Hai mai quella sensazione che ci sia qualcosa di strano? Cos’era quel rumore che hai sentito poco fa? Era un sogno o era reale? Sembrava un motore. Un motore profondo e gracchiante che riconosci e che hai sentito molte volte. Ti siedi sul letto e vedi che sono quasi le tre del mattino. Pieghi la testa e ascolti, le orecchie tese verso quel suono familiare e spaventoso.
Non senti niente. Forse il motore è stato spento e quella macchina ora è parcheggiata fuori. Sono forse io, nella pozza di oscurità proiettata da una recinzione, vigile e a sorvegliare la tua casa? Quella sensazione di nodo si impadronisce rapidamente del tuo mentre lentamente esci dal letto. Ti muovi con cautela, sentendo come se il fruscio del piumone o i tuoi piedi nudi sul pavimento emettessero un suono che io potrei sentire.
Sai che è sciocco perché il mio udito non è così acuto, ma ti trovi sui carboni ardenti e di conseguenza ti muovi nello stesso modo. Ti dirigi verso la finestra dove le tende sono tirate. Hai voglia di tirarle indietro con un movimento improvviso sperando di farmi sobbalzare. Vedi un’immagine del mio viso premuto contro la finestra, un’espressione diabolica, prominente e snervante.
Con cautela sposti leggermente la tenda e sbirci attraverso il piccolo spazio. Il tuo campo visivo è limitato e non riesci a vedere tutto, ma il mio veicolo non sembra essere lì. Sto guardando quelle tende che una volta ero solito tirare delicatamente? Oppure mi sto aggirando all’esterno della tua casa, alla ricerca di una finestra aperta o di una porta non chiusa a chiave?
Hai trattenuto il respiro, non osando respirare, il tuo cuore che martellava forte e ti rimbombava nelle orecchie e ti chiedi se hai scambiato quel suono per quello del motore della mia auto, ma tu sai cosa hai sentito. Forse ero appena passato in macchina? Quante volte hai visto una Mercedes nera antracite con la coda dell’occhio mentre passeggiavi per i negozi, andavi in un bar o uscivi dal lavoro?
Il tuo cuore salta ogni volta che ne vedi una e i tuoi occhi si lanciano sulla targa per accertarsi che sia la mia auto. Ovviamente, ora potrei aver cambiato auto. Non lo sai per certo. Vuoi passare davanti a casa mia e scoprire che macchina guido in modo da poterla tenere d’occhio, ma temi che io possa vederti e trarre soddisfazione dalla tua apparizione. C’è qualcosa di strano. In questi giorni provi spesso questa sensazione.
Ti si drizzano i capelli sul collo quando ti senti osservata. Quando stai per uscire dall’ufficio, ti metti dietro il vetro e il metallo cromato della porta-finestra a scrutare la piazza esterna alla ricerca di qualsiasi segno della mia presenza lì. Pensi di avermi visto due volte, ma poi me ne sono andato, evidentemente in allarme per aver percepito la tua presenza. Una volta ti incamminavi tranquillamente dal tuo posto di lavoro al parcheggio, ma ora ti affretti, sperando di non essere vista e sperando che la tua auto non sia stata manomessa.
I tuoi occhi seguono la stessa procedura. Danno un veloce sguardo ai finestrini per assicurarsi che non siano stati rotti. Guardi il parabrezza per vedere se un biglietto pieno di odio si trova nascosto sotto uno dei tergicristalli. Ce ne sono stati diversi, anche se sono sempre stampati, quindi non sei mai riuscita a dimostrare che provenivano da me (non ci riusciresti comunque – li ho stampati dal PC di un luogotenente, non dal mio, non sono un dilettante).
I tuoi occhi esaminano l’esterno della carrozzeria alla ricerca di graffi, ammaccature e fari rotti prima di controllare lo scarico e le gomme. Non sali mai senza assicurarti che nessuno si nasconda sul sedile posteriore e una volta dentro chiudi automaticamente le portiere e poi permetti a te stessa di respirare.
C’è qualcosa di strano. È la stessa sensazione di quando cammini da sola da qualche parte. I tuoi passi sono affrettati, ti guardi furtivamente le spalle, controlli i vicoli e cammini lungo il marciapiede, lontana da cancelli e siepi. Attraversi la strada quando una figura oscura cammina verso di te.
Spesso ti fai accompagnare da qualcuno, ma non sempre è possibile. Tiri un po’ da parte la tenda per aumentare il campo visivo. Riesci a vedere tutto alla sinistra della tua casa, ma nulla sembra essere fuori posto. Guardi la strada ma non vedi nessun veicolo, ma poi potrei essere parcheggiato dietro l’angolo e ora in piedi all’ombra di un albero a guardare il tuo viso pallido che sbircia fuori.
Guardi il tuo cellulare, sempre carico e pronto, e pensi di chiamare la polizia, ma cosa diresti loro? Che pensi di aver sentito il motore della mia macchina? Sono usciti una volta questa settimana e anche se sono sempre educati, hai l’impressione che gli ufficiali stiano cominciando a pensare che tu stia sentendo e vedendo cose che non esistono. Puoi capirlo. Le loro educate rassicurazioni non mascherano del tutto i toni rassegnati con cui parlano. Dovresti chiamare la polizia? Potrebbe essere una cosa sensata.
Anche se sto osservando, l’arrivo di una pattuglia dovrebbe farmi scappare di corsa, e cosa succederebbe se in questo momento venissi sorpreso mentre sto fuori in agguato? Sarebbe una buona cosa. Poi di nuovo, forse dovresti aspettare di avere delle prove concrete di vedermi e poi dovresti chiamare. Non vuoi che la polizia ti etichetti come una perditempo, ma c’è qualcosa di strano.
Cambi posizione in modo da poter guardare a destra e imprechi silenziosamente contro una piega nella tenda che ti sta coprendo la visuale. Dovrai spostarla da una parte e questo sicuramente mi avviserà della tua presenza. Con mano tremante, sposti la tenda e poi ti sporgi in avanti in modo da poter guardare il giardino.
Con disinvoltura esperta lasci vagare i tuoi occhi sul giardino, sul muro e sulla staccionata, alla ricerca di forme che non vi appartengono. I tuoi occhi si fermano su qualcosa nell’angolo del giardino, dove il muro e la staccionata si incontrano, una pozza d’ombra. C’è una figura lì? La fissi, mentre gli occhi si abituano all’oscurità, e aspetti. Ti senti stordita mentre osservi con minuziosa attenzione cercando di vedere se quella forma nera come l’inchiostro sono io o solo l’immaginazione che in questi giorni sembra essere fuori controllo.
No, non riesci a vedere nessuno. I tuoi occhi scrutano di nuovo il giardino dal tuo alto punto di osservazione, ma non vedi nulla. E se fossi sotto la finestra, stretto contro la porta d’ingresso e nascosto alla vista? E se fossi andato dietro casa? Hai chiuso a chiave il cancello laterale, vero? Non riesci a ricordare. Pensi di averlo fatto, ma la tua routine di controlli prima di andare a dormire è così ripetitiva che è diventata quasi una sorta di confusione. Tutti i cancelli devono essere controllati, le finestre chiuse a chiave con le chiavi tolte – anche durante l’estate sopporti il caldo piuttosto che tenere le finestre aperte.
Le maniglie delle porte vengono testate prima due volte e poi altre due volte. Le portefinestre tirate e spinte per assicurarsi che siano chiuse bene. È un rituale notturno, ma necessario. Un amico ti ha suggerito di prendere un cane, ma chi si prenderebbe cura di lui mentre sei al lavoro? Una volta ti sentivi al sicuro qui, soprattutto quando vivevo qui con te, ma ora non più e trasferirsi, col mercato attuale, non è un’opzione. Forse un inquilino sarebbe la soluzione? Il denaro sarebbe ben accetto e anche la compagnia, ma questa è la tua casa e non sopporti di essere costretta a intraprendere questi passi per la mia insistente presenza.
Ogni giorno quando torni dal lavoro spazzi la casa assicurandoti che nessuno sia entrato durante il giorno. Cerchi qualcosa che sia stato spostato o fuori posto, per capire se un dispositivo o una videocamera potrebbero essere stati collocati nel tuo salotto o in camera da letto.
Eri contenta di aver cambiato subito le serrature quando tutto è andato a rotoli. Dovresti far ispezionare il posto da un professionista. Prima eri solita girovagare per casa nuda ma ora non più, ti senti a disagio persino quando sei sotto la doccia, quando guardi nervosamente verso l’alto in cerca della luce rossa lampeggiante che indica che una telecamera è stata collocata su una mensola e che vieni spiata.
Ora nessun posto sembra al sicuro da me. Il tuo sonno è frammentato e questo ti ha portato a lottare per valutare se le tue paure siano reali o immaginarie. Ci sono ancora troppe chiamate interrotte, messaggi vuoti da numeri sconosciuti e strani messaggi in segreteria lasciati al lavoro. Sai che sono ancora là fuori da qualche parte e non hai idea di cosa potrei fare.
Non riesci vedere nessuno fuori e rifletti se dovresti controllare il retro, ma hai davvero bisogno di dormire. Ti abbassi e ti siedi sul bordo del letto, ascoltando qualcosa, qualsiasi cosa. Trovi solo il totale silenzio. Nessun motore vibrante, nessun rumore di passi sul vialetto esterno, nessun avanzare furtivo sulle scale, nessun vetro rotto, nessuna porta forzata.
Continui a guardare fuori ma non si muove nulla. Forse era un sogno? No, hai sicuramente sentito quel caratteristico ruggito del motore, ma forse era più lontano o qualcun altro con la stessa macchina. È possibile, non è vero? Il tuo respiro rallenta e inizi a convincerti che si è trattato di un altro falso allarme. Ma hai sempre quella sensazione che ci sia qualcosa di strano.
Hai la sensazione che io fossi stato vicino. I tuoi occhi si lanciano verso l’armadio, la mente improvvisamente si riempie del pensiero che ci sia io dentro a sbirciare attraverso le ante, divertendomi per la tua espressione spaventata. Cerchi di scrollarti di dosso il pensiero ma non ci riesci. Un improvviso moto di rabbia si forma dentro di te e con un grido salti in piedi, spalanchi le ante dell’armadio e infili le mani nei vestiti all’interno, spingi e tiri ma trovi solo vestiti e top, tailleur e maglioni appesi con cura. Non sono io.
Chiudi le ante e corri di nuovo a letto, saltandoci dentro, come una bambina spaventata che deve correre dalla porta al letto perché i mostri sotto il letto non le afferrino le caviglie. Una volta a letto, sei in un bozzolo di sicurezza. Ti tiri il piumone sopra la testa e ti sdrai lì, raggomitolata a palla, maledicendomi e respirando affannosamente.
Alla fine esci, con la faccia accaldata per aver respirato sotto il piumone e ti godi l’aria fredda della tua stanza. Ti sdrai di nuovo e ti srotoli gradualmente, le orecchie ancora tese in ascolto di un rumore ma non arriva nulla. Dai un’occhiata all’orologio e vedi che ora sono le 3:15 del mattino e dovresti davvero dormire. Ti giri su un fianco e aggiusti il cuscino, pregando che il sonno arrivi presto. Se solo la sensazione che ci sia qualcosa di strano se ne andasse.
Arriva il mattino e tu esci dal letto con gli occhi gonfi, ma contenta di avere almeno dormito. Ti occupi della tua solita routine in bagno prima di vestirti e scendere le scale, pronta a preparare la colazione. Mentre scendi le scale ti fermi e vedi una cosa che giace sullo zerbino sotto la cassetta delle lettere, nella porta d’ingresso. È quadrata e di plastica.
Sono solo le 7 del mattino e il postino non è ancora passato, anche se non hai sentito nessuno mettere qualcosa nella cassetta delle lettere. Sali lentamente le scale mentre quella sensazione che ci sia qualcosa che non torna ti opprime. Vedi che è una custodia di CD quella che è stata depositata. Non torna. Nessuno ha preso in prestito qualcuno dei tuoi CD. C’è assolutamente qualcosa di strano. Con lo stomaco in subbuglio e il respiro affannoso, il cuore che martella e la nausea crescente, prendi il CD e lo giri per leggere il titolo sulla copertina.
The Police – Every Breath You Take
Quella era una delle tue canzoni preferite, non è vero?
Finché non ti ho detto cosa significava davvero il testo.
H.G. TUDOR – “All Alone” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

