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ERRORI DEL NO CONTACT – CONSERVAZIONE DEGLI OGGETTI

È ormai ampiamente compreso che il no contact rappresenta l’approccio più efficace per contrastare quelli della nostra specie. Che il tuo coinvolgimento con un narcisista sia avvenuto in un contesto romantico, familiare o amicale, l’obiettivo è eliminare quella persona dalla tua vita per sempre, così che la cessazione dell’apporto di carburante costringa il narcisista a cercare una fonte alternativa e a lasciarti in pace. Il concetto è semplice: non avere nulla a che fare con noi e tagliare ogni mezzo di contatto. La sua attuazione, tuttavia, è decisamente più difficile.

Dovrai superare ostacoli emotivi significativi che ti spingono a voler mantenere una qualche forma di contatto oppure a lasciare aperta una via di accesso “nel caso in cui”. Dovrai vincere i desideri empatici innati di ottenere risposte, di conoscere la verità su ciò che è accaduto, di sapere cosa stia facendo ora il narcisista, se stia bene oppure no. Dovrai apportare cambiamenti: bloccare numeri, modificare contatti e-mail, restare lontana dai social media o, in casi più estremi, cambiare lavoro e/o casa. Inoltre, dovrai affrontare un avversario determinato, che reagirà negativamente alla perdita improvvisa di una fonte di carburante e alla critica implicita contenuta in una scelta così risoluta da parte tua.

A seconda della natura specifica del tuo narcisista, verrai recuperata, spesso con modalità ingegnose e intense. Subirai appelli alla tua parte migliore, verrà spremuta la tua compassione, sarai minacciata e affascinata. Resistere a tutto questo è difficile, ancora di più quando sei stanca, logorata e confusa. Tuttavia, se riesci a trovare la forza e a rafforzare la tua determinazione nell’applicare il no contact, questo resta il mezzo più efficace per costringerci a cercare carburante altrove e, nel frattempo, offrirti un periodo di tregua di cui hai disperatamente bisogno.

Il cammino verso l’essere lasciata in pace è costellato di difficoltà e, spesso, sono difficoltà che crei tu stessa. Possono derivare dal sottovalutare chi hai di fronte o dalla compiacenza che nasce dalla convinzione che un periodo di silenzio da parte nostra significhi che sia tutto davvero finito. Esistono cinque errori comuni che le persone commettono quando mettono in atto il no contact, e iniziamo dal primo: la conservazione degli oggetti.

1. Conservazione degli oggetti

Le persone amano i ricordi. Che si tratti di un souvenir di una splendida vacanza al sole, di un concerto o di una finale sportiva, le persone amano conservare qualcosa che rappresenti un ricordo tangibile dell’esperienza vissuta. Si crea un collegamento tra quell’oggetto e l’esperienza, e prendere in mano quel piccolo faro di vetro con sabbie colorate riporta immediatamente alla mente le spiagge baciate dal sole di un’isola greca e i momenti felici trascorsi lì.

Può trattarsi di un seggiolino di plastica sottratto allo stadio quando la squadra di calcio ha cambiato sede, e che ora giace nel capanno del giardino; di tanto in tanto viene toccato o osservato, e i ricordi di vittorie e sconfitte riaffiorano. Le associazioni sono potenti. Le emozioni vissute restano impresse e possono essere richiamate volontariamente, oppure emergono involontariamente semplicemente guardando l’oggetto. Così si viene trasportati di nuovo al concerto, alla maratona completata, al primo esame musicale superato, o al ricordo di un parente che, negli ultimi giorni di vita, si copriva le gambe con quella coperta. La coperta viene conservata in una scatola e, ogni tanto, viene portata al viso per sentirne ancora l’odore, evocando emozioni intense.

Con noi non è diverso.

Ho già spiegato il concetto di Onnipresenza e il nostro modo istintivo (e talvolta calcolato) di disseminare inneschi durante il coinvolgimento. Questa presenza persistente è estremamente potente: ci permette di rimanere nella tua memoria, di mantenere una presa sul tuo cuore e di preparare il terreno per un futuro recupero riuscito.

Molte persone commettono l’errore di conservare oggetti che abbiamo regalato o che abbiamo lasciato intenzionalmente. Pensano che, una volta applicato il no contact, non ci sia nulla di male nel tenere quei ricordi dei tempi migliori. Il primo regalo ricevuto durante la seduzione, un nostro maglione rimasto nell’armadio e che conserva ancora il nostro profumo, un dono particolarmente significativo del primo anniversario. Talvolta l’oggetto è costoso o pratico, ma più spesso viene conservato perché si desidera mantenere un legame con ciò che c’è stato, per poter, ogni tanto, stringere quel peluche o far scorrere le dita sulla cornice elegante di un quadro che ti abbiamo regalato e rievocare i ricordi della relazione.

Non farlo.
Tutti gli oggetti — che siano regali o cose nostre lasciate indietro — devono essere eliminati.

Conservando questo legame, ci permetti di occupare ancora un posto centrale nella tua mente. Così lasci che sia l’emozione a governarti, anziché la logica fredda e implacabile necessaria a mantenere efficace il no contact. Offri spazio a pensieri come:

Come ho spiegato più volte, c’è un motivo se sei stata irretita da uno di noi. Hai una predisposizione innata ad attrarre la nostra specie e a esserne vulnerabile. Questa predisposizione non scomparirà mai. La conoscenza che hai acquisito si basa sulla logica gelida, ed è proprio per questo che funziona. Nel momento in cui permetti al pensiero emotivo di prevalere, quella logica viene abbandonata.

Conservare un ricordo è come sedersi accanto a una bomba a orologeria. Ostacola la tua guarigione e ti espone nuovamente al rischio. Se poi l’oggetto appartiene a noi, il pericolo è doppio: oltre all’effetto emotivo, ci fornisce una scusa perfetta per ricontattarti e presentarti davanti agli occhi. Da lì, al minimo raccoglieremo carburante; al massimo, ti sedurremo di nuovo.

Non importa quanto tu ti senta forte. Non correre questo rischio.
Elimina tutto. Restituisci ciò che è nostro ed espungi il resto.

La ritenzione è un rischio di reinfezione.

H.G. TUDOR – “No Contact Mistakes:  Item Retention” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

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