Becky (una ex fidanzata) a volte si girava verso di me e diceva:
«A volte mi sento proprio la tua bambolina».
Dovevo guardare da un’altra parte per non scoppiare a ridere. Il mio soprannome per lei era “bambolina”. Le piaceva tantissimo che la chiamassi così. L’ho usato fin dal primo momento in cui ci siamo conosciuti.
In realtà era un trucco molto utile, visto che anche l’altra donna che frequentavo, Susan, ricevette lo stesso soprannome da parte mia, ma tanto era prossima all’uscita. Così potevo chiamarle entrambe “bambolina” e non rischiare di confondermi con i nomi, evitando le inevitabili scenate che ne sarebbero derivate. Dio, sono proprio bravo.
Quello che Becky non aveva capito era che chiamarla “bambolina” era una storpiatura di “marionetta”, e ogni volta che lo dicevo ridevo dentro e sorridevo fuori. Lei pensava che sorridessi perché ero felice di stare con lei.
È tutto qui, in fondo. Renderti la mia marionetta. Questo è il mio obiettivo. Questo è il mezzo per ottenere il mio carburante da te. Come avrai ormai capito, il fine giustifica sempre i mezzi. Di conseguenza, facendo in modo che tu diventi la mia marionetta, mi metto nella posizione ottimale per controllarti ed estrarre da te ogni goccia di carburante possibile.
Ho bisogno di controllarti affinché tu mi ammiri quando lo voglio io. Ho bisogno di controllarti per poter tirare i fili e farti muovere al ritmo della mia musica. Io sono il burattinaio.
Per renderti la mia marionetta, uso un approccio a due punte. Primo, ti rendo completamente dipendente da me. Ti apro le porte e ti lascio intravedere il paradiso. In questo modo resti abbagliata da ciò che posso offrirti e lo desideri, oh sì, lo desideri davvero, davvero tanto. Secondo, eliminerò ogni forma di sostegno, reale o potenziale, su cui potresti contare per recuperare la tua volontà (famiglia, amici, colleghi e via dicendo – parlerò di come lo faccio attraverso la mia campagna diffamatoria in un post a parte), così che tu non abbia nessuno a cui rivolgerti.
Così, mentre guardi il paradiso con occhi incantati e rapiti, io sto aprendo la botola dell’inferno proprio sotto i tuoi piedi.
Una volta che ho attaccato quei fili a te, possiamo iniziare la nostra danza. È lunga. È estenuante. È pericolosa.
H.G. TUDOR – “Puppet On A String” – Traduzione di PAOLA DE CARLI

