CONOSCERE LO PSICOPATICO: LA BELLEZZA DEL DISTACCO

Uno dei principali vantaggi della mia psicopatia è il mio distacco dagli esseri umani. È ciò che sostiene gran parte di ciò che sono, di ciò che realizzo e, naturalmente, del modo in cui vedo il mondo. Alcuni di voi ammireranno questo distacco, forse desiderando poterlo adottare; altri ne saranno disgustati e grati di essere invece capaci di legarsi agli altri e di farlo volontariamente. Qualunque sia la vostra posizione, è fondamentale che comprendiate questa prospettiva, perché vi consente di acquisire la necessaria visione del mio mondo.

Quando pensiamo a come orientarci nella vita, immaginiamo l’enorme capacità empatica dell’essere umano come una bussola essenziale. Tuttavia, per chi è privo di empatia emotiva, la percezione del mondo è profondamente diversa. Comprendere come noi, completamente distaccati sul piano emotivo, vediamo la realtà può fare luce sul nostro modo di pensare, di prendere decisioni e di interagire con gli altri.

Nel mondo dello psicopatico privo di empatia emotiva — soprattutto tra coloro che possiedono una funzione esecutiva elevata — è la razionalità a costituire la lente dominante attraverso cui osserviamo tutto. Ogni situazione viene analizzata e valutata con ragionamento oggettivo, senza essere influenzata da legami emotivi o da bias affettivi. Le emozioni sono mere astrazioni, e le consideriamo superflue per comprendere la realtà. Le emozioni degli altri, invece, le vediamo come strumenti da sfruttare oppure come ostacoli irrazionali tipici di chi non è in grado di pensare in modo logico.

Per chi è privo di empatia emotiva, le relazioni sono imprese pratiche fondate sul beneficio reciproco, non su legami affettivi. Le nostre interazioni ruotano attorno alla logica, all’adattabilità e al guadagno personale. Siamo abili nell’osservare i segnali sociali e nel simulare risposte emotive per non destare sospetti o per raggiungere determinati obiettivi. Sappiamo che le emozioni possono essere sfruttate: possiamo interpretare il ruolo dell’amico premuroso, del partner fedele o del collega solidale senza provare realmente quelle emozioni.

Il distacco emotivo comporta anche una maggiore capacità di manipolare chi ci circonda. Noi che siamo privi di empatia emotiva vediamo le emozioni come vulnerabilità da sfruttare. Siamo in grado di analizzare con facilità le reazioni emotive degli altri, individuandone le debolezze e utilizzandole a nostro vantaggio. Molti individui completamente distaccati emotivamente si ritrovano in ambiti come il diritto, il management o la politica, proprio per la loro capacità di manipolare persone e sistemi in modo freddo e privo di coinvolgimento, a beneficio personale.

Sebbene i valori morali facciano parte delle strutture sociali, noi consideriamo la moralità un concetto futile. Non avendo meccanismi emotivi per elaborare i dilemmi morali, le questioni etiche diventano costrutti intellettuali, non sentimenti profondamente radicati. Spesso — anche se non sempre — aderiamo alle norme sociali e ai codici morali per evitare conseguenze, non per un autentico interesse verso gli altri.

Alcuni di noi, con una funzione cognitiva più bassa, possono avere difficoltà a comprendere il concetto di affetto, percependolo come un’astrazione o un obbligo sociale. I sentimenti di amore, cura e compassione sono concetti estranei a tutti noi, rendendo impossibile stabilire connessioni autentiche. Possiamo simulare l’affetto sulla base di segnali esterni, adottando comportamenti socialmente accettabili per soddisfare le aspettative, senza mai provare realmente ciò che esprimiamo.

Vivere una vita priva di empatia emotiva può, nella mente degli altri, generare un senso intrinseco di isolamento. Non potendo comprendere o condividere gioie, dolori e connessioni intime, chi ci osserva crede che il nostro mondo sia vuoto e distante. Ma questa è una proiezione loro, non nostra. Sono le loro emozioni a portarli a immaginare che noi viviamo così, anche se non è affatto il caso. Spesso le nostre vittime desiderano che sia così: una forma di rivalsa per essere state trascinate nel nostro mondo.

Coloro tra noi che sperimentano questa mancanza di empatia possono incontrare difficoltà nel comprendere e relazionarsi agli altri. Per affrontare queste sfide, adottiamo meccanismi di adattamento, come razionalizzare le emozioni considerandole costrutti illogici o oscuri. Riformulando i sentimenti come elementi inutili dell’esistenza umana, creiamo un filtro cognitivo che ci consente di adattarci e gestire le relazioni con il minimo coinvolgimento personale. Il successo di questo processo dipende molto dal livello di funzione esecutiva dell’individuo.

Tutto questo ci permette di muoverci nel mondo senza essere influenzati dalle emozioni e dall’effetto limitante dei sentimenti. Siamo distaccati, ed è qui che risiede la bellezza di questo stato per noi. Non per voi, perché voi non siete come noi. È qualcosa di pulito, lineare, essenziale, e bello nella sua semplicità. Posso comprendere che per molti di voi questo modo di essere appaia aberrante e spaventoso, ma è ciò che siamo e ciò che ci consente di esistere. Per noi, questo distacco è qualcosa di bello.

H.G. TUDOR – “Knowing the Psychopath : The Beauty of Detachment” – Traduzione di PAOLA DE CARLI