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COSA PENSA IL NARCISISTA: TRATTAMENTO DEL SILENZIO PRESENTE

Penso di aver detto abbastanza. Vorrei che tu la pensassi allo stesso modo. Non hai mai smesso di chiedermi com’è andata la mia giornata di lavoro mentre cerco di guardare lo sport in televisione. Hai continuato a fare domande su domande. Mi chiedo perché tu sia così fottutamente interessata. Stai cercando di scoprire qualcosa, vero? Stai cercando di cogliermi in fallo? Non lo farai.

Io sono più intelligente di te. Molto più intelligente. Quello che faccio al lavoro non ha nulla a che fare con te e non scoprirai i miei piani lì fino a quando non deciderò che dovrai saperlo. E non è ancora il momento, quindi vorrei che tu stessi zitta e mi lasciassi guardare questa partita.

Continui a parlare sopra il mio programma televisivo, il che mi dice che consideri non importante il fatto che io guardi la televisione e che ovviamente pensi che io non sia importante, quando ormai dovresti sapere che sono importante. Odio che tu faccia questo. Riesco a sentire il bruciore del tuo atteggiamento egoistico e infido, e mi fa male, ma so cosa fare. So come fermare questo dolore e, credimi, lo farò e lo farò ora.

Non sai mai quando tacere, vero? Immagino che tu pensi di essere gentile quando mi chiedi come è andata la giornata, ma non ti importa, lo fai solo per salvare le apparenze, per apparire brava, la compagna premurosa e interessata. Conosco il tuo gioco. Ti ho capito, sei un’imbrogliona. Yap, yap, yap, come un cucciolo irritante intorno alle caviglie, e così via. Stai zitta e basta, ci starai? Non riesco a concentrarmi con te che mi ronzi intorno come una vespa.

«Come sta andando la nuova recluta?»

«Come sta procedendo il progetto?»

«Dove sei andato per quel pranzo di lavoro? Era buono? Cosa hai mangiato? Con chi eri?»

Stai zitta e basta. No, stai ancora chiacchierando. Non penso neppure che tu stia aspettando una risposta, vero? Stai solo facendo domande per far sembrare che mi stai coinvolgendo nella conversazione quando tutto ciò che stai facendo è impegnarti in un altro dei tuoi monologhi inutili ed egoistici. Lo sai quanto sembri noiosa? Se non stessi cercando di concentrarmi su questa partita, penso che cadrei in coma a forza di ascoltarti mentre continui a blaterare con le tue inutili opinioni e le tue banali osservazioni.

Stai zitta e basta. No? Molto bene. Lo farò. No, non dirò nulla. Non ho nemmeno intenzione di annuire, scuotere la testa o fare un grugnito affermativo. Niente. Un silenzio totale.

Santo Cielo, ti sei fermata. Forse ti sei ricordata che hai bisogno di respirare? Ah, ottimo, hai notato che non sembro più ascoltare. Credimi, sto ascoltando e lo sto facendo con notevole attenzione, perché ho bisogno di ascoltare ciò che sta arrivando. Fammi indovinare, penso che inizierai con:

«Mi stai ascoltando?» da un momento all’altro. E sì, eccolo, come previsto. Non ho intenzione di rispondere. Dai, ripeti la domanda e, come mi aspettavo, lo fai. Ora ho la tua attenzione, non è vero? Ti vedo con la coda dell’occhio mentre fisso lo schermo fingendo che le figure che corrono con la palla siano più interessanti di te.

Non è così, perché quello che stai iniziando a fare è ciò che mi interessa. Ti vedo sporgerti in avanti, che cerchi di incontrare il mio sguardo. So che sei lì, ma non ti darò considerazione. A volte mi lanci qualcosa per attirare la mia attenzione, di solito un cuscino. Non è un gesto cattivo, non come quando io ti tiro le cose. Questo mi ricorda che devo sostituire quella tazza di caffè che ti ho lanciato addosso.

Quel giorno fosti pronta a scansarti mentre ti passava sopra, e si schiantò contro il muro. Ad ogni modo, quello accadde la settimana scorsa e questo accade ora, e ti sento fare la domanda per la terza volta. Sarà il cuscino? No, hai scelto di alzarti in piedi. Oddio, devi cercare di affermare una certa autorità fin dall’inizio.

«Sto parlando con te».

Lo so, ma non ti rispondo, tuttavia già sento la crescente irritazione nella tua voce, e sento già le fiamme che si accendono dentro di me mentre sciolgono il freddo, aspro gelo della tua critica. Quel dolore sta già svanendo.

«Mi rispondi per favore?»

No, non lo farò. Devo girare la testa in modo che tu non veda il mio sorrisetto al tuo tentativo di essere autoritaria. Mi diverte. Vedo le tue mani spostarsi sui fianchi e quasi mi aspetto che tu batta il piede a terra.

«Che succede? Perché non mi rispondi?»

La voce si fa più alta, segnalando la tua ansia e frustrazione e le fiamme continuano a crescere dentro di me. Mantengo l’espressione impassibile, gli occhi neri come l’inchiostro che fissano lo schermo. Riesco a vedere il movimento sulla televisione, ma è come se lo stessi guardando da molto lontano, poiché tutto ciò su cui mi sto concentrando ora è la tua voce e la continua e deliziosa sensazione delle fiamme che mi sta travolgendo.

«Perché non mi rispondi?»

Le domande sono cambiate ora, non è vero? Un passaggio dal ficcare il naso nel mio lavoro a chiedermi perché sono rimasto in silenzio. Puoi continuare a chiedere e so che lo farai. Continuerai per un po’. Uscirai furibonda dalla stanza cercando di forzarmi a dare una risposta, ma la tua porta sbattuta non fa che alimentare le fiamme. Tornerai dentro. Lo fai sempre. Tornerai pentita e scusandoti anche se non saprai per cosa stai cercando di scusarti. Tuttavia, questo non ti impedirà di esaminare una sfilza di ragioni nella speranza di rompere il mio silenzio.

«Ti ho fatto arrabbiare?»

«Ho detto qualcosa di sbagliato?»

«Non ti ho ascoltato?»

«Ho detto qualcosa di offensivo?»

«Per favore, cosa ho fatto di sbagliato?»

«Per favore, puoi parlarmi e basta?»

«Odio questo atteggiamento. Odio litigare. Cos’è che ti ho fatto?»

Ogni volta che fai queste domande, il dolore e la preoccupazione nella tua voce continuano ad accrescere il senso di potere che provo. La ferita che hai creato si è chiusa da tempo e ora sto assaporando il crescente potere che mi scorre dentro. Non hai idea di cosa stai facendo mentre cerchi, come fai sempre, di sistemare le cose. Resterò seduto qui, senza nemmeno guardarti. Non proverai a metterti davanti a me mentre guardo la televisione. Non oserai far questo o spegnerla.

Ti ricordi cosa è successo l’ultima volta quando l’hai fatto, vero? E so che non avrai fretta di provarlo di nuovo. Posso sedermi e crogiolarmi nel mio potere su di te, e tu continui ad aumentarlo con le tue domande pietose e lamentose. Cercherai di scoprire cosa c’è che non va, poi incolperai te stessa e inizierai a scusarti mentre ti scervelli per indovinare cosa hai fatto di sbagliato nella speranza di imbatterti nell’argomento giusto e sistemare le cose. Ma fallirai.

Poi passi a cercare di corrompermi per farmi parlare con te, proponendo di uscire, o che i miei amici passano a bere qualcosa domani sera, oppure che mi cucinerai qualcosa di speciale. Continua così, non risponderò. Non ti guarderò nemmeno. Sei completamente invisibile per quanto mi riguarda.

Mi chiedo per quanto tempo manterrò questo silenzio con te. Non hai ancora capito cosa fare, sono felice di dirlo. Continui a chiedere, a importunare e a fare domande, spinta dalla tua stessa ansia che ti spinge a voler accertare cosa sia successo e sistemare le cose. Ciò significa che potresti interromperti per mezz’ora, ma poi riprendi, provando un approccio diverso.

Se sapessi che tutto ciò che dovresti fare è fare esattamente ciò che sto facendo io, tutto questo cesserebbe. Resta in silenzio e continua a fare quello che vuoi fare e io inizierò a parlarti e a darti di nuovo considerazione, mentre studio una diversa manipolazione da usare contro di te per raccogliere il mio prezioso carburante.

Fortunatamente, la tua natura empatica, che fa sì che tu voglia capire, aggiustare e guarire, ti farà restare lì e per tutto il tempo mi fornirai carburante e forza. Finché farai così, il silenzio continuerà.

H.G. TUDOR – “What The Narcissist Thinks : Present Silent Treatment” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

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