da fare, ma Gemma non sta bene al momento. È una situazione piuttosto seria.

Sì, grazie, è un momento difficile, ma sto facendo del mio meglio per aiutarla. Al momento non è chiaro di cosa si tratti, sto prenotando una visita medica per oggi, ma è diventata difficile da gestire. Potrebbe trattarsi di un esaurimento nervoso dovuto allo stress.

Sì, è preoccupante. So che, a vederla fuori casa, non lo avresti mai detto, ma credo che questa cosa stia andando avanti da un po’. Sai, ha persino iniziato a dire che voleva sposarti.

Sì, lo so, è assurdo, vero? Sei già sposato? Immaginavo di sì. Non preoccuparti, so benissimo che non c’è nulla di strano, sono certo che sei troppo professionale per certe cose, ma è proprio questo il problema: lei continua a dire cose assurde. Io riesco a gestirla, ma temo che altri potrebbero non riuscirci, quindi per il momento non avrà bisogno dei tuoi servizi.

Il pagamento? Beh, certo, se ha un abbonamento, continua pure a riscuotere la sua quota mensile. Dopo tutto, questa situazione non è colpa tua, giusto?

Ti farò sapere quando starà meglio, ma nel frattempo, se dovesse provare a contattarti, penso sia meglio se evitassi di risponderle. Non vorrei che ti mettesse nei guai, specialmente con tua moglie. Grazie John, apprezzo la tua discrezione».

Metto un’altra spunta e faccio una chiamata simile al tuo gruppo corale e al tuo club letterario.

Il prossimo è il tuo datore di lavoro. Oggi ti ho fatto prendere un giorno di ferie con la scusa di farti riposare e poi passare del tempo insieme. Ieri siamo rimasti svegli fino a tardi, quindi stai ancora dormendo di sopra, il che mi permette di fare queste importanti telefonate.

Il tuo capo si dimostra comprensivo e posso confermare che verranno presi accordi per ottenere il certificato medico, dato che ho spiegato che la situazione potrebbe durare diverse settimane.

Il mio piano procede senza intoppi e ora passo a prenotare una visita medica a domicilio, spiegando alla reception con voce preoccupata che farti uscire nel tuo stato attuale potrebbe rappresentare un rischio per te e per gli altri. Lei si dimostra molto comprensiva e conferma che un medico verrà dopo le visite ambulatoriali, verso le 17:00.

I prossimi della lista sono i tuoi familiari. Mi sono assicurato il vantaggio di farti trasferirti con me, lontano da loro, e ora sono a un volo di distanza. Gioco su questa difficoltà mentre chiamo i tuoi genitori e tua sorella, avvertendoli che potrebbero ricevere commenti spiacevoli su di loro e, soprattutto, su di me, a causa del tuo stato di salute.

Li rassicuro sul fatto che mi sto prendendo cura di te e che davvero non c’è bisogno che affrontino un viaggio così lungo. Confermo che li terrò aggiornati e loro sembrano sollevati all’idea che io abbia preso una pausa dal lavoro per dedicarmi a te e che abbia già preso appuntamento con un medico.

Dedico un bel po’ di tempo a raccontare nei dettagli il tuo comportamento terribile, le cose orribili che ho dovuto sopportare e le bugie che hai detto su di me, i tuoi amici e la tua famiglia.

Spiego che io posso gestire la situazione, ma mi dispiace per i tuoi genitori e tua sorella, che non meritano di sentire queste cose. Per evitare che accada di nuovo, la soluzione migliore è che contattino me e non te, e che ti tengano a distanza.

Dico loro che capisco quanto sia difficile, ma che è la cosa giusta per tutti: impedirti di ferire le persone con i tuoi scatti d’ira. Le mie spiegazioni e la mia apparente buona volontà vengono accolte con comprensione e mi ringraziano per il mio sostegno e la mia pazienza.

L’ultima spunta viene segnata sulla lista e finalmente metto giù telefono e penna. Ora devo proprio andare a lavarmi le mani, dopo aver spalmato tutto quel fango in giro.

H.G. TUDOR – “Muddy Hell” – Traduzione di PAOLA DE CARLI