IL NARCISISTA MANIPOLA: RIVANGARE IL PASSATO

Un metodo essenziale per mantenere il controllo su di te è rivangare il passato. Siamo sempre in grado di ricordare alcuni vecchi errori che tu hai commesso o qualche particolare trasgressione, che useremo per adattarli ai nostri scopi attuali. Essere in grado di rivangare il passato ci permette di deviare i tuoi attacchi contro di noi, negare la validità di ciò che stai dicendo, e ci consente inoltre di metterti sotto esame.

Abbiamo una capacità formidabile di ricordare ciò che è successo in precedenza. È come se ogni evento nella nostra vita insieme fosse stato registrato nel mio occhio interiore e in un attimo riesco a individuare il ricordo esatto, le circostanze e gli eventi per sostenere la mia posizione e demolire la tua. La precisione impeccabile con cui riesco a rispolverare qualcosa che è successo mesi o addirittura anni fa è alquanto sbalorditiva.

È ancora più incredibile, perché sembriamo non ricordarci mai gli eventi a cui cerchi di fare riferimento tu. Ma d’altronde, questo succede perché hai una spiccata tendenza a inventare le cose, vero? È una pessima abitudine la tua, mentire per cercare di farmi apparire cattivo o farmi sentire peggio. Di certo non è qualcosa che io farei. Assolutamente no.

Tu ti attieni al concetto che, una volta che qualcosa è stato messo a tacere, la questione sia chiusa. È finita. È conclusa. Noi non condividiamo questo punto di vista. Anzi, qualsiasi cosa sia accaduta tra di noi e che dobbiamo riesumare per far progredire la nostra causa contro di te, non è mai davvero conclusa. Può essere sepolta, ma non è mai definitivamente morta. Tutte le discussioni, gli avvenimenti e gli eventi, anche se magari sono stati discussi, analizzati e rielaborati fino allo sfinimento molto tempo fa, sono pronti per essere riportati in vita con uno schiocco di dita.

Quella discussione sull’unica volta negli ultimi sei mesi in cui sei uscita con le tue amiche (cosa che, ovviamente, non è avvenuta senza una precedente battaglia colossale) è iniziata quando sei rientrata cinque minuti più tardi di quanto avevi detto. La discussione si è protratta fino a notte fonda finché tu alla fine, stanca e frustrata, hai accettato la sconfitta, ti sei scusata e sei andata a letto.

Intanto tutta la gioia della tua piacevole serata era svanita in conseguenza delle nostre farneticanti sfuriate. Sapevi che la questione era andata avanti fino allo sfinimento. Non c’era proprio più nulla su cui discutere, anche se questo non ci ha impedito di girarci attorno per esasperarti. L’argomento era chiuso e non c’era bisogno che venisse tirato fuori di nuovo.

Invece quel bisogno c’era.

Ti eri organizzata per andare a vedere uno spettacolo con le tue amiche. Era segnato in agenda da almeno otto settimane, eri in procinto di andarci e non vedevi l’ora di godertelo. Era uno dei tuoi preferiti, uno spettacolo che amavi fin da quando eri una bambina.

Sapevi che la cosa non ci faceva piacere, hai potuto vederlo dal sorriso di circostanza che ti abbiamo rivolto quando siamo usciti a salutare le tue amiche. Non che ci interessasse ovviamente essere cortesi con le tue amiche mentre aspettavano in macchina. No, volevamo vedere chi ci sarebbe stato. Controllare se la tua storia fosse vera. Ti abbiamo dato un bacio e augurato di divertirti alla serata, anche se sotto sotto sapevi che saremmo stati furiosi per stati lasciati soli per la serata e perché dovevamo prepararci da soli la cena.

Lo spettacolo era magnifico e la compagnia delle tue amiche eccellente, ma il traffico all’uscita del teatro era intenso e sei tornata a casa mezz’ora più tardi di quanto avessi previsto. Nota bene: era un orario di rientro stimato, non garantito, anche se questo dettaglio non avrebbe fatto alcuna differenza per noi. Ci hai inviato un messaggio (non volevi l’imbarazzo di una spiacevole telefonata mentre eri in macchina con le tue amiche), per avvisarci del ritardo e spiegandone il motivo. Non hai ricevuto risposta. Questo ti ha detto tutto ciò che dovevi sapere. Sei entrata in casa e ci hai trovati lì ad aspettarti, con le braccia conserte e le sopracciglia alzate.

«Che ora sarebbe questa?». L’accusa viene lanciata. Nessun saluto, nessuna domanda su come si è svolto lo spettacolo o se ti sei divertita alla serata.

«Scusami. C’era un traffico terribile. Hai ricevuto il mio messaggio?»

«Sì, ma non è questo il punto. Sei di nuovo in ritardo. Lo fai apposta, vero?»

«Cosa intendi con “di nuovo”?», rispondi d’istinto all’accusa ingiusta, ma appena uscita dalla tua bocca anche l’ultima parola, sai cosa sta per succedere. È come se sentissi il rumore della porta della cassaforte che si apre e la giusta casella di deposito selezionata, con la minuscola chiave che viene inserita e girata.

«Sei tornata tardi anche l’ultima volta che sei uscita».

«È successo sei mesi fa».

«Veramente erano cinque. Era marzo. Non importa se fosse ieri o anni fa, sei in ritardo e hai detto che non avresti fatto tardi. Hai mentito».

«Ho mentito? Oh, andiamo, tu torni tardi ogni settimana, sia dal bar che da qualche riunione di lavoro, e io non mi lamento mai».

«Sì che lo fai. Ti sei lamentata venerdì scorso e io ti ho detto che dovevo incontrare quei clienti al bar. Era un incontro di lavoro».

«Non mi hai detto niente del genere. Ti ho chiamato sei volte per sapere dove fossi».

«In realtà erano otto volte e non ho risposto perché ero occupato con i clienti. Come ti dissi. Ricordo di avertelo spiegato chiaramente».

«No, non l’hai fatto. Davvero, non l’hai fatto. Ascolta, è la prima volta che esco dopo tanto tempo, ora sono a casa, lascia che ti racconti dello spettacolo».

«No. Non mi distrai con racconti di canzoni e i balletti. Sono stufo della tua mancanza di rispetto nei miei confronti. Torni sempre tardi quando sei con quelle arpie».

«Perché dici così?», chiedi, ferita dal commento sulle tue amiche.

«Perché hanno una cattiva influenza su di te. Ti hanno fatta ubriacare quella volta. Ti ricordi? Sei entrata in casa e hai vomitato nel lavandino e poi sul pavimento».

«No, non è vero, l’hai fatto tu!»

«Non cercare di rigirare la frittata. Ricordo distintamente di averti vista entrare barcollando dalla porta, perché ero seduto su quella sedia a guardare il telegiornale».

«Stavi dormendo al piano di sopra e io non ero ubriaca. Io non mi ubriaco».

«Oh, davvero? Ricordo almeno cinque occasioni in cui sei tornata a casa ubriaca fradicia, sbattevi contro i muri e strisciavi su per le scale. Come quella volta che sei andata con Sandra in quel nuovo bar, si chiamava Apartment».

«Ma di cosa stai parlando? No, non è mai successo».

«Sì che è successo. Mi stai dando del bugiardo? Ricorda, ho una memoria molto migliore della tua, la tua è chiaramente confusa da tutto quell’alcol».

E così continua. Passate mancanze, sia reali che immaginarie, vengono tirate fuori e rivolte contro di te. Rivangare il passato è utile in qualsiasi occasione. Se ci accusi di flirtare con qualcuno, ti ricorderemo il tuo comportamento spudorato con nostro fratello. Se ti lamenti perché non abbiamo portato fuori la spazzatura, ti ricorderemo quelle tre volte in cui ti sei dimenticata di ritirare il nostro abito in tintoria. Se ci accusi di spendere troppo, riprenderemo in mano i tuoi ultimi tre scontrini della spesa e snoccioleremo ogni singolo articolo che hai acquistato.

La disinvoltura con cui descriviamo questi eventi passati ti lascia sconcertata, e a volte finisci per non ricordare più se abbiamo ragione o se ce lo stiamo inventando. Spesso pensi che stiamo inventando le cose, ma la convinzione che dimostriamo ti fa dubitare della tua stessa memoria.

Questa tecnica è usata spesso da noi. Sposta su di te l’oggetto della discussione, ti frustra, ti fa arrabbiare e ti turba, spingendoti a fornirci carburante e portandoti spesso a scusarti, il che ci fa capire che abbiamo colto nel segno e che abbiamo fissato una regola nel gioco.

Rammentarti il passato, reale o immaginato, è qualcosa che facciamo di frequente. Ma qual è il vero motivo dietro l’uso di questa tecnica manipolativa per acquisire carburante e controllo? Semplice. Rivanghiamo il passato perché siamo intimoriti da ciò che sta accadendo nel presente.

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR