UNA LETTERA AL NARCISISTA – N. 100

Madre,

Ho messo la tua anima dentro di me come se fossi un granello di polvere. E polvere che sei dentro la mia anima, io sono la perla intorno. Radicata anche se sei dentro di me, è tempo che te ne vada.

Esci e stai fuori, mamma, e non osare mai tornare.

Sapevi che strato su strato di un rivestimento chiamato “madreperla” viene posto attorno a una sostanza irritante fino a quando non si forma una perla scintillante? Strato su strato ho messo la mia anima attorno al tuo bagliore che mi ha fatto riparare come se fossi dolorante.

Mia madreperla, anche se scrivo queste parole, voglio risplendere – risplendere per te in cerca di amore, amore che non hai mai dato.

E io l’ho fatto brillare, brillavo e brillavo quando occhi feriti posavano lo sguardo su di me, gli  stessi occhi  intrappolati in un rivestimento lucente di madreperla. Non brillerò più per quegli occhi. E non più per i tuoi perché devi andartene.

Quando sai, vai.

Quando sai, esci e rimani fuori.

Ma come ci si libera di una madre? Una madre che regna dentro?

Cosa resterà di me, madre, quando ti lascerò andare?

Ho paura di me stessa ma se sto per lasciarti andare: ora è il momento. Anche se ho paura del dolore che causerai, è ora di liberarti. Potresti non indossarmi più tra i capelli o mettermi attorno al collo.

È tempo che tu te ne vada.

Con attenzione, passo dopo passo mi scaricherò e troverò quella ferita bruciante di dolore. E mentre copro la ferita con i miei occhi dolci, ti troverò lì a tremare.

Madreperla che stai attorno alla tua stessa ferita dolorante, devo chiederti di andartene, ora, mamma, vai.

Esci e stai fuori, Madre Narci, e non osare mai tornare.

Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR