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👤 DIARIO DI UN PAZZO

Di recente ho preso un libro che non leggevo da molti anni. Si chiama Diario di un Pazzo di Lu Xun. Ho una copia tradotta. È un libro interessante ed è anche piuttosto importante, ma non ho lo scopo di parlare di esso.

Mentre lo sfogliavo per trovare un pezzo particolare, c’era un punto in cui un foglio di carta piegata con cura è scivolato dalle pagine del libro e si è posato sul pavimento.

Interessato da questo foglio di carta che sfuggiva, ho posato il libro e mi sono chinato per raccogliere il foglio di carta che era ai miei piedi. La carta era color panna e di un peso decente e io ho sorriso dato che ho riconosciuto da dove proveniva. Era l’unica cosa che aveva in comune con mia madre, ma conosceva anche il valore della scrittura su un pezzo di carta di qualità.

L’ho spiegato e ho trovato la mia conferma dell’autore mentre la sua ordinata e ramata scritta si stendeva davanti a me. Scriveva sempre con una penna stilografica, una Mont Blanc e teneva un vasetto di inchiostro a casa mia, perché preferiva portare l’inchiostro dal vasetto nella penna piuttosto che usare le cartucce.

Mi piaceva guardarla mentre intingeva con attenzione il pennino nel liquido scuro e poi azionava il meccanismo per metterlo a punto prima di ripulire il pennino che colava con un pezzo di carta assorbente che presto divenne macchiata in un modo non diverso dalla copertina del libro che avevo appena messo da parte.

Era solita tenere in mano la carta assorbente e mi invitava a commentare ciò che vedevo. Io stavo al gioco, dal momento che Rorschach mi era familiare. Mi inventavo sempre qualcosa di spettacolare, quindi lei commentava e lo faceva con sbalordita ammirazione negli occhi.

“Vedo un leone che sta mangiando un bisonte da dietro”, dicevo lentamente e lei torceva la carta assorbente e la scrutava per vedere se era d’accordo con il mio punto di vista.

“Vedo un corvo bloccato tra i rami di un albero”.

“Vedo una corona ammaccata”.

“Vedo una conflitto in zona per un bambino”.

“Vedo gente scema”.

Ogni volta che riempiva il suo elegante strumento da scrittura facevamo questo piccolo gioco di me che guardavo la carta assorbente, con le sue macchie, punti e righe e senza la minima esitazione, dichiaravamo qualche figura immaginaria che la lasciava incuriosita e confusa.

Deve essere passato un po’ di tempo dall’ultima volta che mi sono ricordato di noi che lo facevamo insieme, dato che il suo ricordo raramente invadeva la mia coscienza e ci voleva qualcosa del genere per far riaffiorare ciò che c’era stato una volta. L’avevo riposto nella profondità della mia memoria, dove era meglio conservarlo.

Così sono tornato a guardare la lettera e ho letto il suo contenuto. Era la sua ultima lettera per me. Penso che sia per questo che l’avevo inserita in questo libro dal momento che all’epoca lo stavo leggendo e avevo deciso di usare la sua lettera come un segnalibro piuttosto che metterla insieme a tutte le altre che avevo ricevuto. Questo è quello che aveva scritto: –

“Mio caro HG,

Questo non è un lungo trattato. Ne abbiamo già parlato fino alla noia e non c’è bisogno di ripetizioni. So di averti offeso gravemente e questo è qualcosa che non ho mai inteso né desiderato fare alla tua gentile persona. Tu mi hai insegnato molte cose e mi hai posto più in alto di chiunque altro e per questo avrai sempre i miei ringraziamenti e la mia eterna gratitudine.

Sei veramente un principe tra gli uomini e hai sempre mostrato la grazia dei principi ogni volta che hai avuto a che fare con me. Penso che più di ogni altra cosa sia stata la tua nobiltà, sia di reputazione che di obiettivi, che mi ha avvicinato il più possibile a te. Anche quando sei diventato abietto e abominevole hai comunque sfoggiato quella maestà per cui ti ho sempre amato e posso solo guardare alle mie mancanze come motivo per cui hai fatto ciò che hai fatto.

Ho esternato mille rimpianti per ciò che non ho fatto e ciò che non ho detto. Ti ho offerto tutto ciò che avevo, ma non era abbastanza e mi resta la vergogna del mio fallimento, non è una cosa che riscontro spesso.

Ti penso spesso e questo non cambierà mai, ne sono sicura. Resto disposta ad aiutarti a superare questi ostacoli. Li considero ancora superabili e sono rattristata dal fatto che il tempo sia contro di noi per sistemare le cose, ma rimango fiduciosa che in qualche modo lo faremo, in qualsiasi forma decidiamo e io sarò al tuo fianco qualsiasi cosa accada.

Prenderò questo periodo che tu hai definito come pausa sabbatica tra noi per riflettere e migliorare, tu sai come sono io. Grazie ancora una volta per il nostro periodo di sole, so che l’hai descritto come nient’altro che una landa desolata e mentirei se dicessi che una descrizione del genere non mi turba.

Per me rimane un luogo di sicurezza e un santuario, e credo fermamente che potremo raggiungerlo ancora una volta, se decidessi di darmi un’altra possibilità. Dovrò rispettare la tua richiesta e non ti contatterò più, ma rimango sempre aperta e disponibile perché tu mi raggiunga e anzi, ti accoglierei a braccia aperte. Tutto ciò che ora chiedo è il tuo perdono nella piena consapevolezza che non merito nulla.

Con eterno amore

C.”

Mentre leggevo la lettera ancora una volta, una serie di immagini filtrava nella mia mente. I ricordi si sono riaffacciati, alcuni di loro non erano risorti prima. Ho sentito quei ricordi e quelle occasioni condivise suscitarmi qualcosa ancora una volta.

In accordo con le recenti istruzioni che avevo ricevuto, ho permesso a tutto questo di riversarsi su di me, piuttosto che rifiutarlo e rinchiuderlo di nuovo sotto chiave. Quella sensazione scorreva in me e mi era familiare. Ho riconosciuto tutti quei tratti che mi avevano indotto a cercarla ormai tanto tempo fa. Ho riconosciuto la sensazione del carburante che fluiva da lei.

Questo è ciò che ho sentito. Quel pezzo di lettera, elegantemente scritto e delicatamente composto, racchiudeva il potente fascino che noi possediamo. Non ho bisogno di dire nei dettagli cosa le avevo fatto passare una volta terminato il periodo d’oro. Hai le tue esperienze personali da cui attingere che ti permetteranno di comprendere la brutalità con cui una simile denigrazione si è abbattuta su una persona per indurla a scrivere queste parole.

Nonostante la crudeltà e la malvagità, il suo spirito caritatevole ha resistito immutato ed è rimasto come testimonianza delle stesse cose che ho visto quando le nostre strade si sono incrociate per la prima volta. Questa lettera in effetti ha avvalorato ciò che sapevo. Avevo ragione. L’ho ripiegata e l’ho rimessa di nuovo nel suo legittimo e appropriato posto, di nuovo tra le pieghe del libro, chiudendola dentro, collocandola di nuovo nella sua tomba.

H.G. TUDOR – Traduzione di PAOLA DE CARLI

A Madman´s Diary

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