Ti sei nutrito di me e ne sono stanco. Ti sei attaccato a me, attratto dal mio magnetismo, ma io non te l’ho mai chiesto. Hai semplicemente deciso che volevi starmi accanto, che avevi bisogno di me, a dire il vero.
E poiché sono magnanimo, ti ho permesso di legarti a me, ma ultimamente il tuo prendere e succhiare ha cominciato a infastidirmi. Non puoi negare che questo è ciò che sei. Le prove parlano da sole.
Hai visto il mio fascino, la mia attrattiva, la mia naturalezza con le persone e il modo in cui ne sono attratte e, come un opportunista, hai deciso di volerne una parte. Hai capito che potevi trarre enormi benefici legandoti a me.
Potevi approfittare della mia reputazione impeccabile, della mia presenza scintillante e delle mie relazioni stimate. Non ti biasimo per aver voluto essere associato a me. Chi non lo vorrebbe? Chi non vorrebbe una fetta di ciò che sono io?
L’opportunità di muoverti in ambienti che non avevi mai sperimentato prima. La possibilità di essere qualcuno. Il momento di arrampicarti fuori dalla vita tediosa che conducevi e dalla palude in cui ristagnavi.
Suppongo che dovrei persino ammirare il tuo desiderio di migliorarti, di elevarti, vedendo ciò che sono e ciò che faccio e volendo far parte di quel mondo. E in effetti ne sei diventato parte.
Hai goduto della mia straordinaria generosità mentre accettavi i miei regali, i miei inviti e il mio denaro contante. Eri felice di starmi al fianco mentre frequentavamo tanti luoghi speciali. Ti è stato concesso l’accesso totale.
Hai consumato l’amore che riversavo su di te, bevendo a grandi sorsi la mia passione, il mio affetto e la mia dedizione. Ti ho aiutato, ti ho ascoltato, ti ho consigliato. Ti chiamavo spesso, come desideravi.
Mi assicuravo che ti sentissi al sicuro e protetto con i miei messaggi frequenti e la mia attenzione per il tuo benessere. Ho permesso ai tuoi amici e alla tua famiglia di entrare a far parte della mia cerchia: di certo non hanno avuto scrupoli a salire sul carro dei vincitori, vero? Hai monopolizzato la mia attenzione, mi hai sommerso con il tuo bisogno incessante di continuare a prendere da me.
Anche quando le cose si facevano difficili, non hai mai smesso di pretendere. Volevi ancora rassicurazioni, sentirti dire che ti amavo, essere portato di nuovo in quei luoghi speciali.
Hai cercato di impedirmi di fare ciò che volevo fare, ciò che dovevo fare. Volevi impedirmi di passare del tempo con i miei amici — e sì, prima che tu dica qualcosa, sono sempre stati solo miei amici. Davvero.
Mi vedevi come un bersaglio facile. Ora lo capisco. E continuavi a prendere, prendere e prendere.
È davvero sorprendente che la mia irritazione si sia trasformata in fastidio? Che il fastidio sia diventato furia?
Non smettevi mai di prendere da me e alla fine ho dovuto fermare tutto questo. Ho dovuto trovare qualcuno che desse invece di prendere e questo significava liberarmi di te.
Ecco perché ho scelto qualcun altro, per sfuggire al tuo comportamento parassitario e drenante. Ecco perché ti ho scartato. Tu sei un parassita.
Ti sei nutrito di me e ora ne sono distrutto. Ti sei attaccato a me, attratto dalla mia bontà, ma io non te l’ho mai chiesto. Hai semplicemente deciso che volevi starmi accanto, che avevi bisogno di me, a dire il vero.
E poiché sono una persona gentile e premurosa, come mi sono sempre considerato, ti ho permesso di legarti a me, ma ultimamente il tuo prendere e succhiare ha iniziato a distruggermi. Non puoi negare che questo è ciò che sei. Le prove parlano da sole.
Hai visto la mia compassione, la mia attrattiva, il mio modo empatico di rapportarmi alle persone e come esse rispondono a tanta gentilezza e amore e, come un opportunista, hai deciso di voler tutto questo per te. Hai capito che potevi trarre enormi benefici legandoti a me.
Potevi appropriarti della mia compassione traboccante, della mia presenza riflessiva, della mia natura emotiva. Non ti biasimo per aver voluto stare con me. Chi non lo vorrebbe, se è una creatura come te?
Chi non vorrebbe erodermi fetta dopo fetta? L’opportunità di muoverti ancora una volta in ambienti che avevi già sperimentato. La possibilità di farti sentire qualcuno, almeno per una volta. Il momento di arrampicarti fuori dalla vita vuota che conduci e dall’abisso che minaccia di inghiottirti.
Suppongo che dovrei persino ammirare il tuo desiderio di migliorarti, vedendo ciò che sono e ciò che faccio e volendo rendermi parte di te, inghiottendomi. E in effetti lo hai fatto. Sono diventato parte di te, mentre io faccio fatica a ricordare, la maggior parte dei giorni, chi sono e chi ero prima di incontrarti.
Hai goduto del mio amore straordinario mentre accettavi la mia attenzione, il mio invito nel mio cuore e la mia natura calda e affettuosa. Eri felice di starmi al fianco mentre andavamo in tanti luoghi speciali.
Ti è stato concesso l’accesso totale a ciò che ero, e non hai mai visto alcun motivo per rispettare la mia identità. Hai consumato l’amore che riversavo su di te, bevendo a grandi sorsi la mia passione, il mio affetto e la mia dedizione.
Ti ho aiutato, ti ho ascoltato, ti ho consigliato e, anche quando hai iniziato ad abusare di me, non ho mai vacillato. Ti chiamavo spesso, come volevi. Mi assicuravo che ti sentissi al sicuro e protetto con i miei messaggi frequenti e la mia attenzione per il tuo benessere.
Ho permesso ai miei amici e alla mia famiglia di diventare parte della tua facciata: di certo non hanno avuto scrupoli a dimenticarmi dopo le tue campagne diffamatorie, vero?
Hai monopolizzato la mia attenzione, mi hai sommerso con il tuo bisogno incessante di continuare a prendere da me. Anche quando le cose diventavano difficili, non hai mai smesso di pretendere. Volevi ancora rassicurazioni, sentirti dire che ti amavo, essere portato di nuovo in quei luoghi speciali, dentro la mia anima.
Hai cercato di impedirmi di fare ciò che volevo fare, ciò che dovevo fare. Volevi impedirmi di passare del tempo con i miei amici — e sì, prima che tu dica qualcosa, erano miei amici, finché non li hai banditi. Davvero. Mi vedevi come un bersaglio facile. Ora lo vedo anch’io. E continuavi a prendere, prendere e prendere.
È davvero sorprendente che la mia confusione sia diventata disperazione? Che la disperazione sia diventata disperata necessità? Non smettevi mai di prendere da me e alla fine devo trovare un modo per fermare tutto questo, ma non riesco. Tu non smetterai.
Devo trovare qualcuno che sappia dare invece di prendere e questo significa che devo liberarmi di te. So che deve accadere, ma sento di non riuscire a sfuggirti. Mi hai drenato e succhiato a tal punto che riesco a malapena a pensare e a funzionare.
Ecco perché devo scacciarti… ma come posso, se non mi lasci andare e continui a farmi amare te?
Tu sei un parassita.
Chi è il parassita? Tu, io, o entrambi?
Il parassita è colui che trae beneficio a spese dell’altro.
Chi è il parassita?
H.G. TUDOR – “Parasite” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

