Voi siete persone di emozione. Non solo provate un’ampia gamma di emozioni, positive e negative: le provate di frequente. Il vostro output emotivo è elevato, intenso e superiore a quello delle persone “normali”. Lasciate che le emozioni vi governino, siete molto in contatto con esse e faticate a tenerle sotto controllo, mascherarle e nasconderle.
Queste qualità — che si applicano a empatici, super empatici e codipendenti in misura crescente — vi rendono bersagli ideali per noi. Per due ragioni. La prima, naturale, è che il vostro copioso output emotivo equivale a carburante delizioso e potente per noi: il nostro sangue vitale.
Siete necessari a sostenere la nostra esistenza, perché è attraverso voi che otteniamo un senso di esistenza: il vostro carburante alimenta ciò che siamo, ciò che vogliamo mostrare e ciò che vogliamo bandire. Il carburante è il fattore più importante, ma non l’unico. La seconda ragione per cui abbiamo bisogno di individui così emotivi con cui connetterci (soprattutto nel ruolo di Fonte Primaria Intima) è che la vostra condizione emotiva ci permette di esercitare controllo su di voi.
L’esercizio del controllo ci consente di mantenere il nostro senso di superiorità. Questa superiorità ci consente di paralizzarvi e di mantenervi in questo stato emotivo. Così il ciclo continua finché il vostro output emotivo non scende al di sotto del livello per noi accettabile. Assicurandoci che restiate emotivi, vi impediamo di vedere la realtà di ciò che vi sta accadendo. Facciamo in modo che le vostre decisioni non nascano da una logica fredda e lucida. Vi impediamo di andare avanti.
Vi impediamo di sfuggirci. Ecco perché tanta parte del nostro comportamento manipolatorio è focalizzata sul provocare in voi risposte emotive: per carburante e per controllo. Dobbiamo controllare il nostro ambiente per esistere, e ciò significa controllare i nostri apparecchi, inclusa te come fonte primaria.
Come accade in gran parte dell’intreccio narcisistico, il mantenimento di uno stato emotivo è ottenuto sia tramite passi che compiamo sia come conseguenza di tratti particolarmente evidenti nella vostra specie, rispetto ai normali. Queste azioni e questi tratti si combinano nelle interazioni quotidiane. Permeano tutto ciò che diciamo e facciamo. La nostra manipolazione si basa sulla loro esistenza per massimizzarne l’effetto e mantenervi in uno stato emotivo.
Queste azioni e questi tratti esistono nell’intreccio tra la mia specie e la vostra affinché la danza continui, la presa si mantenga e l’emozione sgorghi. Cerchiamo di applicare queste azioni in tutte le nostre manipolazioni. Cerchiamo di capitalizzare su questi tratti in voi.
Insieme formano una combinazione efficace che, in ultima analisi, genera il vostro sgomento e quindi lo stato emotivo che desideriamo in voi. Sono dodici tra azioni e tratti: sei da parte nostra e sei da parte vostra.
1. Generalizzazione. La usiamo per mantenere la nostra superiorità e sminuirvi. Generalizzando, facciamo sembrare che noi non sbagliamo mai e voi siate sempre nel torto. Diremo, ad esempio:
«Non mi dici mai che mi ami».
«Sono sempre io a dover sistemare le cose».
«Tutti pensano che tu sia orribile con me».
«Non mi lasci mai fare quello che voglio».
Accuse così ampie e onnicomprensive vengono pronunciate con assoluta convinzione per avere un effetto considerevole su di voi.
2. Predizione del futuro. Siete portate a basare l’idea di come dovrebbe essere il futuro su ciò che è già accaduto. Poiché avete sperimentato la gioia e lo stupore del periodo d’oro, vi aspettate che la relazione continui su quello stesso binario e quindi elevate (fino all’irrealistico) le vostre aspettative, fondando speranze e scelte sul passato anziché sul presente.
3. Trascorsi del passato. Godiamo a rivangare il vostro passato per suggerire che abbiate fatto qualcosa di sbagliato. Se avete commesso un torto (minore o maggiore), lo ricorderemo sempre e continueremo a riportarlo a galla. Non seppelliamo mai nulla. Inoltre inventeremo trascorsi che riteniamo abbiate commesso: dopotutto non fate ciò che vogliamo, non siete più idealizzati, quindi dovete aver sbagliato, giusto? Queste invenzioni saranno vaghe e amorfe.
4. Pensiero in bianco e nero. Una risposta stordente e disorientante alle critiche (per noi percepite) che ci “lanciate” di continuo: un momento siete eroi, quello dopo zero. Non operiamo nel grigio: siete bianchi o neri. Poi di nuovo bianchi. E ancora neri — spesso nel giro di minuti.
5. Mente chiusa. Operiamo a mente chiusa. Sappiamo noi. Conosciamo noi la cosa giusta. Non ascoltiamo nessuno, tantomeno voi — traditori, idioti, sciocchi. Questo ci evita di affrontare le vostre obiezioni e stronca sul nascere qualsiasi suggerimento sensato che potrebbe minare il nostro senso di superiorità.
6. Pensiero catastrofico. Vi ci dedicate per natura, ma noi lo inneschiamo e coltiviamo con il condizionamento. Poiché le nostre risposte, quando vi svalutiamo, sono sproporzionate (dal vostro punto di vista), vi abituate all’idea che, quando qualcosa va male, andrà malissimo. Finite per presumere il peggio, aumentando ansia e reattività emotiva.
7. Paura irrazionale. Ancora per effetto dei nostri giochi mentali, vi ritrovate a fare dietrologia, a mettervi in dubbio, a ossessionarvi per ogni parola o gesto, sviluppando una paura irrazionale. Trovate motivo di preoccupazione nel minimo commento o sguardo. Un tempo non l’avreste fatto; l’intreccio con noi lo genera — e con esso l’emozione scorre.
8. Proiezione. Proiettiamo ripetutamente accusandovi di fare proprio ciò di cui noi siamo colpevoli. È una risposta istintiva: serve a difenderci e vi mette sulla difensiva, mentre cercate di giustificarvi e restate sbigottiti dall’accusa. Le vostre reazioni — stupore, sconcerto, tristezza, irritazione — sono tutte ottimo carburante.
9. Spostamento di colpa. Un altro comportamento tipico della nostra specie, nato dal bisogno di evitare la responsabilità e coerente con il nostro senso del diritto: è sempre colpa di qualcun altro — di solito vostra. Così possiamo biasimarvi, provocando reazioni simili a quelle innescate dalla proiezione.
10. Mai voltarsi indietro. Siamo troppo impegnati a spingere avanti per contemplare l’ombelico o rimuginare. Noi non operiamo così — voi sì. La vostra propensione a riflettere, considerare e valutare vi porta a rimuginare troppo a lungo, paralizzandovi.
11. Mea culpa. Non solo vi incolpiamo di tutto: anche voi finite per incolpare voi stessi. Cercate risposte; se noi scarichiamo e respingiamo qualunque addebito, avete l’abitudine di assumervi la colpa “in qualche modo”. Peggio: non vi limitate ad alzare le spalle — vi flagellate, spendendo tempo ed energie a capire perché sareste colpevoli.
12. La guaritrice. Il vostro desiderio di aggiustare tutto, curare e rimettere a posto, vi impedisce di allontanarvi da situazioni da cui dovreste farlo. Restate sulla linea di fuoco, nella fornace, nel mezzo della battaglia mentre le manipolazioni proseguono — e con esse l’aumento di emozione.
Una dozzina di ragioni. Sei da parte nostra. Sei da parte vostra. Dodici atti e condizioni che mantengono il vostro stato emotivo.
H.G. TUDOR – “The Dozen of Dismay” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

