Qualcuno ha pronunciato il tuo nome e l’ha fatto con quell’inflessione che usavo io quando ti chiamavo. Sono di nuovo nella tua mente.
L’odore di legna bruciata che giunge da un boschetto in un pomeriggio autunnale, dove camminavamo mentre il sole abbracciava la terra per l’ultima volta quel giorno. Sono di nuovo nella tua mente.
Una risata gutturale. Una chiave nella porta d’ingresso. L’odore di birra che aleggia su di te. Sono di nuovo nella tua mente.
Il primo giorno caldo di primavera, con le finestre aperte e la luce del sole che entra in casa. Le tapparelle alzate, le tende tirate e tante promesse davanti.
Il rumore della pioggia che tamburella sul tetto. Niente vento. Quel picchiettio regolare e ritmato che denota le forti piogge estive. Il cielo, quella strana sfumatura di grigio che appare solo all’apice di un temporale.
La sensazione di spruzzi marini che ti si abbattono dolcemente sul viso. Il vento che ti scompiglia i capelli mentre quell’odore del mare aleggia nell’aria.
Il freddo pungente di una mattina gelida che ti accoglie quando esci di casa, lasciando il caldo tepore per il freddo esterno. L’aria tagliente e corroborante. Ti volti a cercarmi mentre emetto nuvole di vapore acqueo nell’aria, come una specie di drago sogghignante, ma non ci sono, vero? Eppure, sono di nuovo nella tua mente.
I suoni di apertura riempiono la stanza annunciando l’inizio della commedia di qualità che non riesci più a guardare da sola. Il cofanetto giace sullo scaffale, una patina di polvere che testimonia il suo abbandono. Ora la gente vede quella patina su di te? Allunghi la mano verso il telecomando per disattivare l’audio della colonna sonora immediatamente riconoscibile, ma in qualche modo le tue dita esitano. Sono di nuovo nella tua mente.
Sotto lo specchio che ti schernisce ogni mattina ci sono due spazzolini da denti. Vuoi togliere il secondo, ma qualcosa ti impedisce di farlo. Il tuo dito tocca le setole e guardi nello specchio aspettando la mia presenza spettrale in piedi dietro di te e che le mie labbra, oh, quelle labbra così morbide, ti lascino quel tenero bacio sulla spalla sinistra scoperta. Non c’è nessun bacio, eppure il fantasma è lì. Sono di nuovo nella tua mente.
Arriva il primo di Settembre. Lo vedi per la prima volta sul tuo cellulare. Il mio compleanno. La data ti insegue tutto il giorno. Ti fissa dall’angolo in basso a destra dello schermo del tuo laptop, dal centro del tuo tablet, dal calendario da tavolo e dai notiziari. Con chi festeggio ora il mio compleanno? Saranno come quelli che abbiamo passato insieme? Qual è la risposta? Sono di nuovo nella tua mente.
Ti sei tagliata l’indice con il coltello da cucina mentre prepari la cena. Con una brusca inspirazione, ti succhi il dito, il sapore ramato che ti cola in bocca mentre l’altra mano tiene ancora in pugno il manico del coltello. Lo lasci rotolare nella tua mano mentre ricordi come preparavo sempre le verdure, un bicchiere di Rioja non lontano. Sono di nuovo nella tua mente.
Pane tostato eccessivamente imburrato
Il rombo di un motore.
Quella suoneria irritante.
Un rotolo di carta igienica vuoto lasciato sul portarotolo.
Una bottiglia di salsa Worcester dimenticata sul retro della credenza.
Il cartello stradale che indica la mia città natale.
Sono di nuovo nella tua mente.
La spina dorsale spezzata di Brave New World.
Le note iniziali di Everybody Hurts.
Il motivetto orecchiabile di Better Off Alone.
La scatola delle mie cose mai ripresa nella stanza degli ospiti.
Sono di nuovo nella tua mente.
Poi arriva il desiderio, il dolore e la sofferenza.
Poi arrivano i sorrisi ironici, le punte delle dita che circondano la foto non ancora tolta, le lacrime.
Poi seguono i singhiozzi, la crescente frustrazione e la rabbia ribollente.
Poi di nuovo il dolore.
Sono di nuovo nel tuo cuore.
Arrivano le domande. L’inquisizione che ci si aspetta sempre.
Perché l’ho fatto?
Come ho potuto farti questo?
Cos’è andato storto?
Dov’è finito il nostro amore?
Con chi sto?
Quando finirà questa sensazione?
Sono di nuovo nella tua mente.
Domande. Sempre le domande che raramente hanno una tregua e mai una risposta.
Perché ho scelto te?
Com’è successo?
Cosa sto facendo adesso?
Dove sono sparito?
Chi si comporta così?
Quando mi rivedrai?
Sono di nuovo nella tua mente.
Sono di nuovo nella tua mente. Sono di nuovo nel tuo cuore.
Come può qualcosa di così bello farti così tanto male?
Sono tornato nella tua mente? Sono tornato nel tuo cuore?
No.
Non ci sono tornato
Non me ne sono mai andato.
Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR
