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RAGAZZO PROMISCUO

Ricordo il giorno, o più precisamente il momento in cui si spalancarono le porte della mia promiscuità. Fu quando mi recai in una particolare università per sostenere un colloquio di ammissione. Era l’inizio di dicembre e questa storica e bellissima città universitaria era illuminata dai lampioni arancioni e gialli, mentre una leggera foschia si insinuava tra i vicoli stretti e i cortili. Avevo terminato i miei due colloqui (leggi Furia se vuoi saperne di più su come si svolsero e su come uno di essi mi colpì profondamente) e tornai nella Junior Common Room per incontrarmi con altri due candidati.

Anche loro avevano fatto domanda per lo stesso college, ma per studiare una materia diversa dalla mia. Erano entrambi studenti di letteratura inglese. Lui veniva da Greenock, in Scozia, e lei era la figlia di un rilegatore di libri di Cambridge, in Inghilterra. Bevemmo birra, ci scambiammo racconti e, dopo un po’, il ragazzo di Greenock si ritirò nella sua stanza. La figlia del rilegatore, Sarah, tornò nella mia stanza e parlammo a lungo prima di finire a letto insieme.

All’epoca avevo una fidanzata e, pur avendo avuto dei flirt con altre ragazze, non ero mai andato a letto con nessun’altra. Quella notte le cose cambiarono. E anche la mattina dopo.

Sarah si allontanò attraversando il cortile per tornare nella sua stanza, mentre io mi alzai per andare in bagno. Decise di rimanere un altro giorno al college perché voleva passare ancora del tempo con me. A me stava bene, visto che ero in attesa, come da prassi, di un’eventuale convocazione per un colloquio in un altro college.

Il giorno seguente partimmo entrambi: lei verso est e io verso ovest. Una volta sceso alla stazione vicino alla casa della mia ragazza, andai subito da lei. Era felice di vedermi e mi abbracciò con entusiasmo. Io ricambiai quell’entusiasmo. Non provavo alcun senso di colpa per il mio tradimento. Nessuno. Al contrario, mi compiacevo del fatto di aver portato Sarah nel mio letto e ora entravo in quello della mia fidanzata, che mi guardava con ammirazione, curiosa di sapere come fosse andato il mio colloquio e com’era il college.

Dopo quella prima volta, non mi sono più voltato indietro. Ho tradito senza esitazione, con quella ragazza che tutte le successive. Perché lo facevo? Già allora sapevo che mi faceva sentire bene, ma non capivo il vero motivo. Sentivo un impulso irrefrenabile a farlo. Sapevo che la mia ragazza ne sarebbe stata devastata se l’avesse scoperto, ma questo non mi fermava. Non ci pensavo nemmeno.

Anche quando ero avvolto nell’abbraccio di un’altra e l’immagine della mia fidanzata mi attraversava la mente, non provavo alcun rimorso, nessun senso di colpa. Sapevo solo che ovunque andassi riuscivo a sedurre, attrarre, incantare e irretire. Trovavo sempre qualcosa di affascinante in chiunque incontrassi: il colore dei capelli, la lunghezza delle gambe, l’accento, il modo in cui pronunciava la r, il fatto che bevesse con una cannuccia o la forma del seno. Poteva essere il suo entusiasmo per una band, i suoi racconti di viaggio o le sue unghie perfettamente curate. C’era sempre qualcosa che esercitava su di me un’attrazione.

Non potevo resistere al tentativo di irretire qualcuna e portarla sotto il mio incantesimo. Fu allora che compreso cosa mi attirava davvero: la promessa della loro attenzione. Mi accorsi di essere in grado di agganciarle, di farle gravitare attorno a me. Mi ero sempre raccontato di essere attratto per motivi particolari, ma mi resi conto che erano solo scuse. Quello che volevo davvero era la loro attenzione su di me, e il sesso era solo il mezzo per ottenerla.

Sì, il primo bacio era piacevole, e sì, godevo delle sensazioni fisiche che seguivano, ma non era quello il mio obiettivo. Volevo che mi lodassero. Ciò che desideravo veramente era che mi ammirassero, che si lasciassero incantare da me, che mi mettessero al centro del loro mondo. La promiscuità è sempre stata un mezzo per raccogliere attenzione, lodi e ammirazione.

E non si limitava alla sfera sessuale. Parlavo con sconosciuti, anche del sesso opposto, nei bar, nelle stazioni, negli ascensori. Non provavo attrazione sessuale per loro, ma li conquistavo comunque con il mio fascino, cercando il loro apprezzamento, il loro interesse, la loro attenzione. Perché? Perché questo mi dava il carburante di cui ho bisogno.

A volte sentivo l’impulso di confessare subito i miei tradimenti alla fidanzata di turno, ma non volevo rovinare la mia principale fonte di carburante. Mi ha sempre colpito la loro reazione quando, nelle rare occasioni in cui confessavo, esplodevano in un misto di dolore e incredulità. Eppure, se raccontavo di aver avuto un’interessante conversazione con un uomo in un bar, magari scambiandoci opinioni e pensieri, ricevevo solo un sorriso e un commento del tipo:

«È sempre bello fare nuove amicizie».

Ma se confessavo di essere stato con un’altra donna, scoppiava l’isteria. Eppure, per me, non c’era differenza. Sì, una situazione mi dava più carburante dell’altra, ma entrambe erano prive di vera intimità. Non lo facevo per il sesso. Non lo facevo perché volevo assaporare la sensazione di un’altra bocca su di me. Lo facevo per ottenere carburante.

Capisco che tu possa inorridire all’idea che il tradimento in una relazione possa essere vissuto con tanta indifferenza, ma per noi non è altro che un modo per ottenere attenzione, ammirazione, carburante. Siete voi a rimanere ossessionati dall’aspetto sessuale. Per me, il sesso è solo uno strumento. Se potessi ottenere la stessa quantità di carburante in un altro modo, lo farei senza esitazione. Ma nel vostro mondo, il sesso crea una connessione speciale tra due persone, e questo vi spinge a fornire più carburante e a voler mantenere la relazione.

La nostra promiscuità ha un solo scopo: ottenere carburante.

Lo otteniamo sia dalla nuova preda che stiamo seducendo, sia da te, nel momento in cui sospetti qualcosa o ne vieni a conoscenza. Il peso morale che attribuisci all’infedeltà amplifica la tua reazione emotiva, e questo ci nutre. Certo, c’è il rischio che la tua fornitura di carburante si esaurisca del tutto se la verità viene a galla, ma è un rischio calcolato, che spesso prendiamo quando la qualità del tuo carburante inizia a diminuire.

Per noi la promiscuità in una relazione è solo un mezzo per raggiungere un fine. Per te, invece, è come se fosse la fine del mondo. Ma credimi, non lo è affatto.

H.G. TUDOR – “Promiscuous Boy” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

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