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TUTTO TRANNE LA VERITÀ

La bugia. Tutti, prima o poi, hanno mentito nella propria vita. Chi però è di natura empatica attribuisce un grande valore all’onestà e alla rettitudine. Il loro senso di autostima e di valore personale è strettamente legato al loro impegno nel dire la verità.

Il forte senso di colpa, il bisogno di fare la cosa giusta e la consapevolezza delle conseguenze di una bugia fanno sì che la maggior parte delle persone empatiche tenda ad avventurarsi solo nell’ambito della bugia bianca, detta cioè per proteggere o per aiutare. Ovviamente anche una persona empatica è in grado di mentire, ma i suoi tratti empatici fungono da freno interno, impedendo che accada o rendendolo comunque un evento raro.

La nostra specie non possiede questi freni. Poiché siamo privi di empatia, rimorso e senso di colpa, non esistono meccanismi di arresto che impediscano alla bugia di formarsi nella nostra mente o di giungere alle nostre labbra. Non solo mancano queste salvaguardie: la struttura stessa del nostro essere fa sì che mentire ci torni particolarmente utile, e dunque ci incoraggi a farlo. Questa combinazione di assenza di freni e spinta attiva, persino necessità, a mentire crea un terreno fertile in cui le menzogne possono proliferare.

Le bugie sono i soldati semplici del narcisista. Ne abbiamo a disposizione migliaia. Sono facili da impiegare, adattabili a qualsiasi situazione e completamente sacrificabili. Le dirigiamo contro le nostre vittime: interi battaglioni che marciano sulle persone per raggiungere i nostri scopi e conquistare.

Come mentiamo noi? Vediamolo nel contesto di un sospetto di infedeltà, che in realtà corrisponde a un tradimento in corso.

Il narcisista rientra a casa tardi dopo aver trascorso la serata con una nuova potenziale fonte primaria, e l’attuale partner intimo (anch’esso fonte primaria) gli chiede dove sia stato.

1. Commissione. Una menzogna spudorata, in cui la verità non viene detta e al suo posto si afferma qualcosa di falso. Nell’esempio sopra, la risposta: «Ho lavorato fino a tardi in ufficio». Poiché non conosciamo il senso di colpa, per noi è facilissimo pronunciare una bugia di questo tipo. Possiamo farlo persino di fronte a prove che dimostrano il contrario. Questa capacità è ciò che le nostre vittime trovano più difficile da conciliare.

2. Omissione. La verità appare detta, ma manca un dettaglio cruciale, per cui l’informazione risulta falsa.
«Sono stato da Leslie». Sì, siamo stati da Leslie — ma non diciamo che abbiamo passato la serata a letto con lei. La menzogna per omissione ci permette due cose: anzitutto, dichiarare che abbiamo detto la verità e che sei tu a volerci trovare difetti (una dose di proiezione inclusa); in secondo luogo, spostare la colpa affermando: «Mi hai chiesto dove sono stato, te l’ho detto. Non mi hai chiesto cosa stavo facendo. Se volevi saperlo, dovevi essere più precisa. Non dare la colpa a me per le tue mancanze».

3. Influenza. Una bugia di influenza serve a convincerti che una persona come noi non sarebbe mai capace di ciò di cui la accusi. Potremmo rispondere, per esempio: «Non vedevo l’ora di tornare a casa dalla donna della mia vita. In fondo sono un uomo felicemente sposato». In questo modo cerchiamo di indurti a credere che qualcuno come noi non possa essere infedele — proprio come chi, accusato di rubare, risponde: «Lavoro qui da vent’anni», lasciando intendere che una persona così leale non ruberebbe mai.

4. Silenzio. Che modo migliore per evitare le accuse e al tempo stesso infliggere una delle nostre manipolazioni preferite? Restando zitti possiamo persino rivendicare la superiorità morale: non abbiamo detto una bugia di commissione, né una di omissione — semplicemente, non abbiamo detto nulla.

5. Esagerazione. Come prevedibile, serve a farci apparire migliori. Esageriamo le nostre capacità finanziarie, quanto solleviamo in palestra, le partite viste, gli affari conclusi, e via dicendo. Non vediamo nulla di male nell’abbellire: stiamo solo lucidando qualcosa che, più o meno, è vero.

6. Proiezione. Una forma avanzata di menzogna basata sul silenzio. Non rispondiamo alla domanda, ma accusiamo te della stessa cosa. Nell’esempio, potremmo replicare: «Invece di chiedere dove sono stato io, dove sei stata tu questo pomeriggio? Ti ho chiamato due volte e non hai risposto. Dov’eri? Con quel tuo amico della scuola, scommetto».

7. Giustificazione. In questo caso diciamo la verità, ma senza assumerci la responsabilità, mantenendo così la bugia di fondo. È la forma che spesso include il Gioco di Pietà o lo spostamento di colpa. Esempio:
«Sì, sono stato con Leslie e sì, sono stato a letto con lei. E allora? Se tu mi dedicassi un po’ di attenzione e non fossi così frigida, non dovrei cercare altrove. Quindi non dare la colpa a me: è colpa tua». Ammettiamo il fatto, ma non la colpa.

Perché mentiamo in modo così esteso?

1. Carburante. Cos’altro, se non il carburante? Le nostre bugie servono a impressionare, così da ricevere ammirazione e adulazione. Servono a ferire, per farti soffrire, arrabbiare o disperare. Servono a confonderti, per provocare in te reazioni emotive. Ogni menzogna, in qualunque forma, produce una reazione: e dunque carburante. Più mentiamo, più reazioni otteniamo — a volte positive e negative dalla stessa bugia — e più carburante raccogliamo.

2. Controllo. Dobbiamo controllare l’ambiente e le nostre vittime che ne fanno parte. Una persona sana non ha bisogno di tanto controllo: ha un senso di sé stabile e accetta di non poter dominare tutto. Noi no. Il timore di essere smascherati e quello che i nostri apparecchi non funzionino come vogliamo generano in noi un bisogno estremo di controllo. Le bugie sono il mezzo perfetto: ci procurano carburante, ci fanno apparire migliori, ci permettono di eludere le conseguenze delle nostre azioni. Tutto ciò equivale a controllo.

3. Mantenere l’impunità. Mentendo, possiamo sfuggire alle conseguenze delle nostre parole e azioni. Il nostro senso del diritto ci autorizza a farlo. Ignoriamo i confini: mentiamo per entrare gratis dove dovremmo pagare, per evitare sanzioni, per scampare responsabilità. Mentiamo a te, alla famiglia, ai datori di lavoro, ai fornitori, alle autorità, persino in tribunale. E alcune delle menzogne più grandi vengono pronunciate davanti all’altare, durante i nostri matrimoni. Le bugie sono le chiavi che aprono tutte le porte, permettendoci di uscire senza ostacoli né conseguenze.

4. Abitudine. A questo punto è chiaro: le bugie sono molte, gli usi infiniti, i motivi innumerevoli. Tutto ciò genera un effetto cumulativo per cui la spinta a mentire diventa irresistibile. Finisce che mentire ci viene naturale, mentre dire la verità ci appare scomodo, inquietante, estraneo. E poiché scegliamo sempre la via di minor resistenza, mentiamo — e ci sentiamo di nuovo a nostro agio.

5. Credere alla bugia. I narcisisti Inferiori e di Medio-Rango sono davvero deliranti: credono sinceramente alle proprie bugie. Sono convinti che ciò che dicono sia vero, e per questo lo affermano con tale convinzione. Chi non appartiene alla nostra specie fatica a capirlo: pensa che dobbiamo per forza sapere di mentire. Non è così per queste due scuole.

Il Superiore, invece, è un’altra storia. Noi sappiamo di mentire. Non siamo deliranti: mentiamo consapevolmente. Lo facciamo perché la menzogna è un investimento nella nostra sopravvivenza. Abbiamo bisogno di carburante, di soddisfare il nostro senso di diritto, di infrangere un limite, di sfuggire a una conseguenza. La nostra sopravvivenza dipende dalla menzogna: è un meccanismo necessario. Liberi dal rimorso, possiamo sapere che stiamo mentendo e dirlo senza difficoltà.

6. Percezione. Ciò che tu vedi come verità per noi non lo è. La nostra necessità di mantenere controllo, superiorità e ammirazione altera la nostra visione della realtà. Diventiamo ciechi alla verità: semplicemente, non possiamo vederla. Nei narcisisti Inferiori e di Medio-Rango questo è del tutto inconscio; nei Superiori, invece, la distorsione è consapevole, ma riconoscere la verità equivarrebbe a perdere vantaggio, quindi la falsificazione resta la via preferita.

7. Sfruttamento. Le bugie sono intrinsecamente disoneste, ma nel caso dei Superiori diventano uno strumento di sfruttamento: servono a ottenere ciò che vogliamo, costringendo le vittime a soddisfare i nostri bisogni, ad assecondarci, a fornirci ciò che riteniamo essenziale per la nostra sopravvivenza.

8. Gioco.
Di nuovo, tipico dei Superiori. Mentire diventa un gioco. Più bugie si dicono, meglio è. Se ne smascheri una, ne diremo un’altra, anche contraddittoria. Non ci importa della coerenza: non subiamo conseguenze, e abbiamo mille manipolazioni per negare, deviare, confondere. Il gioco ci diverte, nutre la nostra onnipotenza e stimola la nostra mente. Più la bugia è elaborata, maggiore è il senso di trionfo che deriva dal suo effetto.

9. Confusione. Le bugie confondono chi le ascolta — soprattutto gli empatici, che sono devoti alla verità.
Una vittima confusa resta più a lungo nella nostra presa.

Le bugie sono una parte essenziale del nostro arsenale. Le incontrerai ripetutamente durante il tuo coinvolgimento con noi, fino al punto in cui diventerà estenuante cercare di distinguere la verità dal mare di falsità che vomitiamo dalle nostre labbra.

H.G. TUDOR – “Everything But The Truth” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

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