Site icon Conoscere il Narcisista

NEANCHE A ME BASTA MAI

Sophia fece roteare lentamente il vino nel bicchiere, le guance arrossate non solo per l’alcol, ma per la febbrile eccitazione che le scorreva dentro. Mia, seduta a gambe incrociate sul divano di fronte a lei, spiluccava distrattamente dal tagliere e la osservava con un misto di divertimento e curiosità. L’appartamento era immerso in una luce calda e tremolante; le candele proiettavano ombre danzanti sui muri, come riflessi dei ricordi delle ultime due settimane.

«Mia, oh mio Dio, devi sentire di Alex», esclamò Sophia, poggiando il bicchiere con un tintinnio. «È… è un sogno. No, di più: una fantasia che si è avverata. Stiamo insieme da tre settimane, e c’è un’intensità continua. Calore, passione, connessione. Non mi basta mai».

Mia sorrise, infilando un chicco d’uva tra le labbra. «Avanti, racconta. Mi hai scritto come una pazza la settimana scorsa». Sophia si sporse in avanti, i capelli scuri che le cadevano sulle spalle, gli occhi pieni di luce.

«Ci siamo conosciuti in quel bar del centro, quello con il jazz dal vivo. Era lì da solo, con un bicchiere di whiskey, con quell’aria un po’ cupa e irresistibile. Alto, spalle larghe, mascella scolpita e un accenno di barba. Quegli occhi azzurri che si sono agganciati ai miei e non mi hanno più lasciata. Indossava una camicia aderente che metteva in risalto le braccia — muscolose, venate, perfette da stringere. Abbiamo parlato, scherzato… e la scintilla? Elettrica. L’ho sentita dentro. Quella notte siamo finiti a casa mia, e, Mia, è stato… esplosivo».

Mia annuì, sollevando un sopracciglio. «La prima sera? Decisa».

«Decisa? Necessaria. Ha un appetito sessuale fuori dal comune. Una libido altissima, insaziabile. Ci siamo baciati sul divano, le sue mani forti e sicure che mi tiravano a sé. I vestiti sono volati via in un attimo. Il suo corpo… scolpito, addominali come marmo, quella linea a V che scendeva giù… Beh, mi ha presa lì, forte e profondo, ma attento, come se sapesse esattamente di cosa avevo bisogno. Tre volte, quella notte. Tre. Ogni volta più intensa. Lui sopra, il ritmo che cresceva finché non mi sono spezzata. La sua resistenza era incredibile. Mi sono svegliata indolenzita ma già in astinenza, e lui era pronto. Mi ha tirata sopra di lui, e via di nuovo. La sua brama si nutre della mia; è come se ci alimentassimo a vicenda». Mia rise piano.

«Sembra una dipendenza».

«Dipendenza? Sono completamente presa. Il suo fascino non è solo fisico, anche se… Dio, quegli occhi, quel sorriso quando mi provoca. È la sua fame, la sua intensità. Lo scorso weekend dovevamo fare un’escursione, ma niente da fare. L’ho svegliato con la bocca su di lui, finché non mi ha ribaltata. Siamo rimasti a letto tutto il giorno — sesso, sonnellini, ancora sesso. Spesso, Mia. Ogni ora, praticamente. Lui che entra piano, poi accelera, mentre le mie unghie gli graffiano la schiena. I suoi gemiti, i muscoli che si tendono… pura lussuria. Ho saltato la lezione di yoga sabato mattina. Ho detto che stavo male. La verità? Ero intrecciata alle lenzuola con lui, cavalcando un’onda dopo l’altra». Mia inarcò un sopracciglio.

«Tu che salti yoga? Non succede mai».

«Lo so, ma Alex vale tutto. È sempre pronto, sempre desideroso. Mercoledì ho rifiutato il caffè con voi — scusa anche a te. Mi ha scritto che era libero, e io sono corsa da lui. Non abbiamo quasi parlato: subito all’azione. Contro la porta, le sue mani sui miei fianchi che mi sollevavano. Poi in camera, da dietro, mentre mi tirava i capelli e mi sculacciava nel punto giusto. Quattro volte, quel pomeriggio. Il suo corpo madido di sudore, quel cazzo — spesso, perfetto — che colpiva punti che mi facevano vedere le stelle. Sono ossessionata da come mi fa sentire: desiderata, divorata». Mia si appoggiò allo schienale.

«Saltare il caffè con le amiche, però…». Sophia ridacchiò, riempiendo di nuovo il bicchiere.

«Giovedì ho lasciato il lavoro prima. Grossa presentazione, ma ho finto un’emicrania. Alex è venuto a prendermi e siamo andati alla mia baita. Isolata, perfetta. Davanti al camino mi ha spogliata lentamente, baciando ogni centimetro. La sua lingua… magia pura. Poi mi ha presa sul tappeto, missionario, occhi negli occhi, la sua lussuria che traboccava. Ore e ore. In cucina, sul bancone, poi fuori, sul portico al tramonto. La sua resistenza è irreale, si riprende in un attimo, ne vuole ancora. Nella luce del fuoco, il suo corpo proiettava ombre sul petto; lo sguardo, intenso. Ho saltato la cena in famiglia venerdì: perché mai andarmene? Abbiamo giocato di ruolo: io la capa, lui l’impiegato zelante. Mi ha leccata finché non ho implorato, poi mi ha scopata senza pietà. Orgasmi a ripetizione». Mia girò il vino nel bicchiere.

«Cena di famiglia saltata… tua madre mi ha chiesto di te».

«La richiamo dopo. Ma Alex… il suo appetito sessuale è una droga. Sabato ho saltato il brunch con mia sorella — è in città, ricordi? Alex mi ha mandato una foto provocante, e sono corsa da lui. Incontro in hotel, discreto, bollente. Mi ha legata con la cintura, giocato col ghiaccio, poi mi ha presa da dietro. Le sue mani sui miei seni, che stringevano, mentre mi sussurrava oscenità all’orecchio. Più volte, fino al check-out. Sono completamente presa; quegli occhi azzurri, il suo gemito mentre arriva…». Mia annuì piano.

«Hotel, eh? Romantico».

«Ne valeva la pena. Domenica ho ignorato la festa di compleanno di mio nipote. Videochiamata di famiglia? Mi sono mutata… nel mezzo del sesso. Alex mi ha svegliata con le dita dentro, dolcemente. Poi tutto il resto — mi ha sollevata contro il muro, le gambe intorno alla sua vita. La sua forza, mentre mi prendeva tenendomi sospesa. Poi sotto la doccia, i corpi bagnati, che scivolavano uno sull’altro. Paradiso. Mi sento viva, elettrica». Mia abbassò la voce.

«Saltare pure il compleanno del nipote…».

Sophia scrollò le spalle. «Il senso di colpa dopo. Lunedì mi sono data malata di nuovo — terza volta in un mese. Anche lui mi voleva: desiderio reciproco. Abbiamo tirato fuori i sex toys — manette, vibratori. Lui controllava tutto, mi portava sull’orlo più volte prima dell’esplosione. Poi ancora, ancora. Il suo corpo teso, la pelle che tremava. Dire che sono infatuata è poco. Martedì ho rifiutato la serata con voi. Alex mi ha invitata a casa sua: sesso in cucina, piegata sul piano, poi 69 sul divano. Il suo sapore, i suoi gemiti… pura dipendenza». Mia sorrise appena.

«Anche la serata tra amiche? Noi esistiamo, sai?»

«Scusa, ma mi puoi capire. Mercoledì ho saltato un pranzo di lavoro. Alex mi ha sorpresa a casa: doveva essere una sveltina nella pausa pranzo, è diventata una maratona. Prima lui in ginocchio, la lingua che mi sfiorava finché non sono venuta forte. Poi io sopra, a cavalcarlo, le sue mani sul mio sedere. Più volte. La barba che mi graffiava le cosce, gli occhi azzurri che mi guardavano dal basso. Desiderio allo stato puro».

Con il passare della serata, Sophia continuava a parlare, complice il vino che le scioglieva la lingua. Raccontò del giovedì in cui aveva saltato il baby shower di un’amica («Alex mi ha scritto: “Vieni a cavalcarmi”. Ho detto subito sì. Ore a cavalcarlo, lui che spingeva in su, i miei seni che gli rimbalzavano in faccia. Da urlo».), del venerdì in cui aveva evitato la serata giochi con la famiglia («Videochiamata erotica, spogliarello reciproco, poi incontro vero — maratona orale, lui che veniva in gola, poi ancora. Più volte».).

«Sabato ho saltato il volontariato con le ragazze del club del libro. Alex voleva tornare alla baita: nudismo al sole diventato sesso all’aperto — su una coperta, la natura intorno, il suo corpo sopra il mio, possessivo. Libido nella natura? Primordiale. Domenica ho saltato il brunch di fidanzamento di mia cugina — l’erezione mattutina di Alex chiedeva attenzione. Gli ho fatto un pompino lento, poi giochi anali, nuovi e intensi. La sua resistenza ha superato ogni limite; sono dipendente dalla sua lussuria». Mia la ascoltava, rispondendo appena:

«Wow», «Intenso», «Stai bene?». Ma Sophia era inarrestabile, dipingendo Alex come il compagno perfetto — le sue mani forti che la immobilizzavano, il corpo che la penetrava fino a farla tremare, le sessioni ripetute che la lasciavano esausta e appagata.

«Lunedì di nuovo, ho finto un’intossicazione alimentare per saltare una riunione. Alex ha fatto il dottore — “visitandomi” con le dita e poi “curandomi” con spinte profonde. I suoi gemiti, lo schiocco della pelle contro la pelle… il culmine dell’infatuazione». Quando la bottiglia fu vuota, la voce di Sophia era roca.

«Capisci, Mia? Ha rimodellato tutto. Lavoro, amici, famiglia — messi da parte per il suo corpo, il suo tocco, la sua fame incessante. Il suo appetito sessuale mi ha resa schiava. Completamente intrappolata dal suo fascino, dalla sua resistenza, dalla sua lussuria travolgente». Mia si alzò, la abbracciò piano.

«Cerca solo di tenere un equilibrio, Soph. Non sparire». Ma Sophia stava già scrivendo ad Alex. Persa nella sua ossessione. In attesa della prossima dose.

Pensiero emotivo? Infatuazione? Irretimento?

H.G. TUDOR – “I Just Can´t Get Enough Too” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

Exit mobile version