La svalutazione. La gente spesso considerano la svalutazione come una fase unica e definita che segue la gloriosa seduzione del periodo d’oro. In realtà è composta da due parti. La prima è il periodo dello sconosciuto. Si chiama così perché, ai tuoi occhi, sembra di avere a che fare con qualcuno di completamente diverso dalla persona che conosci e ami.
È il momento in cui avviene la transizione dalla seduzione all’abuso subdolo che è dietro l’angolo. Questo periodo dello sconosciuto andrebbe considerato come la calma prima della tempesta e, se sei tra i pochi che lo riconoscono quando accade, rappresenta un chiaro segnale per fuggire. Ma la maggior parte, ovviamente, non lo riconosce.
Forse lo si interpreta come un naturale passaggio oltre la fase da luna di miele e, dato che non vi è ancora un trattamento orribile in senso stretto, non ci si rende conto che il periodo dello sconosciuto (che è comunque un netto contrasto rispetto al periodo d’oro) è in realtà un avvertimento. Questo periodo si colloca all’inizio della svalutazione vera e propria ed è un chiaro indicatore che tempi molto peggiori stanno per arrivare.
È improbabile che tu abbia messo in discussione questo passaggio dal periodo d’oro a quello dello sconosciuto in modo approfondito. Avresti dovuto farlo? Avresti dovuto prestare maggiore attenzione a noi (proprio come abbiamo sempre preteso)? Avresti dovuto domandarti perché non rispondevamo più alle tue telefonate con l’entusiasmo di un tempo? Avresti dovuto chiederti perché sembravamo meno interessati a fare cose con te? Lo hai notato e lo hai attribuito al fatto che eravamo stanchi?
Forse hai pensato solo che avevamo avuto una giornata pesante al lavoro? Ci hai chiesto se stavamo bene e ti abbiamo rassicurato dicendo di sì, ma senza alcuna convinzione. Le risposte erano piatte e disconnesse, ma tu non hai approfondito. Perché? Forse avresti dovuto?
Forse, se lo avessi fatto, avresti dato maggior peso a ciò che tutto questo indicava. O forse ti si stava chiedendo troppo nel riconoscere cosa stava arrivando? Nessuno ha davvero idea di cosa significhi questo periodo dello sconosciuto la prima volta che lo vive, quindi perché tu avresti dovuto essere diversa? Forse è ingiusto accusarti di non aver colto l’avvertimento?
E allora cosa dire della vera e propria svalutazione, quando è calato il buio e sono arrivati gli abusi? Ovviamente, il nostro falso assetto predefinito prevede che tutto sia colpa tua. È così che siamo stati costruiti. È così che ci comportiamo per proteggere la nostra fragilità dalle critiche.
Dobbiamo proiettare, scaricare la colpa e rimanere irresponsabili, mentre ci assicuriamo che tu venga vista come colpevole, responsabile e meritevole di biasimo. Fa parte della matrice di controllo che riteniamo necessario applicare su di te. Eppure, se si rimuove questa colpa affibbiata con fin troppa facilità, cosa resta? Un osservatore oggettivo ti considererebbe una vittima o una volontaria?
Che ne pensi? Non credere che questo sia uno dei nostri soliti esercizi di attribuzione di colpa; ho già ammesso che lo scarico di responsabilità è una delle nostre principali manipolazioni. Ma in questo caso sto mettendo da parte il solito schema e ti pongo la domanda: durante la svalutazione, potresti essere considerata una vittima o una volontaria?
La prima volta che ti abbiamo inflitto il trattamento del silenzio, che è durato un giorno, avresti dovuto capire con chi avevi a che fare e allontanarti? Sarebbe stato irrealistico? E la seconda volta in cui ti abbiamo escluso? O la terza? Forse no, dopotutto ci sei passata, no? Forse avresti dovuto capirlo quando abbiamo perso la pazienza con te?
Quando ti abbiamo urlato addosso insulti e parole crudeli? Quella è violenza emotiva. È abuso. Perché non te ne sei andata in quel momento? Sei rimasta. Si potrebbe quindi sostenere che ti sei offerta volontariamente a ulteriori umiliazioni? E quando abbiamo iniziato a farti gaslighting? A giocare con la tua realtà, a confonderti e disorientarti? Hai capito cosa stava accadendo? Ma sei intelligente, intraprendente, indipendente… di certo sapevi cosa stava succedendo. Inoltre, tutto questo avveniva mentre c’erano urla e freddezze.
Di certo le campane d’allarme suonavano, no? Le hai sentite e ignorate, oppure non le hai sentite affatto? E quando ti abbiamo preso l’auto senza chiedere? Quando ci siamo mangiati il cibo che avevi messo da parte? Quando ti abbiamo impedito di dormire dandoti gomitate tutta la notte? E i rientri sempre più tardi, le provocazioni con altre donne? Di sicuro li hai notati, anzi, lo sappiamo, perché ci siamo assicurati che tu lo notassi, così da ottenere carburante prezioso. Hai vissuto tutto questo e sei rimasta. Questo ti rende una volontaria, visto che l’abuso è proseguito?
E la prima volta che ti abbiamo spinto durante un litigio? No? E la seconda, quando sei finita contro il muro e ti sei fatta male alla testa? Neanche allora? Sicuramente la prima volta che uno schiaffo ti ha bruciato la guancia, allora sì, avrai capito cosa stava succedendo. Eppure sei rimasta.
Questo ti rende non più una vittima, ma una volontaria? Certo, nessuno chiede mai di essere trattato in quel modo. Non sei una volontaria in quel senso, ma dato che hai riconosciuto che certi comportamenti erano sbagliati, sgradevoli, addirittura crudeli, è evidente che li avevi individuati, quindi perché sei rimasta a subirne ancora?
Sei una persona autonoma, avresti dovuto capirlo e andartene. Potresti dire di non aver potuto per via del denaro, della casa, della sistemazione, dei figli. Forse sono considerazioni valide, ma se messe a confronto con la tua sicurezza e la tua sanità mentale, cosa dovrebbe essere protetto prima?
Quindi, riflettendo su tutto ciò che ti è accaduto, sulle manipolazioni e sugli abusi ripetuti, che non erano episodi isolati ma violazioni continue e crescenti, si può dire che sei stata una vittima o, rimanendo sotto tiro, ti sei offerta volontariamente? Accolgo con interesse le tue osservazioni.
Mettendo da parte il mio solito atteggiamento accusatorio, ti offro questa conclusione. Offrirsi volontariamente significa avere un certo grado di controllo e capacità decisionale su se stessi. E a te quel controllo non è mai stato concesso.
Ce lo siamo preso noi.
H.G. TUDOR – “Victim Or Volunteer? Part Two” – Traduzione di PAOLA DE CARLI”
