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IL NARCISISTA IN PUNTO DI MORTE: L’INFERIORE MINORE

«Beh, ciao».

«E tu chi cazzo sei? Non è ancora Halloween, idiota», rispose la figura sdraiata a letto, appoggiata su due cuscini sporchi e macchiati.

«Dio mio, due parolacce in due frasi. Non è proprio da te. Mi sarei aspettato una raffica di parolacce da quella bocca mal governata», dichiarò la figura in piedi ai piedi del letto, drappeggiata di nero, il viso nascosto da un cappuccio.

«Cosa? Parla un fottuto inglese!», rantolò l’occupante del letto, le sue parole si susseguivano tra sussulti irregolari mentre lottava per respirare.

Un rumore simile all’aria che fuoriesce da una tomba che era stata violata dopo cinquemila anni di chiusura ermetica proveniva dalla figura immobile incappucciata. Vi fu un sospiro.

«Certo. Ho dimenticato a chi mi sto rivolgendo. Posso riprovare. Solo due parolacce? Mi aspettavo molto di più da te. Devi davvero stare piuttosto male se questo è tutto ciò che puoi dire». Si udì un rombo basso, come un tuono che rotola su una pianura lontana. La figura stava ridendo.

«Chi sei?», chiese l’uomo a letto. «Perché c’è così buio nella mia stanza? Che cosa sta succedendo?».

La figura si mosse in avanti, emergendo parzialmente dall’ombra in modo che l’unica luce che brillava debolmente dall’alto del letto cadesse sul materiale nero scintillante che copriva la figura. All’interno del cappuccio si potevano vedere due freddi punti di luce azzurri, ma non c’erano volti visibili, né lineamenti distinguibili, solo un altro tipo di oscurità.

«Io sono la morte», osservò la figura.

«Sì, sì, è questo il tuo modo di scherzare, Mary?», chiese l’uomo a letto.

«Oh, non è uno scherzo, Jerry Lowe», commentò la Morte.

«Come fai a sapere il mio nome? Dov’è Mary? Sei tu Butch, smettila di cazzeggiare, cazzo, dov’è Mary?», chiese Jerry, l’occupante del letto, in modo aggressivo. Provò a muoversi ma scoprì che non ci riusciva.

«Mary è lì», rispose la Morte e un’altra luce si accese proiettando una pozza di luce attorno a una donna di mezza età che era seduta su una poltrona dall’altra parte della stanza. La sua testa era piegata all’indietro, la bocca aperta come se russasse, anche se non proveniva alcun suono. Era ignara della conversazione tra la Morte e Jerry.

«Mary! Mary! Svegliati donna! C’è un pagliaccio in camera da letto, buttalo fuori, Mary!», gridò Jerry. La voce che una volta aveva tuonato e dato ordini ora era debole, tenue e inefficace.

«Non può sentirti, Jerry. Nessuno può sentirti», spiegò la Morte.

«Di cosa cazzo stai parlando? Pensi di potermi spaventare con questo stupido costume? È merda. Morte? Dov’è allora la maschera di quel film? Vattene a Fanculo fuori dalla mia stanza».

Il cappuccio si muoveva da una parte all’altra.

«Silenzio», ordinò la Morte con la risonanza di un tuono.

La bocca di Jerry continuò a sbattere, aprendosi e chiudendosi ma non uscì alcun suono. I suoi occhi si spalancarono per la confusione e la paura, ma cercò ancora di parlare e cercò di spostarsi dal letto, ma non riuscì ad alzarsi, come se un peso lo stesse inchiodando, trattenendolo sotto il piumone sporco.

«È ora che tu ascolti, Jerry, anche se so che non sei molto bravo in quello. La povera vecchia Mary laggiù ha cercato di aiutarti per quasi una vita intera e tu non l’hai mai ascoltata, tranne quando dice qualcosa che tu vuoi sentire, come quello che ha preparato per cena e ti chiede quante lattine di birra vuoi che ti prenda. Davvero tragico. Guardala, una donna gentile ma fuorviata che ti è rimasta ostinatamente fedele, e non che tu l’abbia apprezzata per questo. Te lo aspettavi. Ha vegliato su quella poltrona malconcia, seduta accanto a te, servendoti da capo a piedi mentre tu tossivi e sputavi. Ti ha implorato di lasciarla chiamare un’ambulanza, ma tu hai minacciata di picchiarla se l’avesse fatto. “Questa è casa mia e nessuno stronzo mi porterà fuori. Inoltre, non mi fido dei dottori, tutti ciarlatani”; le hai ringhiato contro quando voleva chiedere aiuto per te. Per te. Tuttavia, almeno adesso avrà un po‘ di pace e tranquillità, se lo merita, dopo cinquant’anni che è stata legata a te», spiegò la Morte.

Jerry aveva smesso di dar l’impressione di un pesce rosso, sebbene continuasse a provare a scendere dal letto. La sua testa si girava debolmente da un lato all’altro mentre si dimenava sotto le lenzuola.

«Era l’unica che è rimasta. I tuoi figli non si sono preoccupati. Jack, beh, sono figli di suo padre, quindi tutto ciò che gli interessa è se ci saranno soldi per lui una volta che il suo vecchio avrà tirato le cuoia. Gli altri due ne hanno abbastanza di te. In fondo, saranno felici quando te ne sarai andato. Schifati del tuo bullismo, stanchi della tua cattiveria, sono venuti solo perché la loro madre, Mary, li ha implorati. L’hanno fatto per lei, non per te. Guardati intorno Jerry, questa è la tua camera da letto, nella tua roulotte e chi c’è. Tu, Mary e ora io. Dove sono i tuoi amici, anche se sono pochi? Non sono qui, e solo uno si è preso la briga di passare e anche allora, è stato solo perché voleva usare la tua motosega. Preferiscono stare alla larga. Ti sei mai chiesto perché? Non ti chiederò dei colleghi, non hai mai lavorato davvero, beh solo se consideri un lavoro il furto. Dove sono i nipoti a portare un sorriso su quelle labbra? Non vedo fiori, né biglietti di auguri. Il parroco ti ha fatto visita? Certo che no, eviti la religione e la sua cerchia. E tuo fratello? Nemmeno per sogno. Non ci parli da un decennio. Stai morendo ed è così da settimane, ti è stato detto che, Jerry, la tua vita di vizi, le sigarette, l’alcol, i fast food scadenti e non salutari ti hanno presentato il conto, specialmente le sigarette. Sei sdraiato ansimante non puoi nemmeno permetterti l’ossigeno per la bombola che ora è lì vuota», osservò la Morte indicando la bombola di metallo appoggiata accanto al letto. La maschera per l’ossigeno gli penzolava inutilmente.

Questa litania di assenze e fallimenti spinse Jerry a reagire e si dimenò, socchiudendo gli occhi, mentre in essi divampava irritazione e fastidio, la bocca contorta e spalancata.

«Puoi anche smetterla. Non puoi alzarti da quel letto, vedi che ora sei nel Momento del Mai».

Nel sentir questo, Jerry smise di agitarsi e si accigliò, mentre l’incomprensione dilagava sul suo volto prematuramente invecchiato.

Il rumore dell’aria che usciva da una tomba risuonò di nuovo nella stanza altrimenti silenziosa.

«Non capirai, uno che ha abbandonato la scuola come te che pensa che alle persone intelligenti sia necessario mostrare la forza del pugno, ma te lo spiegherò comunque, dopotutto, altri ne trarranno beneficio. Questo è il Momento del Mai. Non sei né vivo né morto, ma presto sarai morto perché io sono qui e sono venuto per te. Sei tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Sei sul letto di morte. Là fuori». La Morte alzò un braccio nascosto in modo da far muovere il panno nero. «Il tempo si è fermato. Mary dorme inconsapevole del fatto che stai per morire. Si sveglierà e ti troverà, Jerry Lowe, morto. Spirato. Andato. Deceduto».

Jerry guardava davanti a sé. I suoi occhi non mostravano nulla. Prevaleva Il vuoto.

«Questo Momento del Mai potrebbe finire in un istante o potrebbe andare avanti per un altro migliaio, questo dipende da me e da quanto tempo ti terrò qui. Vedi, è in questo Momento del Mai che vieni reso consapevole che questa è la fine, che stai per morire, quindi se c’è qualcosa che vorresti dire, qualcosa che vorresti dichiarare, qualsiasi pensiero, qualsiasi dichiarazione ardente di grande importanza che vorresti far conoscere, beh, ora è la tua occasione. Con la consapevolezza che stai per allontanare queste mortali… scusa, dimenticando chi sei per un momento, ehm, con la consapevolezza che stai per morire, questo è il Salone dell’Ultima Possibilità. Non fermerai l’inevitabile ma, beh, mi sembra una cosa giusta lasciarti dire quel che devi dire con la piena consapevolezza che questa è la fine. Io sono un ottimo ascoltatore, sai. Ho avuto dei Momenti del Mai affascinanti. Piuttosto una sorpresa da parte di certe persone che conosci. Quindi, visto che a quanto pare ti sei calmato un po‘, lascia che ti riattivi la parola così puoi dire la tua».

Poi La Morte annuì.

«Ti avevo detto di uscire dalla mia stanza, chiunque cazzo sei e per un altro…». Jerry si lanciò immediatamente in un’accesa tirata verso la morte che si interruppe quando la Morte lo mise di nuovo in muto.

«Sei più stupido di quanto mi rendessi conto. Molto bene, te lo spiegherò un’ultima volta e poi sarà tutto finito per te e suppongo che dovrò sopportare le insolvenze che verranno fuori dalla tua boccaccia».

La Morte annuì di nuovo, riattivando Jerry.

«… E io ti prenderò a calci sette sfumature di merda se non ti togli quel costume da bastardo e mi mostri chi sei veramente. Bene, fammi vedere che sei un segaiolo!», sputò e poi ansimò, tossì mentre la sua testa dondolava su e giù.

La Morte non disse niente.

«Non morirò, non è la mia ora», commentò Jerry. Nei suoi occhi c’era resistenza ma il suo tono lo tradì. Le prime sensazioni di paura iniziarono a manifestarsi quando l’ultima minaccia al suo controllo fece sentire la sua presenza. Non che Jerry sapesse che era ciò che stava succedendo. Sapeva solo che non era la sua ora. Di sicuro. Cercò di scrollarsi di dosso la paura che lo assillava e scoppiò in una risata, metà divertita e metà di disprezzo.

«È un bel costume, l’ammetto», commentò. «Dove l’hai preso?», chiese.

La Morte non rispose.

«Ho detto: “dove l’hai preso?”», chiese ancora.

«Non sono qui per rispondere alle domande, questa è la tua ultima possibilità per dire quello che hai da dire», ribadì la Morte.

«Oh, fanculo quella merda, cos’è, confessioni sul letto di morte? Non ho niente da confessare».

«Davvero?», insinuò la Morte.

«Beh, ho avuto le mie faide, certo, ma solo perché ho dovuto. Ad alcune persone piace solo infastidirmi, sai?», ansimò e fece come per dire qualcos’altro e poi a quanto pare lo sforzo fu troppo e lasciò evaporare il pensiero.

La Morte lasciò cadere il silenzio. Jerry guardava avanti in quella oscurità che era la Morte. Sembrava lottare con qualcosa ma qualunque cosa fosse, era al di là di lui.

«Renditi utile, chiunque tu sia, portami qualcosa da bere», ordinò. «Ho una fottuta sete qui».

La Morte non si mosse.

«Portami da bere, fottimi, mi dici che sto morendo e non mi darai nemmeno da bere», scattò Jerry. «Vai a farti fottere, mi prenderò un fottuto drink, cosa c’è che non va in questo letto?».  Cercò di nuovo di alzarsi, ma scoprì che non ci riusciva.

«Non hai qualcosa che vorresti dire a Mary?», chiese la Morte in tono persuasivo.

Jerry girò la testa come se si rendesse conto per la prima volta che Mary era presente.

«Ah? Mary? Sì, oh sì, Mary, fa la brava bambina e portami da bere, fottuta boccaccia come le infradito di Ghandi».

Il rumore dell’aria che fuoriesce dalla tomba a tenuta ermetica tornò ancora una volta.

«Mary? Mary!», chiese Jerry prima di ricominciare a tossire.

«Lei non può sentirti», spiegò la Morte con infinita pazienza.

«Non mi sorprende, la vacca pigra si è appisolata, vuoi svegliarla, Cristo cosa devo fare per bere qualcosa? Mia moglie sta dormendo e tu, signor Uomo della Morte, sei altrettanto inutile», lo rimproverò Jerry.

«Quindi, ultima possibilità Jerry, ho molto da fare al momento, molti altri che sono arrivati al Momento del Mai mi aspettano, è tempo di parlare o di tacere per sempre. Ed è davvero per sempre, non c’è vita nell’aldilà per quelli come te», commentò la Morte.

«Chiudi il becco e passami qualcosa da bere fottuto pagliaccio», sibilò Jerry.

«Qualcosa da dire ai bambini che picchiavi?»

«I marmocchi avevano bisogno di disciplina».

«Qualcosa da dire ai tuoi genitori morti da tempo?»

«Grazie per niente».

«E ai ragazzi del bar?»

«Sì, quegli stronzi possono portarmi da bere oh e una sigaretta, dai, fatelo va bene?»

«E allora? Nessun rimorso per le persone che hai ferito, le vite che hai rovinato, le persone perbene che hai ripetutamente tormentato e derubato? Qualche parola di contrizione per le tue monumentali mancanze di padre? Qualche ricordo caloroso per Mary e per la sua incrollabile dedizione alla tragedia assoluta del tuo matrimonio?»

«Smettila con i paroloni Mr. Cervellone, fottimi, faresti venire il mal di testa a un’aspirina per il modo in cui blateri», ribatté Jerry prima che gli prendesse un altro attacco di tosse.

La Morte non disse altro.

«Grazie al cazzo per quello, pensavo che non ti saresti mai fermato, dov’è il mio drink? Mary? Forza donna, svegliati!»

Jerry scrutò di nuovo nell’oscurità, sollevò la testa e si sforzò. Fece uno sbuffo di disprezzo non vedendo proprio niente.

«Questo è solo uno scherzo. Io non morirò. Il vecchio Jerry è costruito per durare», disse in tono di sfida.

«Oh, sì che morirai! Ne ho abbastanza», rispose la Morte.

La Morte tirò fuori la sua falce dall’ombra e sferzò l’aria sopra il letto di Jerry. Un rantolo mortale gli uscì dal petto e poi si accasciò di nuovo nel letto, gli occhi chiusi, la vita spenta.

La Morte era ormai scomparsa. Il Momento del Mai si era concluso. Le luci soffuse della roulotte si riaccesero. In lontananza un cane abbaiò e poi tacque.

Mary continuò a dormire.

Jerry Lowe il Narcisista Inferiore Minore giaceva morto.

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Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR

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