UNA LETTERA AL NARCISISTA – N. 104

Gentile Capo Sergente Senior.,

Posso solo supporre che, dopo essere stato cancellata e bloccata da te su FB, in qualche modo ti senti come se il tuo patrigno ti difendesse e ti chiedesse di essere più rispettoso con me, è in qualche modo un attacco contro di te? Non sono sicura del perché il fatto di chiederti rispetto ti renda così incredibilmente arrabbiato, ma ogni volta che lui ti ha chiesto di essere più gentile con tua madre, tieni una sorta di comportamento infantile come questo. Ti sei arrabbiato, sei uscito di casa presto, hai usato il trattamento del silenzio per mesi, hai trasformato i tuoi amici d’infanzia in scimmie volanti per fare le richieste al tuo posto, hai messo il broncio peggio di un bambino, hai commentato post sarcasticamente e in modo passivo aggressivo per anni, e questa volta, ci ha detto di “avere una vita felice” e ci hai cancellato da FB.

Quando hai saputo che ero vicina alla pubblicazione del mio libro, mi hai recuperato e sbloccato solo me, condividendo rapidamente il link al mio libro sul tuo profilo FB, condividendo con orgoglio il mio risultato come se fosse il tuo. Non sono sicura neppure se lo hai letto? E se l’avessi letto, non me lo avresti detto, o addirittura fatto sapere cosa ne pensavi. Non ho mai sentito “ottimo lavoro, mamma!” O “Sono così orgoglioso di te”.

Dopo essere stata aggiunta di nuovo da te su FB, ti ho osservato onorare tuo padre alla Festa del Papà con il tintinnio di due boccali di birra e un cambio di foto del profilo mentre non dicevi una parola al tuo patrigno. E non abbiamo detto niente. Quando gli è stato diagnosticato un tumore al cervello non ci hai detto nulla, ma hai scritto un lungo post su FB su come la morte del senatore John McCain per un tumore al cervello ti aveva colpito così profondamente perché era un ragazzo eccezionale e tu provavi un tale dispiacere per la famiglia. E ancora, non abbiamo detto niente.

So che hai superato l’età perché io mi comporti da genitore e sei così superiore a me per qualche motivo che non riesci a far roteare gli occhi abbastanza indietro nel tuo cranio, ma ora vorrei darti un po’ dello stesso “Feedback” che tu in modo così generoso dai a me.

Piccola merda. Chi diavolo credi di essere?

Le tue scuse per trattarci in questo modo sono state; “Dico alla gente come stanno le cose, io sono fatto così.” “Se vuoi compassione ed empatia, hai tuo marito e un altro figlio.” Mi dici che sono “Sempre negativa” oppure che “Sono una vittima e mai felice” o “Mio marito è d’accordo con me solo perché se non lo fosse, gli renderei la vita un inferno.” E il mio commento preferito di tutti i tempi è stato quando ti ho chiesto se avessi parlato a tuo padre in questo modo, tu mi hai detto: “Perché dovrei parlare con mio padre come parlo a te?” E queste non sono cose che mi hai detto al telefono. Queste sono cose che mi hai detto su Face Time, dove puoi vedere chiaramente quanto sono arrabbiata. Vedi le lacrime che mi scorrono sul viso e come ciò che mi stai dicendo mi fa male. E sai cosa ho notato? Le lacrime ti provocano ancora di più. Più reazione ti do, più ti diverti. C’è qualcosa di sbagliato in questo.

Non assomigli più nemmeno lontanamente al ragazzo che ho cresciuto.

Dici “Sono stupida”, “troppo emotiva”, “drammatica”. Mi prendi in giro e fai finta di parlare come me, facendo la voce alta come una ragazza per torcere ancora di più il coltello. Parli dell’esperienza militare del tuo fratellastro e del tuo patrigno dicendo che “non è difficile come il tuo e non conta davvero come servizio.” “La positività del tuo fratellastro ti dà sui nervi.” E quando abbiamo discusso di un problema di dieta che mi preoccupava per l’imminente matrimonio di un amico, mi hai detto che quando e se ti sposerai di nuovo, “Mangerai pollo o manzo al mio matrimonio, o potrai lasciare le chiappe a casa.”

Quando alla fine ho deciso per il No contact il mio terapeuta mi stava raccomandando di farlo per proteggermi perché stavo impazzendo dal dolore, mi sono rivolta al mio blog per sfogarmi. Tu mi hai inviato un’enorme e-mail prendendoti gioco di me e di un post sul blog dove avevo scritto che per la prima volta nella mia vita pensavo al suicidio. Hai scritto: “È stato abbastanza ridicolo”, “immaturo” e “drammatico”, eliminare te e chiunque sia associato a te dal mio FB. Hai detto quanto ti ha fatto arrabbiare e mi hai persino accusato di diffamazione.

La tua incapacità di vedere me e gli altri, come umani, con bisogni, sentimenti e imperfezioni, mi ferisce nel profondo. Io non ti ho cresciuto così. Quando ho pianto in terapia chiedendomi cosa avevo fatto di sbagliato, il terapeuta ha detto che ero una preda facile per ulteriori tuoi abusi se era quello che pensavo. È stato lì che ho appreso che non tutti i narcisisti sono maltrattati. Alcuni vengono creati nell’esercito.

La tua scusa di una cattiva memoria, e non ricordare ciò che dici e fai non funziona più con me. Come puoi non ricordare di aver detto alcune delle cose atroci che hai detto a tua madre? Hai messo in chiaro che il nostro rapporto è finito se mi aspetto di essere trattata con rispetto. Hai chiarito che non tollererai il cartello “nessuna discarica” in un posto in cui desideri cagare. Hai tutto ma hai detto che io non sono adorabile. Mi hai avvisato che questo No Contact con te ha “conseguenze fino alla seconda e terza generazione”. Capisco. Se mai mi aspettassi di vedere i miei futuri nipoti, non lo farei perché mi rifiuto di ricevere il tuo abuso. E semplicemente non mi interessa.

L’ultima volta che hai parlato hai detto che eri quello che eri prima per colpa mia, poi dei militari. Hai detto: “Faremo sempre a cazzotti perché io non riesco a gestire la verità”. Ma io non solo posso gestirla, posso dire quella merda ad alta voce. Sei quello che sei nell’anima grazie a me, ma è a causa dei militari che ti sei indurito, distaccato e sei diventato difficile da raggiungere. Ti sei staccato dalla nostra famiglia, orientandoti verso la parte di tuo padre e va bene. Lo capisco anche. Ti senti a tuo agio ad abusare di me e sei terrorizzato a far sapere a tuo padre come ti ha fatto sentire da bambino. Lui ti mette sul piedistallo che brami. È per quella durezza che sei tu a non riuscire a gestire la verità. Sei molto più fragile di quanto vorresti ammettere e la tua esteriorità dura e intoccabile è una facciata. Lo so perché sono tua madre.

Dai gratuitamente il tuo feedback alle persone della tua vita, ma mi dici che sono io a essere tossica. Dici loro come pensi che dovrebbero vivere, come se avessi capito tutto, ma nessuno ha la libertà di fare lo stesso con te? Non mi ascoltavi nemmeno rispondere alle tue accuse su Face Time senza parlarmi sopra e farmi stramazzare al suolo con la tua predica, conferenza di Tony Robbins. Il tuo naso immerso costantemente nella lettura di libri sulla leadership. Ma faresti meglio a leggere qualcosa che ha a che fare con l’imparare ad avere un po’ di comprensione ed empatia per gli altri, mentre comandi.

Sono stufa della tua mancanza di rispetto, della tua bocca e del tuo comportamento. Sono a sei mesi di no contact e mi sento molto meglio. Per la prima volta dopo tanto tempo, finalmente cammino più dritta e più alta. A cinquantuno anni, non devo più preoccuparmi di fare o dire la cosa sbagliata e di essere colpita e punita per questo come se fossi io il bambino.

Oh, e ho ricevuto la Partecipazione del tuo matrimonio. Non parteciperemo. Non mangerò quello che cazzo servi. Farò invece come dici tu e terrò le chiappe a casa.

Ieri era il tuo compleanno. Hai trentatré anni e ti comporti come se avessi sette anni. È stata una giornata triste per me. Non perché mi manchi il tuo abuso, ma perché se qualcuno mi avesse detto che questo sarebbe stato ciò che il nostro rapporto sarebbe diventato dopo averti cresciuto ed esserti stata vicino per tutta la vita, gli avrei detto che mentiva.

La Festa della Mamma è domani. Ti ho portato a casa dall’ospedale dopo aver partorito per la Festa della Mamma. Ricordo il giorno come se fosse ieri. Ero così nervosa. Non volevo fare nulla di male. Ma la giornata sembrava come un dono. Un dono che mi è stato dato per aiutarmi a fare il meglio che ho potuto per diciotto anni.

Adesso. Guardi dall’alto in basso dal tuo trespolo militare e snobbi proprio le persone che ti hanno messo lì. Quando ho detto che mi sarebbe piaciuto parlare con i tuoi superiori di quanto sei diventato narcisistico, hai detto: “Ti hanno dato la tranquillità di dire di no e di dire alla gente che ami che ha torto”.

Tu hai ragione. Io ho torto per tutto e non sono mai stata più felice.

Buon compleanno, figliolo … Voglio dire, buon compleanno, Capo Sergente Senior!

Con Amore, Mamma

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR