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πŸ‘€ IL BARATTOLO DI BISCOTTI

Quando ero bambino, la mia nonna cucinava i piΓΉ deliziosi e profumati biscotti al forno che esistano. La sua casa si riempiva dell’aroma di questi dolcetti mentre cuocevano nel forno. Li sfornava e metteva le teglie tutte in fila a raffreddare mentre i miei fratelli e io stavamo lΓ¬ a osservare, con gli occhi spalancati e l’acquolina in bocca. I gusti con cui erano fatti erano cosΓ¬ allettanti. Gocce di cioccolato, burro di noccioline, impasto di cioccolato, cannella, mirtilli e arance e cioccolato bianco. Non ci era permesso di mangiarli quando erano caldi, anche se sapevano dalla nostra mamma dei biscotti che avevano un sapore sensazionale in quel modo. La selezione di dolcetti dall’acquolina in bocca vennero messi in un grande barattolo per i biscotti e posizionati su una mensola.

“Ora”, la mia nonna annunciΓ², “i biscotti vanno meritati. A ogni buon comportamento il risultato sarΓ  un biscotto del vostro gusto preferito.”

“Mi piace piΓΉ di tutti quello con le gocce di cioccolato” disse mia sorella piΓΉ grande.

“Preferisco quello con il burro di noccioline”, annunciΓ² il mio fratello maggiore.

“È alla cannella per me” rilanciΓ² il mio fratellino piΓΉ piccolo mentre frizzava per l’eccitazione. Io rimanevo senza dire niente.

“E tu HG? Qual Γ¨ il tuo preferito? mi chiese la mia nonna mentre si abbassava a livello della mia faccia.

“Mi piacciono tutti nonnina, non ne ho un preferito” le ho risposto

La mia nonna si mise a ridere.

“Oh non puoi averli tutti HG, starai male” mi disse e mi scompigliΓ² i capelli.

“Lo farΓ  nonna, Γ¨ avido”, mia sorella mi rimproverΓ² e io le diedi la mia occhiata. L’avevo perfezionata guardandomi allo specchio durante l’estate precedente. Restringevo gli occhi e fissavo lo sguardo rievocando ogni tipo di rabbia, odio e disprezzo che potevo raccogliere. Funzionava meglio se pensavo alle cose che mi facevano arrabbiare. Richiamavo il momento in cui ero stato messo fuori dalla squadra di calcio della scuola senza un motivo apparente. Ricordavo quando il mio dipinto non aveva vinto la competizione organizzata dalla chiesa (“Ma sei arrivato secondo” si era congratulato il mio fratellino piΓΉ piccolo, cosa c’Γ¨ di buono nell’essere secondi?!) e ogni altra ingiustizia che mi era stata inflitta. Rievocavo la rabbia provata per ogni atto di esclusione e fallimento nel riconoscere i miei talenti e la canalizzavo nella creazione di questo sguardo freddo e maligno. Quando lo sparai verso mia sorella lei immediatamente si mise tranquilla. Sapeva bene che non doveva ostacolarmi quando le davo quello sguardo.

“Bene” la nonna continuΓ² mentre si rialzava “se tutti voi mi aiutate a lavare le teglie potrete avere un biscotto per ognuno. Deridevo i miei fratelli vedendoli radunarsi intorno pronti ad aiutare in un modo cosΓ¬ compiacente per un cosΓ¬ magro premio.
Mi sono girato e sono uscito dalla stanza riluttante all’idea di partecipare alla loro sottomissione collettiva.

“Non vuoi un biscotto?” disse mia nonna, la sua voce mi seguiva mentre camminavo in giardino.

“No grazie” ho risposto oltre la mia spalla e mi sono messo ad arrampicarmi sul mio albero preferito per arrivare in alto tra i suoi rami e stare seduto in un cosΓ¬ splendido isolamento guardando attraverso il grande giardino che circondava l’impressionante casa dei miei nonni. Sono rimasto seduto lΓ¬ per ore, padrone di tutto ciΓ² che sorvegliavo.

Quando sono tornato per la cena i miei fratelli mi ricordarono quanto erano deliziosi i biscotti che avevano gustato ma io rimanevo impassibile di fronte alle loro provocazioni inefficaci perchΓ© sapevo che il mio trionfo avrebbe sorpassato i loro risibili risultati. Semplicemente sorrisi e mangiai la mia cena.

Quella sera aspettai quando tutto il resto della casa fosse immerso nel sonno e andai da basso, in cucina. In piedi sul pavimento di pietra, la luce della luna che scintillava nella stanza facendo splendere il barattolo di vetro. Mi arrampicai su uno dei mobili e rivendicai il mio premio. Ho messo il barattolo giΓΉ di fronte a me e ho tolto il coperchio prima di immergerci dentro la mano e selezionare il biscotto con il cioccolato bianco. L’ho divorato in 3 morsi. Ne ho preso uno alla cannella e l’ho divorato prima di attaccarne uno ai mirtilli e arancia. Ne ho recuperato uno alle gocce di cioccolato, al burro di noccioline e al gusto di cioccolato, li ho messi vicini a me pronti da portare a letto. La mia mano indugiava ancora sul barattolo. Quanto avrei voluto prenderne un altro alla cannella, romperlo e metterlo vicino al letto di mio fratello minore ma sapevo che sarebbe stato futile.
La mia nonna non avrebbe mai potuto ricordare quanti biscotti di ogni tipo aveva fatto e non avrebbe mai notato che ne erano spariti sei durante la notte. Queste erano le basi del mio successo. Quindi non c’era motivo di tracciare una pista fino al letto di mio fratello minore, non importa quanta soddisfazione potevo avere nel vederlo accusato e piangente mentre protestava di essere innocente. Ho messo a posto il barattolo e raccolto la mia ricompensa pronto a tornare a letto e godermi i miei snack rubati riflettendo sulle mie abilitΓ . Anche allora conoscevo le debolezze della gente e come sfruttarle al meglio.

H.G. TUDOR – Traduzione di PAOLA DE CARLI

The Cookie Jar

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