La triangolazione è un espediente manipolativo fondamentale nel nostro arsenale. La triangolazione è un modo comodo per descrivere una tresca, farsi una scopata occasionale, flirtare, tradire il coniuge, investire in una nuova prospettiva, concedersi una distrazione, trastullarsi e così via.
La realtà è che la triangolazione offende i principi del motivo secondo il quale due persone sono in una relazione ed è un metodo di manipolazione che viene utilizzato per ottenere carburante, causare confusione ed esercitare il controllo.
La ragione principale per cui lo facciamo è perché siamo in grado di ricavare due fonti di carburante da due apparecchi diversi. Qualche volta il carburante è positivo per entrambi e altre volte è sia positivo che negativo. Questo è edificante e rinvigorente. Potresti essere triangolata con una persona o un oggetto.
Potrebbero esserci triangoli che operano all’interno di altri triangoli. La triangolazione fornisce carburante ma ci consente anche di generare caos e impegnarci in tattiche di distrazione per cui tu e l’altra persona vi attaccate a vicenda, non rendendovi conto (o forse non volendo far vedere che avete capito per la paura di essere considerate perdenti) che siamo noi ad aver causato la triangolazione.
Di solito non ti accorgerai di essere stata triangolata con l’altra persona. È più facile mantenere te e l’altra persona separate e godere del tempo con lei e poi del tempo con te. Otteniamo carburante da entrambe e nessuna di voi sa dell’altra.
Non vediamo alcun problema nel comportarci in questo modo. Non siamo mai responsabili; abbiamo il diritto di fare come vogliamo. Non facciamo distinzioni tra voi perché per noi siete solo apparecchi e quindi del tutto intercambiabili.
Prima che decidiamo di alzare la posta e rivelarti il tuo avversario, intensificando così le tue reazioni e risposte, potresti in effetti riuscire ad accorgerti di essere stata triangolata poiché vi sono alcuni segnali.
Sono più evidenti nell’Inferiore e nel Medio-Rango della nostra specie, dato che potrebbero non avere la funzione superiore di ricordare ciò che hanno fatto o detto e occasionalmente commettere passi falsi, rivelando così il segnale.
Se ci chiedi spiegazioni in merito a questo segnale racconteremo qualche fandonia e ti convinceremo che non c’è niente di vero: questa persona è un’amica, c’è un problema nel telefono, l’ha fatto qualcun altro, ti stai immaginando le cose, stai esagerando e, com’è nostra abitudine, negheremo e devieremo e addirittura attaccheremo se necessario, nel tentativo di proteggere il nostro investimento sia in te che nell’altra persona.
Se dovessi vedere questi segnali, non sfidarci al riguardo: ci darai solo un modo per attingere carburante da te, confonderti e uscirne.
Se vedi questi segnali, ora sai cosa significano. Vieni triangolata. Qui ce ne sono dieci:
1. Il nostro cellulare avrà messaggi duplicati. Inviamo lo stesso messaggio a te e all’altra persona, spesso entro pochi secondi dal primo.
2. Ti compreremo un regalo doppio, avendotene già dato uno uguale circa una settimana prima.
3. Ti diremo qualcosa che ti abbiamo già detto prima, più o meno parola per parola.
4. Faremo riferimento a qualcosa che hai detto anche se tu non l’hai mai detto (è stata l’altra persona a dirlo).
5. Faremo riferimento a qualcosa che apparentemente abbiamo fatto insieme e che tu non ricorderai. (perché l’abbiamo fatto con l’altra persona).
6. Ti chiameremo con il nome di qualcun altro.
7. Potresti sentirci dire cose sottovoce come “Lei non lo farebbe” o “Lei accetterebbe di farlo”.
8. Non riconosceremo che hai fatto qualcosa per noi pensando che sia stata l’altra persona a farlo, ad esempio un regalo a sorpresa.
9. Osserveremo che non vogliamo fare di nuovo una cosa anche se non l’abbiamo mai fatta con te (l’abbiamo fatta con l’altra persona).
10. Ti faremo una domanda fuori contesto. Ad esempio, chiederti se tuo padre si sta riprendendo quando non ha nulla che non va (ovviamente è il padre dell’altra persona che è malato).
H.G. TUDOR – “Ten Tells of Triangulation by the Narcissist” – Traduzione di PAOLA DE CARLI
