La prima volta che ho incontrato la moglie di Harry è stato nel 2016. Stavo bevendo con un gruppo di amici o, come li definirei io, Fonti Secondarie non Intime. Il gruppo era formato da individui con esperienza nel campo dello sport e del giornalismo, e un paio di essi provenivano dall’ambiente militare. Il luogo di ritrovo era un bar particolare, esclusivo e senza pretese, eccetto per alcuni dei suoi frequentatori. Il bar si trova a Londra ed è generalmente associato a coloro che lavorano nel campo della moda e del giornalismo. Questo implica che spesso vi sia molto materiale da vedere e rappresenta un fertile terreno di coltura per informazioni, vere o speculazioni. Un posto dove ero stato molte volte in precedenza e dove sono tornato più volte dopo quell’incontro.
Io e i miei amici eravamo seduti attorno a un tavolo rotondo, eravamo in sei e stavamo bevendo da un paio d’ore. Si stava avvicinando ormai la mezzanotte quando uno dei miei amici, Jonno, un agente di calcio che lavora per un’agenzia sportiva con sedi a Manchester e Londra, si chinò verso di me e disse:
«HG, c’è una donna laggiù che penso voglia la tua attenzione».
Indicò con il suo bicchiere dietro di me, costringendomi a girarmi. A tre tavoli di distanza vidi una signora che mi salutava con le sue brillanti labbra scarlatte aperte in un grande sorriso.
«È Susanna», commentai (non era il suo vero nome, tra l’altro).
Susanna è la reporter di un giornale nazionale. È una chiacchierona incallita, una compagnona, civettuola ed eccellente scrittrice. Sa scrivere in lingua volgare, cosa che le ha garantito un notevole successo. Abbiamo avuto un certo numero di incontri qualche anno prima; per lei non ho visto altra utilità che quella di Fonte Secondaria Intima e lei era certamente contenta di ciò che le avevo dato e di mantenere un’amicizia in seguito. Naturalmente ho sempre mantenuto viva la possibilità di un ritorno all’intimità per mantenere il suo interesse.
Mi sono girato di nuovo verso il mio gruppo di amici senza nemmeno dar cenno di riconoscere Susanna, cosa che sapevo la avrebbe spinta a venire verso di me leggermente irritata per la mia mancanza di risposta.
«Sta arrivando», confermò Jonno.
Sentii il lieve fiotto di soddisfacente carburante per questo. E in un attimo sentii Susanna, sempre ben profumata, prima che mi comparisse dietro la spalla. La si poteva sempre sentire prima di vederla.
«Non mi parli, HG?», chiese con una risata nella voce.
«Oh! Ciao, Susanna», risposi, alzandomi per salutarla. «Non ti ho riconosciuto laggiù; pensavo fosse una donna più giovane. Deve essere la luce qui dentro», commentai mentre ci abbracciavamo.
«Stronzo», sussurrò nel mio orecchio mentre mi baciava sulla guancia. Feci una breve risata di soddisfazione per la sua risposta al mio sfottò.
«Come stai?», chiese lei.
«Prospero», risposi. «E tu?»
«Oh, meravigliosamente. Come sta Rachael?», (Susanna conosce anche mia sorella).
Abbiamo parlato per un minuto o due con me che confermavo che mia sorella stava bene, anche se ero impaziente di scoprire cosa lei volesse realmente, poiché trovo i convenevoli noiosi e irritanti.
«Vieni a bere qualcosa con me», insisté Susanna, infilando il suo braccio nel mio, come per trascinarmi in un’altra parte della stanza.
«C’è qualcuno che voglio farti conoscere».
Guardai di nuovo attraverso la stanza verso il tavolo di Susanna dove riuscii a vedere altre due donne. Una dai capelli scuri, l’altra con i capelli biondi cenere.
«Quale», chiesi, «mora o bionda?»
«Mora», rispose lei.
«Chi è?»
«Un’attrice; so quanto ti piacciono le attrici».
«Chi?», risposi.
«Meghan Markle».
Allungai di nuovo lo sguardo attraverso la stanza verso la donna dai capelli scuri che ora stava guardando verso di noi. Fece un sorriso a trentadue denti come se fosse resa conto di essere l’oggetto della conversazione. E poi abbassò gli occhi in un modo un po’ strano, considerando la sua età.
«Non l’ho mai sentita nominare. Non è una delle ragazze di Hannah, vero?», risposi. Hannah è un’attrice, una mia ex Fonte Primaria Intima che frequentavo nel 2013. (Potete leggere di più su di lei nell’articolo Mandato da Dio)
«No, no», rispose Susanna, «Meghan è americana».
Una settica, uhm. Susanna annuì. Guardai di nuovo il nuovo acquisto. Era difficile capire molto di lei perché era seduta. Era snella, ma non esageratamente magra. Capelli lucidi, castano scuro, che portava lunghi e lisci. Il trucco era soprattutto attorno agli occhi, e indossava un vestito semplice piuttosto corto e scuro. Mi guardò e notò che la stavo osservando dal tavolo; questo la fece ridere come se l’altra donna, la bionda, avesse detto qualcosa di divertente. Ma era chiaro che non era così, a giudicare dall’espressione facciale della bionda in quel momento.
«Sì, un’attrice», confermai seccamente; subito dopo notai che questa donna iniziò a parlare tagliando l’aria davanti a sé in modo bizzarro come un ninja ubriaco con le sue mani notevolmente grandi.
«Vieni a salutarla», insisté Susanna. «Lei ama gli uomini inglesi».
«Pensa di essere Taylor Swift, vero?».
Susanna rise.
«Lasciami finire il mio drink con questi reietti» ho risposto, «e poi verrò».
«Meraviglioso», trillò Susanna mentre batteva le mani insieme e saltellava via di nuovo verso il suo tavolo come una ragazza a cui avevano detto che era stata scelta per essere una cheerleader.
Non mi importava di finire il drink; volevo tempo per scoprire chi fosse questa Meghan Markle. Come sempre, ogni battaglia è vinta prima ancora che venga combattuta. Mi sedetti.
«Cosa vuole?», chiese Jonno.
«Vuole farmi conoscere una sua amica attrice», risposi mentre tiravo fuori uno dei miei numerosi telefoni dalla giacca. Composi un messaggio per Alastor: “AKI Meghan Markle”, e poi lo inviai. Rimisi il telefono nella giacca e presi il mio drink. Sapevo che stava guardando di nuovo dalla mia parte; senza dubbio voleva che mi girassi a guardarla. Ma non avrei fatto nulla finché Alastor non avesse risposto con un pacchetto di informazioni su quella persona. Presi un sorso del mio drink, mentre ascoltavo il brusio della conversazione dei miei amici e ancora una volta mi rendevo conto che farli aspettare ripaga sempre.
Traduzione di PAOLA DE CARLI dal testo originale di H.G. TUDOR

