LA TRAPPOLA D’AMORE A DUE LETTERE

È stata la tua devozione e la tua fede in una parola di cinque lettere a farti finire nel nostro mirino e poi intrappolata. Non è stata colpa tua. Noi cerchiamo proprio coloro che vogliono l’amore, che credono nell’amore e si dedicano alla sua ricerca, sia nel darlo che nel riceverlo.

È l’amore che ti ha fatto apparire sul mio radar. È l’amore ha fatto drizzare le mie antenne. È l’amore che mi ha fatto puntare gli occhi su di te e dare inizio al bombardamento. Sì, è stato l’amore a portarti da me, ma è una parola ancora più piccola a impedirti di fuggire.

Questa minuscola parola ha due lettere ma una potenza devastante. È una parola che pesa più di quanto sembri. È una parola che indica riserva, esitazione, condizione. Fa sprofondare il cuore e lo fa battere con ansia. Spegne la speranza e alza ostacoli e barriere.

Questa piccola parola è quella che ti impedisce di liberarti dalla nostra stretta. Giustifica il nostro comportamento. Tira il freno a mano, getta l’ancora, ti pianta i piedi a terra.

Proprio quando pensi di aver fatto un passo avanti, di star uscendo dalla nostra influenza velenosa, ecco che questa parola compare e blocca tutto con un colpo secco. La usiamo spesso anche noi per interromperti quando stai parlando.

La infiliamo nelle conversazioni per protestare, per porre condizioni, per irritarti, turbarti, destabilizzarti. Comunica indignazione, fastidio, sorpresa. Da una parola così piccola scaturisce un’enorme quantità di effetti.

Noi ne facciamo svariati usi, ma il suo scopo principale nel tenerti esattamente dove vogliamo noi — nella nostra presa confusa e disorientata — deriva soprattutto dal tuo utilizzo di questa parola. La ripeti molte volte riferendoti a noi, e il risultato è che inizi a dubitare di te stessa.

Annulla ogni passo avanti che avresti potuto fare per liberarti dalla nostra influenza tossica. Ti blocca, ti distrae, ti trascina nel fango. Se rifletti su quante volte hai usato questa parola parlando di noi, converrai anche tu che il suo effetto è immenso.

Qual è questa parola?

Ma.

Eccola. Guardala. Due lettere. Tutto qui. Nessuna parola altisonante, nessuna serie di sillabe difficili. Diretta. Secca. Efficace. Piccola, anonima, comunissima. Ma porta con sé un potere immenso, soprattutto nel contesto della dinamica tra la tua specie e la nostra.

È la parola che paralizza, ostacola, intrappola. Tu la usi in continuazione. E noi lo sappiamo. Contiamo proprio su questo per farti inciampare nelle trappole che ti tendi da sola. E ce ne sono molte.

«Ma a volte sa essere adorabile».

«Ma sono sicura che non voleva farlo».

«Ma a volte sono io a farlo arrabbiare».

«Ma siamo stati così felici insieme».

«Ma ha detto che voleva sposarmi».

«Ma non ha senso».

«Ma se mi sforzo un po’ di più magari andrà tutto bene, no?»

«Ma io non ho fatto niente di male».

«Ma perché fa così?».

«Ma cosa lo porta a dire certe cose dopo tutto quello che faccio per lui?».

«Ma mi basta capire cosa lo spinge a comportarsi così».

«Ma se gli do un’altra possibilità, stavolta andrà bene».

«Ma se non ci provo, come faccio a sapere?»

«Ma siamo anime gemelle, è lui che l’ha detto».

«Ma quello che non capisco è perché fa certe cose se dice che mi ama».

«Ma è questo che voglio. Lui e me».

«Ma ci sono momenti in cui siamo felici».

«Ma è solo incompreso».

«Ma facciamo tutto insieme come una famiglia».

«Ma è mio figlio».

«Ma è mia madre».

«Ma è mio marito».

«Ma non voglio farla arrabbiare».

«Ma non voglio perderlo».

«Ma non riesco a stare senza di lui».

«Ma non so cosa fare adesso».

«Ma qualunque cosa faccia, non basta mai».

«Ma se solo mi ascoltasse, potremmo risolvere tutto».

«Ma se lui cambiasse, sarebbe tutto perfetto».

«Ma se lei lo rende felice?».

«Ma se ora smetto, tutto quello che ho fatto finora andrà perso».

«Ma tutte le coppie attraversano un periodo difficile, no?»

«Ma chi mi crederebbe?»

«Ma dove potrei andare?»

«Ma di che vivrei?»

«Ma se solo provassi a farlo per noi».

«Ma se non gli do un’altra possibilità me ne pentirò per sempre».

«Ma tu non lo conosci come lo conosco io».

«Ma è destino, siamo fatti per stare insieme per sempre».

«Ma a volte sono così felice grazie a lui».

«Ma se solo mi lasciassi parlare…».

«Ma perché mi fai questo?»

«Ma io lo amo».

Quante volte ti sei detta una di queste frasi o l’hai detta a un’amica? Quante volte hai cominciato una frase con quel “ma”? Quante volte, piangendo, hai mormorato una di queste frasi tra i singhiozzi? Quante volte ci hai supplicati usando quella parola come parte della tua disperata richiesta? Tante, tantissime volte.

Che venga usata per giustificare, per esprimere incredulità, per introdurre una spiegazione, il suo unico effetto è impedirti di fuggire da noi. È un filtro mentale che blocca la tua avanzata, che frena ogni decisione, che ti porta a giustificare i nostri comportamenti anziché riconoscerli per ciò che sono.

Ti impedisce di affrontare in faccia la realtà. Ti fa aggirare l’amara verità su chi siamo. Ti tiene intrappolata, incatenata, inchiodata a una speranza illusoria.

Che sia per aiutarci, per ottenere risposte, per recuperare il periodo d’oro, o per una delle decine di ragioni che ti convincono a restare, l’effetto finale è sempre lo stesso: ti tiene legata a noi.

Questa parola è il secondino che ti tiene prigioniera nella cella che abbiamo costruito per te. Sei tu a usarla. Sei tu, in pratica, a spezzare le catene della tua liberazione continuando a disseminare questa parolina ogni volta che parli di noi e dei nostri comportamenti.

È altamente efficace per intrappolarti.

È altamente efficace per impedirti di andare avanti.

È altamente efficace per permetterci di continuare a manipolarti.

Ma questo lo sai già, vero?

H.G. TUDOR – “The Three Letter Love Trap” – Traduzione di PAOLA DE CARLI