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GRAVE È IL PESO DELLA CORONA DEL NARCISISTA

Grave è la corona che siede sul mio capo mentre guardo il mio regno. Rinchiuso nella mia torre dorata, rimango dietro quelle porte doppie e minacciose, chiuse con quattro serrature e sprangate tre volte. Siedo sul mio trono, forgiato dalle anime che ho rubato e legato a questa costruzione di acciaio oscuro e vetro frastagliato.

Sento il loro lamento sommesso nella prigionia, mentre osservo le mie terre che si estendono a nord, est, sud e ovest. Da questa postazione vedo ogni cosa e ogni cosa vede me, ricordando loro chi sono e perché sono il loro superiore.

Sono stato scelto per guidare e dominare, e tutti devono mostrarmi rispetto e lealtà, oppure fare la stessa fine di coloro che ora costituiscono la mia seduta. So che là fuori ci sono dei pretendenti che, cono i loro modi perfidi, vorrebbero assaltare la mia cittadella e spodestarmi.

Conosco i loro piani. Conosco i loro complotti traditori, i loro sussurri sediziosi mi giungono portati dai miei fedeli corvi, che volano qua e là diffondendo il mio oscuro messaggio e riportandomi le risposte di cui mi nutro avidamente, come fossero il sostentamento tanto necessario.

So bene che ci sono anche coloro che, come ladri nella notte, verrebbero con intenzione maligna a tagliarmi la gola, lasciandomi dissanguare attraverso decine di ferite inferte. Per questo devo mantenere le difese e scovare questi nemici sleali. Conosco il loro gioco. E li tengo d’occhio. Ma qui non possono raggiungermi.

I miei Luogotenenti devoti sorvegliano l’accesso alla cittadella e respingeranno chiunque si avvicini con intenzioni fasulle. So che non vacilleranno nel proteggere il loro padrone, perché li ho forgiati a mia immagine proprio per permettere loro di svolgere il compito. Armati di strumenti oscuri che tagliano e lacerano, faranno a pezzi chiunque osi arrecarmi danno.

Nessuno è riuscito mai a infliggermi un colpo fatale. Intuisco i loro piani e le loro intenzioni omicide; fiuto il tradimento scandaloso che cola da loro come sangue nero, con la stessa facilità con cui percepirei il profumo di un giglio o del caprifoglio.

Grave è la corona che riposa sul mio capo, perché porto il peso di molti. Non è facile guidare e contenere le anime che si affidano a me per protezione e illuminazione. Accorrono alla mia cittadella ogni volta che mi affaccio al balcone, e concedo loro la grazia del mio governo dorato.

Si prostrano a migliaia, e la loro ammirazione e gratitudine sono palpabili, permettondomi di abbeverarmi al culto che mi offrono. In cambio, garantisco loro un’epoca d’oro, un’era di abbondanza ed esaltazione, e così continuano a raccogliersi ai miei piedi, in ginocchio, sperando in un mio sguardo. Non è un ruolo per chi ha il cuore debole.

Coloro che non hanno forza, non possono sedersi su questo trono perché solo i forti e i prescelti possono reggere le speranze di mille e mille seguaci e permettere loro di splendere al sole. Solo chi è venerato e di così alta statura può offrire tale sollievo a chi cerca guida nei tempi oscuri. Il mio dono li fa prosperare mentre curano queste terre fertili.

La mia leadership da loro un motivo per lavorare i campi, seminare e raccogliere i frutti del regno in mio nome. Solo attraverso la mia benevolenza può fiorire un periodo tanto ricco.

Spesso sono costretto a relegare alcuni di loro nell’ombra, spegnendo il raggio doroato che illuminava il loro mondo. Lo faccio a malincuore, perché un tempo mi erano utili, ma ora non mi servono più, e devono capire che grazia e splendore sono doni miei: come li concedo, posso anche negarli.

Le loro urla e lamenti confermano sempre che ho preso la decisione giusta, e traggo grande nutrimento dalla loro sofferenza. Eppure, tale è la mia attrazione che non si allontanano, non fuggono in terre remote, ma restano, sopportano la tortura, implorando il mio perdono, supplicando il ritorno della mia luce dorata.

Non sono un uomo malvagio, anche se molti mentono affermando il contrario. E quindi, di tanto in tanto, concedo di nuovo quella luce salvifica e benevola, e il loro sollievo e la loro gratitudine mi sono di grande conforto.

Ogni giorno siedo su questo trono, in cima alla cittadella tra le montagne, per garantire il benessere e l’ordine del mio popolo, e assicurare che il raccolto quotidiano sia abbondante, forte e vigoroso.

Pochi sanno farlo con la mia stessa efficacia. Non li ho ancora incontrati, ma so che esistono, a governare terre lontane in modo simile al mio. Ogni giorno devo gettare qualcuno nell’ombra e nella vergogna, ogni giorno devo richiamare altri nel mio cerchio. Loro non possono esistere senza di me. E io non posso esistere senza di loro. Io sono il loro re. Io e la terra siamo una cosa sola.

Oggi grave è la corona che porto, ma so che domani il raccolto sarà ancora più grande. E così, ricaricato, solleverò il capo e i miei occhi – d’oro e d’ebano – guarderanno ciascuno dei miei sudditi negli occhi, come a chiedere: “Cosa farai oggi per me?”.

Grave è il peso che porteranno per il loro re.

Grave è il loro obbligo verso il sovrano.

Grave è il giogo invisibile sul loro collo, e le catene che io tirerò per assicurarmi che domani, questo peso, non sarà più così grave.

H.G. TUDOR – “Heavy Lies The Narcissist’s Crown” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

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