Sono seduto in alto nella mia Torre Relazionale. Da questo trono posso vedere così tanto.
Guardo a nord e vedo le linee dorate e scintillanti che si estendono da me ai miei fedeli sudditi in tutta la terra. Vedo i miei sostenitori, i miei seguaci e il mio codazzo intenti nelle loro vite quotidiane, ma sempre connessi a me. Sentono un tale privilegio nell’essere legati al loro signore, e io mi nutro di quel senso di privilegio, dell’ammirazione e dell’adorazione che vi si avvolge intorno.
Guardo a sud e vedo ancora altre linee d’oro scintillante che mi collegano ai miei più devoti luogotenenti. Dal mio punto di osservazione posso inviare loro un segnale ed essi obbediranno, eseguendo i miei ordini, portando a termine i miei diktat e onorando le mie istruzioni. È una grande fonte di conforto volgere lo sguardo in quella direzione e osservare la loro operosità in mio nome.
Guardo a est e inarco la fronte verso le legioni schierate che marciano contro di me. I malcontenti, i rifiutati, gli sciocchi e gli idioti: tutti coloro che si sono sollevati contro di me e ora avanzano nell’aspettativa di spodestarmi.
Eppure, da me si dipartono altre linee che li raggiungono, verso questi traditori. Linee viola scuro, quasi invisibili contro il cielo minaccioso: innumerevoli linee che li tengono permanentemente legati a me, linee che io tiro, attorciglio e strattono.
Essi gemono, piangono e lamentano il loro destino, ma non c’è speranza per nessuno: portano il marchio del tradimento, il fetore putrido della sedizione emana dai loro corpi vacillanti. Che vengano pure, che avanzino verso di me: li guarderò infrangersi contro la mia torre, come onde sugli scogli, dispersi e dissolti in spruzzi.
Li osservo da lontano, a volte comandando ai miei luogotenenti di gettarsi nella mischia per spronarli e indirizzarli, un intreccio di ori e di viola che scintillano insieme. Di tanto in tanto il viola diventa oro, quando per mia gloriosa generosità concedo la meravigliosa gioia a pochi eletti.
Guardo a ovest e lì vedo te. Brilli di tanta gloria, la linea dorata tra me e te frizza di effervescenza. È una linea spessa che si avvolge ai tuoi polsi, al tuo torso e alla tua gola, inviando verso di me quella preziosa essenza.
Ci sono giorni in cui quel legame si affievolisce nel viola della colpa, la linea spessa si tende e si assottiglia, ma mai, mai si spezza. Ti guardo mentre avanzi verso di me, il volto sollevato, gli occhi rapiti, le mani protese: la luce brucia più intensa e coloro che sono meno di me faticherebbero a sostenere il tuo sguardo, ma io sempre lo farò. Sebbene talvolta possa voltare il volto, i miei occhi scuri cercheranno sempre te.
Vi guardo tutti mentre avanzate verso di me: i sostenitori, i luogotenenti, gli emarginati… e tu. Posso vedere tutto da questa posizione elevata, mentre organizzo, dirigo e ordisco. So cosa volete. So cosa volete tutti, uno per uno.
Sono legato a voi tutti, siete vincolati a me: alcuni più strettamente di altri, alcuni con catene che mordono e bruciano, altri che non oppongono obiezioni al loro legame di seta. Ma tutti siete legati a me. Così ho voluto. Così ho deciso. Sono connesso a molti di voi. Ho una relazione con ciascuno.
La nostra vicinanza relazionale varia dallo sconosciuto al partner intimo, dallo scagnozzo all’amico del cerchio interno, dal collega al familiare, e così via. Relazioni. Ne ho a centinaia e ne creo di nuove ogni giorno, allungando i miei tentacoli d’oro e di viola per restare esattamente dove voglio stare: al centro, nella mia torre.
So perché tutti vi dirigete verso di me. Volete entrare in questa torre e così ottenere accesso a me. Volete sbloccare l’enorme cancello e varcare il portale imponente, per salire i gradini di pietra a spirale, passando ogni volta senza ostacoli attraverso le molte porte e cancelli che custodiscono il mio santuario interiore.
So che volete entrare nel mio santuario interiore.
Alcuni di voi vogliono cullare ciò che vi troveranno. Alcuni vogliono possedere ciò su cui poseranno gli occhi. Alcuni vogliono rivendicarne una parte per sé ed esserne per sempre intrisi. Alcuni vogliono liberare ciò che vi è custodito. Alcuni vogliono comprendere ciò che vi giace. Alcuni vogliono distruggere ciò che vi verrà rivelato.
Qualunque sia il motivo, le centinaia di relazioni che ho – non importa quanto lunghe, quanto forti e saldamente vincolate o meno – tutte cercano di entrare nella mia Torre Relazionale e penetrare il santuario interiore.
Questo non può accadere.
Io ho costruito questa torre. L’ho eretta alta. Ho innalzato muri profondi e spessi, costruiti con pietre di diniego e lastre di deflessione, tenuti insieme dalla malta del carburante. Ho forgiato i robusti legni della porta dalla proiezione, assi tenute insieme dalla triangolazione, e la serratura creata con lo sguardo d’acciaio e la ferrea determinazione.
La pesante barra che la chiude nasce dallo spostamento di colpa. Ho posto molte trappole e insidie dentro questa torre per impedire a chiunque di raggiungere il santuario interiore. I gradini di pietra sono cosparsi di vitriolo, i muri irti di assassinio della personalità, calderoni pronti a versarvi furore bollente e gettarvi in profondi pozzi di disperazione.
La pietra è così spessa che qui non c’è mai suono: è come se le stesse mura vi lanciassero uno sguardo gelido e minaccioso. Tutto ciò che ho appreso sarà usato per ostacolare il vostro cammino, intralciarvi e impedirvi di raggiungere quel santuario interiore.
So che volete arrivarci. So che volete penetrare nel profondo di me, nel mio santuario interiore. Ma non devo permetterlo. Non oso. Non posso ammettere nessuno. Mai.
Ho costruito questa torre alta. L’ho costruita spessa. L’ho resa impenetrabile.
L’ho costruita per tenervi fuori.
L’ho costruita per tenermi dentro.
Siamo sempre connessi, ma finché rimarrò nella mia Torre Relazionale, in un tale splendido isolamento, allora il mio santuario interiore resterà intatto. E così anch’io.
H.G. TUDOR – “The Relational Tower” – Traduzione di PAOLA DE CARLI
