CAPRO ESPIATORIO

«Non vorrai finire come lui, vero?».

Anni dopo, quelle parole riecheggiano ancora nella mia mente. Agiscono come un crudele guardiano che si assicura che io non inciampi mai, non vacilli mai e non cada mai vittima delle ingiustizie che questo mondo ha in serbo per me. Mi è stato mostrato cosa accade a chi è debole, a chi non riesce a prendere il controllo e ad afferrare il potere per sé. Le conseguenze del fallimento mi venivano sventolate davanti quasi ogni giorno, per permettermi di vedere l’orrore totale di cosa significhi essere al di sotto della media, non all’altezza, semplicemente non abbastanza.

Sapevo che quel destino non doveva toccare a me, e che per evitarlo sarebbe stato necessario arrampicarmi più in alto di tutti gli altri, qualunque fosse il prezzo. Finché ci fosse stato qualcuno sotto di me su quella scala, allora — come si suol dire — che il diavolo si prenda gli ultimi.

Avanti e ancora avanti, sempre più in alto, per sfuggire alle conseguenze della vulnerabilità, della debolezza e del fallimento. Ricevetti un rapido addestramento su come restare in vantaggio e proteggermi. Mi furono mostrate due vie per restare il numero uno e il migliore: sforzarsi di stare davanti agli avversari — e per “avversari” mi fu insegnato che si intende tutti gli altri — e, in secondo luogo, abbatterli, in modo che venissero risucchiati nel pantano del fallimento.

Se il tuo avversario è più alto, tagliagli le ginocchia. Se è più bello, gettagli acido in faccia. Se è più intelligente, fracassagli il cervello. Se è più forte, avvelenalo fino a indebolirlo. Se è più ricco, spoglialo di ogni centesimo. Se vive in un bel posto, rovina il quartiere. Se ha un buon lavoro, fallo licenziare.

Ovviamente, a volte solo in senso figurato — ma per riuscire in tutto questo, è necessario giocare la carta del capro espiatorio. Bisogna diventare abili nell’indicare il dito altrove, coltivare la persuasione in modo che la colpa cada sulle spalle di qualcun altro, esercitare la negazione plausibile affinché il manto della colpa non ricada mai sulla mia testa. Non essere mai quello in torto. Mai. Queste erano le istruzioni.

L’indottrinamento continuò. Non sei colpevole. Non sei tu il problema. Non hai causato tu il problema. Cancella la parola “scusa” dal tuo vocabolario: non la senti, non la provi. Elimina l’idea di chiedere perdono, perché non hai nulla di cui scusarti. Non esprimere mai nulla che possa essere interpretato come senso di colpa: è un concetto alieno.

C’è sempre qualcun altro da incolpare. Non ci volle molto perché quel mantra ripetuto — non è mai colpa mia — producesse in me un senso di invulnerabilità e di assenza di responsabilità. Se è sempre colpa degli altri, non è forse logico concludere che non può mai essere colpa mia? E se non è mai colpa mia, allora un individuo privo di colpe è davvero superiore e sta al di sopra di tutti gli altri.

Per rendere possibile questo, diventa quindi necessario identificare un capro espiatorio — o meglio, dei capri espiatori. Quel ruolo si inserisce perfettamente nella nostra mentalità. La colpa è un concetto intangibile, ma esiste. Qualcuno deve sempre essere incolpato. Questo mi fu insegnato fin dall’inizio.

Le cose non accadono e basta: accadono per una ragione. E la ragione per cui lei piangeva sempre, lui falliva sempre, loro erano emarginati, lei non superava l’esame, lui non segnava mai un gol, loro non andavano mai in vacanza, lui non riusciva a mantenere un lavoro, lei era una madre single, lui aveva un problema di alcol, lei era brutta, lui viveva in una zona povera, lei non veniva mai invitata, lui moriva solo, lei veniva picchiata, lui veniva arrestato, lei veniva stuprata, lui veniva assassinato — era perché erano capri espiatori.

Fai degli altri un capro espiatorio, e ne conseguirà l’immunità da colpa e biasimo: così potrai muoverti senza ostacoli, barriere o limiti. Fai di lui o di lei un capro espiatorio, perché se non lo fai per primo, lo faranno loro con te. Assicurati di incolparli prima che possano voltarti contro lo sguardo accusatore. Resta un passo avanti — anzi, dieci. Si meritano di essere incolpati: se avessero un vero valore, non verrebbero stigmatizzati in questo modo. È colpa loro.

Imparai che possono presentarsi con un sorriso, ma dietro la schiena impugnano la lama della colpa, pronti a colpire: quindi, affonda tu per primo il pugnale della colpa nel loro corpo. Non farti ingannare dalle false proclamazioni di amore e compassione: sono solo veli per accecarmi, così che possano mettermi in testa la corona della responsabilità.

Presto, le lezioni che avevo appreso iniziarono ad autoalimentarsi. Non ricevo abbastanza attenzione a una festa? I presenti sono ignoranti e scortesi. Fallo notare, e vedrai come l’attenzione cambia. Servito lentamente al bar? Il barista è incompetente, ricordaglielo. Guarda ora come reagisce.

Rapporto non completato in tempo? Trova un collega junior e sottolinea come abbia mancato di fornirti le informazioni necessarie. Criticato perché non guadagni abbastanza? Dai la colpa ai capi per aver mandato in rovina l’azienda e per non aver premiato un realizzatore come me. Ti senti inquieto e non amato? Scarica la rabbia su di lei, così cercherà di farsi perdonare. Bloccato nel traffico? Dai la colpa al dipartimento dei trasporti per i lavori stradali mal pianificati.

Fatica a dormire? Devono essere quei maledetti vicini con la musica notturna: vai a dirgliene quattro e vedrai come ti sentirai meglio, dopo aver stabilito che è colpa loro.

Ma se non fosse per tutto questo? E se fosse perché non sono abbastanza interessante da farmi parlare, o abbastanza attraente da farmi notare dal cameriere, o abbastanza bravo nel mio lavoro, o perché non riesco a impegnarmi come dovrei, o perché non le mostro più affetto, o perché sono uscito tardi da casa, o perché ho dormito tutto il pomeriggio?

Mai. Questo è ciò che vogliono che tu pensi. È il controllo che cercano di esercitare su di te. È così che entrano nella tua mente e cercano di farti credere che sei debole — quando non lo sei. Ricorda: loro vogliono che tu sia il capro espiatorio. Vogliono che tu sia il fallimento, il bersaglio delle loro accuse, così da farti subire il colpo e diventare il parafulmine. Sì, hai ragione. Ora ricordo.

Quel diktat ancora risuona, ricordandomi e ribadendomi: non è questo il tuo ruolo. Tu sei migliore di tutti loro. Li supererai, e per farlo devi lavorare duramente in tutto e assicurarti che siano loro quelli da incolpare — perché lo sono. Sono loro a cercare di impedirti di ottenere ciò che ti spetta. Sono i traditori, i nemici subdoli, i falsi alleati che tramano slealtà. Fa’ sapere loro chi sono: trasformali nei tuoi capri espiatori.

Così, questo schema si estende a tutto ciò che facciamo.Troviamo un capro espiatorio in ogni aspetto della nostra vita: il fratello vessato, il collega maltrattato, il vicino criticato, l’eccentrico del supermercato, il sottoposto sottomesso, la vittima del gruppo sociale — e soprattutto tu, la partner intima, che diventi il capro espiatorio definitivo.

Sei tu che diventi il ricettacolo del nostro dominare, rimproverare, ossessionare, bullizzare, incolpare, intimidire, costringere, accusare, minacciare, terrorizzare, colpire e perseguitare.

Hai bruciato la cena. Hai fatto diventare rosa la camicia bianca. Hai dimenticato di prendere quel regalo che volevamo. Non hai soddisfatto il nostro appetito sessuale. Ci hai costretti a tradirti. Ci hai fatto rompere quello specchio. Ci hai permesso di schiaffeggiarti. Ci hai fatto ammalare. Hai fatto perdere la nostra squadra. Ci hai fatto perdere la promozione. Ci hai svegliati troppo presto. Ci hai svegliati troppo tardi. Ci hai lasciati dormire. Ci hai tenuti svegli. Non l’hai fatto. L’hai fatto. Ancora.

Questo condizionamento ha assicurato che l’unico modo per restare avanti, vincere e avere successo fosse trovare qualcun altro da incolpare — e ciò non cambia, perché sappiamo che tu stai solo aspettando di provare a incolpare noi. Ma conosciamo il tuo gioco. Ti teniamo d’occhio, e sei tu quella in colpa, non noi.

L’unico modo per evitare l’inferno di essere un capro espiatorio è trasformare gli altri in capri espiatori.

E così faccio ciò che faccio, dico ciò che dico e sono ciò che sono, per non finire come lui, come lei, come loro, come te.

Puoi davvero biasimarmi per questo?

H.G. TUDOR – “Scapegoat” – Traduzione di PAOLA DE CARLI