Olivia era una creatura deliziosa che era una mia Fonte Secondaria Intima. Mi disse che il suo nome significava “pace e libertà”. Risi e le dissi che significava “olivo”. Le ricordai che i genitori spesso riversano il loro odio interiore sui loro figli quando si tratta di dar loro un nome. Sembrò turbata da questo.
«Ma a te non hanno fatto questo, hai nomi così insoliti e nobili», rispose lei rilasciando la sua adulazione.
«Tu credi? Mia madre guarda quelli intorno a lei con odio, odio puro e incessante», spiegai a Olivia mentre eravamo seduti l’uno di fronte all’altra. Bevvi un sorso del mio drink e poi lo posai prima di alzarmi in piedi e andare verso il focolare.
«Vedere il mondo attraverso occhi pieni di odio è una prospettiva fin troppo comune nella società di oggi. L’odio è un’emozione potente e distruttiva che può offuscare il proprio giudizio, distorcere la percezione della realtà e portare ad azioni dannose per coloro che sono abbastanza deboli da esserne colpiti».
«Ma cos’ è davvero, l’odio, di sicuro solo l’assenza di amore», ribatté lei.
Le feci segno di tacere, non in modo sgradevole, mentre continuavo a spiegare. Ora le spiegavo ciò che avevo capito che la sua specie intendeva per “odio”, che è solo una parte del percorso verso una comprensione piena e completa di cosa sia veramente l’odio.
«L’odio è un’emozione forte e intensa caratterizzata da una profonda animosità verso una persona, un gruppo o un’idea. Può derivare da una varietà di fattori, tra cui esperienze personali, influenze culturali e condizionamenti sociali. Quando gli individui vedono il mondo attraverso occhi pieni di odio, spesso diventano ciechi alla ragione, all’empatia e alla comprensione. Ciò può portare a un ciclo di violenza, discriminazione e divisione all’interno della società.
Quando gli individui nutrono odio, la loro percezione del mondo viene distorta. Tendono a concentrarsi esclusivamente sugli aspetti negativi dell’oggetto del loro odio, ignorando qualsiasi qualità positiva o prospettiva alternativa. Questa ristrettezza mentale impedisce loro di vedere la complessità e la diversità del mondo, portando a una comprensione distorta della realtà. Ad esempio, qualcuno che odia un particolare gruppo etnico può generalizzare e stereotipare tutti i membri di quel gruppo, non riuscendo a riconoscere l’individualità e le esperienze uniche dei suoi membri.
L’odio spesso deriva da una mancanza di empatia verso gli altri. Quando gli individui sono consumati dall’odio, non sono in grado di mettersi nei panni di coloro che disprezzano. Questa mancanza di empatia impedisce loro di comprendere le esperienze, le lotte e l’umanità degli altri. Di conseguenza, possono adottare comportamenti discriminatori o violenti senza rimorso o considerazione per le conseguenze. Ad esempio, un individuo pieno di odio verso un certo gruppo religioso può commettere atti di violenza contro i suoi membri, ignorando il dolore e la sofferenza che infligge.
L’odio ha la tendenza a perpetuare un ciclo di violenza e ostilità. Quando gli individui vedono il mondo attraverso occhi pieni di odio, spesso cercano di infliggere danni a coloro che disprezzano. Ciò può portare ad azioni di ritorsione, alimentando ulteriormente il ciclo di violenza e approfondendo il divario tra i diversi gruppi. Ad esempio, nei conflitti guidati dall’odio, ogni atto di violenza da una parte incontra una risposta altrettanto violenta dall’altra, provocando un ciclo infinito di distruzione e sofferenza.
Vedere il mondo attraverso occhi pieni di odio è una prospettiva distruttiva che ostacola la comprensione, l’empatia e il progresso. L’odio distorce la percezione della realtà, portando a una visione ristretta e distorta del mondo. Inoltre erode l’empatia, impedendo agli individui di riconoscere l’umanità e le esperienze degli altri. In più, l’odio perpetua un ciclo di violenza e ostilità, approfondendo le divisioni all’interno della società. Superare l’odio richiede uno sforzo consapevole per favorire l’empatia, la comprensione e la tolleranza. Promuovendo il dialogo, l’educazione e la compassione, possiamo lavorare per un mondo più inclusivo e armonioso. È così che vedi l’odio, no?», chiesi restando in attesa.
«Beh», iniziò Olivia con una certa esitazione. Sentii che il mio senso di delusione iniziava a prender forma.
«Penso che quello che hai detto sia giusto e penso che sia questo ciò che hai imparato, non è vero?»
Non dissi nulla di rilevante su dove volesse arrivare.
«Ho sempre saputo cos’è l’odio, ma il mio concetto di odio è diverso da quello che capisci tu?»
«Come possono esserci due tipi di odio?», chiese lei.
«Oh, molto facilmente», la rassicurai.
«Ma l’odio è odio», disse lei.
«E le persone sono persone», risposi io con una risatina.
Si alzò e si diresse verso di me, prendendomi il viso tra le mani. Fui tentato di allontanarmi da lei, ma combattei l’impulso. Mi guardò negli occhi, trasudava preoccupazione, era tangibile.
«So cos’è l’odio, ma non credo di averlo mai provato», confessò.
«Davvero?», chiesi con interesse. «Allora forse dovremmo cambiare le cose».
In quell’istante vidi il guizzo di paura balenarle negli occhi e sentii la deliziosa ondata dentro di me.
«Come potrei resistere all’idea di insegnartelo?», chiesi, parlando più a me stesso che a Olivia, mentre le toglievo lentamente le mani dal viso e prendendone una, la conducevo verso la camera da letto…
H.G. TUDOR – “The Asylum of the Grotesque : Olivia” – Traduzione di PAOLA DE CARLI
