Giri la testa e vedi i numeri elettrici beffardi che si illuminano indicando le 4:02 del mattino Ci hai aspettato sveglia, in attesa del nostro ritorno. Volevi assicurarti che non fossimo troppo ubriachi ed eri pronta a offrirci un grande bicchiere d’acqua e a chiederci come era andata la serata. Non eri del tutto sicura di dove fossimo andati o con chi, perché le nostre risposte erano vaghe, qualcosa di borbottato su amici e un nuovo bar, ma sapevi che era meglio non continuare a chiedere. Sai che se vogliamo raccontarti i dettagli, lo faremo, altrimenti è meglio restare in silenzio.
Non è sempre stato così. In effetti, una volta non uscivamo mai senza di te. Preferivamo restare a casa con te a goderci una piacevole serata di buon cibo, vino e un film, oppure andavamo a letto presto, dove ci abbracciavamo l’uno all’altra, esplorandoci e deliziandoci.
Passi una mano sul lenzuolo liscio e lo senti freddo. Non c’è stato calore corporeo a riscaldare il letto accanto a te. Una volta eri in grado di girarti e vederci sdraiati lì, contenti e in pace, un leggero russare proveniente dalle nostre bocche mentre eravamo sdraiati di schiena. Ora devi evocare l’immagine per vederci lì, dato che è da tanto che non ci vedi lì.
Alla fine sei andata a letto quando è arrivata la mezzanotte e, come al solito, eri preoccupata che non fossimo ancora tornati a casa, ma dimostrando quell’atteggiamento ragionevole per cui sei nota, hai preferito dire a te stessa che ovviamente ci stiamo divertendo e che avresti fatto meglio a salire di sopra e andare a dormire. Ma non ci riesci.
Chiudi gli occhi e tutto ciò che vedi nella tua mente sono immagini di noi che ce la spassiamo con altre donne. Non riconosci i loro volti, ma sono giovani, dalla pelle liscia, vestite in modo succinto e avvinghiate intorno a noi, un tableau di carne che si contorce con noi al centro.
Vorresti non pensare in questo modo, ma è ciò che si forma sempre nella tua mente ogni volta che facciamo tardi. Vorresti non considerare ciò che potrebbe succedere, ma a dire il vero non ti abbiamo dato l’attenzione o le rassicurazioni che ti davamo una volta. Ora ti senti presa in giro da noi, mentre riversiamo la nostra attenzione su qualcun’altra.
Ti volti e guardi di nuovo l’orologio, e vedi che sono passati appena cinque minuti. Dove siamo? Chiameresti, ma sai che non ha senso. Il telefono sarà spento o in modalità silenziosa, infilato in una tasca da qualche parte per assicurarsi che non ci siano interruzioni. Vorresti che la tua paranoia fosse solo quella, ma sai che non c’è una buona ragione per cui dovremmo essere fuori così tardi. Non c’è mai.
Le prove sono aumentate progressivamente man mano che queste escursioni notturne aumentano di frequenza, da mensili a settimanali. Hai sentito il forte profumo su di noi quando finalmente siamo apparsi e siamo scivolati silenziosamente sotto le lenzuola. In altre occasioni hai notato l’odore di sapone o di gel doccia, poiché è chiaro che abbiamo lavato via l’odore riconoscibile del sesso dalle nostre parti intime, dalle nostre dita e dalle nostre bocche.
A volte, sentendoci entrare in casa, ti sei alzata di scatto e hai acceso la luce nel corridoio, inquadrandoci nella luce intensa mentre eravamo lì in piedi. Ci hai guardati e hai notato come in realtà sembrassimo un po’ troppo composti: i capelli sistemati, la camicia infilata nei pantaloni, come se avessimo predisposto come apparire prima di tornare. Quel mezzo sorriso che avevamo sempre quando ti guardavamo non è mai servito.
Eri solita fare le domande:
«Dove sei stato?»
«Che ora pensi sia?»
«Cosa diavolo stavi facendo?»
Ma sei sempre stata liquidata. Non importa quale atteggiamento adottassi, la preoccupazione che potessimo aver avuto un incidente, il turbamento perché ti siamo mancati, la rabbia per la nostra mancanza di considerazione per essere tornati così tardi (o così presto, a seconda di come la consideri) non ha mai generato la reazione che volevi.
Non abbiamo mostrato vergogna, nessun senso di colpa, nessun dispiacere. In realtà, era esattamente l’opposto, un’arroganza spavalda mentre eravamo lì ad assorbire il tuo sfogo emotivo.
Questo ti sorprendeva sempre. Pensavi che ce la saremmo svignata o che avremmo avuto la meglio dicendoti di stare zitta, ma no, siamo rimasti fermi e ti abbiamo lasciato sfogare su di noi. Beffa ancora maggiore e sempre con quello strano sguardo negli occhi, come se stessimo osservando una preda, e quell’inclinazione salace della bocca.
A cosa stavamo pensando veramente mentre ci davi una bella strigliata o piangevi per quanto fosse tardi e imploravi di sapere cosa stessimo facendo?
Ora non ha senso. Rimani a letto sperano che arrivi il sonno, ma non arriva mai. Così tante domande ti turbinano nella mente.
Dove siamo?
Con chi siamo?
La baciamo come baciavamo te?
La amiamo?
Fa male, ma non riesci a lasciar perdere. Vuoi che ci spieghiamo, che ti diamo conferma della nostra infedeltà e ammettiamo le numerose trasgressioni, ma non succede. Alla fine compariamo, scivolando accanto a te ma riuscendo sempre in qualche modo a emanare quell’aria di non farci domande, facciamo come facciamo.
Ogni volta sembriamo fare sempre più tardi finché ora siamo arrivati al punto di impedirti di dormire, ma non vale mai la pena di alzarsi. L’ansia rimane, e ti travolge mentre sei presa tra il volerci affrontare e il non volerlo fare, perché fare un passo del genere equivarrà ad ammettere che c’è davvero qualcun’altra. Per ora, accetti le spiegazioni che ti forniamo il giorno seguente.
«Ho incontrato alcuni amici che non vedevo da un po’, quindi si è fatto tardi».
«Profumo? Sì, al bar c’era una signora che conosco per lavoro e aveva addosso un sacco di profumo».
«Senti l’odore del sapone? Beh, io mi lavo le mani dopo essere andato in bagno, sai».
«Ho perso la cognizione del tempo».
«Mi stavo divertendo e volevo continuare, è un crimine?»
I commenti vengono sempre fatti senza guardarti direttamente, ma ti lanciamo un’occhiata di traverso come per controllare se ti stai bevendo le nostre bugie, ma è solo il passaggio istintivo per verificare se sei sotto controllo, non è ammettere che ti stiamo dicendo una bugia. Ora riconosci i segnali, ma ti aggrappi ancora alla speranza che non sia vero, che le bugie siano verità e che non ci sia nulla di cui preoccuparsi. Vorresti non sentirti così, ma ci ami ancora e non vuoi perderci, temi il vuoto di un mondo senza di noi e quindi accetti questa condizione di essere dimenticata mentre noi ci viviamo la notte. Ti sei rassegnata alla tua condizione di rimanere sveglia, agitata e preoccupata, sapendo che probabilmente sei lontanissima dalle nostre menti.
Non puoi fare a meno di sentirti così ma a volte, mentre giaci nel letto gelido, i primi accenni dell’alba che spunta oltre le tapparelle, vorresti non provare nulla. Forse allora questa paralisi svanirebbe, questa esistenza tra qualcosa e niente, la permanenza tra il non sapere abbastanza ma neanche ignorare. Questo è ciò che ti fa più male. Questo vivere nel mezzo. Questo sopravvivere negli spazi, risiedere negli interstizi, occupare l’entroterra tra le cose. È estenuante. Se solo potessi rimuovere la tua paralisi e arrivare in un posto o nell’altro. Ora come ora, ti giri e guardi l’orologio ancora una volta e vedi che ormai è troppo tardi per dormire e troppo presto per alzarsi.
Sei di nuovo nel mezzo.
H.G. TUDOR – “Too Late to Sleep, Too Soon to Rise” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

