È solo una questione di tempo prima che tu vada giù. Se sei una delle fortunate, potresti raggiungere il primo anniversario da quando ho avvolto i miei tentacoli attorno a te e ti ho trascinata nel mio mondo. Per altri, il traguardo di un anno non è che un sogno lontano, poiché si ritrovano scaraventate giù dal loro piedistallo dopo solo pochi mesi.
So che trovate così inquietante e sconvolgente il fatto che un giorno siete trattate come regine e il giorno dopo come sguattere, ma questa è la natura della bestia. È sempre stato così, da che possa ricordare, e a meno che la prossima non sia all’altezza delle aspettative e non soddisfi esattamente i miei bisogni, continuerà ad essere così. Preferirei davvero che fosse diverso.
So che pensi che io sia un mostro, che mi diverta a farti soffrire. Riconosco che sia inconcepibile per te che una persona possa comportarsi in modo così disumano, infliggendo abusi fisici, emotivi, sessuali e finanziari. Ma, come sempre, sei troppo immersa nei tuoi sentimenti per comprendere davvero il perché facciamo quello che facciamo.
Non provo piacere nel farti piangere, insultandoti e gridandoti contro. Non mi entusiasma decidere con chi puoi socializzare o trattare le tue finanze come se fossero le mie. L’arsenale di manipolazioni che estraggo dal mio kit di strumenti del diavolo non è la fonte del mio piacere.
Sì, ammetto che traggo soddisfazione nell’esercitare il controllo e il potere su di te, ma non è una soddisfazione immensa. Perché? Per il semplice fatto che io sono superiore a te. Ho il diritto di comportarmi in questo modo. È un dato di fatto.
Di conseguenza, non posso trarre un piacere smisurato da ciò che per me è solo naturale. Non è l’atto che mi gratifica, ma la tua reazione ad esso. La tua intensa risposta emotiva, unita all’attenzione che mi dai, sono le vere ragioni per cui devo buttarti giù.
So che speri che si possa evitare tutto questo, che ci sia un altro modo. So che hai fatto di tutto per rendermi felice, cercando di soddisfarmi nel miglior modo possibile, sperando di guadagnarti la mia approvazione. Ma in qualche modo, hai sempre fallito. So di cambiare idea di continuo, da un giorno all’altro, da un’ora all’altra, ma questo è il mio modo di essere.
Ti sei avvalsa del mio splendore e ora devi accettare anche questo lato della mia natura. Non ho alcuna ragione per cambiare. Perché dovrei, solo perché tu non riesci a gestirlo? Se non ce la fai, allora lascia spazio a qualcun’altra. Qualcuna che possa prendere il tuo posto e adempiere ai miei bisogni.
Hai mai pensato che, forse, sei stata gettata via perché non eri abbastanza? Oh, so che ci hai provato. Me lo hai ripetuto così spesso che ne ero nauseato. Per Dio, ero stufo di sentirti lamentare di quanto facevi per me. Non ho tempo per questo genere di gelosia.
Sei stata esposta alla mia grandezza e l’hai desiderata per così tanto tempo. Ti è piaciuto essere ammessa nel mio mondo e tutto ciò che questo comportava. Ma non hai mostrato il rispetto e l’apprezzamento dovuti. So cosa c’era dietro: volevi per te ciò che era mio. Ma è impossibile. Sono abituato a persone che cercano di appropriarsi di ciò che mi appartiene.
È il prezzo da pagare per essere un leader, un pioniere, qualcuno che gli altri ammirano. Me lo aspetto dai servi con cui devo interagire, dagli ipocriti genuflessi, da quelli che sgomitano per emergere e dagli eterni indecisi. Vedo il desiderio nei loro occhi quando mi adulano. Vogliono essere me, ma non possono.
Io sono fatto di una stoffa superiore, diversa da qualsiasi altra, e il massimo che possono sperare è di vivere alla mia ombra e assaporare un riflesso della mia gloria. Mi aspettavo un’invidia cosi meschina da loro, ma non da te.
Tu dovevi essere diversa. E invece, come sempre, hai dimostrato di non esserlo. Sì, mi hai fornito il carburante di cui avevo bisogno, ma è stato di breve durata. Ecco perché ho dovuto gettarti giù. Te lo sei meritato. Hai firmato la tua condanna a morte, e per questo sei stata annientata. Avrei potuto scegliere un altro metodo? Avrei potuto lasciarti andare? No, assolutamente no.
Devi capire che hai banchettato alla mia tavola. Ti sei ingozzata del mio amore, hai bevuto a fondo della mia generosità e ti sei adornata dell’attenzione, della passione, della dedizione che ti ho concesso. Ho dato tutto questo per riceverne in cambio, ma tu ne hai tratto vantaggio in modo smisurato.
Ora devi pagare. E se non lo hai fatto nel modo da me stabilito, non resta altra soluzione se non che tu paghi con la tua salute mentale e la tua autostima. Queste, insieme ai tuoi sfoghi emotivi, sono le uniche valute accettabili.
Non ti è permesso andartene senza aver pagato il conto.
Anzi, nella tua discesa, non ti è nemmeno permesso andartene. Mai.
H.G. TUDOR – “Down” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

