MAI PIÙ

Ho perso il conto delle volte in cui mi è stato detto: “Mai più”. L’ho sentito dire ancora più spesso da altre persone che hanno incontrato la mia specie. Io sono del tutto tranquillo quando sento questa frase perché so che, anche se le tue intenzioni sono di non rivivere mai più quella danza con me o con qualcuno della mia specie, accadrà.

Potremmo essere andati via per un po’ di tempo, ma torneremo e quando lo faremo risveglieremo tutti quei meravigliosi ricordi nel tentativo di attirarti di nuovo nella nostra realtà. L’attaccamento emotivo che creiamo è così grande che, anche se ogni mattina ti guardassi allo specchio e dicessi a te stessa: “Mai più”, faresti fatica a resistere.

Non puoi fare a meno di chiederti se questa volta sarà diverso. Non vuoi dire di no per paura che qualcun’altra riceva il nostro incredibile e meraviglioso amore. Lo vuoi tu. Hai imparato la lezione e, da empatica introspettiva (oltre che opportunamente condizionata da noi), incolperai te stessa di certe cose.

Ti convincerai, perché vuoi assaporare di nuovo quel bacio ipnotizzante, che siamo cambiati e che questa volta sarà diverso. Perché qualcun’altra dovrebbe provare quell’amore meraviglioso? Non è giusto. Tu hai accettato il ruvido e il liscio. Ti sei guadagnata i gradi, quindi è giusto che tu possa riaverci, non è vero? Questo è ciò che vuoi.

Quando ce ne siamo andati per la prima volta e hai visto (perché volevamo che tu vedessi) che avevamo trovato un’altra, la cosa ti ha distrutto. Nonostante il pieno orrore della tua danza con noi hai odiato il fatto che qualcun’altra ora si crogiolasse nella nostra luce gloriosa. Volevi avvisarla, non perché ti importasse di quella persona, ma perché ci rivolevi. Ci volevi per te.

Hai avvertito un senso di ingiustizia per il fatto che ora con noi ci fosse lei. Restavi sveglia a chiederti se le stavo dicendo le stesse cose che avevo detto a te. Ti sei chiesta come reagiva a quell’amore fiammeggiante e celestiale che un tempo ti eri goduta tu. Con lei ero la stessa persona che ero con te? Continuavi a ripeterti che era solo questione di tempo prima che lei subisse la stessa sorte che avevi subito tu, eppure i post e le foto raccontavano una storia diversa.

Hai iniziato a preoccuparti. Ero cambiato? Ero diventato una persona migliore dopo di te? Lei era riuscita in qualche modo a compiacermi, come non sei riuscita a fare tu? Dovevi saperlo. Avevi giurato: “Mai più”, ma ora mi vorresti indietro. Volevi che lei se ne andasse e mi rendesse libero di essere di nuovo tuo così da poter mettere in pratica le lezioni che hai appreso, e tutto sarebbe tornato meraviglioso.

Lei non mi meritava, vero? Ma tu sì. Hai fatto così tanti sacrifici. Mi hai aperto il tuo cuore nonostante i pugnali che ci ho conficcato. Tu hai scontato la tua pena e hai diritto alla tua ricompensa. Non questa Jane-Ultima-Arrivata. Vuoi darci la possibilità di dimostrare che possiamo farcela.

Vuoi dimostrare di aver esercitato un’influenza benigna. Vuoi dimostrare che la bestia può essere ridotta all’obbedienza nel modo più compassionevole. Magari dici: “Mai più” ma non lo pensi veramente. Non nel profondo del tuo cuore.

Al contrario, quando noi diciamo: “Mai più”, lo pensiamo senza alcun dubbio. La tua vita non sarà mai più la stessa dopo averci incontrato.

Non ti sentirai mai più in grado di fidarti di qualcuno dopo essere stata assoggettata al nostro regno aspro.

Non sarai mai più in grado di sentire certi profumi, ascoltare certe canzoni e vedere certi posti senza scoppiare a piangere.

Non amerai mai più qualcuno nel modo in cui hai amato noi. Non desidererai mai più qualcuno così tanto e in modo così intenso come desideravi noi.

Non sarai mai più in grado di sentirti calma e rilassata, perché per troppo tempo sei stata sottoposta a un elevato stato di ansia.

Non proverai mai più quell’euforia che una volta avevi con noi. Quindi, quando tu dichiari: “Mai più”, non lo pensi mai veramente, ma ciò che non riesci a comprendere è proprio quante cose non saranno mai più le stesse per te.

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR