EMPATIA E IRONIA

Molti affermano che la mia specie e io siamo privi di empatia. Non mi piace questo atteggiamento. Primo, perché equivale a una critica, e io non tollero critiche. Secondo, perché l’empatia, per alcuni, sarebbe la capacità di offuscare il confine tra il sé e l’altro. Il comodo dosatore di empatia qui sopra ne è un esempio. Ebbene, io sono uno dei migliori nel confondere quel confine. Sono un campione in questo. Una delle mie frasi killer durante la seduzione è:

«Non so dove finisci tu e dove comincio io: siamo fusi insieme».

Se questo non è offuscare il confine tra sé e l’altro, allora non so cosa lo sia. Spiego ripetutamente che vedo le persone come estensioni di me stesso: sono oggetti che vengono assorbiti in ciò che sono, mentre inglobo la loro identità e uso i loro tratti come se fossero miei. Offuscamento dei confini? Direi piuttosto annientamento. Secondo questa definizione, dunque, io trabocco di empatia, non è così?

Il terzo motivo per cui non mi piace che si dica che manco di empatia è che l’empatia viene definita come la capacità di comprendere i sentimenti degli altri. Ebbene, io comprendo i sentimenti altrui in modo eccezionale. Come potrei manipolare quei sentimenti, se non li capissi? Alcuni della mia specie agiscono istintivamente in modo manipolatorio. Non c’è molto ragionamento dietro, ma si comportano così perché è tutto ciò che conoscono, tutto ciò a cui sono stati condizionati e programmati. Non hanno bisogno di pensarci, succede e basta, e poi la manipolazione prende forma.

Noi, invece, quelli che siamo nella fascia più alta dello spettro narcisistico, ci pensiamo eccome. Siamo sempre lì a tramare e macchinare, riflettendo sul modo migliore per manipolarti e ottenere da te il nostro prezioso carburante. Io passo il tempo a considerare le modalità più efficaci per usare il mio diabolico kit di attrezzi allo scopo di provocare le reazioni emotive più remunerative. Studio la tua vita, ciò che fai, ciò che dici, e da lì costruisco come usarlo contro di te per farti reagire.

Se non capissi come ti faranno sentire certe cose, come potrei sapere come manipolarti nel modo più efficace? Conosco bene i tuoi sentimenti perché ti osservo, ti studio e memorizzo tutto. L’ho già fatto molte volte con persone come te, e quindi ho accumulato un sapere dettagliato su come reagirete. So esattamente quali bottoni premere. So quali emozioni evocare, e proprio perché le capisco, so anche esattamente come farle emergere.

Per alcune di voi, un muro di silenzio scatena la reazione emotiva desiderata: mi chiamate disperatamente, piangete, vi angosciate per il mio silenzio. Per altre, funziona meglio una triangolazione prolungata, perché vi sentite sempre in competizione con qualcosa o qualcuno che percepite come minaccia.

Il fatto che tu manifesti così apertamente i tuoi sentimenti è per noi una gioia. Ci consegni un manuale da cui imparare. Possiamo imitare le tue emozioni, e così la nostra falsità continua a intrappolarti, a farti provare pena per noi, a tenere la tua attenzione centrata su di noi. Questo tuo esibizionismo ci permette di capire quali emozioni sono più profonde in te, e soprattutto come farle emergere. Dobbiamo sapere come ti senti per poi influenzare come ti sentirai. Capisco bernissimo le tue emozioni. E questo non è forse empatia? Ora diresti ancora che ci manca?

Non puoi nemmeno dire che non ci interessano i tuoi sentimenti. Certo che ci interessano — ci servono! Ci servono perché ci forniscono carburante. Abbiamo bisogno di sapere che proverai delle emozioni e che ce le mostrerai. Ci interessano moltissimo nella misura in cui sono rivolte a noi. Ciò che non ci interessa affatto è l’effetto che hanno su di te. Quello non ci serve. Se resti sveglia la notte, se smetti di mangiare, se ti ammali per l’ansia, ciò che ci interessa è che tu ce lo faccia vedere. L’impatto sulla tua salute non è affar nostro, perché non ci fornisce carburante.

Non è nostro compito – per la nostra natura – farti stare meglio (a meno che non serva a ottenere ulteriore carburante). Il nostro compito è farti sentire qualcosa, così ci dai carburante. Non abbiamo alcun interesse a lenire il tuo dolore. Nessuna intenzione di offrirti soluzioni per placare la tua sofferenza. Questa è la cruda verità.

Ma non dire che non sappiamo come ti senti. Lo sappiamo eccome, proprio perché dobbiamo  sfruttare quei sentimenti. Anzi, molto spesso siamo noi a farteli provare di proposito, e quindi sappiamo perfettamente come ti senti. Dobbiamo sapere come tirare i tuoi fili — e questo significa sapere bene quali emozioni far emergere e come lo farai. Ecco che cos’è, in fin dei conti, l’empatia. Chi l’avrebbe mai pensato? L’empatia che viene dal diavolo. Che ironia.

H.G. TUDOR – “Empathy and Irony” – Traduzione di PAOLA DE CARLI