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COSA SIGNIFICA IL TUO SORRISO PER IL NARCISISTA

Adoro quel tuo sorriso speciale. So che la prima volta che lo vidi desiderai subito che fosse mio. Volevo esserne il destinatario, e lo volevo così tanto, oh sì, così disperatamente, che mi lanciai verso di te con feroce determinazione. Ti osservavo mentre lentamente prendeva forma, le tue labbra deliziose che si piegavano verso l’alto e poi si aprivano, mostrando i denti. Molti animali scoprono i denti come avvertimento agli altri di tenersi alla larga, ma non tu. Quando rivelasti i tuoi denti e il sorriso si allargò in un ghigno, io rimasi ipnotizzato.

Potevo vedere l’effetto che aveva su chi ti stava intorno. Potevo notare come si sentissero più felici nel vedere il tuo sorriso. Lo leggevo nei loro volti, nelle loro reazioni, e se mi fossi trovato abbastanza vicino non ho dubbi che avrei sentito la loro gioia e il loro piacere mentre li lasciavi crogiolare al calore del tuo sorriso. Era inclusivo. Lo mostravi a tutti quelli seduti a quel tavolo, senza escludere nessuno. Non scoppiavi a ridere.

Sarebbe stato quasi volgare e avrebbe rovinato l’effetto scintillante di come trasmettevi quell’emozione agli altri attorno a te. Continuai a osservarti dal mio posto, dall’altra parte del bar, mentre le parole di chi era con me quella sera – non ricordo più chi fosse – diventavano solo un rumore indistinto. L’unica cosa che ascoltavo erano le sue espressioni di irritazione per il fatto che fossi distratto da te.

Trovai una scusa, fingendo un malessere, e mandai via quella persona – chiunque fosse, non ricordo – in un taxi, con la promessa già infranta di richiamarla. Una volta che quella persona di cui non serbo memoria se ne fu andata, tornai al ristorante. Mi sistemai accanto al tuo tavolo, seduto al bancone, e mi concessi di origliare la conversazione cui partecipavi, per poter osservare da più vicino il tuo sorriso.

Appariva spesso e non perdeva mai la sua brillantezza. Era coinvolgente, magnetico, e dovevo averlo. Con la mia consueta disinvoltura mi unii al tuo tavolo, una volta terminata la cena, con il pretesto di voler riprendere un punto emerso da ciò che avevi detto. Avevo già notato dal linguaggio del corpo che nessuno degli uomini presenti era con te, e il comportamento delle altre donne lasciava intuire che fossero soltanto amiche. Nessun anello brillava sul tuo anulare, e rispondesti alla mia cortese intrusione con un lampo di quel sorriso. Sapevo che il ponte levatoio era abbassato e la saracinesca alzata.

Così, resi il tuo sorriso mio, e quanto mi beai di quelle labbra perfette che si muovevano fino a diventare quel sorriso glorioso. Avevo conosciuto labbra più carnose, ma le tue di certo non erano sottili. La tua guancia sinistra si increspava in una fossetta quando sorridevi ampiamente, e da quel momento seppi che quel sorriso era davvero solo per me. Certo, sorridevi anche agli altri, e io ne ero orgoglioso, permettendo loro di assaporarne un frammento, ma solo una frazione di ciò che era riservato a me.

Ero l’unico destinatario della piena intensità di quel sorriso e del suo effetto straordinario. Mi comunicavi così tanto con il tuo sorriso: i momenti in cui mi sorridevi con ammirazione mentre dominavo le conversazioni alle cene, il tuo sorriso grato quando facevo qualcosa per te, quello sensuale quando sapevi che il nostro incontro sessuale era vicino, quello stupito quando ti lasciavo senza parole con un’altra dimostrazione della mia brillantezza, quello soddisfatto quando mi guardavi dal divano, con un libro in mano, al sicuro e appagata nel nostro mondo dove il tuo sorriso era mio e di nessun altro.

Godevo del tuo sorriso assonnato quando la mattina mi voltavo verso di te e ti baciavo leggermente sul naso. Mi deliziavo quando mi chiamavi in video dal telefono mostrandomi apposta solo la bocca sorridente. Innumerevoli volte ti registrai mentre lo facevi e riguardavo i filmati da solo, lasciando che la sensazione mi inondasse mentre osservavo.

Ciò che rendeva il tuo sorriso così speciale era il fatto che me lo donassi volontariamente. Mi dicesti che nessuno ti aveva fatto sorridere quanto me. Non mi sorprendeva, sapevo di esserne pienamente capace. Il tuo dolce, luminoso sorriso mi apparteneva, era rivolto a me, esisteva solo per me. Mi impegnai a fondo per assicurarmi che la tua bocca mi regalasse quel sorriso ancora, ancora e ancora. Mi sosteneva e mi rivitalizzava, trasformando un momento di debolezza in forza rinvigorente in un solo istante.

Posso davvero dire che nessun altro sorriso abbia avuto su di me l’effetto del tuo. Vidi cosa suscitava negli altri e sapevo che non provavano che una minima parte di ciò che provavo io, perché la vera potenza e radiosità di quel sorriso era riservata solo a me: tu mi capivi, sapevi quanto ne avessi bisogno e eri felice e lieta di darmelo. Era un sorriso bellissimo, ammaliante, ammirato, giocoso, coinvolgente, seducente, incoraggiante e molto di più, ma soprattutto era il tuo sorriso speciale. Speciale per me.

Soprattutto, però, apprezzavo il tuo sorriso perché più di chiunque altro tu sapevi come nascondere tutto dietro quel sorriso. Sapevo che era ciò che facevi, e sapevo che lui aveva iniziato a insegnartelo tanto tempo fa. Io mi assicurai che tu continuassi a usarlo in questo modo. Completai il tuo apprendimento. Ora il tuo sorriso celava tutto ciò che il mondo non doveva sapere. Resi il tuo sorriso ancora più speciale, non è così?

H.G. TUDOR – “What Your Smile Means to the Narcissist” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

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