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LA REVISIONE DELLA STORIA

Senza dubbio ti è familiare l’espressione:

«La storia è scritta dai vincitori».

Serve a spiegare che chi trionfa riscrive ciò che è accaduto per adattarlo alla propria supremazia rinnovata. Noi, invece, imbastardiamo quella citazione. Riscriviamo la storia per garantirci la vittoria. Amiamo vincere. Odiamo perdere. Ma non si tratta solo di questo. Non è solo il desiderio di vincere o di amare la soddisfazione di essere i vincitori: è che dobbiamo vincere. È una necessità imperativa. Questo bisogno si manifesta in molti modi, tra cui:

Potremmo continuare a lungo. Non tutte queste situazioni si applicano sempre: ad esempio, un Narcisista Cerebrale non ha interesse a sollevare più peso in palestra, così come un Narcisista Somatico non vuole essere l’esperto di storia locale. Ma tutti noi vogliamo e dobbiamo ottenere la vittoria.

Questo bisogno si riflette nei mezzi a cui siamo disposti a ricorrere pur di vincere. Ci vanteremo, ci glorificheremo, manipoleremo, ricatteremo, costringeremo, blandiremo, saboteremo, corromperemo e compreremo il nostro cammino verso la vittoria. Nulla è vietato. Se posso ricattare emotivamente un amico per essere nel carro funebre davanti a tutti gli altri, lo farò. Se devo cancellare i file di un collega rivale, lo farò. Se devo avere il controllo su di te nella nostra relazione, per vincere sempre, allora attingerò a tutto il Kit di Attrezzi del Diavolo per ottenere la vittoria. Più e più volte.

Riscrivere la storia è uno degli strumenti che usiamo regolarmente per vincere. Ecco alcuni esempi:

1. Sono al bar con amici della mia cerchia interna. Uno di loro, amico dai tempi della scuola, ricorda i cento metri dei campionati scolastici.

«Ehi HG, quel giorno corresti alla grande e quel tizio della Lancaster Royal Grammar School ti batté di poco, vero?»

«Michael, credo tu ti sbagli: fui io a batterlo per il titolo».

«Davvero? Sei sicuro? Pensavo fosse lui ad averti superato».

«No, l’ho battuto io. L’ho rivisto nel weekend, mentre svuotavo delle scatole in soffitta. Ricordo che fu una gara serrata, ma lo superai e vinsi. Di poco, ma vinsi».

«Avrei giurato il contrario».

«Ti sbagli. Controllai i tempi. Lo battei di 0,2 secondi».

«Ah, capisco».

«Fu cortese nella sconfitta, ma si sa: bisogna accettare di non aver vinto, giusto Michael?»

Lui annuisce. L’ho detto con tale sicurezza, richiamando una presunta verifica recente, che passa come vero. In realtà arrivai secondo, ma non lascerò che Michael lo sottolinei. Ho riscritto la storia per impormi e ottenere carburante dal gruppo.

2. Conversazione con la fonte primaria:

«Dove sei stato?»

«Come sarebbe? Lo sai bene dove sono stato».

«No, non lo so».

«Sì invece, te lo avevo detto la settimana scorsa».

«Non è vero. Mi chiedevo dove fossi e iniziavo a preoccuparmi».

«Colpa tua. Ti avevo detto che sarei uscito stasera».

«No, non l’hai fatto».

«Sì, ricordo espressamente. Cercavo la camicia blu che ho comprato di recente, ma tu non mi aiutavi perché stavi guardando un programma in TV. Mi hai chiesto il motivo e io ti ho detto che volevo essere sicuro che fosse pulita e stirata perché uscivo con Nathan e Paul».

«Non me lo ricordo».

«Beh io sì. Probabilmente eri troppo presa dal programma».

«Hmm».

«Comunque, che si mangia? Ho una fame tremenda».

In realtà non ho mai detto che sarei uscito. Ma riscrivo la storia per frustrare, eludere accuse e riaffermare la mia superiorità.

3.  Sono al ristorante con la mia fonte primaria:

«Quella non è donna che era ossessionata da te?»

«Dove?», chiedo.

«Lì, che entra dalla porta. Come si chiamava? Iniziava con la A».

«Quella col caschetto marrone?»

«No, accanto a lei, la bionda con i capelli lunghi».

«Mai vista prima».

«Sei sicuro? Sembra quella che mi avevi indicato».

«No, non la conosco».

«È lei, sta venendo qui». Arriva al tavolo.

La donna bionda viene al nostro tavolo.

«Ciao», mi sorride, ignorando la fonte primaria. «Che piacere vederti qui».

«Scusa, parli con me?»

«Sì, ciao HG, come va?»

«Scusa, ti conosco?»

«Abbiamo lavorato insieme».

«Non mi ricordo».

Il suo sguardo abbattuto mi fornisce carburante.

«Facevo parte del team che lavorava con il tuo. Siamo andati a Singapore, non ricordi?»

«Forse hai lavorato dove stavo anch’io, ma non ti conosco. Scusami, ma stavamo per ordinare, Cameriere?!»

Lei si allontana, confusa e ferita. Io assaporo il carburante.

«Ti conosceva di sicuro», insiste la fonte primaria.

«Sembra di sì, ma d’altronde sono ben noto, no?». Sorrido compiaciuto. Conoscevo bene Samantha, ma mi conveniva respingerla. So che tornerà alla carica per dimostrare che mi conosce. E forse riscriverò di nuovo la storia. Magari dicendo che l’avevo dimenticata.

Facciamo tutto questo per esercitare controllo. Per confondere, disorientare, frustrare, gonfiare il nostro ego, ottenere carburante. Riscriviamo la storia per evitare colpe, prenderci meriti non nostri, esaltare i risultati, eludere responsabilità e spiazzarti. È gaslighting: ti porta a dubitare della tua memoria.

Confermiamo eventi mai accaduti, modifichiamo quelli reali, aggiungiamo, togliamo. Se ci porti prove contrarie, non cambieremo versione. Useremo un’altra manipolazione per sviare e negare.

Anche gli eventi più ovvi saranno cancellati, modificati, distorti. Se ci serve riscrivere la storia, lo faremo.

Come affrontarlo?

Dichiara la tua posizione una sola volta e poi passa oltre. La riscrittura è progettata per coinvolgerti in una discussione, farti tentare di convincerci (invano) che hai ragione, portarti alla frustrazione o alle lacrime, disorientarti finché non accetti sempre la nostra versione e ti sottometti al gioco mentale.

Le conversazioni verranno ricordate in modo diverso. Persone mai presenti saranno presenti. Eventi vissuti saranno trasformati.

Fa tutto parte del garantirsi la vittoria.

Noi cambiamo la storia. È questa la misura del nostro senso di potere.

H.G. TUDOR – “The Revision Of History” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

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