UNA CIOTOLA DI CILIEGIE

Ho un Amico della Cerchia Interna. È quello che la maggior parte delle persone considererebbe un “brav’uomo”. È più grande di me, ma non abbastanza da poter essere un padre. Piuttosto, è come quel giovane zio solido e affidabile, ma che sa anche godersi un po’ di brio nella vita.

Combatte le frodi nelle organizzazioni governative, si gusta una birra, ama lo sport, è un devoto uomo di famiglia, impegnato nella sua parrocchia, suona strumenti musicali, scrive poesie e ogni sabato va a fare la spesa per poi trascorrere un’ora a chiacchierare con un suo amico confinato in casa.

Lui e io ci condividiamo la passione per il cibo italiano e per un buon dibattito mentre sistemiamo il mondo a parole. Ama le discussioni accese e per me sono un’ottima fonte di carburante, ma non c’è mai alcun rancore, anche quando mi arrampico sugli specchi pur di non ammettere di avere torto. Ogni volta che ci incontriamo, inizia sempre ricordandomi che la mia vita è una ciotola di ciliegie.

«Sì, HG, è una ciotola di ciliegie. Guarda te stesso: un uomo istruito con tanti amici, un buon lavoro, ben istruito, libero di fare ciò che vuole e con la possibilità di viaggiare. Organizzi il tuo tempo in modo da vedere molte persone e, soprattutto, le donne. Santa Toledo, le donne! Passi dall’una all’altra senza problemi, eppure non sembri mai turbato da questo, vero? A volte vorrei essere più giovane e single per potermi unire a te in queste avventure. Sei a tuo agio nella tua stessa pelle. Lo vedo, ed è proprio questo che ti permette di vivere una vita che è una ciotola di ciliegie».

Mi piace sempre ascoltare questo suo piccolo discorso. È importante che le persone riconoscano la  mia posizione elevata e i privilegi che ne derivano. Non mostra mai segni di gelosia né giudica quello che faccio (anche perché, ovviamente, non sa tutto). Considera i miei comportamenti come semplici “marachelle” e “avventure”, le esperienze tipiche di un uomo giovane con il mondo ai suoi piedi.

Gli racconto l’ultima delle mie imprese mentre lui sorseggia il suo Rioja. Ride e scuote la testa mentre gli descrivo le mie ultime attività, ma non sembra mai allarmato da ciò che gli dico. Crede fermamente nel vivere la vita fino in fondo, nel cogliere ogni opportunità e nell’accendere il mondo con la propria energia. Tutto ciò che, naturalmente, faccio io. C’è solo un argomento su cui, ogni tanto, esprime un commento leggermente critico: i bambini.

«Allora, HG», esordisce dopo aver mandato giù un altro sorso di vino e acceso un’altra sigaretta, se stiamo cenando a casa sua, «quando possiamo aspettarci dei bambini? Con tutte queste donne, non vorrai dirmi che nessuna desidera un piccolo HG con cui condividere le ciliegie?»

«Forse un giorno», mento, perché non ho alcuna intenzione di avere figli. Non sa che ho già sistemato la questione tempo fa.

«Beh, sei nel fiore degli anni, quindi quelle ciliegie continueranno a comparire, succose e mature, ma seriamente, un uomo dovrebbe avere figli. Io ne ho quattro. Due da ciascuna moglie. I figli sono una grande consolazione. Dimostrano che qualcuno è disposto a sopportarti al punto da portare avanti la tua discendenza, ti danno uno scopo, qualcosa per cui lottare, qualcosa per cui vivere. E poi, lasci un’eredità, perché li vedi crescere e farsi strada nel mondo».

Sorrido e lo lascio parlare. Lo sento ripetere le stesse cose ogni volta che ci incontriamo.

«Avrai incontrato la donna giusta, ormai, no? Non hai certo problemi ad attirarle con la tua grande ciotola di ciliegie».

«Vero, ma c’è così tanto da fare, e condividere quelle ciliegie non è esattamente in programma».

«Andiamo», sorride, «ne hai più che abbastanza e dovresti condividerle. Dovresti elargire i tuoi doni a qualcuno di speciale e ai tuoi figli. È la cosa giusta da fare. E non devi preoccuparti, ragazzo mio, di condividere quelle ciliegie. Hai sempre una ciotola piena e, se ne distribuisci qualcuna, ne troverai sempre altre da raccogliere, no?»

«Non sono mai abbastanza e devo stare attento, sai? Ci sono troppe persone che cercherebbero di rubarmele e lasciarmi senza nulla».

«Non è vero, te l’ho detto tante volte: le ciliegie sono fatte per essere condivise, non per essere accumulate. Devi ascoltarmi. Condividi e continua a raccogliere».

Sorrido e lo lascio proseguire con il suo monologo su ciliegie e bambini. Ha ragione, però. Io sono il raccoglitore di ciliegie. Sono in alto, elevato al di sopra di tutto e di tutti, e raggiungo luoghi inaccessibili alla gente comune. Mi muovo da un lato all’altro, su e giù, assicurandomi di cogliere sempre le ciliegie più dolci e succulente prima di chiunque altro. Le vedo, rosso scuro e lucenti, pronte per essere raccolte solo da me. Ci sono così tante ciliegie là fuori da raccogliere, nel tentativo di riempire la mia ciotola. Se solo riuscissi a trovare un modo per tappare il buco sul fondo… forse, solo forse, potrei persino essere tentato di condividerle.

H.G. TUDOR – “A Bowl of Cherries” – Traduzione di PAOLA DE CARLI