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📑 IMPEGNO NASCOSTO

Quante volte sei rimasto fuori dalla porta dello studio, e hai premuto l’orecchio contro la porta nella speranza di sentire qualcosa? Molte volte scommetterei. Lo accosti di più e chiudi gli occhi come se interrompere un senso potesse facilitarne un altro. È quella la nostra voce che puoi sentire? È difficile dire come il battito frenetico e ansioso del tuo cuore fa rimbombare il sangue nelle tue orecchie e non puoi dire se siamo noi a parlare in un lieve mormorio, il suono di una televisione o il ronzio incessante della tecnologia dall’altra parte della porta. Stiamo parlando con qualcuno oppure è il clack della tastiera mentre le nostre dita ci scivolano sopra?

Cosa stiamo facendo oltre questa porta? La tua mano raggiunge la maniglia ma sai che è inutile. La porta sarà chiusa. Non è passato molto tempo da quando abbiamo iniziato questi soggiorni notturni nello studio, che era stata installata una serratura e non hai mai visto la chiave. La stanza è sempre chiusa quando ci siamo dentro. La stanza è sempre chiusa quando non ci siamo dentro. Non hai l’accesso. Una volta sei andato a cercare una scala, deciso a sbirciare dalla finestra e vedere cosa c’è dentro. Strani pensieri di assistere a bizzarri esperimenti sfioravano la tua mente, visioni di qualche bestia ibrida incatenata e ingabbiata, un mostro ancora da scatenare, eppure, alzando lo sguardo, vedevi che le tende erano state chiuse. Ancora una volta ti abbiamo escluso.

Anche se una porta chiusa a chiave non ti avesse impedito l’accesso, sai che non appena avessi iniziato ad aprire la porta, saremmo comparsi davanti, la faccia che riempie l’apertura, la massa corporea dietro di essa che ti impedisce di spingerla e di aprirla oltre, la nostra faccia sospettosa che non ti permette di vedere cosa si trova all’interno. Ben presto ti porteremmo via, borbottando che abbiamo un lavoro importante da fare. Bofonchieresti gentilmente, suggerendo che abbiamo lavorato troppo duramente e invitandoci a farti entrare in modo da poterci massaggiare le spalle, ma il tuo suggerimento non meriterebbe nemmeno una risposta in quanto la porta verrebbe chiusa di nuovo. “Non devi passare” potrebbe anche essere stato inciso sul legno.

Ora ci passi davanti, la fredda luce blu che filtra da sotto la porta, la prova della tecnologia che lavora all’interno. Ti fermi sempre e pensi a ciò che potremmo star facendo. Che cosa ci coinvolge a tal punto che siamo impegnati in questo posto quasi ogni sera, da dopo cena fino a tarda notte. Hai rinunciato a cercare di rimanere sveglio per la nostra eventuale comparsa a letto.

Ora, ti svegli di notte e scopri che siamo magicamente apparsi accanto a te, dopo essere entrati silenziosamente nella stanza e infilati nel letto. Di tanto in tanto hai provato a cercare la chiave mentre dormivamo per tentare di accedere al nostro luogo di rifugio, ma sei giunta a paventare e temere il contraccolpo di un comportamento così clandestino come se dormissimo con un occhio solo. Ti becchiamo sempre quando inizi a vincere con noi al nostro stesso gioco, con attività furtive e segrete.

La verità è che tu non hai idea di cosa succede quando ci concediamo la nostra vita notturna. Potresti sentirti dire che stiamo lavorando o godendoci la visione di un film in pace, senza l’interruzione di bambini, animali, telefoni, o di te. Potrebbe esserci anche un film sullo sfondo, ma l’unico lavoro che viene intrapreso è di tipo complottante. Siamo impegnati a curare il nostro crescente regno di ammiratori mentre ci muoviamo tra il primo telefono, il secondo telefono e il computer.

I condotti tecnologici si dipartono da questi dispositivi mentre setacciamo i siti di appuntamenti, riprendiamo i flirt della sera prima con qualcuno dal nickname invitante e messaggiamo a botta e risposta con una nuova conquista su Facebook. La nostra casella di posta si gonfia del frutto delle nostre nefande fatiche, lo schermo del computer contiene una serie di schede e notifiche diverse mentre il mondo dei social media illumina il monitor. Messaggi, emoticon e immagini si riversano su di noi mentre beviamo questo carburante. Rispondiamo ai messaggi di testo, facciamo piani per gli incontri, ci permettiamo di mandare trabocchetti sessuali per catturare una vittima compiacente e di richiedere molte foto da mettere nell’hard disk collegato al computer.

Il calore che emana da questi scambi alimenterebbe facilmente la casa per una settimana. Puoi sentire un film ma non sarà l’ultimo uscito o qualche produzione accolta da critiche. Invece guarderemo con occhi vitrei le figure nude che si contorcono fuori dal verso immaginato. Le nostre dita stringono il mouse e con ogni click ci addentriamo sempre di più nella vasta gamma di materiale pornografico, i nostri gusti diventano sempre più estremi e pericolosi. Alcune notti potremmo passare dieci secondi a guardare un pezzo di video prima che i nostri occhi vengano attratti da un’anteprima più avvincente sotto cui dobbiamo fare diligentemente click. Poi un altro e un altro ancora.

Osserviamo tutto ma non vediamo nulla mentre svolazziamo come una farfalla da un sito porno a un altro, cercando attraverso le categorie, inserendo le nostre ricerche mentre cerchiamo quel colpo inafferrabile che ci soddisfa. I nostri occhi si spalancano quando arriva un’e-mail e la apriamo immediatamente, deliziandoci nei messaggi che possiamo vedere accumulati sui nostri telefoni. Ci stiamo rimpinzando di flirt, infedeltà e voyeurismo.

Come un ghiottone non ne abbiamo mai abbastanza perché ci riempiamo di carburante che scorre da tante linee di rifornimento. Mentre lo facciamo, i nostri pensieri vagano da soli, senza dubbio, chiedendo cosa stiamo facendo e ci concediamo un sorriso mentre assaporiamo quella goccia di carburante negativo, immaginando il tuo disagio e la tua solitudine.

Inizia come un’ora dopo cena. Poi due. Presto gli appuntamenti esterni iniziano a essere scartati ed evitati per tornare alla nave madre e connetterci a tutti gli ammiratori in attesa nelle chat, su Internet e nel cyberspazio. Presto l’intera serata è dedicata a questa ricerca e poi si fa più intensa durante le prime ore fino a quando siamo ancora seduti su di giri e alimentati, cliccando e navigando finché non vediamo le prime luci dell’alba all’orizzonte. Questa è la nostra vita notturna.

H.G. TUDOR – Traduzione di PAOLA DE CARLI

Hidden Engagement

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